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Geologia, sismica e suoli

Le risorse estrattive in Emilia-Romagna

La Regione Emilia-Romagna, per la sua conformazione geografica e geologica, dispone di un'ampia varietà di risorse utilizzabili sia per finalità edilizie che ornamentali. Le risorse estrattive sono costituite da tutti i materiali che possono essere scavati, siano essi roccia o materiali sciolti come argille, sabbie e ghiaie; esse affiorano pertanto sia in aree montuose (lungo tutto l'Appennino Emiliano-Romagnolo) che nelle aree di pianura e nei fondovalle dei fiumi e torrenti appenninici. Per conoscere di quali risorse dispone il territorio si può esaminare una carta geologica di dettaglio (ad esempio attraverso il webgis regionale) ma la loro lettura richiede una conoscenza specifica delle rocce, o meglio delle formazioni geologiche, affioranti. Esaminando invece una carta di sintesi, come quella presentata in figura 1, è possibile apprezzare la varietà di rocce disponibili senza una conoscenza approfondita degli aspetti geologici.

Distribuzione delle litologieDistribuzione delle litologie


Si scoprirà pertanto che nella nostra Regione affiorano Unità Alluvionali, cioè sedimenti trasportati dai fiumi e depositati soprattutto nelle pianure o sulla costa e rocce, quindi materiali compatti che si lavorano per taglio o per frantumazione, di varia natura. Tra queste ultime riconosciamo le Arenarie (rocce massicce che un tempo erano sabbie), i Conglomerati e le Peliti (rocce cementate e quindi più compatte costituite prevalentemente da ghiaie -i conglomerati- e argille -le peliti-), le Rocce Carbonatiche (costituite prevalentemente da calcare, spesso di origine marina), i Gessi, i Diaspri e le Ofioliti. Queste ultime tre categorie rappresentano rocce di natura particolare, formatesi in ambienti molto diversi da quelli che ora caratterizzano l'Appennino. La loro complessa storia geologica le ha viste formarsi in mari o oceani del passato e sono spesso esteticamente molto apprezzate per le loro colorazioni forti e variegate*. Le rocce costituiscono quindi una fonte primaria di materiali per rivestire e decorare monumenti e abitazioni, ma se andiamo a controllare i volumi estratti scopriamo che le risorse più interessanti per la società sono le risorse inerti di origine alluvionale, cioè quelle sabbie e quelle ghiaie che costituiscono la pianura padana e l'area costiera della nostra regione. Perchè sono così importanti? Perchè costituiscono i materiali da costruzione prevalenti, e le loro caratteristiche ne determinano la qualità. La qualità delle sabbie e delle ghiaie da costruzione dipende in gran parte dalla loro cernita, cioè da quanto sono selezionate rispetto alle loro dimensioni e subordinatamente dalla loro composizione chimica. Alcuni processi, come il prolungato trasporto fluviale o il continuo rimaneggiamento da parte del moto ondoso favoriscono una selezione naturale dei materiali, rendendoli quindi più vantaggiosi per chi li deve estrarre.

Distribuzione delle sabbie sul territorio regionale

Distribuzione delle sabbie
sul territorio regionale

 


Nella nostra regione si possono pertanto identificare tre grosse categorie di sabbie e ghiaie: legate al trasporto di sedimenti del Fiume Po, legate ai fiumi appenninici, legate all'ambiente litorale (ivi coprese anche le dune, che si formano per trasporto da parte del vento).
Da ultime, le caratteristiche chimiche dei minerali che compongono rocce e sedimenti possono diventare oggetto di interesse in termini di risorse estrattive per alcune industrie tra le quali l'industria ceramica e dei refrattari.
Tutte le rocce e tutti i sedimenti affioranti in Regione sono pertanto in qualche modo interessanti per le attività edilizie e industriali: sabbie e ghiaie andranno a costituire cementi e calcestruzzi, le argille verranno usate per finalità più articolate ma principalmente per l'industria ceramica, le rocce verranno frantumate, per farne ad esempio fondi stradali o selciati, oppure tagliate e lucidate per farne lastre dall'indubbio valore ornamentale. Non tutte però possono essere cavate, anzi! Solo una minima parte viene raccolta e la gestione di queste attività di cava sono regolamentate da numerose leggi che mirano a conciliare la richiesta di materiali con il rispetto per il territorio e la conservazione di questa risorsa che è in larga parte non rinnovabile.

La vena del gesso romagnolaI gessi

La vena del gesso romagnola



I gessi sono delle rocce evaporitiche: il nome stesso ci fa capire che per formarsi hanno bisogno di acqua che, evaporando, deposita un sottile velo di sali e calcare che come una brina finisce per ricoprire il fondale marino. Ma nell'Appennino queste brine hanno raggiunto spessori di decine di metri, e si possono trovare dall'Emilia alla Sicilia! da dove viene tutto questo sale, questo gesso? Ci sembrerà strano, ma in un periodo relativamente recente della storia geologica il Mar Mediterraneo si è trovato nella condizione di non riuscire a compensare l'evaporazione con le acque che arrivavano dai fiumi e dall'Oceano Atlantico (attraverso lo stretto di Gibilterra), asciugandosi quasi completamente! Solo facendo evaporare così tanta acqua è stato possibile accumulare così tanto gesso da costituire una risorsa estraibile. Esso costituisce quindi una risorsa preziosa, perchè difficilmente rinnovabile, e di eccezionale bellezza, soprattutto nelle nostre zone.
Per approfondire: I Gessi, tratto dal libro "Raccontare la terra"

I diaspri e le ofioliti

Rupe ofioliticaRupe ofiolitica



I diaspri e le ofioliti sono accomunati da un'origine comune, sul fondo di un oceano ora scomparso. Questo oceano, presente durante il Giurassico (circa 150 milioni di anni fa) è stato "strizzato" all'interno della catena alpina e in parte dell'appennino ma un tempo era profondo centinaia se non migliaia di metri ed era caratterizzato dalla presenza di due tipi di rocce: il fondale oceanico era costituito da lave basaltiche, scure e molto compatte, ed era ricoperto dai gusci di miliardi di microscopici animali e piante che vivevano, sottoforma di plancton, nell'acqua oceanica.
Esempio di radiolari, i microrganismi che costituiscono le rocce denominate RadiolaritiQuesti animali, i radiolari, e queste piante, le diatomee, hanno la peculiarità di avere un guscio di silice, simile a una spugna o una scatoletta di vetro finemente traforati. Quando l'organismo moriva, il suo guscio finiva sul fondale accumulandosi per milioni di anni. I processi geologici hanno compattato e litificato questi gusci, saldandoli insieme in un materiale compatto ed estremamente resistente, chiamato Diaspro.

Le rocce del fondale oceanico invece, quando restano intrappolate nelle catene montuose, vengono chiamate genericamente Ofioliti e sono spesso rocce basaltiche unite talvolta ai diaspri o ai carbonati che le ricoprivano in un lontano passato. La loro storia geologica le rende uniche, per colori e per forme.

Spesso la storia travagliata delle Ofioliti e dei Diaspri li arricchisce di vene e fratture di colore chiaro che contrastano con i toni scuri e rossastri rendendole esteticamente molto apprezzate. La loro compattezza le rende interessanti per realizzare materiali da costruzione con elevati standard qualitativi.

 

 

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Pubblicato il 17/11/2011 — ultima modifica 03/06/2015
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