Geologia, sismica e suoli

Sorgenti e unità geologiche sede di acquiferi nell'Appennino emiliano-romagnolo

consultazione dati geologici per lo studio delle acque sotterranee nell’Appennino emiliano-romagnolo

ACCEDI al sito
Sorgenti e unità geologiche sede di acquiferi

Il contributo della geologia allo studio delle acque sotterranee nell’Appennino emiliano-romagnolo

cartografia web gisNel sito sono consultabili le cartografie sugli acquiferi montani, il cui dettaglio è compatibile con una restituzione a scala 1:25.000-1:10.000. Queste elaborazioni derivano dal confronto tra i risultati dei censimenti delle sorgenti e la Banca Dati geologica, disponibile presso il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli.

Sono state così individuate le aree recanti significativi addensamenti di sorgenti, corrispondenti alle unità geologiche sede di acquiferi (informalmente denominate “rocce-magazzino”) che, estensivamente, costituiscono il fondamento delle zone di protezione prescritte dal Piano di Tutela delle Acque; per maggiori dettagli si rimanda al paragrafo 1.3.4.3 della Relazione generale del Piano, a cui chi scrive ha contribuito per lo specifico argomento. La metodologia deriva dalle elaborazioni per lo “Schema Direttore della pericolosità geo- ambientale” (Viel et alii, 2002), pubblicato dal Servizio Geologico regionale.

Le cartografie sono state ottenute in diverse fasi, riconducibili alle elaborazioni per il quadro conoscitivo de:

  • i PTC delle Province di Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini (periodo 2006-2012), in seguito a collaborazioni con le stesse
  • i Piani di Gestione di Distretto Idrografico, che hanno consentito di completare le restanti aree
  • la variante 2016 del Piano Infraregionale delle Attività Estrattive di Parma, attraverso la carta dei Sistemi Idrogeologici dell’Appennino parmense, risultato della collaborazione stabilita con quella Provincia

La base informativa sugli acquiferi montani è articolata in: acquiferi in roccia classificati come “rocce-magazzino” ed aree di approfondimento (queste ultime, unità geologiche potenzialmente sede di acquiferi minori); evaporiti, permeabili per dissoluzione; coperture detritiche di versante e di origine morenica (eventualmente connesse agli acquiferi in roccia del substrato); depositi alluvionali terrazzati, sede di scambi tra il fiume e le falde locali.

Depositi di travertino e sorgenti

Nella stessa collocazione anche consultabili i risultati di recenti studi applicativi, svolti dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli in collaborazione con altri Enti tra cui il Museo delle Scienze Naturali di Trento. E’stato approfondito il tema delle sorgenti caratterizzate da deposizione chimica di carbonato di calcio (travertini, per utilizzare il termine più generale), note in letteratura come Limestone Precipitating Springs (LPS). Queste particolari tipologie di sorgenti (dette anche “pietrificanti”) risultano molto diffuse nella regione Emilia-Romagna e solo una parte rientra tra gli habitat prioritari (Codice Natura 2000: 7220*) ai sensi della Direttiva (92/43/; CE).

Le LPS dell’Appennino emiliano-romagnolo vengono per la prima volta studiate anche in una prospettiva di “area vasta”, ponendo in relazione i casi di studio locali con esempi europei ed extra-europei, documentati in letteratura. Nell’Appennino emiliano-romagnolo mancano le formazioni calcaree, esistono invece unità geologiche date da areniti a componente carbonatica importante, comunemente sede di acquiferi. Queste formazioni, in contesti geologici con deformazione fragile diffusa e/o interessati da fenomeni gravitativi, sono predisposte allo sviluppo di tali sorgenti.

La base informativa su sorgenti e depositi di travertino è articolata nelle cartografie relative a: aree recanti segnalazioni di sorgenti con travertini, derivanti da dati inediti e pregressi; carta dei Corpi Idrici Sotterranei (derivata dai contributi dati ai Piani di Gestione di Distretto Idrografico) predisposti allo sviluppo di depositi di travertino;

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina Sorgenti e travertini nell’Appennino emiliano-romagnolo.

Il contributo della geologia alla conoscenza delle acque sotterranee nell’Appennino emiliano-romagnolo

Nel sito sono consultabili i dati e le cartografie derivanti dalle analisi territoriali “in area vasta” sul tema delle acque sotterranee nell’ambito montano, condotti presso il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli a partire dall’anno 2000.

Su questo tema, gli ultimi anni hanno visto una crescita costante delle conoscenze, il che ha permesso, tra le altre cose, di fornire un contributo di settore alle analisi territoriali per il Quadro Conoscitivo degli strumenti di pianificazione territoriale e di settore, (in collaborazione con i competenti Servizi di regione ed Enti Locali) quali:

  • Il Piano regionale di Tutela delle Acque (PTA, 2005)
  • I Piani Territoriali di Coordinamento (PTC) delle Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini (2006-2012), in adeguamento al PTA
  • I Piani di Gestione di Distretto Idrografico, in attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque, nei due cicli di pianificazione del 2009 e del 2015

Le elaborazioni si dividono in due gruppi: i risultati dei censimenti delle sorgenti di varie tipologie e le elaborazioni cartografiche. Queste ultime erano finalizzate alla delimitazione delle zone di protezione delle sorgenti (PTC) come pure all’individuazione dei Corpi Idrici Sotterranei per i  Piani di Gestione di Distretto Idrografico.  Il dettaglio delle cartografie è differente, in quanto le zone di protezione sono basate sulla Carta Geologica dell’Appennino emiliano-romagnolo a scala 1:10.000 (comprensiva delle coperture di versante), mentre i Corpi Idrici Sotterrane sono predisposti per un confronto a scala nazionale, compatibile con la scala 1:250.000. Le zone di protezione sono le più generali tra le aree di salvaguardia, poiché tutelano le risorse idriche sotterranee utilizzate e utilizzabili; per maggiori chiarimenti si rimanda comunque alla Relazione Generale del PTA (par. 1.3.4.3).

Censimento delle sorgenti documentate nella cartografia topografica storica

Nel 2008 L’Istituto dei Beni Artistici, Culturali e Naturali (IBACN), in collaborazione con il Servizio Geologico, ha promosso un progetto per la digitalizzazione degli “oggetti” cartografici relativi al tema delle acque sotterranee nell’area dell’Appennino emiliano-romagnolo, rappresentati in 207 tavolette a scala 1:25.000 tratte dalla Carta Topografica del Regno d’Italia, rilevata e pubblicata dall’Istituto Geografico Militare tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
La base dati informatizzata così ottenuta si presta a vari utilizzi: ad esempio, dal punto di vista geologico sono utili per un confronto con lo stato attuale, le sorgenti perenni (con o senza particolari mineralizzazioni, es. sulfuree), che sono state scorporate e rappresentate nel sito in modalità Web-Gis. Per maggiori dettagli, si rimanda alle relazioni illustrative e alla presentazione tenuta a Monaco il 17 giugno 2009, in occasione del Sesto Congresso Europeo sulla Cartografia Geoscientifica Regionale e i Sistemi Informativi. I referenti per i dati presso l’IBACN sono indicati nella sezione “Credits”

Censimenti delle sorgenti in varie Province

Presso il Servizio Geologico regionale sono state svolte attività di censimento delle sorgenti, con particolare riferimento a quelle che approvvigionano acquedotti, in diverse fasi e con diversi gradi di approssimazione. Nel sito vengono presentati i risultati delle attività svolte prevalentemente in collaborazione con le Province, come contributo tematico alle analisi territoriali in attuazione del Piano di Tutela delle Acque (PTA).

Il PTA (la cui formazione è stata coordinata dal Servizio Tutela e Risanamento Risorsa Acqua della Regione) demandava infatti ai PTC provinciali e loro varianti il compito di delimitare, nelle cartografie del Quadro Conoscitivo, le zone di protezione delle sorgenti, fondate sulle unità geologiche sede dei principali acquiferi nelle aree montane (informalmente denominate “rocce-magazzino”). Preliminarmente e ai fini della loro individuazione, è prescritto anche il censimento delle sorgenti o “emergenze naturali della falda”, suddivise tra:

  1. utilizzate per il consumo umano (in primis, per l’approvvigionamento tramite rete acquedottistica)
  2. di pregio naturalistico-ambientale.

Vengono in questa sede pubblicati i dati di localizzazione delle sorgenti del primo tipo; sono il frutto delle raccolte-dati eseguite per l’elaborazione delle cartografie allestite per il Quadro Conoscitivo delle varianti ai PTC in adeguamento al PTA, relativamente alle Province con cui il Servizio Geologico ha stabilito rapporti di collaborazione (è indicato anche l’anno di rilevamento/aggiornamento delle basi dati):

    • Piacenza, da dati trasmessi dal Servizio Pianificazione Territoriale e Ambientale della Provincia che in parte li ha acquisiti dal Gestore Enìa S.p.A. (ora IRETI). Si tratta di sorgenti captate per acquedotto, per parte delle quali va al limite verificata l’ubicazione con controlli di terreno, per acquisire una maggiore precisione del dato. Si riscontrano nella variante al PTC disponibile sul sito della Provincia e sono anche scaricabili in formato vettoriale.
    • Reggio Emilia, da dati trasmessi dal Servizio Ambiente della Provincia (da questo parzialmente acquisiti dal Gestore Enìa S.p.A. nel 2006), unitamente a dati pregressi della Provincia (monografia “Centofontane”, 2005, sulle fontane pubbliche di pregio) e del Servizio Geologico regionale (2001). Queste ultime sono da verificare, per analisi territoriali in ambito comunale. Nella variante al PTC disponibile sul sito della Provincia si riscontrano le sorgenti con ubicazione certa, accompagnate dall’individuazione cartografica delle relative zone di rispetto delle captazioni. Ne consegue che le segnalazioni “eccedenti”, comunque documentabili, hanno valore di segnalazione d’inquadramento e devono sempre essere oggetto di verifica sul terreno in fase attuativa o di approfondimento.
    • Modena, da dati trasmessi dalla Provincia, pregressi o acquisiti dall’ex-ATO4 Modena (risultato di un censimento eseguito con GPS, commissionato da questo Ente nel 2004-2005). Si riscontrano nella variante al PTC disponibile sul sito della Provincia e sono anche scaricabili in formato vettoriale attraverso il portale “SisTeMoNet”.
    • Bologna, da dati pregressi e disponibili presso la Provincia (ora Città Metropolitana, 2006), pubblicati nel vigente PTCP, che si riferiscono sia a sorgenti captate da acquedotto (e la fonte è il Gestore Hera S.p.A.) che a sorgenti libere o fontane (tratte dalla monografia “Sorella Acqua” pubblicata dalla Provincia nel 1998). Si riscontrano anche nei contenuti del PTC disponibile sul sito della Città Metropolitana.
    • Ravenna, da dati estratti dal censimento appositamente eseguito da incaricati dalla Provincia per il PTC (2006-2007), che ha permesso di sostituire delle basi informative pregresse e ormai inadeguate. Per il quadro completo sulle sorgenti si rimanda alle cartografie disponibili sul sito della Provincia;

I dati relativi alle Province di Piacenza, Modena e Bologna sono disponibili in formato vettoriale nelle aree di download dei rispettivi siti Internet, collegate ai Sistemi Informativi dei vigenti PTCP.

Per la Provincia di Parma i dati pubblicati si riferiscono ad un censimento eseguito nel 2001-2002 dai Servizi Geologico e dall’allora Servizio Tecnico di Bacino Affluenti del Po, sede di Parma; questi dati sono stati successivamente perfezionati dal rilevamenti in campagna eseguiti con impiego di GPS. Per le province di Forlì-Cesena e Rimini,i dati dei locali censimenti verranno presentati nella versione aggiornata di questa sezione e dell’intero applicativo.

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina