Geologia, sismica e suoli

L’influenza delle ofioliti sul contenuto di cromo e di nichel nei suoli della pianura emiliano-romagnola

approfondimento dell’aspetto geologico come elemento determinante per la presenza di aree con contenuti di cromo e nichel elevati in alcune porzioni della pianura

copertina

Tra il 2005 e il 2012 il Servizio Geologico Sismico e dei Suoli, in collaborazione con l’ Università degli studi di Bologna, ha redatto una serie di carte tematiche a scala 1:250.000 relative al contenuto di fondo naturale di cromo, nichel, piombo, rame e zinco presenti nei suoli della pianura emiliano-romagnola. Esse rappresentano un passo importante verso la conoscenza della rilevanza di tali elementi nei suoli regionali e per la sperimentazione di un nuovo tipo di cartografia “pedo-geochimica” elaborata a partire dalla carta dei suoli e dei bacini idrografici, in applicazione della metodologia ISO 19258.

La pianura emiliano-romagnola è un classico esempio di sistema multi-sorgente alimentato a sud dai corsi d’acqua appenninici e lungo l’asse W-E dal Fiume Po (che a sua volta raccoglie il contributo sedimentario da ovest e da nord di gran parte dell’arco alpino) e le differenze litologiche delle unità affioranti nei singoli bacini di drenaggio si riflettono sensibilmente sulla composizione geochimica dei materiali trasportati a valle dai corsi d’acqua. Per approfondire il tema del contenuto di cromo e di nichel nei suoli della pianura emiliano-romagnola è stata intrapresa un'analisi delle unità geologiche affioranti nell'Appennino con riferimento a quelle in grado di fornire ai sedimenti di origine alluvionale un apporto in componenti di origine ofiolitica. Nel contesto geologico regionale cromo e nichel sono infatti originati nei sedimenti (e di conseguenza anche nei suoli) dall'alterazione dei corpi ofiolitici, specificatamente dalle peridotiti ultramafiche serpentinizzate, per brevità “serpentiniti”.

A seguito della redazione delle carte tematiche si è sentita la necessità di approfondire l’aspetto geologico, emerso come elemento determinante per la presenza di aree con contenuti naturalmente elevati in alcune porzioni della pianura, e si è voluto ulteriormente validare l’ipotesi dell’origine naturale con uno studio di dettaglio a partire dalla banca dati della carta geologica dell’Appennino emiliano-romagnolo a scala 1:10.000.

Il metodo utilizzato ha riguardato:

1) l'individuazione delle unità geologiche che contengono ofioliti sotto diverse forme (rocce ofiolitiche, arenarie ofiolitiche, brecce ofiotiche..);

2) la quantificazione in ettari dei corpi ofiolitici nelle unità geologiche;

3) la quantificazione dei corpi ofiolitici nelle unità geologiche suddivise per bacino idrografico in ettari e percentuali rispetto all’area del bacino stesso;

4) l'elaborazione della “Carta di attitudine delle unità geologiche a presentare corpi ofiolitici”.

I dati tratti dalla carta geologica a scala 1:10.000 sono stati confrontati con i contenuti dei Fogli a scala 1:50.000 della carta Geologica d’Italia (“Progetto Carg”) e con la letteratura geologica sul tema delle ofioliti dell'Appennino emiliano-romagnolo.

 

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pubblicato il 2015/09/23 10:20:00 GMT+1 ultima modifica 2015-10-05T13:51:00+01:00

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