La geologia in casa. Ecco la Parte 5: il balcone

Una splendida palestra geologica. Nel preparare i vasi, uso un terreno soffice e ricco di humus per i fiori; una terra meno pregiata se si sceglie di allestire un orto

L'iniziativa della Regione "La geologia in casa" prosegue con la parte 5 e ci presenta una splendida palestra geologica: il balcone. In genere, è un luogo frequentato soprattutto durante il periodo primaverile-estivo quando, con i primi tepori, traslochiamo le piante che abbiamo tenuto in casa per tutto l’inverno.

Nel preparare i vasi uso un terreno soffice e ricco di humus per i fiori; una terra meno pregiata se si sceglie di allestire un orto (a molti piace coltivare in vaso le fragole, l’insalata, i pomodori o il basilico, la salvia e l’origano); un terreno ancora più povero e sabbioso per le piante grasse. Oppure le piante grasse, che richiedono poche cure.

Scegliere la terra è come scegliere un ambiente - bosco, pianura, deserto – per dare alla pianta le condizioni più favorevoli per crescere bene. La nostra scelta tante volte segue semplicemente l’istinto, la sensibilità e l’esperienza che sono preziose nel contatto con la natura.

 

L’esplorazione

Profilo suolo - esperimento nel balconeNella preparazione del vaso, mettiamo sul foro del fondo dei frammenti di coccio o dei sassolini in modo che esca l’acqua in eccesso ma non la terra. Al di sopra poniamo uno strato di perlite o argilla espansa che trattenga un po’ di acqua e la rilasci, pian piano, alla pianta. Ancora sopra mettiamo il terriccio. Così facendo abbiamo sovrapposto strati di materiali diversi ricreando un suolo in miniatura, un luogo accogliente per la pianta che semineremo o interreremo. Nel realizzarlo abbiamo utilizzato alcuni materiali geologici: la plastica o la terracotta del vaso che derivano rispettivamente dal petrolio e dall’argilla; l’argilla espansa, una miscela cotta di argilla, ossidi e calcare; la perlite prodotta arrostendo una roccia vulcanica, la riolite; e il terriccio, una miscela di sedimenti e materiale organico.

Una volta sistemata o seminata la pianta aggiungiamo, in genere, del fertilizzante. È il tocco finale. Gran parte dei fertilizzanti sono prodotti di sintesi ma alcuni di questi, ancora oggi, sono prodotti naturali come i fosfati. Questi sono rocce sedimentarie costituite da ossa, denti, e scaglie fossili. Si trovano solo in alcune aree del mondo, come nel Nord Africa e negli Stati Uniti, e macinate sono abbondantemente utilizzate come nutriente in agricoltura e floricultura. Ora è il tempo di annaffiare e di introdurre l’ultimo elemento di origine geologica: l’acqua.

Sarà meraviglioso vedere, giorno dopo giorno, la vita che sboccia, le nostre piante crescere e fiorire: abbiamo così finalmente la percezione della dimensione tempo, invisibile ai nostri occhi ma che scorre continuo e scandisce le nostre giornate. La geologia è immersa nel tempo profondo della vita della Terra. Un tempo irriproducibile in laboratorio, forse inimmaginabile ma che esiste davvero.

 

L’esperimento

Esperimento nel balconeIl tempo è il protagonista del nostro laboratorio, trasferiamoci in cucina e costruiamo una clessidra un antico sistema di misura del tempo.
Avviso: è richiesta la collaborazione di un adulto per la prima operazione.

Occorrente:

  • due bottigliette di plastica da mezzo litro;
  • uno dei due tappi a vite;
  • nastro adesivo;
  • forbici;
  • sabbia o farina gialla;
  • uno spiedino di metallo;
  • colla;
  • un rettangolo di cartoncino colorato 7x11 cm.

Procedimento:

  1. Chiamate un adulto e chiedetegli di forare il tappo di plastica usando la punta arroventata dello spiedino.
  2. Rovesciare il tappo forato sulla bocca di una bottiglietta e fissarlo con più giri di nastro adesivo.
  3. Riempire di sabbia o farina gialla la bottiglietta senza tappo.
  4. Capovolgere la bottiglietta vuota (con il tappo fissato) e avvitarla alla bottiglia piena di sabbia.
  5. Rinforzare l’attaccatura del tappo con altri giri di nastro adesivo.
  6. Nascondere il nastro adesivo applicando un rettangolo di cartoncino colorato da fissare con un po’ di colla o nastro adesivo (renderà più maneggevole e più robusta l’impugnatura).
  7. Capovolgere la clessidra e misurare il tempo in cui la sabbia passa da una bottiglia all’altra.


Con il balcone termina la nostra escursione geologica della casa. Se siamo riusciti nel nostro intento, da oggi guarderete la casa con occhi diversi e percepirete una storia “naturale” in ogni cosa che vi circonda.

“Un vero viaggio non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi”
Marcel Proust

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pubblicato il 2020/05/21 10:10:00 GMT+2 ultima modifica 2020-05-21T09:49:17+02:00
Hanno contribuito: Madalina Tone

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