Il rapporto tra deforestazione e l’insorgenza di zoonosi come il Covid-19

Le foreste, e in genere tutti gli ecosistemi naturali e semi-naturali, sono preziose anche per il ruolo cruciale nella regolazione delle malattie

Per celebrare la recente (21 marzo) Giornata Mondiale delle Foreste indetta dalle Nazioni Unite, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ha prodotto un documento ispirato ai concetti di “preziosità” e “perdita”, che cerca di fornire qualche informazione sullo stato e sull'importanza delle foreste mondiali e nazionali attraverso alcune domande: la foresta può influire sul clima della zona in cui si trova? Cosa sono gli alberi monumentali? Cosa sono le foreste urbane e periurbane e che funzione svolgono? Quali sono e quanto valgono i benefici e servizi offerti dalla natura? Come la deforestazione favorisce l’insorgenza di zoonosi come il Covid-19?

Riguardo quest'ultimo quesito l'analisi sottolinea come le foreste (e in genere tutti gli ecosistemi naturali e semi-naturali) siano preziose perché hanno un ruolo cruciale nella regolazione delle malattie. Le foreste e gli ecosistemi in buono stato di salute limitano l'esposizione e l'impatto di agenti patogeni, comprese le zoonosi (malattie trasmissibili, direttamente o indirettamente, da animali all’uomo, come la COVID-19), attraverso un effetto diluente o tampone, limitando così le possibilità di propagazione di agenti patogeni dalla fauna selvatica alle persone. Al contrario, quando la biodiversità è sottoposta a pressioni che ne riducono lo stato di salute, il servizio eco-sistemico di controllo e regolazione delle malattie è compromesso ed è più probabile che emergano agenti patogeni.

Forse il legame più evidente tra salute umana e cattivo stato dell'integrità biologica del pianeta è quello della diffusione della specie aliene invasive e di patogeni ad opera dell’uomo. La febbre gialla, la dengue, la malaria e l'encefalite del Nilo occidentale sono alcune delle malattie che hanno superato le barriere biogeografiche attraverso movimenti dell’uomo. In più, la distruzione, la frammentazione e la degradazione delle foreste o di altri habitat aprono spazi all' avvicinamento delle persone alla fauna selvatica, aumentando il rischio di trasmissione di malattie zoonotiche. Come ha avuto modo di dire Jonathan Epstein, ecologo dei patogeni animali, «non sono loro a cercarci, semmai siamo noi a cercare loro». I primati non umani come lo scimpanzé e il gorilla e altri ancora sono emersi come importanti “ospiti serbatoio” di malattie, non solo per la loro fisiologica vicinanza con il nostro genere, ma anche per la loro capacità ecologica di reagire ai disturbi dell'habitat.

Diversi studi nell'Uganda occidentale, in Indonesia e Brasile mostrano che i disturbi delle foreste possono influenzare la dinamica delle malattie infettive su scala locale. La distruzione e la frammentazione delle foreste può alterare la dinamica delle malattie nei primati e l'occupazione umana degli spazi sottratti ai primati e ai vertebrati in generale influenza fortemente i tassi di infezione tra le specie. L’emergenza del virus Ebola e dell’HIV/AIDS è stata associata alla trasformazione degli habitat e alla maggiore interazione dell’uomo con la vita selvatica.

La previsione di questa attuale catastrofe, e le cause come qui riassunte, furono tutte raccolte nel 2014 sul volume di David Quammen "Spillover" pubblicato da Adelphi Edizioni.

Anche quest'anno la Giornata Mondiale delle Foreste ha l'obiettivo di aumentare la consapevolezza dell'importanza di tutti i tipi di foreste e incoraggiare i paesi a intraprendere sforzi locali, nazionali e internazionali per organizzare attività che coinvolgono foreste e alberi, come ad esempio campagne di messa a dimora di alberi e arbusti. Le foreste rappresentano il più importante serbatoio di biodiversità, garantiscono la protezione del suolo, la qualità dell'aria e delle acque, forniscono importanti beni e servizi. Mitigano, inoltre, gli effetti dei cambiamenti climatici, poiché funzionano come serbatoi di assorbimento del carbonio, e forniscono una protezione naturale contro gli effetti del dissesto idrogeologico.

In Emilia-Romagna un quarto del territorio regionale, più di seicentomila ettari, è ricoperto di foreste. A seguito del decennale spopolamento della montagna appenninica, le foreste appaiono in generale costante aumento. Ma, se pur diffuse in montagna e collina, sono quasi scomparse dalla pianura e dalla costa e soprattutto qui gli ultimi boschi relitti vanno difesi e ampliati. I boschi dell'Emilia-Romagna esprimono un altissimo e insostituibile valore ambientale, anche a presidio dei grandi e problematici territori padani.

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