Parchi, foreste e Natura 2000

IT4080007 - SIC - Pietramora, Ceparano, Rio Cozzi

Superficie: 1955 ettari
Province e Comuni interessati: FORLI'-CESENA - 1379 ettari (Castrocaro Terme e Terra del Sole, Dovadola, Modigliana), RAVENNA - 577 ettari (Brisighella)

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4080007 (pdf, 178.6 KB)

Note esplicative al formulario (pdf, 1.2 MB)

Enti gestori

Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Romagna

Regione Emilia-Romagna

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione (pdf, 596.6 KB)

Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo (pdf, 9.0 MB)

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP) 

Descrizione e caratteristiche

Cascata sul Rio Albonello. Foto Stefano Bassi, archivio personaleIl sito, localizzato nella collina romagnola a cavallo tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena, comprende l'emergenza rocciosa calcarea dello "spungone", calcarenite organogena pliocenica, nel suo tratto più continuo e rilevante che si estende parallelamente alla Via Emilia dal torrente Marzeno fino al Montone. Geomorfologicamente paragonabile alla Vena del Gesso, della quale rappresenta una ideale continuità geografica verso Est, la “catena dello spungone” si estende longitudinalmente come un baluardo emergente dalle circostanti argille calanchive, anch’esse plioceniche, ed è tagliata trasversalmente dalla forra del Rio Albonello e dalla stretta del Torrente Samoggia, considerabili tra le aree naturalistiche più importanti, insieme agli sperduti e misconosciuti Gessi di Tossino, Albonello e Viano. Lo Spungone è un calcare eterogeneo, da compatto e solido a sabbioso ed estremamente friabile, a tratti ricchissimo di fossili e non più interessato oggi da forme di attività estrattiva ma, all'opposto, fonte storica di materiali (macine, conci per costruzioni) solo recentemente accertati ed indagati. Rupi, forre, cenge e affioramenti di diverso tipo caratterizzano forme di paesaggio variate e tutte improntate ad una naturalità tipica. Il sito si estende anche a Nord-Ovest di Castrocaro a ricomprendere una vasta e caratteristica zona calanchiva. Gli ambienti dello "spungone", pur presentando tratti con diversi gradi di antropizzazione, rivelano aspetti di relativa integrità, settori impervi e una notevole varietà dovuta all'elevata frequenza e all’alternarsi di ambienti differenti, spesso con elevata biodiversità. Diffusi sono i caratteri mediterranei e una certa acidofilìa determinata dalla disgregazione della roccia, per lo più sabbiosa e friabile, che tende a originare substrati calciocarenti, e non mancano aree fresche con flora marcatamente mesofila. La copertura forestale si estende su circa un terzo del sito, per metà costituita da boschi dell’orizzonte dei querceti misti, per metà da arbusteti molto diversificati. Praterie aride e mesiche, ampie e caratteristiche, tradizionalmente sfalciate a stagione avanzata, coltivi (meno di un quarto della superficie, in regresso) e ambienti rocciosi completano il panorama. Questi ultimi ospitano alcune grotte poco estese in profondità (la roccia è scarsamente carsificabile), per lo più seminaturali per storici adattamenti antropici, con notevole interesse archeologico e faunistico legato soprattutto alla presenza di chirotteri. Sul sito grava indubbiamente una certa pressione antropica dovuta alla vicinanza di centri abitati, ad attività agricole, alla localizzazione sulla vetta più alta (M.Castellaccio 509 m s.l.m.) di una selva di antenne e ripetitori. Quindici habitat di interesse comunitario, dei quali sei prioritari, ricoprono un quarto della superficie del sito. Sono prevalenti quelli forestali, rocciosi ed erbacei, non mancano quelli arbustivi o legati alla presenza dell'acqua, in un paesaggio estremamente variegato che vede legati alla roccia gli aspetti più caratteristici e ad una serie di geositi (calcarenitici, gessosi, marnoso-arenacei e argilloso-calanchivi) molto differenziati e poco noti i motivi di maggior interesse legati alla diffusa naturalità.

Vegetazione

Prateria mesotermofila con Serapias neglecta. Foto Stefano Bassi, archivio personaleI boschi, quasi esclusivamente cedui, sono dominati da Roverella e Carpino nero. Compaiono il Leccio in esposizione meridionale (molto raro), Cerro, Carpino bianco e Tiglio in alcune aree particolarmente fresche. Una stazione di forra con flora marcatamente mesofila è caratterizzata da felci e dal raro Borsolo (Staphylea pinnata). Gli arbusteti, a impronta mediterranea, annoverano la diffusione del Ginepro (è presente anche la specie oxycedrus), dell’Erica arborea (a Pietramora si rinviene anche - rarissima in Emilia-Romagna - Erica scoparia) e della fillirea (Phillyrea latifolia), anche con esemplari monumentali, caratteristiche macchie di Cistus incanus e abbondanza di Euonymus europaeus e Ligustrum vulgare. Meno evidenti che nei Gessi, sugli anfratti rocciosi vegetano gruppi di felci, tipicamente il Capelvenere e la Lingua cervina (Phyllitis scolopendrium), mentre in più aperta esposizione spicca Capparis spinosa, quantomeno insolito a livello spontaneo a queste latitudini. Tra le specie protette dalla L.R.2/77, sono presenti anche Galanthus nivalis, Lilium croceum, Dianthus carthusianorum e numerose orchidee, tra le quali Epipactis helleborine, E. microphylla, E. mulleri, Ophrys bertolonii (forse i più ricchi popolamenti dell'Appennino romagnolo per questa specie), O. fuciflora, O. apifera, O. fusca, Limodorum abortivum, Dactylorhiza sambucina. Antiche segnalazioni riportano anche, non più avvistata, Neotinea intacta; è confermata una recente segnalazione di Serapias neglecta, la prima in Romagna per questo subendemismo italico, a gravitazione ligure-mediterranea, rarissimo in regione. Gli ultimi approfondimenti su alcune praterie del sito ricchissime di orchidee hanno consentito il reperimento anche di Serapias vomeracea, S. lingua, Himantoglossum adriaticum, Orchis papilionacea, Ophrys bombyliflora nonché della riscoperta Bellevalia webbiana. Sulle rocce di Ceparano è stata infine osservata un'ulteriore cistacea le cui caratteristiche corrispondono a quelle di Fumana ericifolia, specie nuova per l'Italia dal 2009, la cui distribuzione mediterranea finora non si pensava includesse la Romagna, in tipiche garighe ad elicriso ed euforbia ancora poco esplorate, con Ajuga chamaepytis e Teucrium flavum.  Nel Rio Cozzi infine è stata confermata la presenza del rarissimo e bizzarro Dracunculus vulgaris.

Fauna

Serapias neglecta, orchidea molto rara sul versante adriatico. Foto Stefano Bassi, archivio personaleIl sito è relativamente ricco di specie faunistiche mediterranee. Di rilievo è la presenza di colonie riproduttive e siti di riposo e svernamento di Chirotteri legati ad habitat di grotta, con una dozzina di specie, delle quali sei di interesse comunitario: Ferro di Cavallo minore (Rhinolophus hipposideros), Ferro di Cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), Vespertilio maggiore (Myotis myotis), Vespertilio di Blith (Myotis blythii), Vespertilio smarginato (Myotis emarginatus), Miniottero (Miniopterus schreibersi). Sono presenti anche l’Orecchione meridionale (Plecotus austriacus), Myotis nattereri, Eptesicus serotinus, Pipistrellus kuhli, P.pipistrellus e P. savii. Altri mammiferi presenti sono Istrice, Quercino (Eliomys quercinus), Puzzola (Mustela putorius) e Faina (Martes foina), oltre all'onnipresente Ghiro (Glis glis). L’avifauna fa registrare elevata densità di Ortolano (Emberiza hortulana) e di altre specie tipiche dell'ambiente calanchivo (Albanella minore, Succiacapre, Calandro, Averla piccola). L'area è frequentata a fini trofici da diverse specie di rapaci di interesse comunitario (Smeriglio, Aquila reale, Biancone, Nibbio bruno, Pecchiaiolo, Albanella reale e Gufo reale); di particolare interesse è la nidificazione di Pellegrino e, da accertare ultimamente, lo è stato in passato, Gufo reale. Altre specie interessanti, di ambiente termofilo collinare, sono Passero solitario (Monticola solitarius), Bigia grossa (Sylvia hortensis), Averla capirossa (Lanius senator), e, piuttosto frequente, Gruccione (Merops apiaster). Sono presenti colonie di Topino (Riparia riparia). L'erpetofauna conta la presenza di Raganella (Hyla intermedia) e Colubro di Esculapio (Zamenis longissimus), non manca il Tritone crestato (Triturus carnifex) e merita di essere cercata Bombina pachypus. Tra gli invertebrati, sono segnalati il Lepidottero Eterocero Euplagia quadripunctaria (di interesse prioritario), il Cervo volante (Lucanus cervus), coleottero legato agli ambienti forestali, e il Lepidottero Ropalocero Zerynthia polyxena.

Per saperne di più

Lo Spungone

Inquadramento su Appennino romagnolo

Geositi di Romagna

Studi paleontologici

Cartografia

Carta di dettaglio (pdf, 1.7 MB)

Inquadramento territoriale

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pubblicato il 2011/12/02 09:40:00 GMT+1 ultima modifica 2018-04-05T16:00:00+01:00

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