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La scienza e la metafora del cambiamento climatico

Quarta puntata di "Ecosaperi per la sostenibilità" sulle conoscenze che concorrono a educare alla sostenibilità, di Paolo Tamburini
La scienza e la metafora del cambiamento climatico

Immagine di S. Salgado utilizzata per mostra RER

Il cambiamento climatico, l'aumento della temperatura media dell'atmosfera dovuto ai gas serra, è diventato nell'ultimo ventennio il tema trasversale che riassume in sé l'insieme delle problematiche ambientali, economiche, sociali planetarie. Non c'è tema più emblematico di questo nel ricordarci che 'tutto è connesso' e che il futuro delle nostre società, economie, ecosistemi,dipende dalla nostra consapevolezza, competenza e capacità di azione sostenibili.

Gli scienziati ci dicono che il riscaldamento globale produrrà l'innalzamento dei mari, ondate di calore e periodi di intensa siccità, alluvioni, tempeste e uragani. Fenomeni che avranno un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere del mondo. E sull'economia e gli ecosistemi, danneggiando o inibendo la produzione alimentare, impoverendo gli habitat e la biodiversità.

Con il 'global warming' la specie umana mostra tutta la sua potenza tecnico scientifica– capacità di interferire con i meccanismi di funzionamento della biosfera - e allo stesso tempo impotenza politica e organizzativa: i ritardi e le contraddizioni con i quali si prendono misure efficaci. Dal Protocollo di Kyoto 1997 al Trattato COP 21 di Parigi 2015. Piccoli passi ma ancora incerti e insufficienti.

La scienza è quasi unanime nel definire cause ed effetti, ma il cittadino ne ha percezione? I rischi possono essere invisibili (le pm10, le radiazioni) o manifestarsi più avanti nel tempo (innalzamento dei mari, desertificazione). Ulrick Beck ci spiega come non sono solo una questione tecnica o scientifica e non sono percepiti da tutti allo stesso modo, più sono ignorati o sottovalutati, più crescono in fretta.

La nostra è una società che si concepisce “a rischio”,che nondimeno ha l’opportunità di riflettere su se stessa: i suoi obiettivi e attività diventano oggetto di discussione politica e scientifica. Il rischio fa di noi e del nostro ambiente una “comunità di destino”. L’opportunità è di pensare e agire una diversa modernità responsabile e sostenibile.

Nell'ultimo decennio si sono accresciute la percezione e la consapevolezza. Si pensi all'assegnazione del Nobel 2007 agli scienziati dell'IPPC e ad Al Gore per l'impegno a conoscere, contrastare, divulgare le problematiche del cambiamento climatico. Anche grazie a questo è diventato un tema trattato sempre più diffusamente dai media televisivi e digitali di tutto il globo superando il confine degli addetti ai lavori per diventare coscienza planetaria.

Il rischio planetario per eccellenza potrebbe anche indurci alla paralisi o al lasciar correre le cose: problema troppo grande, cosa posso fare io? Indispensabile un mix coerente di strategie e azioni globali (gli organismi internazionali, i Governi le grandi imprese) e locali (Patto Sindaci, piani energia sostenibili, modelli di gestione, stili di vita e consumi sostenibili....).

L'imperativo categorico è dunque e non da oggi ridurre le emissioni, ma ormai dobbiamo contemporaneamente cominciare ad adattarci agli impatti del cambiamento climatico in atto e crescenti. Attraverso la riconversione ecologica del nostro modo di produrre e di consumare. E' il nostro compito del 21° secolo.

 

Per approfondire:

 

Tutte le puntate della rubrica "Ecosaperi per l'educazione alla sostenibilità"

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Pubblicato il 05/10/2016 — ultima modifica 06/10/2016
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