domenica 16.12.2018
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San Leo (Rn), cantiere da due milioni per la strada che raggiunge il borgo

Prosegue il consolidamento della parete est della Rupe. Finanziati lavori per quasi sei milioni

Proseguono senza sosta i lavori per consolidare e rendere nuovamente accessibile la rupe di San Leo, un gioiello paesaggistico e ambientale del riminese che l'Emilia-Romagna vuole proteggere con tutti i mezzi e le risorse possibili.

Oggi nel comune riminese è stato presentato il maxi intervento avviato lo scorso 24 settembre sulla parete est della rupe, sottostante l’unica strada che conduce al borgo, che una volta consolidata permetterà la piena fruizione turistica della Rocca.

Una rete di chiodature lunga quasi 13 chilometri renderà sicuro l'accesso alla Fortezza di San Leo: un ancoraggio ogni 5 metri, fissato da 20 ad oltre 70 metri di profondità, per circa 600 perforazioni necessarie ad assicurare l’unione tra cunei di roccia potenzialmente instabili.


Un cantiere innovativo e sostenibile per l’accesso alla Fortezza

Finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con 2 milioni di euro del ‘piano clima’, l’intervento è curato dal Servizio Area Romagna dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e Protezione civile. La conclusione dei lavori è prevista entro dicembre 2019.

A rendere il cantiere particolarmente innovativo, anche la sua stessa organizzazione pensata proprio per rendere la fortezza accessibile nonostante le operazioni in corso, attraverso un servizio di navetta che fino al termine dei lavori permetterà a turisti e residenti di raggiungere il borgo.

E poi la piena sostenibilità ambientale delle opere, che una volta concluse saranno completamente integrate con il contesto circostante e non visibili.

Grazie alla collaborazione con l’Università di Roma, già attiva nelle fasi di progettazione, durante lo svolgimento delle opere saranno monitorate e analizzate le perforazioni profonde fino a 75 metri. E questo, usufruendo della rete di 34 estensimetri per il controllo delle fratture installata dalla Regione a partire dal 2014.  

 

I lavori dal 2015 a oggi

Il 27 febbraio 2014 dalla Rupe si è staccata una parete di roccia alta 90 metri. Per mettere in sicurezza l’area, l’impegno della Regione non si è mai fermato e finora sono stati finanziati 9 interventi per 5,83 milioni di euro. Sono conclusi 7 interventi per un totale di 1,83 milioni di euro. Si tratta di 5 cantieri di messa in sicurezza per circa 1,4 milioni programmati subito dopo il crollo e 2 interventi di monitoraggio per circa 450 mila euro.

Complessivamente nel Comune di San Leo sono stati finanziati 23 interventi per quasi 6 milioni, pari al 41% delle risorse complessive destinate alla sicurezza territoriale nel riminese: 4 opere di difesa del suolo per 4,11 milioni, di cui 2 milioni del ‘piano clima’ per completare il consolidamento della parete est della rupe e altri 2 milioni del ‘piano frane’ per il consolidamento della parete sud; 115 mila euro per 2 interventi di mitigazione del rischio idrogeologico del Fosso Campone; 19 opere di Protezione civile per 1 milione 650 mila euro di cui 8 finanziate con ordinanze di protezione civile per 1,1 milioni; 8 per circa 350 mila euro con risorse regionali e 3 per 171 mila euro relative al nevone del 2012 (per il rifacimento di coperture e infissi delle scuole di Pietracurta e di S. Leo).

 

Le opere in progettazione

Con il ‘piano frane’ - che in totale stanzia risorse per 6,6 milioni per 10 cantieri - sono stati stanziati 2 milioni per il consolidamento della parete sud della rupe. Terminata la progettazione preliminare, entro l’estate sarà conclusa quella esecutiva e si procederà ad appaltare i lavori.

Con il fondo progettazione, assegnato dal precedente Governo, saranno finanziati 5 interventi con circa 200 mila euro che per San Leo riguardano il completamento delle opere di consolidamento della parete est della rupe e gli interventi sul reticolo dei corsi d’acqua che la circondano: fosso Campone, fosse Seripa e Rio Maggio. Opere fondamentali per evitare l’erosione della base della rupe stessa.

Infine, è prevista un’ulteriore spesa di 3 milioni 100 mila euro, ancora da finanziare ma già inserita nel Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (Rendis), il sistema informativo nazionale sul monitoraggio degli interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico.

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Pubblicato il 23/11/2018 — ultima modifica 23/11/2018
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