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Parchi, foreste e Natura 2000

Storia

Parco regionale Alto Appennino Modenese

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Lo spirito del Frignano

Fiumalbo - Archivio ParcoL'alto Appennino modenese é sempre stato parte integrante del Frignano, la porzione di territorio che comprende quasi tutta la zona meridionale dell'attuale provincia di Modena, dai primi rilievi collinari al crinale. Quest'area geografica, che deriva il nome dagli antichi abitatori, i Liguri Friniantes, nel corso dei secoli ha goduto di particolare autonomia e conservato uno spiccato spirito di indipendenza, che parzialmente sopravvive ancora oggi nell'unità culturale frignanese, testimoniata da numerose pubblicazioni e strenne storiche legate al territorio. La stessa conformazione orografica, dominata dai piú alti rilievi dell'Appennino settentrionale, ha piú volte consentito alle popolazioni locali di resistere piú che altrove all'occupazione di truppe nemiche. Le prime presenze umane sono databili intorno al 4500 a.C., ma gli insediamenti di una certa entità risalgono al III secolo a.C., quando le tribú liguri della Pianura Padana vennero sospinte verso lo Scoltenna da Etruschi e Galli Boii. Nel secolo successivo i Romani riuscirono a debellare la resistenza indigena solo dopo una guerra durata oltre cinquant'anni e dal punto di vista amministrativo conservarono la regione separata da Mutina (l'attuale Modena). Molti secoli piú tardi, durante il lungo dominio estense, il territorio continuó ad avere dignità di provincia, al pari di Modena e Reggio. E piú di recente, nel corso dell'ultima guerra, in queste montagne venne proclamata la celebre Repubblica Partigiana di Montefiorino.

Le strade di valico

 

L'antica via Vandelli: strada carrozzabile completata verso la metà del Settecento - Archivio ParcoGià in epoca romana il Frignano era attraversato da alcune strade di valico, che poi andarono perdute in seguito alle invasioni barbariche, ma nel medioevo le strade tornarono lentamente a solcare la montagna modenese. A partire dall'VIII secolo, all'epoca dei Longobardi, cominciarono a sorgere monasteri, pievi e ospedali; degli xenodochi che offrivano rifugio a viandanti e pellegrini restano ormai poche tracce, ma la loro dislocazione ha consentito di ricostruire l'antica viabilità. Al tempo di Matilde di Canossa, pronipote dei potenti Attoni di Lucca (che alla fine del primo millennio entrarono in possesso del territorio), le strade che attraversavano la montagna, tortuose e con fondo non consolidato, erano poco piú larghe degli attuali sentieri, ma per i frequenti spostamenti fra terre emiliane e toscane venivano mantenute efficienti e alcune, come la Via Bibulca, assunsero una crescente importanza. Alla morte di Matilde, quando il Frignano venne suddiviso fra i suoi feudatari, i Cattani (o Capitani), una delle principali missioni castellane continuó a essere la cura e la vigilanza delle strade. Solo diversi secoli piú tardi, peró, la montagna venne attraversata da vie di comunicazione piú agevoli. Nel XVIII secolo, in particolare, furono eseguite due importanti opere stradali: la Via Vandelli e la Via Giardini-Ximenes. La prima, voluta da Francesco III d'Este e progettata dall'abate Pietro Vandelli, mantenendosi spesso in quota valicava all'Alpe di San Pellegrino, ma si riveló accidentata e esposta alle intemperie finendo per essere presto abbandonata; se ne puó ancora percorrere una porzione ben conservata nei pressi di Sasso Tignoso e il tratto molto panoramico della Statale 324, che, poco oltre Sant'Anna Pelago, conduce al Passo delle Radici, ne ricalca la parte terminale in territorio emiliano. Maggiore fortuna ha avuto la successiva Via Giardini-Ximenes, dai nomi dei progettisti, che congiungeva Modena e Pistoia. Terminata nel 1776, fu una delle maggiori opere pubbliche del tempo e sopravvive ancora oggi come Statale dell'Abetone e del Brennero.

Il dominio degli Estensi

capanna celtica: singolari edifici rurali in pietra con facciata a gradoni e copertura in lastra di arenaria - Archivio ParcoNel XIII secolo il Frignano, dopo i sanguinosi contrasti tra Modena e Bologna, finí per sottomettersi alla Casa d'Este e soprattutto a questo secolo si possono far risalire le numerose costruzioni difensive che ancora costellano la montagna. Molti castelli, protetti da alti bastioni e arroccati su rupi ripidissime, sorsero sulle rovine di baluardi piú antichi: Fiumalbo e Fanano possedevano fortificazioni già alla fine del 1000; le prime tracce del maniero di Sestola, la rocca piú importante del Frignano, sono addirittura antecedenti al IX secolo. Sotto gli Este il territorio bagnato dallo Scoltenna costituí la Provincia Immediata, con Sestola capitale e propri statuti, mantenuti fino all'entrata in vigore del settecentesco codice estense. Durante questi secoli di relativa tranquillità venne avviato il metodico sfruttamento delle risorse naturali. La forza dei numerosi corsi d'acqua era utilizzata per muovere le macine dei mulini: solo nel territorio di Riolunato ne esistevano 21. Molti sono diruti e alcuni, come quello che sorgeva nei pressi del medievale Ponte della Luna, sono scomparsi; altri, come quello della Casella, sono tuttora in grado di funzionare; anche nel centro di Riolunato esiste un ben conservato mulino mosso dall'energia elettrica. La presenza di metati nelle vicinanze suggerisce che il loro prodotto principale era la farina di castagne. Ma l'economia montanara si fondava anche sull'allevamento del bestiame, soprattutto ovino: l'ottima qualità della lana modenese era già nota in epoca romana. La presenza di toponimi come Canevare, nei pressi di Fanano, ricorda che la canapa non era coltivata solo in pianura ma, nelle situazioni piú favorevoli, anche in Appennino. Ma erano soprattutto le grandi foreste che ammantavano le pendici dei monti a rappresentare la risorsa naturale piú importante. Nel XVII secolo venne addirittura aperta una strada per trasportare a Barga, in Toscana, gli alberi abbattuti; da qui venivano fatti fluitare fino alla foce del Serchio. I lunghi tronchi dei faggi secolari, ottimi per la fabbricazione dei remi delle galee, servivano l'arsenale di Pisa e la strada prese il singolare nome di Via dei Remi.

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 28/05/2012
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