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Parchi, foreste e Natura 2000

Fauna

Parco regionale Delta del Po

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Specie scomparse e specie che ritornano

Il territorio storico e odierno del delta è una vasta area antropizzata che racchiude un mosaico di zone umide con acque correnti, stagnanti, dolci, salmastre, salate, boschi igrofili e planiziali, pinete costiere. Negli ultimi secoli la fauna ha risentito negativamente delle inarrestabili trasformazioni ambientali, dell'incremento della popolazione umana e della diffusione della caccia. Nel delta molti celebri animali, particolarmente ricercati, perseguitati o ecologicamente esigenti, si sono estinti: lupo, castoro e pellicano nel XVII secolo; capriolo e gru agli inizi di questo secolo; la lontra nella prima metà degli anni '80. Altre specie, come moretta tabaccata, pernice di mare, storione comune e storione del Naccari, sono da tempo rarissime. Negli ultimi due decenni, tuttavia, la tendenza al progressivo depauperamento del patrimonio faunistico sembra essersi arrestata, e in qualche caso invertita, grazie alla tutela di alcune zone e alla minore pressione venatoria. Specie che erano assenti, come nidificanti, da più di un secolo hanno fatto ritorno: il cormorano ha ricominciato a nidificare nel 1986 nelle Valli di Argenta e Marmorta; nel 1989 è ritornata la spatola; tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 hanno cominciato a nidificare gabbiano corallino, gabbiano roseo, beccapesci e la rara sterna di Ruppel. Anche predatori terrestri come volpe, tasso, donnola e faina hanno rapidamente ricolonizzato la pianura, irradiandosi dall'Appennino attraverso le aste fluviali e i corsi dei torrenti. 

Gli uccelli

basettinoGli uccelli, con oltre 200 specie di nidificanti, migratori e svernanti regolari, sono la componente che in ogni periodo dell'anno colpisce maggiormente per la grande varietà e la spettacolarità delle manifestazioni. Sulle spiagge meno frequentate nidifica ancora la beccaccia di mare, ormai scomparsa dal resto d'Italia; nello stesso ambiente nidificano spesso il fratino, un piccolo limicolo che si alimenta di invertebrati e si sposta correndo velocemente sul terreno, e il fraticello, il più piccolo tra le sterne e i gabbiani europei, che cattura piccoli pesci tuffandosi da qualche metro di altezza. Il crescente sviluppo turistico in riva al mare ha molto danneggiato gli uccelli tipici di questo ambiente, costringendoli a ritirarsi negli angoli meno frequentati. All'interno di lagune e valli arginate, su barene e dossi emergenti nidificano numerose, interessanti specie come gabbiano comune, gabbiano reale, sterna comune, pettegola, cavaliere d'Italia e avocetta, spesso riuniti in colonie. Durante le migrazioni e in inverno questi ampi specchi d'acqua si popolano di migliaia di folaghe e di varie specie di anatre: anatre tuffatrici, come moretta e moriglione, che si immergono a qualche metro di profondità per alimentarsi e che per involarsi devono fare una breve corsa sull'acqua; anatre di superficie, come germano reale, codone, marzaiola, mestolone e fischione, che si alimentano tra la vegetazione delle rive oppure immergendo solo la parte anteriore del corpo, e possono alzarsi in volo direttamente dall'acqua.Le saline di Comacchio e Cervia, con i loro specchi d'acqua che non gelano in inverno e le ampie distese di fanghi ricchi di invertebrati, ospitano un gran numero di uccelli: limicoli come gambecchi, piovanelli pancianera, avocette, combattenti, ma anche numerose garzette e, raramente, qualche fenicottero. Le zone umide d'acqua dolce (canali, golene fluviali, casse di espansione) sono in assoluto gli ambienti più ricchi di specie per l'ampia varietà di situazioni che presentano. I canneti offrono a specie come airone rosso e falco di palude, un sito di nidificazione e ad altre come tarabuso, porciglione, basettino, cannareccione, cannaiola, usignolo di fiume e forapaglie castagnolo, un ambiente in cui alimentarsi e trascorrere pressochè tutto l'anno. Ai margini del canneto e nei "chiari" si possono osservare svassi maggiori, tuffetti, folaghe e gallinelle che costruiscono nidi galleggianti. In alcune zone, come la Valle Mandriole e le Valli di Argenta e Marmorta, dove in estate si formano vaste distese di piante con foglie e fiori galleggianti, il rarissimo mignattino piombato costruisce il suo nido di steli sulle ninfee. Le pinete costiere e i boschi igrofili, come quello di Punte Alberete, sono uno degli ultimi rifugi per diverse specie ornitiche da tempo scomparse o fortemente ridotte in pianura. Oltre a numerosi passeriformi, tra le specie più interessanti figurano rapaci come lodolaio, allocco e assiolo, il raro mignattaio, aironi come airone cenerino, garzetta, sgarza ciuffetto e nitticora; questi ultimi, come in altre zone umide del parco dotate di ampi canneti, nidificano in colonie dette "garzaie", nelle quali le varie specie si dispongono a seconda delle esigenze di ciascuna. 

I mammiferi

Nel Bosco della Mesola si possono facilmente osservare i daini, probabilmente importati dagli Estensi perchè facili da cacciare; la loro presenza ha causato seri problemi di competizione alimentare ai cervi, che rappresentano la componente faunistica più preziosa del Bosco. Altri mammiferi tipici delle zone umide sono il topolino delle risaie, che fa un nido sferico di steli tra le canne, l'arvicola d'acqua e il toporagno d'acqua. Da segnalare è la presenza di specie di recente introduzione come il coniglio, di origine iberica e nordafricana, introdotto negli anni '50-'60 a Boscoforte, e la nutria, un roditore di origine sudamericana simile a un gigantesco ratto che, sfuggito dagli allevamenti dove veniva allevato per la pelliccia, è diventato soprattutto negli ultimi anni abbondantissimo e ubiquitario, creando disturbo a numerosi uccelli acquatici.

I cervi della Mesola

CervoNel Bosco della Mesola vive una importante popolazione di cervo: l'unico nucleo autoctono della penisola italiana.
Per lo sterminio pressoché completo dei secoli passati, tutti gli altri nuclei derivano, infatti, da ricolonizzazione spontanea a partire da nazioni vicine (Alpi centrali e orientali) o da reintroduzioni (Alpi occidentali e Appennino).
Le vaste paludi malariche che coprivano le aree del delta ostacolarono le persecuzioni, consentendo al cervo della Mesola di salvarsi. Ancora quattrocento anni fa la specie era presente in quattro complessi forestali costieri; ma già nella seconda metà del XVIII secolo i disboscamenti e la caccia l'avevano costretta a rifugiarsi nel Bosco Grande, parzialmente conservatosi sino a oggi. Il cervo della Mesola, isolato per secoli, é considerato un "ecotipo rustico", cioé capace di vivere in un ambiente poco produttivo, con adattamenti come le modeste dimensioni e il basso rendimento riproduttivo. La peculiarità piú evidente é il palco del maschio: di norma costituito da due lunghe stanghe ben ramificate, alla Mesola risulta sempre piuttosto scadente; a pieno sviluppo ha appena 6 o al massimo 8 punte, invece di 10 o 12. Di abitudini crepuscolari, il cervo non si osserva con facilità. In settembre-ottobre, il bosco invaso dalle nebbie si riempie, peró, dei bramiti dei maschi in amore. I cervi di alto rango raccolgono harem di femmine che difendono per due-tre settimane dai possibili intrusi. Con i primi geli invernali il cervo prolunga l'attività di pascolo facendosi osservare anche in pieno giorno. Alla fine dell'inverno ai maschi cadono i vecchi palchi, sostituiti in quattro mesi di sviluppo dai nuovi. In maggio o giugno le femmine si appartano tra i cespugli per partorire. Già in luglio si puó avere la fortuna di osservare qualche cerbiatto maculato seguire nervosamente la madre. Le ridotte dimensioni della popolazione (poche decine di esemplari), l'alta consanguineità e la scarsa natalità ne fanno un nucleo particolarmente fragile, che necessita della massima protezione. 

Gli anfibi e i rettili

Rospo smeraldinoLe zone umide del delta ospitano pressochè tutte le specie di anfibi della regione, tranne quelle più legate agli ambienti collinari e montani.
Sono abbondanti le rane verdi, il rospo comune e il più piccolo rospo smeraldino, meglio adattato agli habitat costieri e in grado di riprodursi anche in acque salmastre.
Molto diffusa è anche la raganella, assai mimetica tra il fogliame, ma inconfondibile per l'assordante e metallico gracidio crepuscolare e notturno dei maschi che richiamano le femmine in acqua per l'accoppiamento. Nei boschi litoranei è comune la rana agile, mentre assai rara è la più specializzata rana di Lataste. I relitti vallivi e le zone adiacenti al corso del Po potrebbero ospitare una specie molto rara nella Pianura Padana, il pelobate fosco o rospo bruno di Cornalia, finora mai segnalato con certezza in regione. Piuttosto comuni sono anche i tritoni crestato e punteggiato. Tra i rettili la testuggine palustre è senza dubbio il più tipico del parco; nel Bosco della Mesola sono molto numerose anche le testuggini terrestri. Abbondanti sono le bisce d'acqua: la biscia dal collare, lunga anche 150 cm, e la biscia tassellata, di minori dimensioni e più legata all'ambiente acquatico; sono serpenti timidi e non mordaci che, se avvicinati, si difendono emettendo sibili e evacuando un liquido di odore repellente. La vipera comune, ormai scomparsa in quasi tutta la pianura emiliana, sopravvive negli ultimi lembi di foreste e pinete costiere.

I pesci

Numerose sono le specie che hanno a disposizione habitat adatti alle diverse fasi del loro ciclo biologico. Nelle zone umide costiere in comunicazione con il mare si trovano, ad esempio, gli storioni: gli adulti risalgono i fiumi per riprodursi, i giovani li discendono per vivere in mare. L'anguilla, invece, trascorre gran parte della vita nelle acque interne e va a riprodursi in mare. Anche diverse specie marine (cefali, spigole e orate) spesso penetrano nelle zone umide costiere dove crescono più rapidamente degli individui rimasti in mare. La presenza e gli spostamenti stagionali di grandi quantità di pesce tra lagune, foci dei fiumi e mare sono noti da secoli agli abitanti di questi luoghi che hanno sviluppato originali ed efficientissimi metodi di cattura delle varie specie: in passato rappresentavano una delle principali fonti di sussistenza, oggi una importante risorsa economica. Nei canali, lungo i fiumi e nelle paludi d'acqua dolce, infine, le specie più caratteristiche sono luccio, carpa, tinca, persico sole e pesce gatto.

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 28/05/2012
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