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Parchi, foreste e Natura 2000

Storia

Parco regionale Vena del Gesso Romagnola

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Le antiche frequentazioni delle grotte

foto: grotta -  autore F. Liverani (Archivio Servizio Parchi)Dalla più remota preistoria gruppi di uomini hanno frequentato la Vena utilizzando le grotte come rifugi, abitazioni e luoghi di culto. Una delle grotte abitate con continuità durante l'età del Bronzo, ma frequentata anche nell'età del Ferro e poi in epoca romana e medievale, è la Grotta dei Banditi, che si apre lungo il versante meridionale del monte della Volpe, dove sono stati rinvenuti numerosi focolai con resti di pasti. Anche La Tanaccia, un'ampia grotta nei pressi di Brisighella, venne utilizzata come abitazione e sepolcreto dall'Eneolitico finale sino alla tarda età del Bronzo e nuovamente frequentata nell'età del Ferro e in epoca romana. Entrambe le grotte furono poi abbandonate in seguito a crolli. 



L'esplorazione del mondo sotterraneo

La prima cavità ad attirare l'attenzione degli studiosi fu la Tana del Re Tiberio, che il grande geologo imolese Giuseppe Scarabelli descrisse nel 1851 e, a partire dal 1865, fu interessata da rilievi e scavi archeologici. Le prime vere esplorazioni speleologiche furono tuttavia avviate ai primi del ‘900 dai geografi De Gasperi e Marinelli, che svolsero ricerche nei gessi di Borgo Rivola, nell'inghiottitoio del rio Stella e nell'area di monte Mauro e Brisighella.
Nel giugno1934 il giovane triestino Giovanni Bertini Morning iniziò l'esplorazione sistematica delle grotte della Vena. Soprannominato il Corsaro per il fazzoletto nero che portava in testa durante le uscite, Morning, che l'ironia romagnola subito trasformò in Morgan, esplorò più di 50 cavità, illustrandone le caratteristiche in rilievi topografici, plastici tridimensionali e pittoreschi resoconti sul Resto del Carlino e il Corriere Padano. Divenuto amico di Luigi Fantini, compì numerose esplorazione insieme allo speleologo bolognese sia nella Vena che nei Gessi Bolognesi, dedicando al compagno di scoperte l'abisso trovato nel 1935 presso monte Rontana, che per una cinquantina d'anni fu considerata la grotta più profonda della regione. Negli anni successivi Morning visitò un numero imprecisato di grotte, cercando di risolvere, con intuizioni che si sono spesso rivelate esatte molti anni dopo, i collegamenti idrologici tra inghiottitoi e risorgenti. Dopo molti anni passati in Africa, tra il 1955 e il 1957 Morning tornò nella zona per compiere, insieme al Gruppo Speleologico Faentino, le sue ultime campagne esplorative, durante le quali furono realizzate anche riprese cinematografiche.
A partire dagli anni ‘60 nei gessi della Vena furono esplorate molte cavità, ma è soprattutto negli anni ‘80 che le esplorazioni hanno aperto nuovi orizzonti in questo mondo sotterraneo, grazie alla scoperta di nuove grotte e nuovi rami di grotte già note, creando un quadro di estremo interesse scientifico e portando in questa regione carsica il primato mondiale di profondità nei gessi messiniani, con i -210 m dell'Abisso F10, che si apre presso la cima di monte Mauro. Un'altra zona che ha di recente rivelato grotte estremamente complesse e labirintiche è l'area sottostante a quello che resta del monte Tondo, dove cavità come quelle denominate Tre Anelli, Inghiottitoio del Re Tiberio e Grotta del Falco presentano morfologie spettacolari e tracce di antichi corsi d'acqua, tra i quali probabilmente anche l'antico alveo del Senio.

Approfondimenti

La Tana del Re Tiberio.
La cavità, che la leggenda vuole sia stata l'ultima dimora dell'imperatore romano Tiberio, deriva il nome dalla pieve di Santa Maria in Tiberiaci, la cui esistenza sul monte Mauro è documentata dal 932. Fu un luogo di culto dall'età del Bronzo a quella del Ferro e poi in epoca etrusca e romana, verosimilmente legato a una sorgente d'acqua sulfurea oggi scomparsa. Nella grotta sono stati scoperti centinaia di oggetti votivi. In epoca storica la grande sala iniziale divenne ricovero di banditi, ricercati e falsari.

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 28/05/2012
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