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Parchi, foreste e Natura 2000

Valorizzazione naturalistica e criteri di gestione delle aree fluviali

Stefano Ramazza

Convegno "Le aree di riequilibrio ecologico: riqualificazione ambientale e tutela della biodiversità nella pianura"
Bologna, 3 febbraio 1997

La valorizzazione naturalistica delle aree fluviali è ormai obiettivo dichiarato di tutti gli Enti territoriali e statali. La Legge 183/89 assegna alle Autorità di Bacino, tra gli altri, il preciso compito di "salvaguardia e conservazione delle aree demaniali e la costituzione di parchi fluviali e di aree protette" (art. 11 lett. n.).

Per affrontare il complesso tema della valorizzazione naturalistica delle aree fluviali bisogna innanzitutto recuperare le conoscenze sulla reale situazione di tali aree. Conoscenze che, accumulatisi in grande quantità quando i corsi d'acqua erano fonte primaria di energia e di varie materie prime per l'attività umana, sono andate via via disperse negli ultimi trenta anni quando si è pensato che i fiumi dovessero svolgere quasi esclusivamente il compito di condurre al mare, e nel più breve tempo possibile, le materie di rifiuto liquido dei centri urbani.

Prima fra tutte va ricercata l'evoluzione storica dei corsi d'acqua per comprendere il rapporto tra questi ed il territorio attraversato. Per l'intero bacino idrografico del Reno si registra un complesso e particolare rapporto tra questi due elementi creato dall'intreccio tra eventi naturali (piene, esondazioni, impaludamenti ecc.) ed azione dell'uomo (costruzione di argini, deviazioni di alvei, derivazioni, canali artificiali ecc.).

Queste sommarie considerazioni danno conto della centralità che la questione delle acque negli ultimi quattro secoli per il governo e l'uso del territorio del bacino del Reno. La cultura e la pratica idraulica prodotta nelle provincie di Bologna, Ravenna e Ferrara non ha avuto eguali a livello italiano e forse anche europeo. Tutto ciò ci porta alla considerazione che stiamo parlando di corsi d'acqua e di territori che, cosÀ come li vediamo oggi, sono il frutto di una intensa attività dell'uomo e perciò hanno perso molto di ciò che può definirsi la loro "naturalità".

Nonostante tutto questo è però possibile individuare, lungo i principali corsi d'acqua del bacino, delle diversità in ordine alla vegetazione presente all'interno degli alvei ed alla loro più o meno spinta artificializzazione. Sono state cosÀ individuate, da monte verso valle, tre grandi tipologie di tratti dei corsi d'acqua: il tratto montano e collinare, dalla sorgente alla sezione di chiusura del bacino montano, il tratto di alta pianura, dove si hanno ancora meandri e vaste aree di espansione delle piene e fino all'inizio del tratto maggiormente artificializzato e canalizzato racchiuso fra alti argini, ed il tratto di bassa pianura, uniforme sia nella geometria delle sezioni che nella presenza vegetazionale fino allo sfocio in Reno o al mare.

Il Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino del Reno ha adottato, nell'ottobre 1996, le "Norme di indirizzo per la gestione e manutenzione dei corsi d'acqua nei tratti arginati del bacino del Reno" nelle quali sono indicati i luoghi in cui, per ogni principale corso d'acqua arginato si passa dal tratto di alta pianura a quello di bassa pianura. Tale limite acquista rilievo per i criteri di gestione della vegetazione in alveo per i quali le "Norme di Indirizzo" indicano dei tipi di transetto vegetazionale semi-naturale la cui realizzazione è da assumersi come obiettivo degli interventi di manutenzione della vegetazione nei tratti arginati. Sono inoltre indicati indirizzi per la progettazione e l'esecuzione dei lavori e le priorità delle azioni da eseguire per la manutenzione in tali tratti. Vedremo più avanti i risvolti delle Norme di Indirizzo sui criteri di gestione delle aree fluviali.

Per ritornare al tema della valorizzazione naturalistica delle aree fluviali affrontiamo ora l'analisi della situazione delle aree sulle quali si sono già realizzati progetti od interventi per Aree di Riequilibrio Ecologico, per Parchi Fluviali od aree fluviali ricomprese in Parchi Regionali o Provinciali. Il semplice elenco di tali aree ed il loro inserimento in una cartografia del bacino ci porta facilmente alla considerazione che è già stato svolto un considerevole lavoro da parte degli Enti locali e della Regione per il recupero e la valorizzazione naturalistica.

Il problema che emerge ora è quello della creazione di "RETI ECOLOGICHE" che riescano a collegare le attuali e future aree di interesse naturalistico. Tali RETI possono utilizzare i reticoli idrografici ed i "sistemi d'acque" presenti nel bacino idrografico come "CORRIDOI ECOLOGICI" e loro struttura portante. In tal modo si otterrebbe il duplice scopo di dare una dimensione non più puntuale alla singola area di intervento, e di intervenire per la valorizzazione naturalistica dei corsi d'acqua come importante funzione per la qualificazione di un territorio di dimensione sovracomunale o di sub-bacino idrografico.

Si metterebbero cosÀ in relazione tra loro biotopi ed habitat variamente caratterizzati per formare "SISTEMI TERRITORIALI APERTI E COERENTI" che integrano lo spazio agricolo periurbano e gli spazi naturali e del tempo libero nella pianura e nella montagna. La prima importante conseguenza nel perseguire la realizzazione di questi sistemi territoriali è la consapevolezza che non si può ricreare solo all'interno di un corso d'acqua o di una area protetta quella perduta "naturalità" che era di un intero vasto territorio.

La valorizzazione naturalistica deve perciò diventare sempre più oggetto di pianificazione territoriale oltre che a scala regionale, come è già avvenuto con il Piano Territoriale Paesistico Regionale, anche a scala Provinciale e Comunale secondo un disegno organico che veda il reticolo idrografico esistente come "valore collettivo" da mantenere ed utilizzare al meglio. Si avrebbe cosÀ una proposta per il tempo libero, rivolta ai residenti degli spazi urbani, strutturata sulle reti ecologiche superando il "Verde urbano" come unico pubblico accessibile per il tempo libero.

Anche la fruizione pubblica delle attuali Aree di Riequilibrio Ecologico potrebbe acquistare impulso dalla realizzazione di reti ecologiche lungo il reticolo idrografico. La presenza e la continuità di aree demaniali lungo i corsi d'acqua dà una possibilità unica nel nostro territorio per la realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili lungo cui rendere possibile una fruizione collettiva e, ove necessario, regolata, delle aree con valenze naturalistiche.

In conclusione di questa prima parte si può affermare che la valorizzazione naturalistica dei corsi d'acqua la si può ricercare solo attraverso la valorizzazione naturalistica dell'intero territorio di riferimento del corso d'acqua stesso. Esso si può identificare in uno dei tre tratti prima indicati (montagna e collina, alta pianura e bassa pianura) o ancor meglio in un intero sub-bacino idrografico. Gli interventi di piccola dimensione nei corsi d'acqua perdono nel tempo medio e lungo il loro significato e non acquistano quella valenza territoriale che è necessaria quando si interviene in un luogo geografico complesso quale è un corso d'acqua.

Norme di indirizzo per la gestione e manutenzione dei corsi d'acqua nei tratti arginati del bacino Reno

INDICE

Delibera del Comitato Istituzionale

Allegato A: "Definizioni relative alla fasce fluviali, alle grandezze idrologiche dei corsi d'acqua, alle opere idrauliche sui corsi d'acqua"

Allegato B: "Tipi di transetto vegetazionale semi-naturale in diverse sezioni fluviali e criteri cui attenersi per la loro realizzazione"

Allegato 2

Norme di indirizzo per la gestione e manutenzione dei corsi d'acqua nei tratti arginati del bacino Reno (Delibera 3/2 del 2 ottobre 1996).

IL COMITATO ISTITUZIONALE

Omissis

delibera

a) di approvare le definizioni relative alle fasce fluviali riportate nell'allegato A, invitando al contempo i Servizi competenti per la materia idraulica e gli Enti titolari di concessioni ad intervenire nelle aree di pertinenza fluviale ad utilizzarle nella redazione di perizie e progetti, al fine di rappresentare le situazioni fisiche e gli oggetti da esse descritti in maniera omogenea;

b) di approvare ai fini del recupero e della salvaguardia delle aree fluviali e di definizione di correlati criteri di intervento, la sottoriportata classificazione dei tratti arginati dei corsi d'acqua del bacino in base ai valori ambientali della vegetazione e al grado di artificialità dell'alveo:

b1) Tratti arginati di alta pianura e con presenze vegetazionali con un certo grado di naturalità in cui possono essere presenti alberi in golena compatibilmente con il corretto deflusso delle acque, oltre che degli arbusti nelle basse sponde.

Tali tratti si identificano nei seguenti:

Torrente Samoggia: da Bazzano al Ponte della S.S.9 via Emilia.

Torrente Lavino: dal ponte autostrada A1 al ponte S.S.9 via Emilia.

Fiume Reno: dal ponte autostrada-tangenziale al ponte di Bagno di Piano

Torrente Navile: da ponte di via Carracci in Bologna al ponte in località Castello di Castelmaggiore.

Torrente Idice: dal ponte di Vigorso al ponte della Riccardina.

Torrente Quaderna: dal ponte di S.Maria della Quaderna al ponte S.S.253 S.Vitale.

Torrente Santerno: dal ponte autostrada A14 al ponte di Mordano.

Torrente Senio: dal ponte S.S.9 via Emilia al ponte della Chiusaccia.

b2) Tratti arginati a valle di quelli precedentemente identificati, in cui la presenza della vegetazione arborea deve essere limitata per la funzionalità della sezione idraulica. Saranno presenti arbusti nelle basse sponde come presidio dell'integrità delle stesse. In alcuni tratti con larghe golene sono da privilegiare impianti di boschi igrofili;

c) di approvare le tipologie di transetti vegetazionali semi-naturali in diverse sezioni fluviali ed i criteri cui attenersi per la loro realizzazione riportati all'allegato B;

d) di approvare i sottoriportati indirizzi per la progettazione e l'esecuzione dei lavori di manutenzione della vegetazione nei corsi d'acqua arginati:

d1) confronto ed informazione fra Enti sui programmi dei lavori e sulle ipotesi di massima degli interventi.

d2) interdisciplinarietà nella progettazione e consulenza per la Direzione Lavori sugli aspetti naturalistici.

d3) redazione di specifici capitolati speciali e bandi di gara per lavori di manutenzione della vegetazione.

d4) programmazione della manutenzione ordinaria con indicazione delle tipologie di intervento e della frequenza degli interventi.

d5) inserimento dell'intervento nel programma di manutenzione con indicazione del periodo di frequenza dell'intervento proposto (semestrale, annuale, biennale ecc.) nei vari settori della sezione idraulica: corpo arginale, golena, bassa sponda, alveo di magra.

d6) nel progetto saranno indicate: le metodologie di intervento; le formazioni vegetali da privilegiare, per composizione specifica e per struttura; le diverse fasi con le quali si ritiene di raggiungere il transetto vegetazionale semi-naturale.

d7) priorità delle azioni da eseguire per la manutenzione:

- rimozione ed asportazione delle alberature cadute ed in precarie condizioni di stabilità e fitosanitarie;

- rispetto e salvaguardia degli elementi storico-antropici e di rilievo naturalistico presenti lungo il corso d'acqua;

- non eseguire i tagli della vegetazione arbustiva ed arborea nel periodo marzo - giugno; sono sempre consentiti gli sfalci nei corpi arginali e nelle loro fasce di rispetto;

- eseguire il taglio selettivo della vegetazione nella sezione idraulica privilegiando la permanenza degli arbusti;

- creazione delle condizioni per un eventuale accesso di mezzi meccanici in golena ed al ciglio della bassa sponda per i lavori di manutenzione con modalità tali da creare la minor turbativa possibile all'ecosistema; la pista di accesso principale corrisponde alla fascia di rispetto all'unghia arginale; le modalità di accesso nell'area golenale e alle basse sponde saranno indicate già in fase progettuale;

- a seguito di risagomature di sponda e di asportazione delle ceppaie, prevedere la piantumazione di talee e/o piantine di arbusti di salice ed ontano.

- ai sensi della Delibera di Giunta Regione Emilia Romagna n®3939 del 6.9.1994, è vietato l'impiego esclusivo di pietrame per le difese spondali. Sono pertanto da privilegiare gli interventi integrati e il tendenziale aumento dell'utilizzo di materiale vegetale vivo.

d8) la progettazione di interventi da parte dei Comuni, ai sensi del comma 1, art.11, Legge 183/89, lungo i corsi d'acqua arginati dovrà attenersi ai seguenti criteri:

- evitare che nelle aree di cui all'art. 17 del P.T.P.R., "Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua", ed in particolare negli ambiti di stretta pertinenza fluviale caratterizzati da presenza di vegetazione spontanea, siano previste zone e percorsi attrezzati se non quelli strettamente necessari a garantire la percorrenza pedonale;

- prevedere nelle aree immediatamente limitrofe agli ambiti di stretta pertinenza fluviale interventi di miglioramento ambientale come ricostruzione di boschi, siepi e alberate, rigenerazione di zone umide ove presenti. In tali aree deve essere vietato l'accesso pubblico di mezzi motorizzati;

- localizzare le strutture previste per fini ricreativi e di sosta nei pressi dei principali punti di accesso e comunque evitare che interferiscano con gli ecosistemi naturali degli ambiti di stretta pertinenza fluviale;

- recepire nella progettazione ed esecuzione lavori tutti i criteri di cui al presente documento.

e) di stabilire che i Servizi regionali cui è affidato l'esercizio della competenza idraulica e gli Enti eventualmente titolari di concessione per intervenire nelle aree di pertinenza fluviale, nell'ambito dei progetti e delle perizie di competenza, dovranno dare atto di aver preso a riferimento i criteri previsti nei punti c) e d).

IL SEGRETARIO

Forte Clò

IL PRESIDENTE

Renato Cocchi



Allegato A

alla delibera n® 3/2 del 2.10.96 del Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino del Reno

Definizioni relative alla fasce fluviali, alle grandezze idrologiche dei corsi d'acqua, alle opere idrauliche sui corsi d'acqua

Fasce fluviali

Regione fluviale. Porzione del territorio la cui struttura e connotazione sono determinate prevalentemente dai fenomeni morfologici, idrodinamici e naturalistico-ambientali connessi al regime idrologico del corso d'acqua.

Golena o area golenale. Porzione di territorio compresa tra l'alveo inciso del corso d'acqua e gli argini maestri, costituente parte dell'alveo di piena, ovvero soggetta a inondazione per portate di piena ricorrenti superiori alla piena ordinaria.

Golena chiusa. Porzione dell'area golenale delimitata tra un argine golenale e l'argine maestro.

Golena aperta. Porzione dell'area golenale delimitata tra un argine golenale o un argine maestro e l'alveo inciso.

a. corsi d'acqua non arginati

Alveo inciso. Porzione della regione fluviale compresa tra le sponde fisse o incise del corso d'acqua stesso, normalmente sede dei deflussi idrici in condizioni di portata inferiori a valori di piena gravosi; si assume il limite determinato dall'altezza della piena ordinaria, coincidente, sulla base della circolare n. 780 del 28.02.1907 del Ministero LL.PP., con il limite dell'alveo appartenente al demanio pubblico ai sensi dell'art. 822 del Codice Civile.

Alveo di piena. Porzione della regione fluviale del corso d'acqua comprendente l'alveo inciso e una parte delle aree inondabili ad esso adiacenti, sede del deflusso di una piena straordinaria di assegnato tempo di ritorno; nell'alveo di piena si hanno velocità di corrente non nulle nella direzione principale del moto per la piena considerata.

Area inondabile. Porzione della regione fluviale compresa tra l'alveo di piena e il limite dell'area inondabile per una piena straordinaria di assegnato tempo di ritorno; sotto l'aspetto idraulico l'area svolge in piena funzioni di invaso e laminazione ma è scarsamente contribuente al moto. La delimitazione è normalmente costituita da rilievi morfologici naturali a quote superiori ai livelli idrici corrispondenti alla piena considerata.

b. corsi d'acqua arginati

Alveo inciso. Vale la definizione riportata per i corsi d'acqua non arginati.

Alveo di piena. Porzione dell'alveo di esondazione del corso d'acqua comprendente l'alveo inciso e una parte delle aree golenali ad esso adiacenti, sede del deflusso di una piena straordinaria di assegnato tempo di ritorno, in cui cioè per la piena considerata si hanno velocità di corrente non nulle nella direzione principale del moto. E' normalmente delimitato dagli argini maestri o golenali per piene con elevati tempi di ritorno.

Area inondabile all'interno degli argini maestri. Porzione della regione fluviale compresa tra l'alveo di piena e il limite dell'area inondabile per una piena straordinaria di assegnato tempo di ritorno; sotto l'aspetto idraulico l'area svolge in piena funzioni di invaso e laminazione ma non è contribuente al moto. La delimitazione è costituita, oltre che dagli argini maestri, da argini golenali o da rilevati presenti in golena.

Area inondabile per tracimazione o rottura degli argini maestri. Porzione di territorio inondabile per cedimento delle opere di ritenuta. E' delimitata da rilievi morfologici naturali o da elementi artificiali presenti sul territorio (rilevati, insediamenti).

Grandezze idrologiche del corso d'acqua

Piena del corso d'acqua. Condizione di deflusso, per un periodo relativamente breve, caratterizzata da un innalzamento notevole dei livelli idrici. Il livello o la portata dal quale viene considerato, per ciascun corso d'acqua, l'inizio dello stato di piena è del tutto convenzionale, con rapporto più che altro con la quota di contenimento della corrente entro le sponde.

Piena ordinaria. Livello o portata di piena in una sezione di un corso d'acqua che, rispetto alla serie storica dei massimi livelli o delle massime portate annuali verificatisi nella stessa sezione, è uguagliata o superata nel 75% dei casi (da "Memorie e studi idrografici", Ministero LL.PP., Consiglio Superiore LL.PP., Servizio Idrografico, 1928).

Portata di magra di un corso d'acqua. Condizione di deflusso corrispondente al gruppo delle minori portate del ciclo idrologico annuale. Il livello o la portata al di sotto dei quali il corso d'acqua si considera in magra è del tutto convenzionale.

Magra ordinaria. Livello o portata di magra in una sezione di un corso d'acqua che uguaglia o supera nel 75% dei casi i minimi livelli o le minime portate annuali verificatisi nella stessa sezione, (da "Memorie e studi idrografici", Ministero LL.PP., Consiglio Superiore LL.PP., Servizio Idrografico, 1928).

Portata di progetto. Valore di portata normalmente correlato a un tempo di ritorno, assunto per il dimensionamento di un'opera idraulica o della sezione dell'alveo di un corso d'acqua.

Opere idrauliche sul corso d'acqua

Argine maestro. Opera idraulica in rilevato a diversa tipologia costruttiva, con funzioni di contenimento dei livelli idrici corrispondenti alla portata di piena di progetto, a protezione del territorio circostante.

Argine golenale. Opera idraulica in rilevato a diversa tipologia costruttiva, con funzioni di contenimento dei livelli idrici corrispondenti alla portata di piena di progetto, sommergibile dalle piene maggiori, a protezione di una porzione dell'area golenale. La quota massima di ritenuta è sempre inferiore a quella dell'argine maestro relativo.

Difesa di sponda (difese longitudinali). Opera idraulica a diversa tipologia costruttiva, con andamento parallelo alla sponda incisa dell'alveo o addossata alla stessa, con funzioni di protezione della sponda dai fenomeni erosivi della corrente; ha effetti di stabilizzazione della sponda e di controllo della tendenza dell'alveo a manifestare modificazioni planimetriche di tipo trasversale.

Pennello. Opera idraulica a diversa tipologia costruttiva, con andamento trasversale rispetto alla sponda dell'alveo inciso, con funzioni di allontanamento della corrente dalla sponda stessa.

Soglia di fondo o briglia. Opera idraulica a diversa tipologia costruttiva, con andamento trasversale all'alveo inciso e con funzioni di stabilizzazione delle quote di fondo alveo.



Allegato B

alla delibera n® 3/2 del 2.10.96 del Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino del Reno

Tipi di transetto vegetazionale semi-naturale in diverse sezioni fluviali e criteri cui attenersi per la loro realizzazione.

I criteri a cui attenersi per la realizzazione di transetti vegetazionali semi-naturali sono i seguenti:

a) riequilibrio strutturale e rinaturazione della basse sponde mediante selezione e/o sostituzione della vegetazione esistente secondo la sequenza naturale della vegetazione ripariale composta da salici arbustivi (S. caprea, S. eleagnos, S. purpurea, S. triandra) evitando, per quanto possibili, gli impianti monospecifici;

b) nelle golene a ridosso del ciglione è prevista la presenza di alberi ed arbusti (ontano nero - Alnus glutinosa - ed in subordine pioppo nero - Populus nigra);

nelle ampie golene è previsto l'impianto di bosco igrofilo con specie diverse (frassino meridionale - Fraxinus oxycarpa - e pioppo bianco - Populus alba);

c) i corpi arginali e le relative fasce di rispetto saranno mantenute a prato. E' vietato bruciare la vegetazione erbacea;

d) rispetto delle normative e consuetudini vigenti in materia idraulica (T.U. 523/1904, R.D. 2669/1937).

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Pubblicato il 29/05/2012 — ultima modifica 29/05/2012
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