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Parchi, foreste e Natura 2000

Le Misure di Conservazione regionali per SIC e ZPS

Cosa sono le Misure di conservazione

Gigante in foresta. Il Faggio della Valdanda (Tredozio FC, foto Stefano Bassi, archivio personale)La Direttiva 92/43/CEE "Habitat" individua nelle Misure di conservazione lo strumento con cui si vanno a limitare o vietare le attività, le opere e gli interventi particolarmente critici per la conservazione della biodiversità, affinchè possa essere evitato un significativo disturbo delle specie e il degrado degli habitat per cui i siti Natura 2000 sono stati designati. 

Le Misure generali e le Misure specifiche

La normativa prevede "Misure generali di conservazione" e cioè da applicare su tutti i siti della Regione (o anche solo su tutti i siti caratterizzati da determinati ambienti) e "Misure specifiche di conservazione" che si applicano ai singoli siti. 

Le Misure di conservazione generali regionali

Spetta agli Enti gestori dei siti formulare eventuali Misure specifiche, la Regione Emilia-Romagna ha invece individuato una serie di Misure generali di conservazione in recepimento del Decreto Ministeriale n. 184 del 17 ottobre 2007.

In specifico le Misure di conservazione approvate con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 1419 del 7 ottobre 2013 e pubblicate sul BUR n. 303 del 17.10.2013, si applicano nei SIC e nelle ZPS e abrogano le precedenti del 2008; sostanzialmente  pongono dei vincoli che solo in pochi casi possono interessare le foreste e le attività ad esse connesse.

Con le Misure generali di conservazione regionali del 2013, la Regione Emilia-Romagna ha completato la prima fase di disciplina delle attività all’interno dei siti Natura 2000 SIC e ZPS in quanto non solo ha recepito i "Criteri minimi uniformi" nazionali, ma ha anche inserito ulteriori regolamentazioni finalizzate ad una maggiore tutela della biodiversità in queste aree. Per alcune attività e materie la Regione si è riservata altresì di intervenire con specifiche norme e regole entro il 2015.

Le Misure di conservazione e le pratiche selvicolturali

Il Decreto Ministeriale n. 184/2007 prevede anche che vengano regolamentate altre attività e fra di esse vengono citate specificatamente le pratiche selvicolturali.

La Regione Emilia-Romagna non ha ancora recepito questi aspetti del Decreto e, salvo alcune prescrizioni già contenute nelle attuali Misure di Conservazione (taglio di piante annose e marcescenti, epoche di taglio nei pioppeti, forestazione artificiale di ambienti aperti, uso di specie alloctone), le pratiche selvicolturali nei SIC e nelle ZPS attualmente sono soggette agli stessi vincoli presenti sul resto del territorio regionale;  dove previsto, è comunque necessario sottoporre i progetti degli interventi forestali e le "domande di taglio" alla procedura di pre-valutazione e/o di valutazione d'incidenza

Le azioni da promuovere

Tra le azioni di cui la Regione si fa promotrice, nei SIC e nelle ZPS caratterizzati da ambienti forestali vengono favorite e incentivate le seguenti attività:

  • le attività agro-silvo-pastorali in grado di mantenere una struttura disetanea dei soprassuoli e la presenza di radure e chiarie all'interno delle compagini forestali;
  • la conservazione di prati e di aree aperte all'interno del bosco anche di media e piccola estensione e di pascoli ed aree agricole, anche a struttura complessa, nei pressi delle aree forestali, preferibilmente nei pressi di quelle frequentate dal Falco pecchiaiolo e dal Nibbio bruno, evitando, comunque, l’instaurarsi di situazioni di sovrapascolo ed il pascolo brado all’interno delle aree boschive;
  • il mantenimento degli elementi forestali di bosco non ceduato, anche di parcelle di ridotta estensione, nei pressi di bacini idrici naturali e artificiali e nei pressi dei corsi d’acqua e dei canali, in aree che non comportino comunque un elevato rischio idraulico;
  • il mantenimento, ovvero la promozione, di una struttura delle compagini forestali caratterizzata dall'alternanza di diversi tipi di governo del bosco (ceduo, ceduo sotto fustaia, fustaia disetanea);
  • la gestione forestale in grado di favorire l'evoluzione all'alto fusto, la disetaneità e l'aumento della biomassa vegetale morta;
  • gli interventi di diversificazione specifica dei popolamenti forestali;
  • la conservazione di aree boscate non soggette a tagli e non soggette alla rimozione degli alberi morti o marcescenti;
  • la mantenimento di una presenza adeguata di piante morte, annose o deperienti, utili alla nidificazione ovvero all'alimentazione dell'avifauna;
  • la conservazione del sottobosco;
  • il ripristino di stagni, maceri, pozze di abbeverata, fossi e muretti a secco.
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Pubblicato il 26/10/2011 — ultima modifica 13/09/2016
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