martedì 24.04.2018
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Parchi, foreste e Natura 2000

Fauna regionale di interesse europeo

pelobate.gifLa situazione faunistica in Emilia-Romagna presenta margini di incertezza, rispetto ad habitat e flora, se possibile ancora maggiori, non fosse altro per l’intrinseca dinamicità ed elusività delle popolazioni animali. Anzitutto le specie faunistiche d'interesse comunitario presenti - circa 200 delle quali 80 uccelli - sono molte di più rispetto a quelle floristiche poi, forse per la prima volta, l'obiettivo di tutela inquadra anche tutti gli aggruppamenti faunistici che compongono la fauna minore, a sua volta oggetto di una legge regionale di tutela, che comprende non solo anfibi, rettili, pesci, chirotteri e altri micromammiferi, ma anche insetti, molluschi, crostacei e altri invertebrati dei quali solo di recente è emerso il ruolo di indicatori e protagonisti essenziali nella composizione degli habitat d'interesse conservazionistico.

Delle 120 specie - avifauna esclusa - che in base agli allegati alla Dir. 92/43/CEE "Habitat" risultano presenti in regione, solo 8 sono le specie prioritarie attualmente segnalate nei siti: lo Storione, pesce rarissimo, legato ad acque limpide, forse ancora presente con due specie differenti (ma sembra attualmente presente il solo storione cobice) nelle acque del Po; la Rosalia alpina, coleottero cerambicide localizzato in alcune faggete ben conservate sull’alto Appennino; lo scarabeo Osmoderma eremita e la farfalla Euplagia quadripunctaria di ambienti collinari e planiziari; la testuggine di mare Caretta caretta, elusiva frequentatrice di alcune spiagge ferraresi e ravennati ancora poco frequentate; il rospo notturno dei fossi padani Pelobate fosco, ritenuto estinto ma presente con certezza, in base a recenti segnalazioni, in almeno 4 distinte stazioni del Parco del Delta e infine il lupo.gifLupo, predatore elusivo e mobilissimo, avvistato in quasi tutti i siti che toccano il crinale appenninico.

La Lontra, uno dei mammiferi più rari d’Europa ("primo tra i non prioritari"), non fa più parlare di sé nel Delta del Po da quasi un ventennio, anche se un paio di siti rimangono importanti per vecchi quanto auspicabilmente reiterabili avvistamenti. Questo splendido animale risulta almeno per ora estinto in Emilia-Romagna. All'opposto negli ultimi anni si sta assistendo all'insediamento di specie finora sconosciute per la fauna regionale: si tratta ad esempio del gatto selvatico, probabilmente in espansione da sud attraverso i boschi appenninici, finalmente individuato con certezza nel folto delle Foreste Casentinesi.

Avifauna. Per quanto riguarda la componente ornitica, trattabile a parte anche in quanto oggetto della specifica Direttiva 79/409/CEE "Uccelli", storico riferimento per la protezione dell'avifauna, l'Emilia-Romagna annovera importantissime presenze ed irripetibili siti, veri e propri santuari per l’ornitologia europea e mondiale come, ad esempio, le Valli di Comacchio (FE), che ospitano attualmente 234 specie tra nidificanti o migratori e svernanti. Delle 510 specie che compongono la checklist italiana secondo EBN-ASOER (2003), 394 sono gli uccelli che trovano alimentazione, rifugio o siti di nidificazione in Emilia-Romagna, ed è un contingente tra i più numerosi per una regione italiana. Peraltro recenti studi mostrano che la maggior parte delle specie rare, quelle acquatiche o molto localizzate come Aquila e Gufo reale, dimorano pressochè esclusivamente all'interno dei territori regionali classificati come ZPS.

mignattino.gifDelle 194 specie di interesse comunitario individuate in All. I, 80 sono quelle attualmente presenti in Emilia-Romagna, mentre occasionalmente può verificarsi l'avvistamento di esemplari erratici appartenenti ad almeno un'altra decina di specie. Sulle varie rotte di migrazione, sono stati ad esempio avvistati il Grifone o la Berta maggiore (che per natura non potranno mai formare qui popolazioni stabili), e non è improbabile - anzi auspicabile - l'osservazione di esemplari in sosta di Oca lombardella minore (più volte avvistata presso Comacchio), o Oca collorosso (avvistata negli anni '80 nel modenese e ferrarese) che potrebbero preludere, come è accaduto per il Fenicottero, ad un ritorno stabile di queste specie.

Di eccezionale importanza è la popolazione di Chlidonias hybrida (Mignattino piombato), per quanto riguarda l'Italia concentrata pressochè esclusivamente in Emilia-Romagna. Sebbene il trend dell’areale regionale di questa sterna sia nel complesso costante e la popolazione nidificante in incremento, si sta assistendo al deterioramento del grado di conservazione degli habitat importanti per la specie, il che la pone comunque in grave pericolo.

Tra i nuovi arrivi, va segnalato il grande elusivo Picchio Nero, specie alpina con stazioni in Sila, che nelle Foreste Casentinesi ha iniziato a nidificare con regolarità, e per alcuni versi il coloratissimo e mediterraneo Gruccione, un tempo ritenuto accidentale, oggi nidificante in numerosi siti collinari con rupi sabbiose.  

Liste regionali delle specie faunistiche (esclusa l'avifauna)

Il repertorio faunistico regionale d'interesse conservazionistico comunitario (avifauna esclusa), oltre alle 8 prioritarie sopra citate, comprende altre 106 specie: si tratta delle entità espressamente elencate nella Direttiva 92/43/CEE "Habitat" la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione (All.II), delle specie che richiedono una protezione rigorosa in senso generale su tutto il territorio (All.IV) e di quelle il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione (All.V), analogamente a quanto già descritto per la componente floristica. La tutela di invertebrati e vertebrati è strettamente legata a quella degli habitat da cui il più delle volte tali specie dipendono per l'alimentazione, la riproduzione e le condizioni di sopravvivenza.

Oltre a queste, sono riconosciute altre specie animali da tutelare. Si tratta essenzialmente di specie vertebrate non cacciabili in quanto appartenenti alla fauna selvatica oggetto di tutela ai sensi della Legge 157/92 sull'attività venatoria, oppure protette ai sensi della Convenzione di Berna (1979) per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa. Rete Natura 2000 infatti tende a ricomprendere e a compendiare la normativa vigente in materia di conservazione dell'ambiente, oltre che a dare impulso ad azioni di tutela ambientale comprensive delle decisioni normative già assunte nei riguardi di tutte le specie già classificate come da proteggere.

Liste regionali delle specie ornitiche

Fine marzo: il Fratino nidifica sulla duna e perlustra scrupolosamente la battigia. Foto Stefano Bassi, archivio personaleL'avifauna regionale annovera, tra quelle elencate all'All.I della Direttiva 409/79 CEE, ottanta specie di grande interesse conservazionistico in quanto rare e spesso strettamente legate ad habitat specifici che ne condizionano l'alimentazione, la nidificazione, le caratteristiche utili per la stanzialità o semplicemente per la sosta durante le migrazioni.

Tali specie, tra quelle presenti in ciascun sito, vengono elencate alla sezione dei formulari 3.2.a UCCELLI. Alla successiva sezione 3.2.b UCCELLI migratori abituali non elencati nell'Allegato I della direttiva 79/409 vengono elencate altre specie dell'avifauna di interesse conservazionistico tra quelle già individuate come vulnerabili, minacciate e da proteggere, in particolare ai sensi della Convenzione di Bonn (1982) sulla tutela delle specie migratrici della fauna selvatica e dell'Appendice 3 della Convenzione di Berna (1979) che elenca le specie da proteggere per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa.

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 09/11/2017
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