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Parchi, foreste e Natura 2000

Flora regionale di interesse europeo

Salicornia veneta. Foto Nicola Merloni, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003L'Italia presenta la più ricca flora vascolare europea (dati Annotated Italian Checklist of Vascular Flora 2005) con 7634 tra specie e sottospecie (erano 5823 le specie secondo l'aggiornamento Pignatti 2001), delle quali 6852 autoctone (le endemiche o subendemiche sono ben 1021) e 782 aliene naturalizzate.

La flora emiliano-romagnola riveste dal canto suo un ruolo centrale nel panorama nazionale, non solo per via della collocazione geografica del territorio.

Attestata baricentricamente alla radice della penisola, l'Emilia-Romagna fa da ponte tra il territorio alpino-continentale e quello appenninico-mediterraneo ospitando un complesso intreccio di ambienti riferibili di volta in volta all’uno o all’altro contesto. Inoltre, in virtù delle sue caratteristiche geomorfologiche e dell’accentuata variabilità delle condizioni ambientali, essa presenta situazioni del tutto particolari con endemismi, presenze relittuali e alcune esclusive peculiarità.

Quattro taxa su dieci (almeno 2726 entità della Flora italiana autoctona) rientrerebbero nella lista regionale.
Più precisamente, una versione 2008 della checklist regionale porterebbe a 2759 le 2726 entità floristiche presenti in Emilia-Romagna, delle quali una decina esclusive e un'ottantina endemiche, mentre la lista aggiornata e completa, comprensiva dei taxa alieni naturalizzati, incerti ed estinti, contiene riferimenti a complessive 3334 tra specie e sottospecie.

La Regione Emilia-Romagna, con la Legge n. 2/77, aveva già decretato la protezione – in quanto rare e vistose – di ben 92 entità floristiche. Con la successiva direttiva europea n. 43 del 1992 (Habitat) viene impostata una tutela differenziata a più livelli che gli Stati membri si impegnano ad attuare per conservare la diversità floristica europea.

Gli elenchi delle piante di interesse europeo, formulati in relazione alla particolare necessità di proteggere nei loro habitat endemismi e rarità assolute, interessano questa Regione per una trentina di specie, comprensive di alcuni licheni, alghe e muschi (non vascolari):
- 14, delle quali 3 prioritarie, sono quelle la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione (Allegato II della Direttiva),
-  4 quelle che richiedono una protezione rigorosa in senso generale su tutto il territorio (Allegato IV della Direttiva),
- 12 quelle il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione (Allegato V della Direttiva).
Primula apennina. Foto Giuseppe Branchetti, archivio personaleSei di queste entità (quattro dell'All.II e due dell'All.IV) risultano attualmente estinte o, per meglio dire, non si hanno dati certi sulla loro attuale localizzazione in regione.

Tre sono le specie di interesse prioritario presenti con certezza: si tratta di Primula apennina, l’Orecchia d’orso appenninica, rarissimo endemismo confinato su alcune rupi arenacee dell’Alto reggiano, di Salicornia veneta, chenopodiacea pioniera di fanghi salati presente in poche stazioni dal Delta alle Saline di Cervia e di Klasea (Serratulalycopifolia, asteracea montana recentemente individuata nel Piacentino.
Mentre l'indole rupicola della prima ne favorisce in qualche modo la sopravvivenza in recessi remoti difficilmente accessibili, i fanghi salati sublitoranei che ospitano Salicornia veneta risultano estremamente rarefatti e, oltre che abbastanza effimeri per loro stessa natura, quasi ovunque significativamente alterati dalla mano dell'uomo. Gli ambienti di prateria altomontana che ospitano la terza vanno ulteriormente indagati.

Tra le altre undici specie dell'All.II sicuramente presenti in regione compaiono un muschio e due felci; tra le sedici specie degli All.IV e V segnalate sul territorio si annoverano due felci, un lichene, due alghe e due muschi di incerta o localizzatissima distribuzione.

La stessa Direttiva indica infine gli strumenti per la tutela di "altre specie" che possono essere riportate nei formulari in quanto "importanti". I criteri guida per la valutazione di tale importanza sono definiti dal Sistema IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) che classifica le specie in quanto rare, minacciate, vulnerabili. Sulla base di questi criteri, elaborati fin dal 1966, sono scaturite varie classificazioni della flora in pericolo di estinzione confluite nelle varie "liste rosse" prodotte a diversi livelli per individuare endemismi, rarità e specie minacciate.

Sui medesimi principi, all'elenco delle specie regionali d'interesse europeo può essere opportunamente affiancata una "lista rossa regionale", non ancora formalizzata ma virtualmente costituita da almeno duecento specie, una decina delle quali attualmente estinte (o quantomeno non più segnalate da tempo) rispetto alle quali i Parchi, le Riserve e i Siti di Rete Natura 2000 rappresentano quasi sempre l’ambito delle stazioni precedentemente note e, dunque, il contesto di ricerca per un auspicabile e possibile nuovo reperimento.

Si tratta di specie legate a zone umide di pianura, veri relitti di ambienti pressochè scomparsi, oppure di altre specie comunque fortemente specializzate, adattate ad esempio alle condizioni estreme di certe rocce molto particolari di ambienti collinare o montano come le ofioliti.
Si può citare, a titolo esemplificativo, Asplenium hemionitis, una splendida felce mediterranea segnalata, fino ai primi anni ‘60, in un'unica stazione all’ingresso di una grotta della Vena del Gesso romagnola (RA), situata in area di cava. Era l'unica presenza dell’intero versante adriatico; attualmente tale specie risulta probabilmente estinta anche in Toscana ed in Sicilia, sopravvivendo in Italia, forse, solo sull’Isola di La Maddalena.

Ophrys bertolonii (benacensis?) su prateria semiarida (habitat 6210 di interesse comunitario). Foto Stefano Bassi, archivio personaleLe specie d'interesse europeo per la conservazione della diversità floristica

  • Elenco delle specie floristiche rare e minacciate in Emilia-Romagna
    Vai al prospetto della flora regionale di interesse conservazionistico comunitario (All. II, IV e V della Direttiva 92/43/CEE) e di interesse generale (nazionale o regionale) ai fini della tutela delle specie rare e minacciate (cat.IUCN) oppure endemiche
  • Si tratta, come detto, delle specie espressamente elencate nella Direttiva la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione (All.II), delle specie che richiedono una protezione rigorosa in senso generale su tutto il territorio (All.IV) e di quelle - sempre di interesse comunitario - il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione (All.V).

    Si noti che l'elenco (30 taxa) è ricco di entità probabilmente estinte in Emilia-Romagna o delle quali si sa ancora poco.
    Le specie dell'All.II sicuramente presenti (e riportate nell'apposita sezione "3.2.g PIANTE" dei formulari) sono 14, delle quali 3 prioritarie. Le ulteriori entità degli All.IV e V presenti in regione, riportate nei formulari alla successiva sezione 3.3 "Altre specie importanti di Flora e di Fauna", sono 12, delle quali 1 lichene, 2 felci, 2 alghe e 2 muschi di incerta o localizzatissima distribuzione.

    Nell'elenco complessivo compaiono 6 specie non più reperite nelle stazioni regionali d'origine e da considerarsi, per il momento, probabilmente estinte sul territorio regionale.
    Merita a parte un accenno il caso di 3 specie dell'All.II estranee alla flora regionale, che sono state oggetto di indagini anche a causa delle affinità tassonomiche con altre specie segnalate in regione e altrettanto rare. Linum maritimum muelleri e Stipa veneta (prioritarie) non registrano stazioni sul territorio regionale, tuttavia in Emilia-Romagna sono da considerarsi rare e da proteggere le affini Linum maritimum, mediterranea e Stipa (tutto il genere), presente con alcune specie tra le quali l'endemica Stipa etrusca. Per quanto riguarda Centaurea kartschiana, il fiordaliso delle scogliere triestine considerato sottospecie del gruppo spinoso-ciliata, è presente nella flora regionale Centaurea tommasinii, del medesimo gruppo endemico alto adriatico e analogamente rara.

    Altre specie floristiche d'interesse conservazionistico in Emilia-Romagna

    Oltre a quelle di interesse comunitario, la flora regionale annovera numerose specie di grande interesse per la conservazione della biodiversità. Tipiche di habitat, vistose e protette già dalla L.R. 2/77 sulla flora spontanea, esclusive o endemiche del territorio, esse sono comunque individuabili come specie rare.

    Il concetto di rarità nel mondo vegetale è estremamente complesso, essendo difficile analizzare le cause e il comportamento dei viventi anche "apparentemente" immobili come le piante; è comunque intuitivo cogliere immediatamente un concetto di rarità assoluta (a livello europeo, secondo i criteri proposti da rete Natura 2000) e uno di rarità relativa o locale attinente la sfera regionale. Rarità e rarefazione sono per le piante concetti analoghi, soprattutto là dove la specie è quasi sempre indicatrice di un certo tipo di ambiente fortemente selettivo, caratterizzato da fattori limitanti ai quali solo alcuni si sono progressivamente adattati per sfuggire alla concorrenza con gli altri. Quando poi si sovrappone l'azione umana a trasformare questi ambienti di per sè difficili, per esempio con secolari opere di bonifica a carico delle zone umide, le specie a loro volta adattate a particolari tipi di salinità, substrato e velocità dell'acqua diventano rarissime o addirittura scompaiono, come i tipi di ambiente che li aveva selezionati.

    In senso più generale resistono forme relittuali, residui di fasi climatiche o geomorfologiche ormai scomparse. I connotati della rarità floristica vengono parametrizzati conteggiando anzitutto le specie esclusive (convenzionalmente presenti solo in Emilia-Romagna rispetto al restante territorio italiano - ne sono elencate una decina), poi le specie endemiche o subendemiche (cioè presenti in altre regioni oltre alla nostra ma non al di fuori del territorio italiano - una ottantina di cui 8 già ricomprese tra quelle di interesse comunitario) e si tratta sempre - di regola - di entità poco frequenti in assoluto, oltre che legate ad ambienti molto particolari. A queste specie si affiancano quelle già classificate rare anche in senso più generale, secondo riscontri quantitativi e di vulnerabilità tratti dalla Lista Rossa della Flora d'Italia (2000) e da altri elenchi di specie indicatrici di habitat naturali particolari, molti dei quali di interesse comunitario. Si tratta fondamentalmente di specie di grande interesse fitogeografico, per le quali il territorio emiliano-romagnolo rappresenta il limite di distribuzione (submediterraneo sul fronte nord-appenninico o centroeuropeo a localizzazione sud-alpina).

    Si aggiungano infine le specie della prima legge regionale di tutela della flora (n.2/1977), protette prevalentemente - ma non solo - per la loro vistosità e per altri interessi legati alla loro raccolta o al loro possibile utilizzo (anche forestale, ricomprendendo tra le altre alcune specie legnose tra le quali almeno quattro alberi) e si ottiene il quadro complessivo della ricchissima biodiversità floristica presente in Emilia-Romagna.

    Nannufaro (Nuphar lutea), specie di vegetazione radicata galleggiante in acque debolmente correnti: habitat acquatico Ny, affine e in parte corrispondente al 3150 di interesse comunitario. Foto Stefano Bassi, archivio personale
    Nannufaro (Nuphar lutea), specie di vegetazione radicata galleggiante in acque debolmente correnti: habitat acquatico Ny, affine e in parte corrispondente al 3150 di interesse comunitario. Foto Stefano Bassi

    Specie aliene

    E' stato redatto un elenco delle circa 200 specie alloctone che, tra le 400 esotiche diffuse ed affermate in qualunque modo sul territorio regionale, impattano sulla conservazione delle specie ed habitat locali. Esse rappresentano una potenziale minaccia nei confronti del nostro ambiente, per almeno 22 di loro si tratta di specie invasive in grado di soppiantare le specie native. Tra le più aggressive si citano ailanto, amorfa e Sicyos angulatus, ma anche Robinia e Topinambur, spesso introdotte a fini di consolidamento o alimentari, possono costituire serie minacce a delicati ambienti naturali di tipo forestale o di ripa.

    Fonti di informazione

    Flore provinciali e flore locali in Emilia-Romagna

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    Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 06/04/2018
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