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Parchi, foreste e Natura 2000

IT4050012 - SIC-ZPS - Contrafforte Pliocenico

Superficie: 2628 ettari
Province e Comuni interessati: BOLOGNA (Loiano, Monterenzio, Monzuno, Pianoro, Sasso Marconi)

Il sito include la Riserva naturale regionale Contrafforte Pliocenico

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4050012

Note esplicative al formulario

Enti gestori

Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Emilia orientale

Regione Emilia-Romagna  

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione 

Piano di Gestione 

Quadro conoscitivo

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP) 

Descrizione e caratteristiche

Versante ovest di Monte Adone. Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003Esteso come un lungo (circa 15 chilometri) e stretto baluardo roccioso trasversale alle valli di Setta, Savena, e Zena e Idice, da Sasso Marconi al Monte delle Formiche, il Contrafforte Pliocenico assomiglia geomorfologicamente più ai Gessi e allo Spungone che non al vicino Monte Sole. Si tratta del resto di un sito legato, come i suddetti, alla fascia collinare e in particolare alle formazioni geologiche recenti del basso appennino, nonostante si trovi incuneato ai margini della fascia submontana e montana appenninica bolognese. Sito di grande interesse geolitologico, paesaggistico e naturalistico, connotato da presenze storico-etnografiche, il Contrafforte è costituito da una serie continua di rupi orientate a Sud-Ovest costituite da blocchi di arenaria pliocenica, in genere sabbiosa e poco cementata, e contornate da ondulazioni argillose anch’esse plioceniche, talora calanchive. La diversificazione morfologica e litologica, il forte contrasto tra le falesie assolate e le profonde incisioni vallive orientate a settentrione determinano notevole variabilità d’ambiente con una serie di habitat rocciosi, forestali e di prateria nettamente differenziati tra estremi opposti. Si va infatti dalla rupe arida con vegetazione mediterranea al versante boscoso fresco con elementi dell’alto Appennino, dal terreno sabbioso e acido alla plaga argillosa compatta e ricca di basi. La scarsa accessibilità di alcuni settori ha permesso inoltre la conservazione di flora e fauna rara in condizioni di vero e proprio rifugio; in generale l’antropizzazione è abbastanza contenuta, anche se va registrata un’elevata frequentazione di visitatori occasionali data la vicinanza della pianura e del capoluogo di regione. La copertura boschiva, diffusa sul 40% della superficie complessiva, domina un mosaico di arbusteti (15%), praterie (20%) e situazioni rupicole, mentre le colture agricole, prevalentemente seminativi a carattere estensivo, sono contenute intorno al 20%. Il sito coincide in massima parte con l’omonima Oasi di Protezione della fauna selvatica, mentre si sovrappone solo parzialmente con l'omonima Riserva Naturale regionale; l'area rientra nelle iniziative di tutela condotte dalla Città Metropolitana di Bologna nell’ambito del Progetto Pellegrino. Diciotto habitat di interesse comunitario, dei quali sette prioritari, coprono circa un terzo della superficie del sito. Prevale la componente forestale, con sei tipi, alternata a quella di prateria più o meno arbustata, con sei tipi. Caratteristici habitat rupestri e umido-ripariali, variamente distribuiti, completano un quadro ambientale frammentato e fortemente mosaicato.

Vegetazione

Lecci in habitat rupestre. Foto Stefano Mazzotti, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003Ben sei habitat forestali d’interesse comunitario (due tipi ripariali, i castagneti, formazioni di forra, querceti termofili,  le più belle leccete della Regione in area appenninica) sono il segnale di boschi pregevoli e variati, seppur uniformemente piuttosto giovani. Dominano i Roverelleti nelle esposizioni calde e gli Ostrieti in quelle fresche, con varianti acidofile sia di tipo mediterraneo con Lembotropis nigricans o Erica arborea, sia di tipo montano con Carpino bianco, Cerro e specie arboree rare quali Staphylea pinnata, Malus florentina, Ilex aquifolium,Taxus baccata e addirittura una popolazione azonale di Faggio (Fosso Raibano) in stazione a microclima particolarmente fresco. Il sottobosco rivela la presenza più spesso localizzata di erbacee affatto comuni, quali Ruscus hypoglossum, Erythronium dens-canis, Ornithogalum pyrenaicum, Leucojum vernum, Convallaria majalis, Dictamnus albus. Arbusteti, praterie e popolamenti rupicoli, talora presenti anche in forma di gariga, rivelano analogo, elevato interesse; d’altronde si stima che la flora del Contrafforte ammonti a 8-900 specie diverse. Molto nota e oggetto di studio è la steppa rupicola a Lino delle Fate (Stipa pennata). Di interesse comunitario è segnalata l'orchidea Himantoglossum adriaticum; sono presenti ulteriori specie rare e minacciate, tra le quali vanno citate ulteriori orchidee quali Orchis coriophora, Serapias cordigera (non confermata di recente), Dactylorhyza romana, geofite come Galanthus nivalis e Scilla bifolia, felci, un paio di leguminose legate al substrato argilloso quali Argirolobium zannonii e Ononis masquillierii.

Fauna

Tritone crestato (Triturus carnifex). Foto Alessandro Gulminelli, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003Componente faunistica di rilievo è senza dubbio l’avifauna, con dieci specie di interesse comunitario tra le quali alcune nidificanti (Falco pellegrino, Albanella minore) o potenzialmente nidificanti (Lanario, Gufo reale) sono rare o minacciate. Più o meno regolarmente nidificanti sono anche Succiacapre, Tottavilla, Ortolano e Averla piccola. Irregolare è l’avvistamento dell’aquila reale, mentre una ventina sono i migratori abituali. Tra gli anfibi, rilevanti sono le presenze di Tritone crestato, Salamandrina dagli occhiali e Ululone appenninico. In un’unica località è poi presente anche il Tritone alpestre (Triturus alpestris), mentre tra le rane, significativa è la presenza della Raganella (Hyla intermedia) e della Rana appenninica (Rana italica). I rettili annoverano la presenza del Saettone (Zamenis longissimus), della rara Luscengola (Chalcides chalcides) e del Colubro del Riccioli (Coronella girondica). Per quanto riguarda i pesci, cinque sono le specie di interesse comunitario: Barbo canino, Barbo, Lasca, Cobite comune, Vairone ed è presente anche Padogobius martensis. Gli Invertebrati contano il Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), il Cervo volante (Lucanus cervus), Coleottero forestale e il Lepidottero Coenonympha dorus aquilonia. Incerte sono le segnalazioni per quanto riguarda i mammiferi: recente ma certo è il ritorno dell’Istrice;  interessante è la comunità di Pipistrelli in considerazione dei numerosi anfratti rocciosi, con almeno 13 specie, 5 di interesse comunitario, due rinolofi, il miniottero e un paio di vespertilionidi tra grandi e piccoli.

Per saperne di più

Riserva naturale regionale Contrafforte Pliocenico

Cartografia

Carta di dettaglio

Inquadramento territoriale

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Pubblicato il 02/12/2011 — ultima modifica 05/03/2018
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