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Parchi, foreste e Natura 2000

IT4060003 - SIC-ZPS - Vene di Bellocchio, Sacca di Bellocchio, Foce del Fiume Reno, Pineta di Bellocchio

Superficie: 2242 ettari
Province e Comuni interessati: RAVENNA - 1726 ettari (Ravenna), FERRARA - 516 ettari (Comacchio)

Il sito è in gran parte incluso nel Parco regionale Delta del Po

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4060003

Note esplicative al formulario

Enti gestori

Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Delta del Po

Regione Emilia-Romagna

Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Punta Marina

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione

Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP)

Descrizione e caratteristiche

Zona palustre salmastra (Scirpetalia). Foto Roberto Tinarelli Ecosistema, archivio personaleE’ un sito con elevata diversità ambientale che si estende tra la strada Romea ed il mare e comprende: un sistema di dune sabbiose attive, la fascia marina antistante, una grande sacca salmastra, la foce del fiume Reno, zone umide d'acqua dolce e salmastra, pinete a Pinus pinaster e Pinus pinea, boscaglie costiere e un bosco planiziale inframmezzati da coltivi, vigneti e pioppeti. Le vaste depressioni, entro le quali si trovano le varie zone umide del sito, sono separate dalle Valli di Comacchio da un fascio di cordoni litoranei, formatisi tra il IX e il XIV secolo su quale si trova la Romea. Nella prima metà del 1600 l’area era un’unica laguna con un canale che la metteva in comunicazione con il tratto terminale del Po di Primaro (l’attuale Reno), una comunicazione con le valli di Comacchio e vari sbocchi a mare. Nei secoli successivi la laguna è rimasta completamente isolata dal mare ed è stato scavato il canale di Bellocchio che la attraversa per mettere in comunicazione le Valli di Comacchio con il mare. Nella prima metà del 1900 si è formata a Nord della foce del Reno un’altra laguna parallela alla precedente, attraversata anch’essa dal prolungamento del canale di Bellocchio. Nella seconda metà del 1900 la parte settentrionale è stata soggetta ad un’intensa urbanizzazione (Lido di Spina) che ha comportato la realizzazione di strade e argini e l’alterazione delle zone umide. Il cordone litoraneo ha molto risentito negli ultimi decenni del marcato processo di erosione costiera che interessa la foce del Reno e, nonostante le varie opere di difesa realizzate, le mareggiate entrano sempre più frequentemente nell’entroterra causando la riduzione della laguna formatasi nella prima metà del 1900 e l’aumento della salinità dei terreni retrostanti. Nel corso degli anni ’90 vaste superfici con seminativi e pioppeti nel settore meridionale del sito sono state ritirate dalla produzione per realizzare stagni e praterie con macchie di arbusti gestite per la flora e la fauna selvatiche. Il sito rientra quasi totalmente nel Parco Regionale del Delta del Po e include diverse Riserve Naturali dello Stato per complessivi 510 ha e due zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar (Sacca di Bellocchio: 213 ha, Valli residue di Comacchio: 931 ha).

Foce del Canale di Bellocchio. Foto Mario Vianelli, archivio Servizio Valorizzazione e Tutela del Paesaggio della Regione Emilia-RomagnaHabitat e specie di maggiore interesse

Habitat Natura 2000. Ben 18 habitat di interesse comunitario in buone o eccellenti condizioni di conservazione, dei quali 4 prioritari, coprono il 54% della superficie del sito: estuari, lagune, prati di Spartina (Spartinion), vegetazione annua delle linee di deposito marine, pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi) e altri 3 tipi salmastri costieri poi 6 tipi dunali dalle dune mobili embrionali, dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche), dune fisse a vegetazione erbacea (dune grigie), prati dunali di Malcolmietalia, alla perticaia costiera di ginepri (Juniperus spp.) e  dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster. Completano il quadro praterie mediterranee con piante erbacee alte e giunchi (Molinion-Holoschoenion) e tre tipi forestali (oltre alla pineta dunale) di pioppeti, roverelleti e leccete. Si tratta di uno dei siti costieri a naturalità più elevata e a maggiore biodiversità in aree relativamente poco disturbate. In esso si mantiene intatta la naturale successione dal mare all'entroterra, con serie complete di habitat salmastri e di duna, rari lembi di delicatissimi ambienti costieri endemici dell'area alto-adriatica, e alcuni settori retrodunali a naturalità diffusa.Astro marino e Salicornia veneta. Foto Nicola Merloni, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003

Specie vegetali. E’ presente Salicornia veneta, specie di interesse comunitario prioritaria. Sono segnalate specie rare e minacciate quali Erianthus ravennae, Plantago cornuti, Limonium bellidifolium, Spartina maritima, Halocnemum strobilaceum, Bassia hirsuta e, tra le ultime novità, Polygala exilis presso le ultime dune arretrate con Cistus creticus. 
Uccelli. Numerosissima l'avifauna che conta oltre 40 specie di interesse comunitario, alcune delle quali nidificano più o meno regolarmente nell'area. Tra queste da rilevare soprattutto: rapaci diurni (Albanella minore, Falco di palude), Rallidi (Voltolino e Schiribilla), specie coloniali (Cavaliere d'Italia, Fraticello) e specie tipiche degli ambienti di canneto (Tarabuso, Tarabusino, Airone rosso, Forapaglie castagnolo). L'area è di particolare importanza quale sito di alimentazione e sosta per Anatidi, Ardeidi, Gru, Caradridi, Laridi, Sternidi, Passeriformi di canneto. Dall’inizio degli anni ’90 vi è stato un incremento delle popolazioni nidificanti di Volpoca e Beccaccia di mare.
Rettili. Segnalate 2 specie di interesse comunitario: Testuggine palustre Emys orbicularis e Tartaruga marina comune Caretta caretta, specie prioritaria. Da segnalare il Saettone o Colubro di Esculapio Zamenis longissimus tra le specie non di interesse comunitario.
Anfibi. Presente il Tritone crestato Triturus carnifex, specie di interesse comunitario e l'endemico rospetto padano, prioritario, Pelobates fuscus insubricus.
Pesci. L’ittiofauna comprende 5 specie di interesse comunitario: Cheppia Alosa fallax, Lampreda di mare Petromyzon marinus, Nono Aphanius fasciatus e due specie di ghiozzi (Pomatoschistus canestrini, Padogobius panizzae) tipiche degli ambienti lagunari ed estuariali.
Invertebrati. Segnalato il Lepidottero Ropalocero Lycaena dispar, specie di interesse comunitario legata agli ambienti palustri.

Per saperne di più

Parco regionale Delta del Po

Le Pinete demaniali dell'Alto Adriatico (CFS, progetto LIFE 190/2004)

Flora del Ferrarese

Cartografia

Carta di dettaglio

Inquadramento territoriale

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Pubblicato il 02/12/2011 — ultima modifica 05/04/2018
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