mercoledì 25.04.2018
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Parchi, foreste e Natura 2000

IT4070011 - SIC-ZPS - Vena del Gesso Romagnola

Superficie: 5540 ettari
Province e Comuni interessati: RAVENNA - 3806 ettari (Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme), BOLOGNA - 1734 ettari (Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Fontanelice, Imola)

Territorio confinante con  IT4070025 SIC

Il sito ricade quasi interamente nel Parco regionale Vena del Gesso Romagnola

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4070011

Note esplicative al formulario

Enti gestori

Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Romagna

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione

Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo

Piano di Gestione

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP) 

Descrizione e caratteristiche

Falesia gessosa in versante sud. Foto Luca Martelli, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003Il sito, localizzato nella fascia collinare a cavallo tra le province di Bologna e Ravenna, racchiude un affioramento gessoso del Messiniano di estremo interesse geologico e naturalistico che si allunga trasversalmente alle valli per circa 20 km e alcuni ambiti argilloso-calanchivi o marnoso-arenacei circostanti. Gli strati della cosiddetta Vena del Gesso, inclinati verso la pianura, determinano una falesia dirupata e continua esposta a Sud a carattere mediterraneo, contrastante con i versanti a pendenza più moderata esposti a Nord, boscosi, ricchi di stazioni fresche con elementi floristici dell’alto Appennino. Tutta la zona é caratterizzata da diffusi fenomeni carsici superficiali (valli cieche, doline, forre, forme erosive, campi solcati) e profondi (inghiottitoi, risorgenti, abissi e grotte anche di notevole sviluppo), che concorrono a diversificare morfologie peculiari, ricche di contrasti e di ambienti-rifugio ad alta biodiversità. Quattro torrenti appenninici (Santerno, Senio, Sintria, Lamone) interrompono la continuità dell’emergenza gessosa più rilevante d’Europa, isolando altrettanti settori. Sulla Vena si concentra, a tratti con diversi gradi di antropizzazione, una flora molto diversificata con elementi mediterranei e centroeuropei, nonché un'interessante fauna epigea e ipogea. Boschi e boscaglie mesofili e xerofili dominati dalla Roverella, con stazioni rupicole a Leccio e forre umide con flora marcatamente mesofila, si alternano ad arbusteti e praterie, per lo più ex-coltivi, garighe e rupi colonizzate da felci e terofite. Alcune grotte assommano interessi archeologici e paleontologici ad un contesto naturalistico ben conservato, con abbondanza di felci e flora specializzata, colonie di chirotteri e fauna troglofila e troglobia. Le colture agrarie sono relativamente poco diffuse, in netto contrasto con l’ambiente collinare circostante la Vena. Gran parte del sito ricade nel Parco regionale della Vena del Gesso romagnola, di recente istituzione. All’interno del sito, tra le attività che comportano rischi ambientali, va citata almeno quella estrattiva, peraltro attualmente concentrata in un’unica grande cava presso la Stretta di Rivola. Ventuno habitat di interesse comunitario, dei quali otto prioritari, disegnano un mosaico fitto di sovrapposizioni e compenetrazioni tra boschi (6), rocce (4), ben otto tipi erbacei o arbustivi e tre legati all'acqua, limitati a stagni, laghetti e rupi stillicitose.

Felcetta persiana (Cheilanthes persica). Foto Graziano Rossi, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003Vegetazione

Il manto forestale ricopre oltre il 40% del sito, per metà con boschi prevalentemente cedui dell’orizzonte dei querceti misti tipicamente collinari, strutturalmente impoveriti ma biologicamente alquanto diversificati, per metà con arbusteti e macchie di impronta mediterranea. Nei boschi di Roverella e Carpino nero, in alcune stazioni particolarmente fresche e a quote insolitamente basse compaiono il Tiglio, il Frassino maggiore, l’Acero opalo e soprattutto il raro Borsolo (Staphylea pinnata). Ci sono alcuni castagneti tra i quali la splendida Selva di Campiuno, alle spalle del Gesso, qualche rimboschimento e alcune pinete di Pino domestico, residuo di antichi parchi di ville rustiche. Negli arbusteti prevale il Ginepro, a tratti presente anche con la specie oxycedrus, abbonda il Terebinto (qui al suo margine occidentale in regione), compaiono Leccio e Fillirea in esposizioni calde, Pero corvino e Acero minore (A. monspessulanum) sulle rupi rivolte a Nord. Una frana idromorfica nelle argille ospita la rara Typha minima. Le praterie e i margini contengono moltissime orchidee (generi Anacamptis, Orchis, Ophrys, Dactylorhiza, Cephalanthera, Platanthera, Serapias, Limodorum, Epipactis, Listera), ma la presenza più rilevante di questi ambienti è probabilmente Helianthemum jonium. Abbondano le felci, soprattutto nei recessi più freschi presso ingressi di grotta, con Phyllitis scolopendrium, Polystichum aculeatum, Asplenium ruta-muraria, con le mediterranee Polypodium cambricum e Phyllitis sagittata (quest’ultima, attualmente estinta a seguito dei lavori di cava presso la Grotta del Re Tiberio, in quella che era l’unica stazione italiana del versante adriatico, è dal 2015 oggetto di reintroduzione) e, all’opposto, con un paio di stazioni assolutamente relittuali della boreale Polystichum lonchitis. Anche sulle rupi assolate si trovano felci quali abbondantissima la Cedracca e, in alcune stazioni a Monte Mauro, Cheilanthes persica, relitto terziario a distribuzione asiatica che ha qui l’estremo sito occidentale, unico in Italia. Presenze di rilievo, in ambienti diversi, sono anche quelle di Galanthus nivalis, Oxalis acetosella, Scilla bifolia, Corydalis cava in stazioni eterotopiche, poi Rhamnus alaternus, Erithronium dens-canis, Scilla autumnalis, Lilium bulbiferum, Iris graminea, Anthericum liliago, Delphinium fissum; ancora Sternbergia lutea e Tulipa praecox - T. oculus-solis in stazioni ricchissime, probabilmente naturalizzate già da epoca remota, e Bellevalia webbiana, un prezioso giacinto endemico a lungo ignorato e recentemente riscoperto. Le ultime ricerche sulle riarse garighe di Monte Mauro dominate da Fumana ed eliantemi, hanno individuato il leggendario timo striato e un corteggio floristico davvero ricchissimo che spazia dal giunchetto nero alla centaurea gialla, dall'Asperula purpurea al Teucrium montanum.

Fauna

Il sito è estremamente ricco di specie faunistiche mediterranee. Di assoluto rilievo è la presenza di colonie riproduttive e siti di riposo e svernamento di Chirotteri legati ad habitat di grotta.Ingresso di grotta naturale: la Tanaccia. Foto Mario Vianelli, archivio Servizio Valorizzazione e Tutela del Paesaggio della Emilia-Romagna La locale comunità di pipistrelli, in corso di studio, comprenderebbe ben 14 specie (13 secondo l’Atlante dei mammiferi della Provincia di Ravenna 2001), delle quali sei di interesse comunitario: Ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros), Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), Ferro di cavallo euriale (Rhinolophus euryale), Vespertilio maggiore (Myotis myotis), Vespertilio di Blith (Myotis blythii) e Miniottero (Miniopterus schreibersi). Sono segnalati anche i rari Orecchione meridionale (Plecotus austriacus) e Myotis nattereri, nonché il Serotino, i due Pipistrelli albolimbato e di Savi e due Nottole, la comune e di Leisler. A questi si aggiunge la recente scoperta presso Zattaglia di una colonia di Myotis emarginatus. Tra gli altri Mammiferi, va citata almeno la presenza dell'Istrice (Hystrix cristata), del Quercino (Eliomys quercinus) e della Puzzola (Mustela putorius). Per quanto riguarda l’avifauna, è regolarmente presente una dozzina di specie di interesse comunitario sei delle quali nidificanti negli habitat collinari termofili e calanchivi: Calandro (Anthus campestris), Tottavilla (Lullula arborea), Ortolano (Emberiza hortulana), Averla piccola (Lanius collurio), Succiacapre (Caprimulgus europaeus), Albanella minore (Circus pygargus), quest’ultima con 4-5 coppie. Le rupi gessose costituiscono un sito ideale per la nidificazione del Gufo reale (Bubo bubo), qui presente con un importante nucleo riproduttivo di 2, forse 3 coppie. Altre specie nidificanti probabili o irregolari sono Calandrella (Calandrella brachydactyla), Averla cenerina (Lanius minor) e Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Nel sito è rilevata la presenza di Re di quaglie (Crex crex) e di Balia dal collare (Ficedula albicollis). Tra l'avifauna migratrice è rilevata la presenza regolare e la nidificazione di 30-35 specie tra le quali quelle di maggior interesse sono Quaglia, Prispolone, diversi Silvidi legati agli ambienti arbustivi termofili e mediterranei, Topino e Gruccione, che nidificano in cavità scavate in pareti con substrato terroso o sabbioso. Grazie alla presenza di un differenziato mosaico ambientale sono presenti anche specie antropofile o legate agli ambienti coltivati e di ecotono. Tra i Vertebrati minori, particolarmente singolare è la presenza della Testuggine palustre (Emys orbicularis) nella Stretta di Rivola, forse l’unica stazione regionale non strettamente planiziale di questa specie; significativa inoltre è la presenza di Tritone crestato (Triturus carnifex) e Ululone appenninico (Bombina pachypus). Non mancano l’Orbettino, la meno comune Luscengola e il Saettone (Zamenis longissimus). Il serpente probabilmente più raro e meno conosciuto presente nel sito è però il Colubro del Riccioli (Coronella girondica), a distribuzione altamente frammentata lungo la fascia medio-montana e collinare. Sono segnalati anche Raganella (Hyla intermedia) e Geotritone (Speleomantes italicus); davvero inaspettati sono recentissimi avvistamenti, in recessi molto freschi, di Salamandra salamandra e Rana italica in sparuti gruppi a quanto pare relitti, disgiunti dalle popolazioni dell'alto Appennino. La ricca fauna ittica comprende cinque specie di interesse comunitario: Lasca (Chondrostoma genei), Vairone (Leuciscus souffia), Barbo (Barbus plebejus), Barbo canino (Barbus meridionalis) e Cobite comune (Cobitis taenia). E’ presente anche il Ghiozzo padano (Padogobius martensii). Tra gli invertebrati, sono segnalate quattro specie di Insetti di interesse comunitario: il Lepidottero Eterocero Euplagia quadripuntaria e lo Scarabeide Osmoderma eremita (ambedue prioritari); i Coleotteri Lucanus cervus e Cerambix cerdo, legati agli ambienti forestali con resti di alberi marcescenti. Sono presenti anche i Coleotteri Nebria fulviventris e Polyphylla fullo.

Per saperne di più

Parco regionale Vena del Gesso Romagnola

La Flora della Vena del Gesso

La Vena su Appennino Romagnolo

Geositi Ravenna

Catasto speleologico Emilia-Romagna

Le schede di "Puliamo il buio"

Cartografia

Carta di dettaglio

Inquadramento territoriale

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Pubblicato il 02/12/2011 — ultima modifica 07/03/2018
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