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Parchi, foreste e Natura 2000

IT4090003 - SIC-ZPS - Rupi e Gessi della Valmarecchia

Superficie: 2526 ettari
Province e Comuni interessati: RIMINI - 2504 ettari (Novafeltria, Talamello, San Leo, Maiolo), FORLI'-CESENA - 22 ettari (Mercato Saraceno)

Territorio confinante con  IT40800013 SIC "Montetiffi, Alto Uso"

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4090003

Note esplicative al formulario

Enti gestori

Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Romagna

Regione Emilia-Romagna

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione

Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo

Piano di Gestione

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP) 

Descrizione e caratteristiche

Le rupe di San Leo, punteggiata di lecci, precipite sul paesaggio agricolo digradante verso il Marecchia, e il Monte San Severino sullo sfondo di San Marino. Foto Stefano Bassi, archivio personale

Il sito individuato dalla Regione Emilia-Romagna riunisce nel medesimo SIC-ZPS i precedenti SIC marchigiani di Monte della Perticara - Monte Pincio (IT5310021), Calanchi di Maioletto (IT5310002) e ZPS Esotici della Valmarecchia (IT5310023) per complessivi 2526 ettari, aggiustando alcuni limiti ed ampliando l'area verso nord alle rupi e colli di San Leo fino a Montefotogno. Si tratta di un'area caratterizzata da un punto di vista geomorfologico dalla cosiddetta "Colata gravitativa della Val Marecchia" costituita da un complesso alloctono formato in prevalenza da depositi argillitici caotici per effetto del trasporto subito da O verso E, su cui galleggiano placche di materiali (esotici) più rigidi non coinvolti nella caoticizzazione e risalenti ad età cretaceo-paleogenica o neogenica. Il paesaggio è caratterizzato dal fenomeno erosivo che determina la formazione dei calanchi che localmente ospitano una flora alofila rara per i territori interni della regione. Su substrato compatto si sviluppano praterie e boschi di tipo mesofilo. Dalle estese ondulazioni argillose emergono come giganteschi scogli gli affioramenti rocciosi della colata, tutti calcarenitici seppur geomorfologicamente e litologicamente differenziati l'uno dall'altro. In sinistra Marecchia emergono le rupi di Perticara, di M.Pincio e di Talamello; in destra di Maioletto e di San Leo, poi la bastionata di Tausano (Oasi faunistica) e infine il curioso affioramento carsico dei Gessi di Rio Strazzano e Legnagnone. Una vera e propria articolata corona di montagne che cinge argillose ondulazioni, sempre in vista del largo anastomizzato letto del fiume Marecchia.
Si tratta di aree importanti per la varietà naturale che ospitano. Sono ambienti e paesaggi singolari e fragili dal punto di vista geologico e naturalistico. Rupi calcarenitiche, gessi (con carsismo superficiale e profondo) e le ghiaie del Marecchia caratterizzano un'area collinare con piane e sbalzi, calanchi, picchi rocciosi e morbide ondulazioni estensivamente coltivate, il tutto con influenze mediterranee anche spinte (lembi con leccio e sclerofille tra le quali osiride e terebinto) e all'opposto stazioni fresche (anche qualche faggio a Nord della Perticara, poi martagone, doronico e altre presenze montane discese dalla incombente Carpegna).
I dintorni di queste aree sono sottoposti ad un forte sfruttamento per l'estrazione degli inerti (cave). Il dissesto idrogeologico è diffuso soprattutto nelle aree agricole adiacenti a quelle calanchive. L'abbandono delle attività agricole negli ultimi decenni sta favorendo il ritorno delle cenosi forestali, quindi per garantire la sopravvivenza delle specie animali e vegetali è necessario prevedere piani di gestione per la conservazione degli ambienti semiantropizzati. Ambienti localmente franosi, generalmente antropizzati, si presentano tuttavia ricchi di storia e fascino paesaggistico, con sviluppo turistico avviato da lungo tempo e suscettivo di ulteriore potenziale espansione (anche e soprattutto per prossimità ai bacini d'utenza riminesi e sammarinesi), da mantenere sostenibile anche in equilibrio con la locale attività venatoria.
19 tipi di habitat d'interesse comunitario, dei quali 6 prioritari, ricoprono il 30% del territorio, con prevalenza per i tipi forestali e prativi. Caratteristici habitat rocciosi e arbustivi, sovente a carattere mediterraneo, completano un quadro ambientale ricco e particolarmente differenziato.

Vegetazione

Coronilla minima e Astragalus monspessulanus, protagonisti della gariga su galestro e su sfatticcio arenaceo dell'Appennino romagnolo. Foto Stefano Bassi, archivio personaleLa cartografia provinciale (PU 2009) della vegetazione riporta numerosi tipi forestali e di prateria, tra i quali boschi mesofili a querce (soprattutto Roverella, ma anche Cerro) e latifoglie miste (Laburno-Ostryon) come Acer obtusatum e Carpinus orientalis; querceti caducifogli con sclerofille mediterranee (Cytiso-Quercion pubescentis, Lauro-Quercion pubescentis) tipo Leccio, Fillirea, Terebinto, Ligustro, Pyracantha coccinea e Osyris alba; boschi su suoli umidi (Populetalia albae); arbusteti e boscaglie alveali a salici (Salix eleagnos) e lembi di alneto; prati a Bromus erectus e Brachypodium pinnatum colonizzati da arbusti sparsi o raggruppati in piccole colonie dalla fisionomia variabile; vegetazione arbustiva a ginepri oppure aggruppamenti erbacei folti con Ononis masquillerii e radi con Astragalus monspessulanus e Coronilla minima.
Vegetazione igro-nitrofila dei Bidentalia tripartiti e canneti dei Phragmitetalia caratterizzano il contesto ripariale, che comprende anche lembi di xerobrometo delle ghiaie soprelevate con Ononis natrix e Bothriochloa ischaemon. I castagneti del Pincio rientrano nel Melampyro italici-Castanetum sativae. La flora annovera specie rare e importanti, la più singolare della quali è probabilmente Lathraea squamaria, orobancacea di boschi paludosi, senza clorofilla quindi parassita, specie montana come Veratrum nigrum, o quantomeno di ambienti particolarmente freschi quali i versanti nord della Perticara che tra gli altri ospitano, insieme a qualche faggio, anche borsolo, martagone, doronico, scilla, lingua cervina. All'opposto, l'ambiente collinare, roccioso e a tratti schettamente mediterraneo favorisce la presenza di termofile o xerofile sclerofille già citate, e in ambiente calanchivo di Plantago maritima, Salsola soda, Podospermum canum, Artemisia cretacea e Stachys eraclea. E' presente l'orchidea Himantoglossum adriaticum, d'interesse comunitario.

Fauna

Raganella italiana (Hyla intermedia) abitatrice non molto frequente dei ristagni in ambienti forestali. Foto Stefano Bassi, archivio personaleL’avifauna annovera oltre venti specie di interesse comunitario, delle quali una decina regolarmente nidificanti, alle quali si aggiungono in particolare 6 specie migratrici. Le aree prative sono un importante sito di nidificazione di Albanella minore (Circus pygargus), Succiacapre (Caprimulgus europaeus), Calandro (Anthus campestris) e Calandrella (Calandrella brachydactyla). Di particolare rilievo la nidificazione del Nibbio, estremamente localizzato in Regione e del Pecchiaiolo (Pernis apivorus). La varietà degli ambienti favorisce, tra le specie migratrici, gli Irundinidi, gli Alaudidi (Quaglia), i Silvidi, il Passero solitario e l’Upupa. I mammiferi, oltre al chirottero Ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros) e maggiore (R. ferrumequinum) di interesse comunitario, contano il Myotis daubentoni, chirottero di fiume, e l'Istrice (Hystrix cristata). Dei vertebrati minori occorre segnalare il Tritone crestato (Triturus carnifex), l’Ululone ventregiallo (Bombina variegata), la Raganella italica (Hyla intermedia), il Saettone (Zamenis longissimus), la Luscengola (Chalcides chalcides) e il Geotritone (Speleomantes italicus) nei Gessi di Legnagnone. L’importante popolazione ittica nel fiume Marecchia comprende, tra le altre, quattro specie di interesse comunitario: Cobite comune (Cobitis taenia), Lasca (Chondrostoma genei), Barbo (Barbus plebejus) e Barbo canino (Barbus meridionalis). Per gli Invertebrati, non ci sono informazioni precise. E' probabile ci sia il Gasteropode terrestre Vertigo angustior, mentre la presenza di ambienti carsici con vasti sistemi ipogei lascia intendere il possibile reperimento di ortotteri troglofili (Dolichopoda) e forse di crostacei troglobi del genere Niphargus.

Per saperne di più

Cartografia

Carta di dettaglio

Inquadramento territoriale

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Pubblicato il 02/12/2011 — ultima modifica 14/03/2018
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