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Parchi, foreste e Natura 2000

Falena dell’edera

Falena dell’edera (foto: H.Mangold)Ordine: Lepidoptera - Famiglia: Arctiidae

Callimorpha quadripunctaria (Poda, 1761) 

Geonemia: La specie è presente in tutta Europa, Asia minore, Russia, Caucaso, Siria e Iran. Diffusa in tutta Italia.

Caratteri distintivi: Apertura alare 45-55 mm. Farfalla inconfondibile con ali anteriori verde scuro con riflessi metallici, attraversate da bande bianco-giallastre. Le ali posteriori sono di un bel rosso vermiglio con due grandi macchie nere arrotondate. Le antenne sono filiformi mentre il corpo è di un arancione vivace con una serie di punti neri. I sessi sono simili e possono essere distinti osservando l’addome: nelle femmine è più grande e rigonfio, mentre nei maschi è più slanciato e con un ciuffo di peli all’estremità.

Habitat: La falena dell’edera è legata ad una vasta tipologia di ambienti caldi e secchi, anche se mostra una certa preferenza per i margini dei boschi e altri luoghi ombrosi. La si riscontra dalla pianura ai 1500 m di quota.

Biologia: Una sola generazione annuale con sfarfallamento degli adulti da luglio a settembre ed esemplari logori sono osservabili fino ad ottobre inoltrato. Durante il giorno è facile osservare gli adulti mentre in gran numero suggono il nettare sulle infiorescenze della canapa acquatica, Eupatorium cannabinum. L’adulto, quando è posato nella vegetazione, tiene le ali anteriori ripiegate sulle posteriori diventando invisibile grazie alla colorazione disruptiva. Se disturbato apre fulmineamente il primo paio di ali mostrando il rosso delle inferiori in un caratteristico effetto display che disorienta l’eventuale predatore. Le uova vengono deposte in folti gruppi di un solo strato sulla pagina inferiore delle foglie delle piante nutrici. Le larve svernano in uno stadio precoce in posti riparati e diventano visibili solo nella stagione successiva dove non è infrequente osservarle sui muri delle case mentre vagano alla ricerca di un posto idoneo per impuparsi. Le larve sono fortemente polifaghe e si nutrono a spese di un gran numero di specie vegetali sia erbacee fra cui ortiche e trifogli, arbustive quali i rovi sia arboree come salici e querce. L’impupamento avviene generalmente nella vegetazione bassa e la crisalide è avvolta in una fine tela biancastra che forma una delicata reticella.

Distribuzione e status in regione: Diffusa e comune in tutta la regione dalla pianura alle aree di montagna.

Note tassonomiche:
Le popolazioni italiane appartengono alla sottospecie nominale. Molto raramente compaiono individui con le ali posteriori di colore giallo della varietà lutescens, Staudinger.

Curiosità
: Il nome quadripunctaria deriva dalla presenza di quattro grandi macchie nere sulle ali posteriori, due per ogni ala, che spiccano sul fondo rosso. La famosa valle delle farfalle sull’isola di Rodi ogni anno si colora di uno spettacolare e variopinto evento della natura siccome decine di migliaia di esemplari di falena dell’edera si riuniscono uno accanto all’altro.

Interesse conservazionistico: La specie è inclusa come specie prioritaria nell’Allegato II (specie di interesse comunitario che richiede la designazione di zone speciali di conservazione) della Direttiva Habitat 92/43/CEE (Council Directive 2006/105/EC). E’ l’unica specie di lepidottero considerata prioritaria dalla Comunità Europea: questo per tutelare lo spettacolo della natura che ogni anno colora la famosa valle delle farfalle nell’isola di Rodi, dove decine di migliaia di esemplari di questa specie si danno appuntamento. Inclusa tra le specie particolarmente protette della Legge Regionale 15/2006 “Disposizioni per la tutela della fauna minore in Emilia-Romagna”.

Fattori di minaccia: Nella nostra regione, e in generale in Italia, vista la sua notevole diffusione, non sembra essere minacciata, anche se in altri paesi, come ad esempio la Svizzera, viene segnalata in diminuzione per la perdita degli ambienti caldi e ricchi di ombra.

Misure per la conservazione: Il rimboschimento di vaste aree ricche di arbusti o alberelli radi deve essere assolutamente limitato. Anche i margini dei boschi, delle sterrate e dei sentieri, dove sono concentrate molto spesso piante erbacee con fiori ricchi di nettare vanno salvaguardati e non sottoposti a sfalci intensivi. Nel basso Appennino, dove la grande estensione di coltivi e aree urbanizzate ha creato una frammentazione degli ambienti, andrebbero creati dei corridoi con arbusti e alberi al fine di dare una certa continuità agli habitat adatti a questo variopinto artide.

Revisione e aggiornamento nel 2010 a cura del Servizio parchi e risorse forestali in collaborazione con R.Fabbri.

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Pubblicato il 12/12/2011 — ultima modifica 16/10/2012
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