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Parchi, foreste e Natura 2000

Storione del Po

Storione del PoAcipenser naccarii (Bonaparte, 1836)

Caratteri distintivi:  Le dimensioni della specie sono considerevoli: il cobice può raggiungere 25 kg di peso e 1,5 m di lunghezza.

Habitat: Areale ristretto, bassa densità, habitat non specializzato

Ecologia: Gli storioni sono pesci migratori; verso la fine dell'inverno, essi risalgono infatti dall'Adriatico nel Po per riprodurvisi. Come per tutte le specie migratrici, anche la risalita degli storioni è ostacolata dalle barriere che l'uomo ha elevato lungo il corso dei fiumi. Lo storione cobice è una specie endemica del mare Adriatico, mentre l'affine storione comune Acipenser sturio è presente in tutti i mari europei.
Gli storioni sono principalmente predatori e si alimentano sul fondo catturando molluschi e altri invertebrati e occasionalmente pesci. La loro dieta comprende, seppur in minima parte, anche materiale vegetale.

Distribuzione e status in regione: Quasi estinto. È stata avanzata l’ipotesi, ancora da confermare, circa la possibilità che si formino popolazioni stanziali in acqua dolce, in grado di completare l’intero ciclo biologico senza discendere al mare per svolgervi la fase trofica. Ciò renderebbe ragione della presenza dello storione cobice a monte dello sbarramento di Isola Serafini. La sua presenza è comunque molto rara e le notizie circa la sua cattura sempre più sporadiche. Negli ultimi anni sono stati effettuati progetti per la reintroduzione della specie in alcuni corsi d’acqua del nord Italia partendo da esemplari disponibili.
Gli storioni sono presenti con una consistenza mediocre, lungo l'asta del Po e nel tratto terminale di alcuni suoi affluenti; occasionalmente possono risalire anche il basso corso del fiume Reno.

Interesse conservazionistico: La specie è inclusa nell’Allegato II (specie di interesse comunitario che richiede la designazione di zone speciali di conservazione) della Direttiva Habitat 92/43/CEE. La specie compare nell’Allegato II della Direttiva Habitat a causa della sua rarità nel settore settentrionale dell’areale europeo. Inclusa tra le specie particolarmente protette della Legge Regionale 15/2006 “Disposizioni per la tutela della fauna minore in Emilia-Romagna”.

Fattori di minaccia: Costruzione di barriere che impediscono la risalità verso le aree di riproduzione, inquinamento delle acque.

Misure per la conservazione: Mancano studi aggiornati relativi allo status di queste specie e ciò rende difficile l'attuazione d'opportuni programmi di reintroduzione. Monitoraggi mirati sull’attuale distribuzione di queste specie, anche in collaborazione con i pescatori professionisti, sono sicuramente d'estrema importanza. Anche il rilascio di esemplari marcati con microchip può fornire importanti informazioni relative alle loro preferenze in termini di habitat.
Fondamentale, infine, è l'eliminazione delle barriere che impediscono la risalita verso le aree di riproduzione e la costruzione di appositi passaggi per pesci.
La tutela di queste specie è prioritaria perché rappresentano un elemento tipico della comunità ittica padana in considerazione anche dei loro aspetti evolutivi e al fatto di essere i pesci di maggiori dimensioni.

Indirizzi per la tutela
a) Monitoraggio delle popolazioni residue;
b) Attività di riproduzione ex-situ;
c) Attività di ripopolamento/reintroduzione;
d) Rimozione alle barriere che impediscono le migrazioni verso le acque dolci;
e) Riduzione della pressione di pesca.


Revisione ed aggiornamento nel 2011 a cura del Servizio parchi e risorse forestali , elaborazione basata sulla Banca dati della biodiversità: schede monografiche PESCI (a cura di Francesco Nonnis Marzano) e
 su "Elementi di base per la predisposizione della carta ittica regionale" , Regione Emilia-Romagna - Assessorato agricoltura e alimentazione, 1992.

 

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Pubblicato il 12/12/2011 — ultima modifica 02/11/2012
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