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Fauna urbana, un ecosistema da scoprire

Molte le specie di uccelli che si sono adattate a vivere in città

09.01.2008

Una gazza in cittàBologna, 9 gennaio 2008 - Spesso non c’è bisogno di allontanarsi dalla città per scoprire una sorprendente e ricca vita animale. È ancor più vero in inverno, quando molti uccelli sono attratti dalla disponibilità di cibo e dal relativo tepore. Fino a qualche decennio fa, erano pochissime le specie che si adattavano a vivere in ambiente urbano. Uno dei primi a notare il cambiamento è stato , che nel 1975 pubblicò il libro “Clandestini in città” (Mondadori). A livello nazionale, l’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) coordina un progetto incentrato sulla biodiversità urbana; sono tuttavia ancora molto poche le città in cui la fauna è stata studiata e censita in modo sistematico. Però le segnalazioni abbondano: animali dai nomi semplici ed arcinoti come rondone, volpe - famosa quella entrata addirittura nella redazione di Adnkronos, nel quartiere Trastevere di Roma - riccio e gabbiano; animali dai nomi un po’ più altisonanti, come gli aironi cinerini che si possono osservare a Torino e a Milano, le upupe che ogni primavera si fanno vedere a Mestre, le ghiandaie di Ferrara. E poi ci sono le superstar, come Aisha e Felix, i due falchi pellegrini che da anni nidificano in un edificio della Fiera di Bologna. Durante la stagione delle cove il loro nido è tenuto sotto osservazione da una webcam, e le immagini sono disponibili su internet in tempo reale. E a proposito di Bologna e di falchi pellegrini: l’anno scorso un’altra coppia ha fatto il nido addirittura sul campanile di San Petronio.

La fauna urbana propriamente detta è costituita dalle specie selvatiche che vivono stabilmente nei centri abitati: dunque la definizione non comprende gli animali domestici (neanche i cani e i gatti randagi) e quelli sfuggiti da tempo immemorabile alla domesticazione, come i colombi. Fanno però parte della fauna urbana gli animali esotici introdotti accidentalmente o fuggiti dalla cattività che riescono ad ambientarsi e a prolificare. È il caso ad esempio delle folte colonie di parrocchetti (pappagallini verdi) a Roma e a Genova: e a Genova si riproducono in libertà in tutto tre specie di pappagalli. Gli animali hanno trovato vantaggioso colonizzare le città per una serie di motivi. Innanzitutto la temperatura più alta di almeno 1-2 gradi rispetto alle aree circostanti, a causa degli impianti di riscaldamento e di illuminazione. La presenza degli edifici smorza l’impeto dei venti. Il suolo coperto di asfalto e cemento è sterile ed impermeabile, ma ci sono “oasi” di humus particolarmente ricco in parchi e giardini e si può facilmente trovare cibo nei rifiuti. Ci sono acqua e anfratti che si prestano a diventare tane e nidi; mancano i cacciatori e, a parte i gatti, i predatori sono scarsi o addirittura assenti.

Gli uccelli costituiscono la parte più evidente della fauna urbana, anche se non la esauriscono. Con gli anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dalle città, sono sparite le rondini (da non confondere con i comunissimi rondoni), ma sono arrivati moltissimi altri “ospiti” alati. Delle circa 500 specie di uccelli presenti in Italia, ben 356 sono state osservate con una certa regolarità nelle città, e 193 vi nidificano. È famoso il caso del falco grillaio, una specie che ha subito negli ultimi anni una riduzione molto considerevole ma che prospera a Matera e nei centri storici di alcune piccole e medie città delle Murge. Negli ambienti urbani hanno avuto un successo strepitoso soprattutto le specie più adattabili: gabbiani, storni, cornacchie, gazze. Sono praticamente su tutti i tetti, mentre un ventaglio molto più ampio di specie frequenta le aree verdi e i tratti urbani dei fiumi. Qui non si trovano solo uccelli ma anche mammiferi: in molti parchi ci sono ricci, conigli selvatici (come al “Franco Agosto” nel centro di Forlì) e scoiattoli rossi, che stanno colonizzando il verde urbano soprattutto in Piemonte e in Emilia-Romagna. Delle faine si ha segnalazione certa fra le case di Gubbio e di Siena, ma probabilmente sono anche in altri centro storici medievali. Sempre fra i mammiferi, la quasi totalità delle 30 specie di pipistrelli presenti in Italia frequenta anche le aree urbane o le periferie: trovano rifugio nei sottotetti, e a volte perfino nei cassoni delle tapparelle, mentre per il cibo ci sono i fasci di insetti che si formano attorno ai lampioni stradali.

Uno stormo nel cieloSoprattutto lungo i fiumi, nei parchi e nei giardini in inverno è possibile praticare con successo il birdwatching urbano. È vero, mancano gli usignoli, le capinere e tutti i migratori che in autunno hanno fatto rotta verso Sud, ma alle specie che trascorrono in Italia l’intero anno si aggiungono i migratori parziali che dal Nord Europa, o anche solo dalle montagne, volano in cerca di luoghi in cui il clima è più mite. Nelle città sono più fitte che mai, in questa stagione, le schiere di merli, cardellini, fringuelli, ballerine bianche e gialle. E poi le cince, con tutte le variazioni sul tema: cinciarella, cinciallegra, cincia mora, cincia bigia. I pettirossi, una presenza a cui la memoria immediatamente associa il concetto di neve. Con un po’ di fortuna, quando c’è tanta neve si può vedere in città perfino lo splendido, elusivo ciuffolotto. Malgrado gli uccelli siano protetti da un folto piumaggio, le basse temperature rappresentano per loro un pericolo. Hanno un metabolismo molto meno efficiente rispetto ai mammiferi, e difendersi dal gelo rappresenta per loro un grande dispendio di energie: tutto questo proprio nel momento in cui gli insetti non si trovano e le piante non hanno né foglie né semi. Una mangiatoia offerta dall’uomo può venire in soccorso, e può anche essere l’occasione per fare birdwatching urbano rimanendo in poltrona, accanto alla finestra del salotto.

La mangiatoia è sostanzialmente una piccola piattaforma di legno con i bordi rialzati, da appendere al balcone o a un palo a 1-2 metri da terra, in un luogo molto tranquillo, facilmente rifornibile di cibo e inaccessibile ai gatti. Il modello “a tettuccio” (in sostanza, una casetta senza pareti) è preferibile non solo perché il cibo non si bagna ma soprattutto perché scoraggia gli uccelli opportunisti di grosse dimensioni, come i colombi, le cornacchie e le gazze. Gli appassionati di bricolage possono costruirla da sé; in alternativa, la Lipu (Lega italiana protezione uccelli) ne mette in vendita numerosi modelli. Il cibo andrebbe rinnovato ogni giorno, fino alla fine di febbraio: semi di miglio, panico, lino, canapa, ravizzone, girasole (si possono acquistare in negozi di articoli per animali) ma anche mele, noci, nocciole, arachidi, pinoli (ovviamente sgusciati e grossolanamente tritati); briciole dolci (quelle di pane non vanno bene, piacciono solo a i passerotti) purché senza cioccolato e liquore; lardo e strutto senza sale né spezie. Quando la temperatura è sottozero e la natura offre soltanto ghiaccio, è importante mettere a disposizione, accanto al cibo, anche un recipiente d’acqua.

Per percorrere fino in fondo la strada del birdwatching urbano, si possono offrire agli uccelli anche cassettine nido: in sostanza sono “scatole” di legno munite di “coperchio” a spiovente, con un foro d’ingresso ed eventualmente un piccolo posatoio. Anch’esse sono messe in vendita dalla Lipu o possono essere costruite in casa; attenzione però alle dimensioni, diverse a seconda della specie che si vuole invitare a metter su famiglia. È proprio l’inverno il momento migliore per esporre le cassettine nido (il luogo va scelto con gli stessi accorgimenti messi in opera per le mangiatoie), in modo che gli uccelli abbiano tutto il tempo per abituarsi alla loro presenza e per ispezionarle. Oltre alle cassette nido per uccelli, esistono anche quelle adatte a fungere da riparo e da nursery per i pipistrelli: offrirle sarebbe davvero un bel gesto, visto che i pipistrelli stano diminuendo di numero in tutt’Italia e che rappresentano il migliore antidoto agli insetti molesti.

 

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Pubblicato il 09/01/2008 — ultima modifica 29/03/2012
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