martedì 18.12.2018
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Per tornare a correre o a volare: i volontari che rimettono in pista i nostri amici dei boschi e del cielo

Cosa fare quando si trova un cerbiatto investito lungo la strada? E a chi rivolgersi quando si trova una rondinella con un’ala spezzata? Ci sono persone che dedicano il proprio tempo libero agli animali selvatici in difficoltà. Li soccorrono, li curano e li accudiscono, finché non sono pronti per affrontare la natura da soli. Sono i volontari di realtà come il Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso”, una struttura che opera in collaborazione con la Provincia di Modena e mette a disposizione strutture d’eccellenza e professionisti per salvare daini e caprioli, ricci e volpi, gufi e scoiattoli, ma anche civette, rondoni e qualsiasi animale che si trovi nei guai. Un luogo speciale quindi, dove spesso si rimedia ai danni dell’uomo e si insegna ai bambini a conoscere le creature selvatiche e a rispettarle. Un grande impegno quello del Pettirosso, sempre disponibile ad accogliere nuovi volontari che vogliono essere in prima linea nella salvaguardia della natura.
Per tornare a correre o a volare: i volontari che rimettono in pista i nostri amici dei boschi e del cielo

Capriolo (Foto Il Pettirosso)

Il capriolo Primo era caduto in un tombino, ma per fortuna è stato recuperato. Pastorello invece è un piccolo istrice che ha perso la mamma in un tubo per l’acqua piovana, dove si era incastrata. Anche Clara è un istrice: per colpa di un’automobile ha subito una brutta frattura al bacino e ora è in “riabilitazione”. Poi ci sono il ghiro Giacomo, detto Leopardi, perché è stato ritrovato tra gli scaffali di una libreria, e un trio di assioli, piccoli gufi che hanno perso il nido, perché l’albero dove avevano trovato casa è stato abbattuto. Un’intera famiglia di ricci invece è scampata a un decespugliatore, ma la loro mamma era così spaventata che è fuggita. Spiritello poi è una volpe che stava per essere sbranata dai cani ma è stata salvata da alcuni agenti del Corpo Forestale dello Stato. Il Signor Rossi, infine, è un uccellino proveniente dalla Svizzera e ha un’ala rotta. Difficilmente tornerà a volare, ma per fortuna ha trovato un posto sicuro dove si prendono cura di lui.
Sembrano tante piccole favole del mondo della natura. Ma sono avventure reali, e a fare del proprio meglio per assicurare il lieto fine ci pensano i volontari del Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso”. Gli sfortunati protagonisti di queste storie infatti sono ora tutti ospiti di questo posto molto speciale che si trova a Modena, in via Nonantolana, un rifugio e un luogo di cura gestito da un gruppo di più di 60 persone che dedicano il proprio tempo libero agli animali in difficoltà.
Altri Centri di questo tipo in regione? Il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone, per esempio, con sede a Sasso Marconi (Bo). Oppure il Centro Recupero Fauna Selvatica Garzaia di Codigoro, nel Ferrarese, presso la Sezione WWF. Operano al servizio dei piccoli amici bisognosi di aiuto anche il Centro recupero animali selvatici di Rimini presso la sede del WWF, il Centro recupero animali selvatici Astore di Faenza, il Centro Recupero Animali Selvatici Casa Rossa di Sala Baganza, nel Parmense. A Ferrara c’è il Centro Recupero Animali Selvatici Giardino delle Capinere, mentre a Salsomaggiore Terme (Pr) opera il Centro Recupero Animali Selvatici Le Civette. E se a Bologna sono attivi anche i volontari del Centro Recupero Fauna Selvatica di via delle Tofane, a Ravenna c’è il Centro Recupero Selvatici San Marco.

Cuccioli inesperti che si mettono nei guai, animali selvatici che si feriscono o si ammalano, esemplari esotici fuggiti o abbandonati, ma anche tante vittime della disattenzione o peggio della crudeltà dell’uomo, investiti dalle auto o scampati ai bracconieri. Il Pettirosso accoglie tutti. Con un obiettivo preciso: rimetterli in libertà non appena si sono ristabiliti e farli tornare nella loro vera casa, la natura. I volontari del centro operano infatti nell’ottica di tutela dell’ambiente, svolgendo una funzione fondamentale di conservazione dell’ecosistema. Senza dimenticare le iniziative di educazione ambientale, con tante attività per coinvolgere soprattutto i bambini, farli entrare in contatto con gli animali e sensibilizzarli sull’importanza della protezione della natura. Tutto questo sulla base di una convenzione con la Provincia di Modena e in collaborazione con le forze dell'ordine, i Vigili del fuoco e la Polizia provinciale.

Amare gli animali significa fare la cosa giusta
Cosa fare quando si trova un uccellino caduto dal nido che non riesce a volare, o un capriolo colpito dalle fucilate, oppure un animale investito lungo la strada? Il Centro Fauna Selvatica è nato anche per dare una risposta a tutte quelle persone - o istituzioni - che si trovano in questa situazione e non sanno a chi rivolgersi. Le segnalazioni dei cittadini, così come quelle delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco, sono fondamentali per l’attività del Centro, a cui le persone sanno di poter consegnare con fiducia animali in pericolo o abbandonati.

Perché gli esemplari della fauna selvatica sono tutelati dallo Stato.
È la legge che, oltre a tutelarli e a punire con severità chi non li rispetta, invita a contattare, in caso di ritrovamento, l’amministrazione provinciale o i centri di recupero della fauna. Certo, è facile affezionarsi a cuccioli e pulcini abbandonati, e avere la tentazione di curarli e allevarli personalmente. Ma se non si ha l’esperienza per accudire correttamente un animale o il tempo sufficiente per dedicarsi alla sua assistenza, il rischio è quello di non fare il suo bene. Meglio affidarsi a dei professionisti, che faranno del loro meglio per prendersi cura della sua salute e tutelarlo finché sarà necessario.

Anche se temporaneamente bisognosi di cure e non autosufficienti, non si tratta di animali domestici, ma selvatici. Se male alimentati o “imprintati” alla vita domestica, anche se in buona fede, li si condannerà a morire e ad essere pericolosi per sé stessi e per chi gli starà intorno. Non solo: diventeranno animali che non sanno cacciare, che non sanno di chi fidarsi o da chi guardarsi. Non sapranno a che specie appartengono, e non sapendo come comportarsi con i propri simili, potrebbero rischiare di venire uccisi proprio da loro. Insomma, saranno una facile preda per tutti.
La cosa migliore per completare l’opera di salvataggio è quindi quella di rivolgersi a operatori e volontari esperti come quelli che lavorano al Pettirosso. Con loro chi lo desidera può comunque continuare a seguire i miglioramenti dell’animale, andarlo a trovare, e assistere anche all’emozionante momento della sua liberazione.
Questi sono i numeri di emergenza del Centro, da chiamare in caso di ritrovamento: 339-8183676 oppure 339-3535192.

Vent’anni al servizio della natura
Il Pettirosso è nato all’interno del Centro Soccorso Animali di Modena, associazione che già da vent’anni si occupa della tutela e della salvaguardia di animali domestici, soprattutto cani e gatti, custodendoli all’interno dei suoi cinque rifugi sparsi sul territorio nelle province di Modena e Reggio Emilia. Dieci anni fa il Centro ha cominciato ad occuparsi anche di antibracconaggio, in Italia e nel resto dell’Europa, in stretta collaborazione con altre associazioni, tra cui il “Komitee gegen den Vogelmord”, ente tedesco attivo nella repressione della caccia di frodo e del traffico di animali protetti. Nel corso delle operazioni anti-bracconaggio i volontari, oltre a soccorrere uccelli o mammiferi vittima delle crudeli trappole dei bracconieri, sequestravano richiami vivi, illeciti o specie protette detenute illegalmente. Ma non esisteva un luogo dove poter collocare e curare gli animali in attesa che fossero pronti a prendere la libertà, anche perché molti centri fauna di fama nazionale avevano chiuso per carenza di fondi o volontari. Da qui l’idea di creare una struttura specifica per loro. Nacque così il Centro Fauna Selvatica di Modena, un’esperienza di eccellenza, che ogni anno consente di salvare e riportare alla natura centinaia di esemplari.

 

CaprioliI salvataggi del Pettirosso
Sono 3.300 gli animali che il Centro è riuscito a salvare nel corso del 2008, con una percentuale di liberazione pari all’80%, la più alta a livello nazionale. 1.440 sono invece gli esemplari soccorsi nei primi sei mesi di quest’anno. Tra loro, i più numerosi sono i daini, i cinghiali e tantissimi esemplari di capriolo con molti piccoli, allattati sempre nella struttura di via Nonantolana. Sono dunque gli ungulati a impegnare maggiormente gli oltre 60 volontari e veterinari del Centro, che ospita più di mille animali. I ritrovamenti riguardano non solo esemplari tipici della fauna selvatica locale, come gli ungulati, ma anche esemplari più rari e originali, come pappagalli sudamericani e pitoni. Tanti anche gli uccelli, soprattutto rapaci, tra cui poiane, allocchi e gheppi; ma anche centinaia di merli, pettirossi, torsi, cince e qualche pipistrello. E poi ricci, tassi, istrici, serpenti.
Per la maggior parte di questi esemplari la permanenza è temporanea, limitata essenzialmente al tempo necessario per tornare ad essere autosufficienti per una vita in libertà. Per una minima parte di loro però - quelli con patologie permanenti o troppo deboli - il centro resterà la loro casa, perché non saprebbero più cavarsela da soli nella natura.

Un pronto soccorso per rondini e caprioli
Ogni giorno il centro riceve dalle 20 alle 30 richieste di intervento o segnalazioni di animali in difficoltà e particolarmente preziosa è la collaborazione dei cittadini che segnalano con tempestività le situazioni di emergenza. Il servizio di soccorso è attivo 24 ore su 24 tutti i giorni della settimana, su tutto il territorio della provincia di Modena.
Che si tratti di un semplice uccellino o di un capriolo, i volontari si precipitano a portare le prime cure, dietro la consulenza del veterinario. L’animale soccorso passerà nel Centro il tempo necessario per la degenza e un eventuale riabilitazione, fino alla liberazione. Ma oltre a questo lavoro con i feriti, ci sono anche tanti piccoli d’allevare e accudire, con sistemi e mezzi che rispettino l’animale e che lo mantengano selvatico.
Per i salvataggi la struttura ha a disposizione anche la sua “ambulanza”, un furgone attrezzato a mezzo di soccorso, dotato di segnalatori luminosi e faretti per poter ricercare e soccorrere nelle ore notturne e in zone non illuminate lo sfortunato animale investito. All’interno del mezzo, gli operatori o il veterinario possono prestare i primi soccorsi prima di arrivare al Centro o in una clinica veterinaria e ci sono tutte le attrezzature necessarie per intervenire su ogni tipo d’emergenza e per ridurre gli stati di stress, a volte letali per il fragile equilibrio degli animali selvatici.

A tu per tu con gli animali del bosco: iniziative con i bambini
Conoscere il mondo selvatico per imparare a conservarlo. Con questa filosofia il Pettirosso può coniugare la sua attività di rifugio temporaneo per le creature selvatiche all’educazione ambientale. Infatti, nell’ampia area verde dove sorge la struttura gli operatori organizzano visite per sensibilizzare i più piccoli al rispetto per la fauna selvatica. Un’occasione unica, ad esempio, per i bambini di città che magari non hanno mai visto un gufo o un istrice, o hanno paura dei pipistrelli, o non conoscono nemmeno l’esistenza di certe specie. Nel corso delle visite ai bambini vengono date informazioni utili su cosa si deve fare quando si incontra un animale ferito o in difficoltà, aiutandoli così ad assumere un atteggiamento responsabile. Gli ospiti possono poi avere incontri ravvicinati con daini e tassi, volpi e cinghiali, ricci e tartarughe. E poi fare la conoscenza di lepri, poiane, gufi, allocchi, anatre, cigni, aironi, rondini, rondoni, pettirossi, cince, scoiattoli, ghiri. I bambini, in assoluto silenzio, hanno la possibilità di osservarli, imparare a riconoscerli, a rispettarli e non averne paura, anche per capire qual è il ruolo di ciascuna specie all’interno dell’ecosistema. L’attività è rivolta ai ragazzi delle scuole che, versando un piccolo contributo, possono visitare il Centro, da settembre a maggio. L’invito è rivolto a tutte le scuole d’infanzia e primarie, fino alla terza classe, della provincia di Modena e non solo. Inoltre nelle sedi didattiche o nei giardini vengono organizzati percorsi didattici per tutte le età per illustrare i vari stadi della vita delle creature selvatiche, per insegnare a conoscere, tra le altre cose, le differenze morfologiche tra esemplari della stessa specie ma di diverso sesso.

Usare il tatto per dare un nuovo “senso” alla natura
Una dimensione dell'educazione ambientale ancora più sensibile è quella realizzata dal Pettirosso con i bambini non vedenti. “Con le mani” è un’iniziativa didattica unica in Italia, organizzata in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e il patrocinio della Provincia di Modena, che consiste nel far conoscere caprioli, cervi, daini, istrici, volpi e uccellini e rapaci anche a quei bambini che non possono vederli ma che ne hanno solo sentito parlare nelle favole e nei racconti degli amici. Tutto questo naturalmente attraverso il tatto. Così i piccoli non vedenti, assistiti da esperti e volontari, possono accarezzare i cuccioli, sentire la morbidezza dei piumaggi e gli aculei appuntiti. In assoluta sicurezza, perché il progetto si avvale di animali selezionati in modo tale che ci sia la certezza che gli esemplari siano assolutamente innocui, nel massimo rispetto dell’animale.

Il Centro cerca aiuto
Il lavoro al Pettirosso è tanto e c’è sempre bisogno di aiuto per dare a ciascun malato o ferito tutte le attenzioni e le cure necessarie. Per diventare volontari del centro è sufficiente dedicarvi poche ore a settimana, quel tanto che basta per dare una mano e fare un’esperienza speciale ricca di soddisfazioni.
Anche le persone anziane e i pensionati che hanno ancora voglia di sentirsi attivi sono invitati a partecipare alle attività del centro. Soprattutto nel periodo estivo è possibile collaborare con i volontari per realizzare interventi di piccola manutenzione dei recinti per gli animali e in generale della struttura. Al Pettirosso c’è sempre qualcosa da fare e qualcuno da aiutare. È un modo per contrastare la solitudine e mettere a frutto la propria esperienza.
Un altro modo per offrire un sostegno al centro è versare un contributo, magari attraverso il 5 per mille, oppure diventare “Amici del Pettirosso”, facendo una donazione di 30 o 50 euro. Infine, è possibile acquistare il calendario del Centro, con le foto degli animali ospitati nel corso dell’anno precedente.

Mille avventure in compagnia del Pettirosso
Una vera miniera di notizie utili, aggiornamenti, novità e spunti, gli amici degli animali possono trovarla sul sito del Centro, che offre anche informazioni utili su come aiutare gli animali selvatici e consigli sui modi migliori per occuparsi con discrezione di loro, anche durante i difficili mesi invernali, per esempio facendo del proprio giardino un punto di riferimento in cui gli uccellini possono sempre trovare un po’ di cibo o installando piccole mangiatoie. Tante anche le iniziative rivolte al pubblico organizzate dal Pettirosso. Come “La notte delle civette” nella quale l’estete scorsa oltre 40 esemplari dei rapaci notturni - che erano stati ritrovati in precarie condizioni di salute - sono stati liberati dopo mesi di cure. I partecipanti sono stati coinvolti in prima persona nell’apertura delle gabbiette per consentire alle civette di volare via.
Sempre nel sito si trova anche una sezione speciale dedicata alle adozioni a distanza: un elenco di animali - con le relative foto - salvati dai volontari a cui si possono destinare direttamente i propri contributi per il mantenimento, l’alimentazione, le cure, diventando protagonisti della loro storia. Si possono così scegliere gli amici in difficoltà e magari seguire direttamente il loro percorso verso la guarigione e “l’happy-end” che meritano: il ritorno in libertà.

 

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Pubblicato il 11/11/2009 — ultima modifica 08/05/2013
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