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Città resilienti, un modello per un futuro sostenibile

Il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane ha tenuto un workshop a Modena per parlare dei rischi per le città legati ai cambiamenti climatici. Abbiamo intervistato il presidente del Coordinamento, Emanuele Burgin.
Città resilienti, un modello per un futuro sostenibile

L'effetto isola di calore in città

“Le città resilienti – Cambiamento climatico: rischi e opportunità per le città e i territori” è stato il titolo del workshop nazionale che si è tenuto il 15 dicembre a Modena, organizzato dal Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e dal Gruppo di Lavoro Città Sostenibili – Comune di Modena, in collaborazione con l’Istituto nazionale di Urbanistica. Il workshop è stata una ulteriore e importante tappa del lavoro del Coordinamento Nazionale A21L sulle politiche e sulle azioni per rendere le città e i territori resilienti agli effetti del cambiamento climatico nelle città e per attivare politiche per l'adattamento. 

Il Gruppo di Lavoro A21L "Città sostenibili" ha proposto in questa occasione un'agenda tematica per integrare i Piani d'Azione Locale per l'Energia Sostenibile (PAES) con azioni, misure e interventi per rendere più sicure le città e i territori. Le proposte sono state discusse da esperti urbanisti, geologi, climatologi, agronomi e ingegneri ambientali al fine di validare gli strumenti di governance urbana più idonei a contrastare gli effetti del climate change.

 

Cosa sono le città resilienti

La resilient city, la città resiliente, è un sistema urbano che non si limita ad adeguarsi ai cambiamenti climatici (in particolare il global warming) che negli ultimi decenni rendono sempre più vulnerabili le città con conseguenze sempre più drammatiche e costi ingentissimi. La città resiliente si modifica costruendo risposte sociali, economiche e ambientali nuove che le permettano di resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell’ambiente e della storia.

La resilienza è quindi oggi una componente necessaria per lo sviluppo sostenibile, agendo prima di tutto sui modelli organizzativi e gestionali dei sistemi urbani. Una città sostenibile è quindi una città resiliente.

 

Gli impatti negativi del cambiamento climatico sulle città italiane

Anche nell’area Mediterranea il riscaldamento globale colpisce in vari modi, in particolare con eventi estremi: siccità, tempeste, forti precipitazioni accentuano la fragilità idrogeologica del nostro territorio, moltiplicandone le conseguenze. Inoltre la diffusione e lo sviluppo urbanistico di molti insediamenti storici in aree instabili (per frane ed esondazioni soprattutto) crea ulteriori pericoli. Le ridotte precipitazioni creano inoltre problemi di approvvigionamento idrico, non solo nel periodo estivo.

a21logo_home.jpgTra gli effetti specifici del global warming nelle aree urbane ci sono le isole di calore. Si tratta di un fenomeno che si crea durante l’estate nelle città urbanisticamente dense, con edifici stretti e alti, costruiti con materiali a elevata conduttività termica e attraversate da strade asfaltate. In questa città si accumula energia termica che non viene smaltita nemmeno nelle ore notturne.  Spesso l’elevata temperatura comporta anche maggiore inquinamento dell’aria.

Sul fenomeno dell’isola di calore sono state condotte due indagini nell’area urbana di Bologna, nel 2001 e nel 2008. ARPA Emilia-Romagna ha guidato inoltre il progetto Urban Heat Island UHI (materiale sul progetto si trova a questi indirizzi: http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/ambiente_salute/hurban.pdf

http://www.arpa.emr.it/dettaglio_evento.asp?id=1260&idlivello=460)

I due fronti di intervento a cui si trovano di fronte anche le città italiane sono la vulnerabilità dei territori e il peggioramento del comfort climatico.

 

Resilienza urbana, un campo di lavoro recente per le politiche ambientali

Solo nel marzo del 2008, con la Conference of Parties 13 (COP 13), sotto l’egida della Conferenza strutturale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ha definito con il Bali Action Plan una prima serie di impegni e di obiettivi di carattere molto generale che possono essere ricollegati alla resilienza. In seguito, sulla base di adesioni volontarie degli stati più esposti, ha preso avvio il “Dialogue on land and water management for adaptation to climate change” che nell’aprile del 2009 ha prodotto a Nairobi un primo Statement che ha fissato alcuni principi guida e raccomandazioni tra i quali la costruzione della resilienza, in particolare nel governo del suolo e dell’acqua.

Già nel 2007 l’Unione Europea aveva prodotto un Libro Verde, contenente analisi e indicazioni agli stati membri e impegni per le politiche comunitarie in cui si ribadiva la necessità di integrare le azioni di mitigazione e di adattamento in un’unica strategia tematica sul clima. Il Libro Verde indicava le aree più vulnerabili dell’Europa: il Mediterraneo e le Alpi, le zone costiere e le pianure alluvionali.

Nell’aprile 2009 la Commissione ha quindi presenta un Libro Bianco per aumentare la resilienza di tutti gli ecosistemi. Nella Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul Libro Bianco della Commissione, viene fatto un sintetico cenno agli ambienti urbani.

Solo nel 2010 si è definito il tema a livello internazionale, con il primo congresso delle città del mondo sull’adattamento al cambiamento climatico. A Bonn, dal 28 al 30 maggio 2010, erano presenti 22 resilient cities, in rappresentanza di 19 Paesi, che hanno richiamato l’attenzione sull’importanza del ruolo dei governi locali per combattere gli impatti del clima e ridurre i disastri conseguenti e hanno così sostenuto la campagna “Fare Città Resilienti”. Il concetto chiave uscito dal primo congresso è stato “adattamento”.

Nel 2011 si è tenuto a Bonn il secondo congresso delle Resilient Cities mentre è già fissata la data per quello del 2012, dal 12 al 15 maggio, sempre nella città tedesca.

 

Città sostenibili, il lavoro del Coordinamento Agende 21 Locali 

L’avvio del lavoro sul tema del clima delle città è stato avviato a Modena da “Città Sostenibili” nel settembre del 2007, a seguito della Conferenza Nazionale sul Clima, promossa dal Ministero dell’Ambiente.

citta_ideale.jpgIl Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, struttura di supporto per la promozione del Patto dei sindaci e l’implementazione dei Piani d’azione per l’efficienza energetica (PAES), decise di affrontare la questione perché alla Conferenza Nazionale i temi legati al cambiamento climatico in ambiente urbano, pur cruciali, erano praticamente assenti. In questo modo si tentò di colmare un vuoto e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un governo delle città più sostenibile, nella convinzione che intervenire sui trasporti, elettricità e riscaldamento è decisivo per raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

Il lavoro propositivo ha preso poi il via con la Conferenza di Bologna del dicembre 2008, svolta in collaborazione con l’INU e il Comune di Bologna. La proposta avanzata dal Coordinamento con la Carta delle città e dei territori d’Italia per il clima e con i successivi impegni mette al centro l’integrazione delle azioni di mitigazione (cioè la riduzione delle emissioni) con quelle per l’adattamento (comfort climatico).

Successivamente è stato presentato il Documento di indirizzo, dal Patto al Piano, in cui vengono esplicitati i processi che fanno capo alle amministrazioni locali che aderiscono al Patto dei Sindaci, per facilitare il percorso di costruzione e poi di attuazione del PAES. Nel Documento si propone di trasformare i PAERS da piani esclusivamente energetici n Piani d’Azione per l’efficienza energetica e il clima (PAESC).

Da allora si rinnovano le occasioni di incontro, discussione e proposta, come quella che si è tenuta a Modena il 15 dicembre scorso, per rendere sempre più incisive le politiche locali e nazionali.

Nelle linee di indirizzo per i Piani d’Azione locale per l’energia sostenibile e il clima il Coordinamento ha individuato gli ambiti di intervento prioritari per definire azioni, progetti e misure per preparare i territori a realizzare città resilienti ai cambiamenti climatici. In sintesi gli ambiti sono:

  1. pianificazione territoriale: uso del suolo e governo del territorio su area vasta
  2. prevenzione, riduzione e gestione della vulnerabilità del territorio: assetto idrogeologico
  3. pianificazione urbanistica, sistemi insediativi, edifici: comfort climatico della città pubblica
  4. ciclo idrico in ambito urbano, conservazione della risorsa e sua qualità
  5. verde urbano multifunzionale
  6. servizi socio-sanitari e protezione civile

 

Intervista ad Emanuele Burgin

Il Presidente del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, Emanuele Burgin, ha aperto il workshop nazionale sulle città resilienti che si è tenuto lo scorso 15 dicembre a Modena. Gli abbiamo chiesto quali sono stati i principali contenuti del workshop e quali gli impegni futuri del Coordinamento.

 

Su cosa si è concentrato il dibattito del workshop?

Il contesto generale che è stato affrontato è naturalmente quello del cambiamento climatico, declinato sugli aspetti della mitigazione dei suoi effetti e dell’adattamento dei territori. Si è rilevato che fino ad ora il tema della mitigazione è sempre stato preponderante: si è parlato tanto, e a ragione, della riduzione delle emissioni in atmosfera. Siamo però più indietro sul tema dell’adattamento, ovvero come le città possono assorbire e contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Così si è sottolineato che manca ancora una strategia nazionale per l’adattamento.

 

Quale può essere il contributo del Coordinamento Agende 21?

EmanueleBurgin.jpgIl nostro primario obiettivo è ora elaborare idee per passare realmente, come previsto dal Documento di indirizzo, dal Patto al Piano. L’incontro di Modena è servito a riempire di contenuti questo passaggio: si deve partire dal Patto dei Sindaci, che è un impegno a raggiungere e ad andare oltre il 20-20-20 a livello locale, al Piano, cioè a come riuscire ad affrontare tutti gli impatti ambientali su scala più vasta. L’imperativo  chiaro: la pianificazione va adattata al cambiamento climatico. Il Coordinamento ha avviato ora un lavoro di approfondimento con altri 7 enti, tra cui Anci e Upi, per dare vita a un confronto nazionale in cui gli enti locali siano sempre più protagonisti. L’obiettivo  è mettere in comune le idee e confezionarle come contributo da presentare per la strategia dell’adattamento che ancora in Italia non c’è.

 

Il sottotitolo del workshop era “Cambiamento climatico: rischi e opportunità per le città e i territori”. In quanto a rischi abbiamo assistito nelle scorse settimane a bruttissimi episodi…

Le immagini delle alluvioni in Liguria e in Sicilia sono purtroppo state un punto di riferimento inevitabilmente citato molte volte durante la discussione. Contrastare il dissesto idrogeologico è appunto un classico esempio di strategie e politiche di adattamento ai fenomeni meteorologici estremi che sempre più spesso si verificano.
Proprio per questo, tra le esigenze emerse durante il nostro lavoro, c’è quella di cartografie aggiornate e di legare il tema dei dissesti a quello della prevenzione tramite la pianificazione urbanistica.
Naturalmente i piani urbanistici non devono tenere conto solo dei dissesti, ma anche delle risorse proprie del territorio. Durante il workshop si è ad esempio citato l’esempio del comune modenese di Bomporto, dove si produce il celebre lambrusco di Sorbara: lì il piano tiene conto delle possibili ricadute climatiche collegate all’area urbana sulla zona agricola delle vigne di così gran pregio.

 

Quali sono i rischi principali del territorio emiliano-romagnolo?

Nella nostra regione si è fatto molto, negli ultimi anni, a livello di monitoraggio e quindi possiamo dire di avere strumenti di conoscenza importanti che altrove non esistono. Sappiamo quindi che il nostro territorio è abbastanza fragile: in pianura padana si assiste d’estate al fenomeno delle isole di calore, c’è un forte inquinamento atmosferico e il dissesto idrogeologico lungo i fiumi e soprattutto in appennino è sempre in agguato.

 

Molti degli interventi di adattamento delle nostre città ai cambiamenti climatici sono molto costosi, come si può conciliare questo fatto con la grave crisi economica che stiamo attraversando?

Prima di cercare i soldi per nuovi interventi si può ad esempio aggredire il tema del consumo di suolo. Il problema è evitare di costruire male, non la mancanza di finanziamenti. Non allargare il territorio urbano è un’operazione fondamentale che non costa nulla e che possiamo fare subito.

 

Al workshop si è parlato anche di opportunità per le città resilienti. Quali sono?

La città resiliente è senza dubbio una città più bella, in cui la qualità di ciò che viene costruito è migliore rispetto al passato, in cui c’è più verde urbano. L’opportunità che si offre alle città è quindi quella di risistemare in direzione della sostenibilità il proprio patrimonio. Un a città resiliente è inoltre una città più sicura, meno inquinata e a misura d’uomo.

 

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Pubblicato il 03/01/2012 — ultima modifica 17/01/2012
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