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Oli usati, rischi ambientali e nuove risorse da un rifiuto pericoloso

L’importanza della corretta raccolta differenziata per gli oli vegetali esausti e gli oli minerali usati nei motori. Come funzionano i due Consorzi nazionali che si occupano del loro smaltimento. I dati sulla raccolta nella nostra regione

06.07.2012

olio vegetale homeL’olio usato è un pericoloso rifiuto inquinante. Si tratti di lubrificanti minerali o sintetici per i motori di auto, moto o veicoli industriali o dell’olio vegetale usato in cucina per friggere o per conservare gli alimenti, l’imperativo da seguire per proteggere l’ambiente è lo stesso: una corretta procedura di raccolta e smaltimento, seguita da una possibile rigenerazione che può dare nuova vita a nuovi utilizzi per una risorsa importante. Per garantire che gli oli usati entrino in un ciclo sicuro di raccolta differenziata esistono due consorzi nazionali. Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) da 28 anni garantisce in tutta Italia la raccolta e il riutilizzo dell’olio lubrificante usato mentre sugli oli ad uso alimentare ha competenza dal 1998 il Consorzio obbligatorio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (CONOE), che assicura su tutto il territorio nazionale il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento e il recupero della filiera oli e grassi esausti ai fini ambientali a tutela della salute pubblica e per diminuire progressivamente la dispersione riducendo così l’inquinamento.

I pericoli degli oli usati

L’olio usato per i motori a combustione interna è un rifiuto pericoloso. Se smaltito in modo scorretto o impiegato in maniera impropria, può essere altamente inquinante. Se viene versato sul terreno  deposita una pellicola sottilissima che forma così uno strato di sbarramento che impedisce all’acqua di raggiungere le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive. Inoltre se l’olio usato versato sul terreno raggiunge la falda freatica forma uno strato che si sposta con la falda stessa e può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani causando gravi conseguenze alla salute pubblica. Se disperso in acqua invece crea una patina sottile e impermeabile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Per avere un’idea di quanto sia dannoso basti sapere che 4 chili di olio usato, l’equivalente di un normale cambio di un'auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio. Se invece viene bruciato impropriamente, l’olio usato immette nell’atmosfera sostanze tossiche inquinanti in grado di determinare intossicazioni e malattie.

oli4Anche l’olio di frittura usato non è, al contrario di quanto si potrebbe pensare, biodegradabile e organico. Anch’esso, se disperso tramite gli scarichi e le fognature di casa, va ad inquinare l’acqua impedendo ai raggi solari di penetrare causando ingenti danni all’ambiente. Basta anche un solo  chilogrammo di olio di frittura esausto per rendere non potabile l’acqua delle falde, arrecando gravi danni anche al funzionamento dei depuratori. L’olio di frittura non può essere poi utilizzato come concime per le piante. Anche in questo caso, oltre a penetrare nel terreno e inquinare le falde, impoverisce il terreno dei microorganismi necessari per la vita delle piante stesse.

Per questi motivi sia gli oli usati per i motori che quelli usati in cucina devono essere smaltiti in maniera appropriata, raccolti in contenitori opportuni e non gettati semplicemente nei bidoni della raccolta differenziata. La loro raccolta e il loro trattamento al fine del recupero devono essere svolti da aziende specializzate che fanno capo ai due Consorzi nazionali.

Come funziona il Consorzio COOU

Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) è un ente di diritto privato, composto in via obbligatoria da tutte  le aziende che immettono lubrificanti nel mercato italiano e sottoposto a controllo pubblico attraverso la partecipazione di rappresentanti dei Ministeri competenti negli Organi della Governance Consortile. Le aziende produttrici di lubrificanti sono tenute a versare al Consorzio un “contributo consortile”, proporzionale alle tonnellate di lubrificante immesso al consumo. Il COOU si avvale di una rete di raccolta costituita da 72 aziende, dislocate su tutto il territorio nazionale, che con i loro automezzi contrassegnati con il marchio COOU, raccolgono gli oli usati e li stoccano nei depositi.

Si tratta di imprese private, autorizzate dalle autorità competenti a raccogliere gli oli usati presso i detentori (industrie, stazioni di servizio, autoriparatori, isole ecologiche, ecc.), per poi stoccarli nei loro depositi. Il prelievo dei lubrificanti usati presso i produttori viene effettuato direttamente o tramite sub-raccoglitori. Una volta conferiti ai depositi del Consorzio, gli oli usati vengono analizzati per determinarne le caratteristiche qualitative e decidere il corretto canale di smaltimento. Ognuna delle 72 aziende deve aver ottenuto la certificazione di qualità ISO 9001 e quella ambientale ISO 14001. Alcune sono in possesso anche della certificazione Emas.

Il servizio di raccolta è gratuito per il detentore di lubrificanti usati non inquinati. I costi della raccolta sostenuti dai raccoglitori sono coperti dal Consorzio. Chiunque, telefonando al numero verde del Consorzio, 800-863048, può avere informazioni e il recapito del raccoglitore più vicino.

Le aziende concessionarie alla raccolta degli oli lubrificanti sul territorio dell’Emilia-Romagna sono tre: Montieco srl di Anzola dell’Emilia (051-733132; sito web http://www.montieco.it); Rimondi Paolo srl di Bologna (051-384792, sito web http://www.rimondipaolo.it/) e T.R.S. Ecologia srl di Caorso (0523-816211; sito web http://www.trsecologia.it/index.asp).

La maggior parte degli oli usati viene rigenerata come olio base

oli1La raccolta di olio usato non contribuisce solo alla protezione dell’ambiente. Occorre infatti considerare anche i vantaggi economici legati a questa importante attività di recupero. Gran parte del lubrificante raccolto viene utilizzato negli impianti di rigenerazione come materia prima per produrre nuovo olio base - con le stesse caratteristiche di quello originario - gasolio, combustibile e bitume.  L’olio usato non rigenerabile viene, invece, inviato a impianti industriali autorizzati - principalmente cementifici - dove è utilizzato come combustibile, in sostituzione soprattutto di carbone e coke.  L’olio usato ha potere calorifico di 9.500 kcal/kg, simile a quello del normale olio combustibile.  Solo una piccolissima parte di olio non riutilizzabile (pari allo 0,2% del totale), perché irrimediabilmente inquinato, viene avviata a termodistruzione, che viene svolta rispettando le normative vigenti sulle emissioni inquinanti in atmosfera.

La rigenerazione ha anche un alto rendimento: da 100 kg di olio usato si possono ottenere circa 65 kg di olio base rigenerato e 20/25 kg di gasolio e bitume, consentendo così un risparmio significativo sulla bolletta energetica italiana. Infatti circa il 25% del mercato delle basi lubrificanti in Italia è costituito da basi rigenerate.

In 28 anni di attività, il COOU ha raccolto oltre 4,72 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato. Dalle 4,18 milioni di tonnellate avviate alla rigenerazione sono state prodotte 2,3 milioni di tonnellate di oli base, più del fabbisogno nazionale degli ultimi quattro anni, ma anche gasoli e bitumi. Anche le 0,51 milioni di tonnellate restanti, cedute ai cementifici, hanno sostituito combustibili e carbone. Solo una piccola parte, 27,9 mila tonnellate, irrimediabilmente inquinata, è stata termodistrutta evitando danni all’ambiente.

oli2In estrema sintesi, il riutilizzo dell’olio lubrificante usato ha consentito un risparmio complessivo sulle importazioni di petrolio del Paese di circa 2,9 miliardi di euro. In questo specifico settore l’Italia è leader europea: la percentuale degli oli rigenerabili in Italia è pari all'88,6%, la Germania è al 26% mentre la Francia raggiunge il 44%.

Le campagne di comunicazione del COOU

Oltre agli aspetti operativi, il Consorzio si occupa della gestione delle attività di comunicazione associate al tema “oli usati”, attraverso iniziative sul territorio volte a sensibilizzare e ad informare i cittadini, gli operatori professionali, le istituzioni e le categorie professionali interessate.

Anche quest'anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è partner principale della Goletta Verde e della Goletta dei Laghi di Legambiente, le storiche campagne estive di monitoraggio e informazione sullo stato di salute del mare e delle coste che hanno preso il via da pochi giorni. In particolare la Goletta Verde farà tappa a Ravenna il 7 agosto.

Inoltre, con la campagna itinerante “CircOLIamo”, il COOU porta l'educazione ambientale nelle piazze d'Italia, diffondendo la conoscenza delle corrette pratiche di smaltimento dell'olio lubrificante usato. Nel tour 2011/12, la carovana attraversa tutte le province d'Italia sostando nelle maggiori piazze per incontrare i cittadini, i media e le istituzioni locali.

L’attività del CONOE

Se l’attività di raccolta e smaltimento dell’olio motore usato e dei lubrificanti esausti rimane più confinata a professionisti del settore (officine e stazioni di servizio in particolare) - e quindi maggiormente controllata sotto tutti gli aspetti - quella relativa agli oli vegetali usati (frittura e alimentari), definiti anche Oapc (oli alimentari post consumo), deve necessariamente fare più affidamento sul coinvolgimento e la sensibilità dei singoli cittadini e delle aziende commerciali. In questo processo un ruolo fondamentale è riservato anche alle varie aziende territoriali di raccolta e smaltimento rifiuti.

oli3È comunque, anche in questo caso, un unico Consorzio nazionale senza fini di lucro, l’interlocutore ultimo che ha come missione la raccolta e il trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti. La funzione del Consorzio è quella di controllare e monitorare la filiera degli oli e grassi esausti ai fini ambientali nonché diminuirne, in maniera progressiva, la dispersione.

Come il COOU anche il CONOE fa affidamento su una rete nazionale di aziende di raccolta e recupero. In questo caso la loro presenza sul territorio regionale è più capillare, come si può vedere sulla pagina web del sito del CONOE http://www.consorzioconoe.it/aziende.php?reg=emiliaromagna#regione

A monte dell’attività di trattamento delle aziende specializzate sta quindi una capillare raccolta differenziata. In Italia il CONOE stima attualmente una produzione di circa 280mila tonnellate di rifiuto ogni anno. Per non contare gli oli esausti provenienti direttamente dalla ristorazione: in questo caso la previsione è di 60mila tonnellate annue.

Come effettuare la raccolta degli oli vegetali

Al momento non esistono modalità omogenee sul territorio regionale di raccolta degli oli vegetali usati. Sono presenti diverse possibilità di raccolta differenziata per i cittadini ma ogni azienda sceglie diverse metodologie. In generale è opportuno che i cittadini raccolgano in recipienti l’olio usato per la cottura, quello presente nei barattoli di verdura sott’olio ma anche quello nelle scatole di tonno. In alcuni casi i contenitori più adatti (per lo più tanichette) vengono forniti dalle aziende locali di raccolta rifiuti ma possono essere anche richiesti alle aziende che effettuano per conto del CONOE la raccolta e il trattamento degli oli esausti. Presso quasi tutti i supermercati sono presenti grandi bidoni sigillati dove è possibile portare l’olio usato. Anche alcuni distributori di benzina sono dotati di contenitori per la raccolta dei privati cittadini. I recipienti casalinghi, quasi ovunque, possono anche essere svuotati presso le stazioni ecologiche attrezzate del proprio Comune.

Se la quantità di oli da smaltire è effettivamente molto alta, come può capitare ai ristoranti, la soluzione migliore è quella di rivolgersi direttamente a un agente autorizzato che provvederà a trasportarli presso il centro di smaltimento più vicino. Generalmente è il CONOE che incarica aziende concessionarie della raccolta presso ristoranti, mense, rosticcerie ed altri esercizi commerciali.

oli5Anche gli oli vegetali usati, così come l’olio motore e i lubrificanti industriali, possono avere una nuova vita. Ditte specializzate, con appositi processi di trattamento e riciclo, sono in grado di ricavarne diversi prodotti, come lubrificanti vegetali per macchine agricole, grassi industriali, biodiesel e glicerina per saponificazione e, in alcuni casi, per il recupero energetico.

I progetti per il recupero degli oli vegetali

Nel luglio 2011 ha preso il via, nell’ambito del Programma Intelligent Energy for Europe, il progetto OILECO. Il suo obiettivo è promuovere collaborazioni (anche in forma di Partnerships Pubblico-Private) rappresentate da iniziative di impresa locali, che consolidino o inaugurino ex-novo, recupero e riutilizzazione degli oli fritti. Il gruppo di lavoro di OILECO è facilitare e promuovere filiere locali per  intercettare gli oli fritti di un definito territorio e trasformarli in una fonte rinnovabile di energia, in elettricità, calore, freddo, o combustibile per trasporti locali (come ad esempio i bus). L’olio fritto può quindi essere considerato infatti un combustibile biodiesel a tutti gli effetti, come lo è già l’olio di palma. Il Team OILECO sta selezionando un certo numero di realtà territoriali per offrire gratuitamente l’assistenza tecnica finalizzata a promuovere progetti di filiera. In Italia, OILECO dovrà facilitare il buon fine di progetti di filiera in almeno tre distinte realtà territoriali.

La scheda del Progetto Oileco

Nell’edizione 2011 di Ecomondo è stato poi presentato, da AzzeroCO2, CONOE, Legambiente, Kyoto Club e CID Software, il progetto RECOIL - RECovered waste cooking OIL for combined heat and power production (Olio vegetale esausto recuperato per la produzione combinata di energia elettrica e termica). Il progetto, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE+,  proseguirà fino a giugno 2015 ed ha l'obiettivo di realizzare un sistema per la raccolta porta a porta dell’olio vegetale esausto che limiti i danni derivanti dalla sua dispersione nell’ambiente e che finalizzi la raccolta alla produzione energetica.

Si svolge per ora in due Comuni pilota, uno dei quali. Forlimpopoli, si trova in Emilia-Romagna (il secondo e Castell’Azzara nel grossetano). Nei due Comuni verrà organizzato un sistema informativo innovativo di monitoraggio e tracciabilità dell’intera filiera di raccolta, che consentirà di seguirne costantemente l’andamento e valutarne i risultati in tempo reale. L'olio esausto raccolto, dopo un trattamento esclusivamente meccanico, sarà utilizzato come combustibile per produrre energia elettrica e termica.

I dati sugli oli usati raccolti in Emilia-Romagna

I seguenti dati sono stati reperiti dal Consorzio Oli Usati (COOU) e da ARPA Emilia-Romagna per il periodo 2008-2011, su base sia regionale che provinciale, che si riferiscono sia all’immesso al consumo sia all’olio usato raccolto (oli minerali che si configurano quali rifiuti speciali):

Oli minerali immessi a consumo e raccolti in Italia negli anni dal 2008 al 2011

(dati COOU espressi in tonn.)

tabella 1 oli ER

Oli minerali raccolti negli anni dal 2008 al 2011 sul territorio regionale

(dati COOU espressi in tonn.)

tabella 2oli ER

 

Oli, filtri e grassi minerali raccolti dal 2009 al 2011 sul territorio regionale dal servizio pubblico

(dati ARPA Emilia-Romagna espressi in tonn.)

tabella 3 oli ER

 

Di seguito si riportano i dati pervenuti da ARPA Ingegneria Ambientale relativi alla raccolta di oli e grassi vegetali effettuata dal servizio pubblico. I dati sono stati desunti dai rendiconti annuali della raccolta differenziata presentati dai singoli Comuni della nostra Regione.

Oli e grassi vegetali raccolti dal 2009 al 2011 sul territorio regionale dal servizio pubblico

(dati ARPA Emilia-Romagna espressi in tonn.)

tabella 5 oli ER

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Pubblicato il 06/07/2012 — ultima modifica 06/07/2012
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