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Molto più del miele: le api sentinelle del nostro ambiente

Hanno rischiato seriamente di sparire a causa dell'uomo. Ora la loro salute migliora ma tanto deve essere fatto per salvare, con loro, la biodiversità vegetale. Scopriamo cosa si fa in Italia e in Emilia-Romagna per preservare il grande patrimonio che sono le api

30.08.2013

miele_api1Le api sono un indicatore straordinario dello stato di salute dell'ambiente che ci circonda. Instancabili e provvidenziali  lavoratrici, col frutto del loro industrioso ronzìo, il miele in particolare, nutrono sé stesse, uomini e animali, e permettono, favorendo l'impollinazione, il ciclo naturale delle piante.

Le api, si sa, sono elementi fondamentali  per la conservazione di tanta della biodiversità vegetale che ci circonda (secondo le stime della Fao, delle 100 specie di colture che forniscono il 90% di prodotti alimentari in tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api). Appena i fragili equilibri  della natura si rompono sono le api, tra le prime, a subirne gli effetti e a mostrare, a chi sa e vuole cogliere i loro segnali, che qualcosa nell'ecosistema e nell'ambiente non funziona.

L'esempio più eclatante è la Sindrome dello Spopolamento degli Alveari, che a partire dal 2006 si è estesa dal Nord America all'Europa. Per anni, in particolare negli Stati Uniti, si è temuta addirittura l'estinzione delle api domestiche. Ora, fortunatamente, la morìa  si è arrestata e la popolazione mondiale di api è di nuovo in crescita. Ma la ricerca delle cause del pericoloso fenomeno ha portato a comprendere come, anche in questo caso, siano le attività umane le principali responsabili.

Neonicotinoidi, i killer delle api

Ad oggi non è stata fatta completamente chiarezza  su quale sia stata l'origine della quasi scomparsa delle api in varie zone del mondo. Più che concentrarsi su una singola causa gli scienziati sembrano propendere per diverse concause, alcune delle quali naturali (come acariosi o virus) ed altre - si presume molto più incisive - legate ai cambiamenti ambientali e soprattutto all'utilizzo in agricoltura di insetticidi come i neonicotinoidi.

Che questi pesticidi - secondo alcuni studi, tra l'altro, nemmeno particolarmente efficaci contro gli insetti parassiti -  siano i principali killer delle api sembra confermato dal fatto che, laddove ne è stato sospeso l'utilizzo in via preventiva, la mortalità delle impollinatrici è nettamente calata.

Una ricerca recente condotta dall'Università di Nottingham ha dimostrato una chiara correlazione del fenomeno con l'insetticida imidacloprid, un neonicotinoide, che sarebbe in grado di provocare alterazioni del DNA delle api.

miele_api4A mutare, sotto l'effetto dell'insetticida, sarebbero i geni che operano per regolare l'energia che deve essere utilizzata dalle cellule dell'organismo delle api.

 

Lo stop della UE agli insetticidi dannosi

Sulla scorta anche di questa ricerca la primavera scorsa la Commissione Europea ha proposto una messa al bando temporanea (per la durata di due anni a partire da dicembre 2013) di tre neonicotinoidi, in attesa di nuove conferme scientifiche sulla loro effettiva azione negativa. Curiosamente l'Italia, dopo avere per anni sospeso l'utilizzo di insetticidi analoghi per la concia del mais, ha votato contro (in minoranza) al provvedimento della UE.

La campagne per salvare le impollinatrici

Recentemente Greenpeace, ben consapevole del problema,  ha lanciato la campagna "Salviamo le api". Sul sito web http://salviamoleapi.org/ si può firmare una petizione per dare forza alle richieste dell'associazione ambientalista: vietare immediatamente tutti i pesticidi dannosi per le api e gli altri insetti impollinatori; adottare un piano di salvaguardia delle api che include il monitoraggio della salute delle api e degli altri impollinatori e una migliore valutazione dei rischi dei pesticidi e la riduzione del loro uso; il supporto a pratiche agricole non dipendenti dalla chimica e il sostegno della biodiversità; la promozione dell’agricoltura sostenibile.

Greenpeace ha anche promosso un documentario, dal titolo "More than honey", per sensibilizzare sul problema dello spopolamento delle api. Anche la BBC ha di recente realizzato un documentario per investigare sulla causa della moria delle api in Gran Bretagna.

I grandi numeri dell'apicoltura italiana ed emiliano-romagnola

Quello che è certo è che ogni sforzo va fatto per difendere le api, non solo per il loro prezioso ruolo ambientale, ma anche per il valore che esse rappresentano per il settore dell'apicoltura, molto importante anche in Italia ed in Emilia-Romagna.

miele_api5Secondo i più recenti dati (gennaio 2013) dell'Osservatorio Nazionale Miele in Italia ci sono circa 40mila apicoltori, mentre i produttori apistici (cioè gli apicoltori che svolgono l’attività a fini economici e ricavano un reddito rilevante dall’attività) sono circa 12.000.  Gli alveari censiti in Italia sono quasi 1.160.000 (ma si pensa che il dato sia sottostimato e si arrivi a 1,5 milioni) dove vivono approssimativamente 55 miliardi di api.

Nel nostro Paese ogni anno si producono circa 23mila tonnellate di miele, a seconda dell’andamento stagionale e meteorologico. Il valore economico della produzione è di 20,6 milioni di euro (materia prima, quotazioni all’ingrosso) con un valore stimato del settore compreso l’indotto di 57-62 milioni di €/anno, un valore per il servizio di impollinazione all’agricoltura di 2,6 miliardi di €/anno e un valore per impollinazione delle specie spontanee a fini di tutela ambientale pari a 2,6-3,6 miliardi di €/anno.

LʼItalia, grazie alla sua varietà climatico-vegetazionale e alla professionalità degli apicoltori che hanno sviluppato raffinatissime ed impegnative tecniche di nomadismo, può contare su un patrimonio di mieli unico al mondo.

Oltre ad una infinità di millefiori, che rappresentano con una varietà indescrivibile di colori, aromi e sapori le associazioni floreali dei diversi territori, il nostro Paese può contare su oltre trenta monoflora classificati.

Molto significativi sono anche i dati riguardanti la nostra regione, dove l'apicoltura riveste un ruolo sempre più importante nell'ambito dell'economia agricola regionale. In Emilia-Romagna, attualmente, operano circa 6.000 apicoltori per un numero di alveari censito pari a 104.531 alveari (dato 2012 proveniente dall'assessorato regionale alla Sanità) e che danno luogo ad una produzione di circa 2.700 tonnellate/anno di miele (oltre il 10% della produzione nazionale). I mieli principali prodotti in Emilia-Romagna sono quelli di millefiori, sulla , medica, acacia, castagno, tiglio e leguminose.

Le associazioni e le realtà della nostra regione

In Emilia-Romagna operano 7 associazioni di produttori (Associazione romagnola apicoltori - Ara; Associazione forlivese apicoltori - Afa; Associazione apicoltori felsinei "Le nostre api"; Associazione apicoltori Val Limentra, Associazione apicoltori delle Province di Pr/Re; Associazione provinciale apicoltori piacentini - Apap; Associazione apicoltori Rimini-Montefeltro) e un'organizzazione di produttori, il Conapi - Consorzio nazionale apicoltori, riconosciuta ai sensi della normativa vigente.

miele_api6In regione, inoltre, notevoli e qualificate azioni di supporto allo sviluppo dell'intero settore sono svolte dal Cra-Api, Unità di ricerca di apicoltura e bachicoltura di Bologna, e dall'Osservatorio Nazionale Miele di Castel S.Pietro Terme (BO). A Castel San Pietro ha sede anche Unaapi, la principale associazione nazionale di secondo livello degli apicoltori.

Due milioni dalla Regione a sostegno degli apicoltori

Da tempo l'amministrazione regionale attua interventi di sostegno e di indirizzo a favore del settore apistico. Il più recente è di fine luglio, con lo stanziamento di oltre 2 milioni di euro dalla Regione a sostegno dell’apicoltura. È quanto prevede il Programma triennale 2014-2016, messo a punto dall’Assessorato regionale all’agricoltura e che ha ricevuto il via libera dell’Assemblea legislativa regionale.

Le risorse stanziate pari a 2 milioni e 121 mila euro serviranno a promuovere lo sviluppo dell’apicoltura, ma anche le attività di promozionecommercializzazione di mielepollinepappa reale, prodotti che per le loro qualità nutrizionali e terapeutiche stanno incontrando un crescente attenzione da parte dei consumatori. 
Sono previste anche iniziative di ripopolamento dell’Apis mellifica, di assistenza tecnica agli apicoltori, di lotta alla varroasi (una malattia che colpisce questi insetti).

Il Progetto BeeNet

A vegliare sullo stato di salute degli alveari italiani e dell'Emilia-Romagna c'è da qualche anno una rete di monitoraggio costituita nell'ambito del Progetto BeeNet.  L'obiettivo della rete di monitoraggio è la sistematica raccolta d'informazioni sullo stato di salute delle famiglie di api tramite rilievi apistico-ambientali e prelievi di campioni di varie matrici (api morte, api vive, covata, miele, cera, polline, miele_api2ecc.) da sottoporre ad analisi di laboratorio.

I servizi informatici sono di supporto alle osservazioni e all'archiviazione delle informazioni rilevate in campo e dei risultati delle analisi di laboratori (Base-Dati Georiferita). Il sistema informativo dispone di strumenti interattivi per la consultazione tematica di tutte le informazioni e i dati raccolti e l'elaborazione di statistiche geografiche. La rete di monitoraggio sostituisce, in maniera più estesa e capillare, la precedente rete Apenet.  Il progetto rientra negli obiettivi delle azioni della Rete Rurale Nazionale.

Le attività dell'Osservatorio Nazionale Miele di Castel San Pietro

Nel 1988 è nato a Castel San Pietro, città dove dall'inizio degli anni '50 si svolge la Fiera Nazionale del Miele e si tiene la Borsa Nazionale del Miele, l'Osservatorio Nazionale Miele. La sede nel Comune del bolognese non è stata casuale per questa realtà di grande rilievo nel panorama apistico italiano: oltre alla Fiera e alla Borsa, che ne fanno città di riferimento del miele italiano, Castel San Pietro vanta fin dal '700 una tradizione di produzione professionale di miele da parte di aziende apistiche. Una tradizione consolidata più di recente dall'esperienza di Giulio Piana.

Nato a Castel San Pietro Terme nel 1925 da una famiglia di apicoltori, Piana ha dedicato gran parte della sua vita allo studio e alla divulgazione dell'apicoltura. In questa attività fu un grande innovatore, sviluppando il nomadismo degli alveari e la produzione dei mieli monoflora, oltre all'allevamento delle api regine, esportate in tutto il mondo. Proprio a Piana si deve, nel 1952, la fondazione della Fiera e della Borsa nazionale del miele. La sua figura viene ricordata ogni anno con il Concorso "Tre Gocce d'Oro-Premio Giulio Piana", promosso proprio dall'Osservatorio Nazionale Miele.

Oltre al Concorso, che si inserisce annualmente nelle Manifestazioni apistiche, l'Osservatorio svolge diverse attività  sia di monitoraggio che di promozione dei mieli italiani.

Con un 2013 freddo e piovoso il miele non decolla

Fondamentale è poi la rilevazione mensile svolta dall'Osservatorio sulla produzione e sul mercato, che fa il punto sulle possibili criticità del settore, regione per regione. Quest'anno, ad esempio, si sta evidenziando che la produzione è meno soddisfacente del solito, soprattutto al nord. Le api sono in buona salute quasi ovunque ma le temperature basse di una primavera che ha tardato ad arrivare e di una estate abbastanza piovosa hanno impedito alla stagione apistica di decollare, con fioriture brevi o fuori periodo e con le api fermate dal freddo. Nel 2013 ci sarà quindi meno miele del solito (molta meno acacia, ad esempio, che è la base dell'apicoltura italiana) ma la qualità sarà comunque buona.

Il monitoraggio straordinario sulla qualità dei mieli italiani

La 33° edizione del Concorso Tre Gocce d'Oro, che serve a selezionare i migliori mieli nazionali, si terrà il 14-15 settembre a Castel San Pietro, nell'ambito delle Manifestazioni apistiche 2013 organizzate dall'Osservatorio. L’obiettivo delle Manifestazioni è preservare api ed ecosistema con una agricoltura sostenibile nonché promuovere il grande patrimonio apistico italiano nelle sue specificità regionali e locali.

miele_api3"Ci sono già arrivati oltre 600 campioni di miele da analizzare e da valutare - spiega Giancarlo Naldi, presidente dell'Osservatorio Nazionale -. Di questi, ben 150 vengono da apicoltori dell'Emilia-Romagna. Il concorso ci permette di effettuare approfondite analisi di qualità sui mieli, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna e con altre preziose professionalità a livello nazionale. In particolare nell'ultimo anno è stato realizzata dall'Osservatorio una straordinaria campagna di monitoraggio e di indagine per la ricerca di molecole di pesticidi e di antibiotici nonché verifiche su eventuali altri contaminanti quali OGM, radioattività, diossine PCB, metalli ed altro ancora".

I risultati di questo lavoro saranno resi noti nel dettaglio il 14 settembre, alle ore 10, nel corso di un seminario al teatro Cassero di Castel San Pietro, a cui parteciperanno i massimi esperti nazionali.

Qualche dato lo anticipa comunque il presidente Naldi: "I risultati dell'indagine straordinaria sono tranquillizzanti - dice -. I livelli di criticità sono molto bassi, spesso anzi gli inquinanti sono del tutto assenti. Questo però non ci deve fare abbassare la guardia ed è la conferma che le azioni di prevenzione degli ultimi anni sono state efficaci e che, in particolare per l'utilizzo dei neonicotinoidi, è opportuna la sospensione decisa dalla UE".

Il concorso "Tre Gocce d'Oro", che deriva il proprio nome dalle gocce d'oro assegnate ai mieli di eccellenza, si conferma quindi uno strumento prezioso per capire le evoluzioni positive dei mieli italiani oltre ad essere un patrimonio di conoscenza a disposizione del settore e delle istituzioni.

Le Manifestazioni apistiche 2013

Oltre al concorso e al seminario del 14 settembre le Manifestazioni apistiche di quest'anno prevedono anche una mostra fotografica, la Fiera e la Borsa del miele e un convegno che si terrà il 15 settembre, alle ore 10.30 sempre presso il teatro Cassero, dal titolo “Dal concorso Tre Gocce d’oro alla valorizzazione dei mieli italiani, nuovi strumenti e conoscenze”.

Le novità che vengono introdotte nell’edizione 2013 riguardano in particolare il potenziamento nel sostegno all’approccio con il mercato. Un nuovo strumento scelto dall'Osservatorio è l’applicazione del codice Qr, che da quest'anno viene applicato anche a tutti i mieli del concorso Tre Gocce d’Oro.

Il progetto del codice Qr è attuato in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e miele_api7Forestali e si pone l'obiettivo di offrire maggiore visibilità alle aziende apistiche per incentivare il miglioramento della qualità dei mieli e di  avvicinare i consumatori alle aziende stesse, incoraggiando la conoscenza del prodotto, la sua tracciabilità, la sua qualità, ecc. Un Codice Qr è infatti un codice a barre bidimensionale utilizzato per memorizzare delle informazioni in forma grafica.

Tramite l'utilizzo di uno smartphone, un tablet o un notebook collegati a internet, è perciò possibile visualizzare, tramite il codice Qr, una serie di contenuti multimediali (foto, indirizzi internet, sms, schede ecc...).

Oltre al Progetto dei codici QR, anche questʼanno lʼOsservatorio darà forte visibilità ai mieli vincitori sia attraverso la guida cartacea Tre Gocce d'Oro  (distribuita negli scorsi anni in oltre 10.000 copie) che la guida sul web allʼindirizzo www.informamiele.it. La Guida sarà disponibile anche in versione sfogliabile e mobile per la consultazione da smartphone.

Un labirinto dedicato alle api

Sempre in tema di api va segnalata un'iniziativa singolare che si svolge ad Alfonsine, in provincia di Ravenna. Lì l'azienda agricola Galassi, che da 30 anni opera nel settore della floricoltura, da qualche anno offre la possibilità di visitare il labirinto nel mais più grande d'Europa, ricavato in uno spazio di 70.000 mq all'interno della proprietà dell'azienda.

labirinto_alfonsineOgni anno, durante la stagione estiva, il labirinto in mezzo al mais viene ideato da un artista locale.  Nel 2013 il tema che ha ispirato le forme del labirinto è quello delle api, dal momento che quest'anno si festeggiano i 1500 anni dalla costruzione della Basilica di Sant'Apollinare in Classe. Il santo, racconta la leggenda, era solito indossare un mantello fatto di api. Nella Basilica, non a caso, è rappresentato in un mosaico con un mantello composto da 207 api.

Nel labirinto si esalta così il valore simbolico, naturalistico ed esoterico dell'ape. Il percorso, realizzato in collaborazione con l' artista Luigi Berardi, è lungo circa 4 km ed all'interno del labirinto sono presenti alcune aree attrezzate per fare grigliate. L'azienda inoltre apparecchia la tavola con piatti e bicchieri in vetro e fornisce le braci all'ora concordata. Il labirinto di Alfonsine è aperto tutti i giorni dalle ore 15.00 alle ore 22.00. L'ingresso costa 7 euro per gli adulti e 5 per i bambini.

Ascolta l'intervento audio di Giancarlo Naldi, presidente dell'Osservatorio Nazionale Miele, sull'apicoltura in Emilia-Romagna

Link utili

Il sito di Greenpeace con la Petizione "Salviamo le api"

Il labirinto dedicato alle api ad Alfonsine

Il sito di UNAAPI

Il sito dell'Osservatorio Nazionale Miele

Il documentario BBC sulla moria delle api (lingua inglese)

Il trailer in italiano del documentario "Un mondo in pericolo"

Apicoltura in Emilia-Romagna

I Bollettini BeeNet

 

 

 

 

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Pubblicato il 30/08/2013 — ultima modifica 30/08/2013
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