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Inquinamento luminoso e risparmio energetico, ecco la nuova direttiva regionale

Approvata a novembre introduce nuovi e importanti elementi per una maggiore attenzione alla salvaguardia della salute e dell’ambiente. Ecco tutti i dettagli della normativa

13.01.2014

illuminaz1Lo scorso 18 novembre è stata approvata dalla Giunta regionale la DGR 1688 contenente la Nuova direttiva regionale in materia di Inquinamento Luminoso e risparmio energetico in applicazione della LR. 19/2003. La Nuova direttiva, sostituisce quella precedente (contenuta nella DGR 2263/2005) ed integra i contenuti della Circolare esplicativa delle norme (di cui alla DDGA 14096/2006 e s.m.i.) introducendo nuovi ed importanti elementi finalizzati ad una sempre maggiore attenzione alla salvaguardia della salute e dell’ambiente.

Le maggiori tutele, che richiamano esplicitamente per la prima volta in Italia, in una legge regionale sull’Inquinamento luminoso, i contenuti ed i principi del Green Public Procurement, sono evidenti sin dalla definizione di Inquinamento luminoso.

Esso viene infatti definito come ogni forma di luce artificiale che si disperde al di fuori delle zone a cui è funzionalmente dedicata e se orientata oltre la linea di orizzonte È poi ora anche identificabile come quella luce artificiale che induce effetti  negativi conclamati sull’uomo o sull’ambiente ed è emessa da sorgenti, apparecchi, impianti che non rispettano la legge o la direttiva.

Ma analizziamo con attenzione tutte le più importanti novità ed i loro significati di una normativa che, va ricordato, riguarda ora il settore dell’illuminazione esterna sia pubblica che privata.

Le Zone di protezione dall’Inquinamento luminoso

Sono tre le novità più importanti volte ad aumentare la salvaguardia per l’ambiente naturale (inteso come animali, piante e visione e conoscenza del patrimonio celeste)

  1. estensione delle aree individuate come Zone di protezione:  si confermano le Aree Naturali Protette ed i Siti della Rete Natura2000 (SIC e ZPS) e si aggiungono anche i corridoi ecologici;
  2. riduzione del numero di Zone di protezione attorno agli osservatori, ed aumento dell’estensione della zona più piccola. Mentre nella vecchia normativa venivano attribuite 3 zone, la prima di 25 km attorno agli osservatori professionali, la seconda di 15 km attorno agli osservatori non professionali di rilevanza illuminaz6nazionale e regionale, e la terza di 10 km attorno agli osservatori non professionali di rilevanza provinciale, con la Nuova direttiva sono confermate solo le due zone più estese, attribuendo pertanto quella di 25 km agli osservatori professionali (osservatori gestiti per lo più con fondi pubblici, dove è svolta attività professionale) e quella di 15 km a tutti gli osservatori non professionali (osservatori gestiti con fondi privati dove è svolta attività amatoriale), a prescindere dalla rilevanza territoriale.
  3. limitazioni nell’uso del tipo di sorgenti: è permesso solo l’uso di  sorgenti luminose al sodio alta pressione.

 

Requisiti Tecnici per gli impianti di illuminazione

 

Per quanto riguarda i requisiti tecnici degli impianti di illuminazione, le principali novità e maggiori tutele riguardano sia i singoli componenti di un impianto (sorgenti, apparecchi, riduttori di potenza, alimentatori ecc) che l’impianto nel suo complesso.

In particolare:

  • per le sorgenti, la principale novità introdotta con la Nuova direttiva riguarda la possibilità di utilizzo, anche in ambito stradale, di tutti i tipi di sorgenti (LED compresi), al contrario quindi di quanto previsto dalla vecchia direttiva, per la quale le sorgenti ad elevata resa cromatica potevano essere utilizzate solo in ambito pedonale.

L’ammissione di tutti i tipi di sorgenti, non significa però che il loro uso non venga disciplinato dalla norma, e questo per garantire che sia nullo il rischio di alterazione del ritmo circadiano, che è il rischio legato alla potenziale influenza delle differenti componenti della luce dello spettro luminoso sul normale andamento del sistema di regolazione circadiano, cioè del ritmo caratterizzato da un periodo di 24 ore, che regola molte delle funzioni vitali, quali ad esempio il ciclo sonno/veglia, la secrezione della melatonina, la temperatura corporea, alcuni parametri legati al sistema circolatorio e la produzione di importanti ormoni. la massima sicurezza nei confronti dell’eventuale alterazione dei ritmi circadiani.  Pertanto la Nuova Direttiva ammette l’uso di tutte le sorgenti che abbiano Temperatura di Colore Correlata (CCT) fino a 4000K, mentre quelle con temperature di colore più elevate possono essere utilizzate solo se il Fattore di effetto circadiano (detto invece Acv), iluminaz2indicatore del  livello di alterazione dei ritmi circadiani, risulta inferiore o uguale a 0,60, valore identificato come garanzia di effetto nullo sui ritmi circadiani, sulla base degli studi internazionali all’avanguardia nel settore.

  • per gli apparecchi di illuminazione, le principali novità introdotte con la nuova direttiva riguardano il potenziamento degli strumenti volti alla tutela della salute e alla valorizzazione delle prestazioni energetiche. Infatti, confermando l’uso esclusivo di apparecchi che non emettano luce verso l’alto (garanzia di limitazione dell’Inquinamento luminoso e di risparmio energetico) già previsto dalla vecchia direttiva, si aggiungono due importanti requisiti da rispettare. Il primo, limita l’utilizzo ai soli apparecchi di illuminazione che garantiscano (tramite certificazione) l’appartenenza ad un gruppo di rischio fotobiologico di tipo RG0 (esente da rischio) o RG1 (rischio basso) e che non prevedono etichettatura di avvertimento per l’utilizzatore. Il secondo, richiede il raggiungimento di un livello minimo di prestazione energetica dell’apparecchio, attraverso la valutazione dell’indice IPEA (Indice Parametrizzato di Efficienza dell’Apparecchio) e consente solo l’uso di apparecchi con classe IPEA di tipo C o superiore.
  • per gli impianti di illuminazione, le principali novità introdotte con la Nuova direttiva riguardano il potenziamento degli strumenti volti alla valorizzazione delle prestazioni energetiche e ad una più corretta gestione e pianificazione della luce. Difatti, nel confermare quanto già previsto dalla vecchia direttiva, e cioè l’obbligo dell’uso di riduttori di potenza, del rispetto di un rapporto minimo fra interdistanza ed altezza delle sorgenti luminose di almeno 3,7 e dell’obbligo per i comuni della pianificazione della luce (da effettuarsi entro due anni) si aggiungono ulteriori obblighi per gli impianti, quali l’uso degli orologi astronomici, la redazione di relazioni sull’analisi dei consumi e dei risparmi energetici ed l’indicazione del TCO su base ventennale (Total Cost of Ownership). Inoltre, come nel caso illuminaz9degli apparecchi, è richiesto il raggiungimento di un livello minimo di prestazione energetica dell’impianto attraverso la valutazione dell’indice IPEI (Indice Parametrizzato di Efficienza dell’Impianto) ammettendo solo la realizzazione di impianti con classe di IPEI di tipo B o superiore.

Potenziato il Sistema dei controlli e verifiche

Per quanto riguarda i controlli e le verifiche, la nuova direttiva ha inserito importanti novità volte a potenziare tutto il sistema nel suo complesso. A partire da una migliore e più chiara disciplina dei rapporti già previsti dalla vecchia direttiva, come quello tra Comuni (autorità competenti al controllo) ed A.R.P.A., alla possibilità per le province di dare poteri di accertamento in materia alle GEV (Guardie Ecologiche Volontarie).

Inoltre, la nuova direttiva offre un aiuto concreto ai “controllori”: una serie di fogli excel tramite cui, inserendo i dati di base richiesti, vengano automaticamente calcolati i parametri previsti dalla norma, e cioè il fattore di effetto circadiano (indice acv), l’IPEI e l’IPEA. Eventuali differenze trovate tra i dati dichiarati dai progettisti nella documentazione presentata al Comune e quelli calcolati attraverso il foglio excel fornito dalla RER a supporto dei calcoli, dovranno essere approfonditi con specifiche richieste e valutati opportunamente dai Comuni.

Alcune deroghe per gli impianti privati

 

Come tutte le normative che toccano anche il settore privato sono previste delle deroghe. La nuova direttiva, oltre a ribadire le deroghe già indicate dalla LR19/2003, nell’ottica di semplificare al massimo la fruibilità ed il rispetto della norma anche nel settore privato in cui spesso ci si confronta con “semplici cittadini” che ad esempio installano delle lampade da esterno nel loro giardino, ha introdotto una semplificazione nei termini e nei parametri di riferimento.

illuminaz_pubblCosì, affiancato al concetto della misura del flusso luminoso verso l’alto che comunque presuppone un minimo di conoscenze più tecniche ed un’analisi più approfondita e consapevole dei dati presenti sulle confezioni delle lampadine,  si trova con la nuova direttiva il concetto ben più familiare della potenza della lampadina, corrispondente ai watt.

Risultano pertanto in deroga alla normativa ad esempio gli impianti privati fino a 3 punti luce, se costituiti da apparecchi la cui potenza assorbita non sia superiore a 20W per punto luce, e gli impianti privati con oltre 3 punti luce se, fermo restando il vincolo dei 20W a punto luce, non assorbono più di 60W in totale.

I requisiti di particolari impianti di illuminazione

 

Nella nuova direttiva, così come nella vecchia ora abrogata, sono dettati requisiti tecnici per particolari impianti che, per le loro peculiari caratteristiche, possono o devono godere di agevolazioni o limitazioni specifiche. In breve, gli impianti particolari sono:

-    impianti sportivi, per i quali si ribadisce l’uso di proiettori asimmetrici per il contenimento della luce al di fuori dell’area destinata all’attività sportiva, l’uso di sistemi di riduzione di potenza per adeguare la luce alle diverse occasioni, e lo spegnimento dopo l’ultimazione dell’attività;

-    impianti per l’illuminazione architettonica, differenziata in diffusa o d’accento, per i quali si ribadisce e rafforza la destinazione solo a monumenti e/o strutture architettoniche di rilievo, specificando che deve essere posseduta la dichiarazione di interesse, la riduzione di potenza entro certi orari, e una limitazione del livello di illuminamento possibile (30 lux per la diffusa e 45 lux per quella d’accento).

-    impianti per ambiti specializzati in attività produttive, per i quali è previsto il rispetto pressoché totale dei requisiti richiesti in illuminaz_hpambito ad esempio stradale con l’aggiunta dello spegnimento totale o parziale a fine delle attività o la riduzione di potenza a partire dalle ore 23 (ora solare) o 24 (ora legale).

-    insegne luminose, per le quali, se ad esempio dotate di illuminazione propria, è chiarito che non possono avere né luce abbagliante né intermittente e devono rispettare il Regolamento attuativo del codice della Strada che prevede una intensità luminosa massima di 150 cd/mq di insegna. Non si possono comunque superare i 7500 cd totali riferite a tutta l’insegna.

-    impianti per illuminazione di uso temporaneo. Se spente entro le 20 (ora solare) o le 22 (ora legale) sono in deroga alla legge. Negli altri casi invece devono avere un fascio di luce preferibilmente indirizzato dall’alto verso il basso, e subire una riduzione di potenza del 50% o lo spegnimento entro le 23 (ora solare) o le 24 (ora legale). In caso di manifestazioni all’aperto è ribadito esplicitamente il divieto tassativo di utilizzare fasci luminosi  o proiettori laser rivolti verso l’alto.

-    impianti destinati ad aree verdi cittadine. Nel ribadire che le aree verdi non costituiscono ambiti che necessitano di illuminazione funzionale, la nuova direttiva evidenzia criteri progettuali volti a massimizzare il rispetto per le persone che possono stazionare e passare nei giardini e per le piante. A tal fine oltre al rispetto ad esempio dei requisiti foto biologici già previsti dalla norma, si chiede l’uso degli orologi astronomici, e soluzioni con più apparecchi di potenza ridotta piuttosto che di pochi apparecchi di potenza più elevata, nonché capaci di soddisfare al meglio i requisiti di illuminamento verticale o semicilindrico, necessari ad un buon riconoscimento dei volti.

Ancora troppi sprechi per l'illuminazione pubblica in Italia

L'Italia consuma troppa energia per l'illuminazione pubblica notturna. Che il nostro Paese sia tra quelli al mondo a maggiore inquinamento luminoso e spreco energetico è noto da alcuni anni. Lo ha fatto notare, con grande disappunto, anche di un italiano che ha avuto l'opportunità di dare un'occhiata allo stivale dallo spazio. L'astronauta Paolo Nespoli http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Nespoli, mentre si trovava in orbita sopra la Terra, ha fotografato di notte l'Europa da nord verso sud, dalla Gran Bretagna fino alla Sicilia, e si è accorto che il profilo del nostro Paese è l'unico nettamente riconoscibile tra quelli europei.

Molto più luminoso, e in maniera capillare, rispetto alla Germania e alla Gran Bretagna. Ne ha parlato nel febbraio 2012 ad un convegno iluminaz2che si è tenuto a Ferrara http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/gallery/video/i-video-consigliati-di-ermesambiente/lastronauta-palo-nespoli-e-linquinamento-luminoso-dellitalia Un illuminazione in molti casi inutile, dannosa per l'ambiente e comunque insostenibile per un Paese come il nostro che non è dotato di importanti fonti energetiche.

A dare sostanza con i numeri a questa realtà è la recente ricerca svolta dall'Enea nell'ambito del Progetto Lumière http://www.progettolumiere.enea.it/, che ha l’obiettivo di promuovere l’efficienza energetica nel settore dell’illuminazione pubblica ed in particolare favorire la riduzione dei consumi di energia elettrica degli impianti d’illuminazione dei Comuni. Risulta infatti evidente come l'illuminazione pubblica costi molto cara alle casse degli enti locali: complessivamente circa un miliardo di euro all'anno, vale a dire poco meno di 20 euro ad abitante. Secondo la Fire (Federazione italiana per l'uso razionale dell'energia http://www.fire-italia.it/), il costo dell'illuminazione pubblica si aggira fra il 15 ed il 25% del totale delle spese energetiche di un Ente locale, e può raggiungere il 50% di quelle elettriche.

A consumare il grosso dell'energia sono ovviamente i lampioni per l'illuminazione stradale, che si caricano del 90% della cifra, il restante 10% va speso per i semafori. Spendiamo così molto più della Germania (consumiamo il doppio dell'energia dei tedeschi) e di altri Paesi industrializzati, quando basterebbero semplici tecnologie per abbassare drasticamente i consumi, con beneficio per le nostre tasche e per l'ambiente.

Ad esempio impiegando alimentatori elettronici si riducono  i consumi di energia elettrica fra il 5 ed il 10%, mentre con l'installazione di riduttori di flusso si risparmia dal 15 al 30%. Abbassando il livello di illuminazione nelle ore in cui il traffico è più scarso si conterrebbe ancora di più la spesa.

La "rivoluzione francese"

In Francia, intanto, hanno deciso di darci un taglio dal luglio scorso. Un decreto voluto dal ministro francese dell'Energia, Delphine Batho, vieta infatti di tenere accese, dopo l'una di notte, le luci esterne di negozi, uffici, monumenti e altri edifici non residenziali. Resta invece illuminaz4immutata l'illuminazione stradale mentre sono previste deroghe per le zone turistiche e nei periodi di festività. Si tratta di una mezza rivoluzione che è partita dalla Francia.  Già il precedente governo l'anno passato aveva introdotto una prima serie di restrizioni a carico degli edifici commerciali, ora rinforzate dall'amministrazione Hollande. A Parigi una deroga varrà ad esempio per gli Champs-Élysées, Rue Rivoli, Place des Vosges, Rue d'Arcole, Viaduc des Arts de l’avenue Daumesnil, Boulevard Saint-Germain e il quartiere di la Butte Montmartre.

Tra gli edifici che devono spegnere la luce nelle ore piccole ci sono negozi, monumenti, municipi, uffici pubblici in generale e stazioni ferroviarie. Escluse saranno  determinate zone turistiche di Parigi, Lione, Marsiglia, Nizza e di un'altra quarantina di città, cioè le "aree turistiche ad affluenza eccezionale o di animazione culturale permanente" individuate dal Codice del Lavoro. Per quanto riguarda invece le luci interne di uffici e altri locali commerciali, sarà possibile lasciarle accese al massimo per sessanta minuti oltre l'orario di chiusura. Stesso discorso anche per le vetrine dei negozi, che dovranno restare spente fino alle 7 del mattino. Saranno garantiti invece i punti luce che servono per "garantire la tutela della proprietà".

Si prevede così di risparmiare una quantità di energia elettrica sufficiente a coprire il fabbisogno annuo di 750.000 famiglie, pari a circa 2 Terawattora di elettricità e almeno 250.000 tonnellate l'anno di anidride carbonica emessa in atmosfera.
Ovviamente l'ambizioso provvedimento ha già scatenato proteste e critiche. Tra queste quelle del Syndicat de l'Eclairage, federazione che riunisce 50 aziende del settore dell'illuminazione, secondo il quale le prospettive di risparmio energetico non vanno oltre gli 0,5 Twh. Protestano anche i commercianti e da una parte della stampa, convinti che città più buie scoraggino turisti e residenti a uscire la sera  Il ministro Batho però non demorde, definendo il decreto utile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche "pionieristico in Europa" e apportatore di una maggiore sobrietà di fronte all'attuale crisi economica.

Il WWF promuove la luce a led

 

In occasione dell'Ora della Terra il WWF ha lanciato, tramite il suo sito Top Ten (http://www.eurotopten.it/ ) una speciale guida al led più efficiente per l'illuminazione di case e uffici. Lo spunto è partito dal fatto che  il 2013 è stato un anno cruciale per chi vuole rendere più illuminaz7eco-compatibili le luci di casa o gli impianti di illuminazione pubblica e approfittare dei passi da gigante che ha compiuto la tecnologia LED (acronimo di Light Emitting Diode). Si tratta infatti di un prodotto,  ormai disponibile in varie forme sia per la casa che per l’illuminazione pubblica, che permette di abbattere notevolmente, soprattutto nel lungo periodo, l’energia consumata e i relativi costi, diventando così  ‘concorrenziale’ rispetto ad esempio alle lampadine  a basso consumo (CFL) e soprattutto a quelle a incandescenza, quest’ultime ormai definitivamente ‘fuorilegge’ dallo scorso settembre.

Topten è un progetto internazionale patrocinato dal programma Energia Intelligente-Europa (IEE) della Commissione europea. In ogni paese è stato creato uno portale di ricerca online rivolto ai consumatori, che permette di confrontare tutti i tipi di apparecchi che consumano energia. Con un semplice click, si possono trovare informazioni aggiornate sui prodotti a minor consumo energetico appartenenti a diverse categorie insieme a numerosi Eco-consigli. È stato attivato anche, in occasione dell'Ora della Terra, il servizio gratuito di consigli per l’acquisto sul sito Top TEN riguarda lampadine LED e faretti per l’illuminazione di interni.

La Guida del WWF ha elencato i 10 punti a favore dei LED rispetto alle lampadine a basso consumo: stessa efficienza energetica, a volte addirittura superiore (70-80 lm/W), maggiore durata (fino a 40.000 ore), migliore resa del colore, ottimo fascio di luce, luce brillante simile a quella degli spot alogeni, accensione immediata, adatti anche a basse temperature (al contrario delle lampadine a basso consumo), nessuna irradiazione ultravioletta, (importante per l'uso in musei, negozi di alimentari e tessili), regolabilità  continua senza perdite (nelle lampadine a basso consumo legata invece a grosse perdite), fonte di luce puntiforme come elemento creativo per i designer della luce, potenziale di sviluppo non ancora esaurito (poiché è già possibile misurarsi con le migliori lampadine convenzionali, l'utilizzo casalingo è sensato sin d'ora)..

 

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Pubblicato il 13/01/2014 — ultima modifica 11/06/2014
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