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GPP le politiche e le azioni in Emilia – Romagna: acquista verde risparmia l’ambiente

L’approvazione del nuovo Piano per gli acquisti verdi per il triennio 2016 – 2018 (DAL n.108/2017) nasce in un contesto normativo in pieno fermento

Già a partire dal 2009 la Regione Emilia-Romagna si è impegnata in politiche volte a favorire il consumo sostenibile e la diffusione degli acquisti verdi in Emilia Romagna attraverso l’attuazione del PAN GPP (Piano di azione nazionale per il green public procurement) approvato con Decreto interministeriale 11 aprile 2008 e aggiornato nel 2013).

L’opportunità per le Pubbliche Amministrazioni di applicare il sistema del Green Public Procurement (GPP) spinse proprio allora la regione a dotarsi della Legge Regionale 29 dicembre 2009, n. 28 con  l’introduzione di criteri di sostenibilità ambientale negli acquisti della Pubblica Amministrazione. Questa disciplina, a cui ha fatto seguito l’adozione del Piano per la sostenibilità degli acquisti in Emilia-Romagna per il triennio 2013-2015 (DAL n.91/2012), ha rappresentato il punto di partenza per integrare in modo sistematico i criteri ambientali nei sistemi di approvvigionamento dell’amministrazione regionale e degli enti locali operativi a livello territoriale.

L’approvazione del nuovo Piano GPP per il triennio 2016 – 2018 (DAL n.108/2017) nasce in un contesto normativo in pieno fermento per la diffusione della sostenibilità ambientale e sociale negli appalti pubblici. Il Codice nazionale degli appalti, difatti, segna una svolta rendendo obbligatoria l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi ministeriali (CAM), in percentuali variabili sul valore economico della gara. Un segnale, quest’ultimo, proveniente dall’Europa per dare una maggiore forza propulsiva ad un nuovo modello di sviluppo economico dall’anima “green”.

I CAM, che rappresentano le modalità operative definite dal Ministero per l’inserimento dei criteri ambientali e sociali nelle procedure di gara  sono costruiti con un approccio al ciclo di vita del prodotto, si basano su criteri del marchio di qualità ecologica europeo e parametri di prestazione ambientale, l'internalizzazione dei costi e parametri di valutazione dell'impronta ambientale dei prodotti.

La Regione Emilia -Romagna con l’adozione del suo nuovo Piano GPP risponde da una parte al legislatore nazionale, prefiggendosi di garantire il rispetto della normativa, estendendo il suo campo di applicazione oltre che alla stessa amministrazione regionale, anche agli enti locali, agenzie e organismi di diritto pubblico. Dall’altra parte ambisce di rafforzare la green economy regionale, un mercato dove l’offerta delle imprese si accompagna a una domanda consapevole dei consumatori, a comportamenti responsabili dei cittadini e soprattutto a policies in grado di guidare lo sviluppo, in una logica di lungo periodo.

Dando uno sguardo ai risultati della prima programmazione regionale per gli acquisti verdi vediamo come, nel periodo 2013-2015, tale approccio abbia prodotto risultati significativi. La centrale di committenza regionale Intercent-er ha attivato 31 Convenzioni Quadro con criteri di sostenibilità ambientale e gli ordinativi effettuati dalle Pubbliche Amministrazioni (PA) regionali tramite Convenzioni che includevano criteri verdi sono stati pari a 388 milioni di euro, rappresentando il 42% degli acquisti complessivi effettuati tramite le Convenzioni. Sono state, inoltre, realizzate 4 gare con Criteri Ambientali Minimi in bandi per l’acquisizione di servizi da parte di alcune direzioni regionali, tra cui il servizio di manutenzione del verde e il contratto di global service per gli immobili di proprietà regionale.

Sono stati somministrati corsi base sul GPP (formazione interna tradizionale d’aula con rilascio di crediti formativi) ed elaborati strumenti più innovativi di formazione e assistenza per funzionari pubblici impegnati negli acquisti. Tra gli strumenti realizzati, meritano una particolare menzione i moduli di e-learning e il toolkit consultabile on line, finanziati con la campagna regionale di comunicazione Consumabile. Questi strumenti insieme all’helpdesk rappresentano uno strumento di assistenza concreto per gli acquisti pubblici sostenibili

È stato stipulato un Protocollo d’intesa con ANCI Emilia Romagna per la promozione del GPP negli enti territoriali e con delibera di Giunta 120/2014 sono state approvate le linee guida GPP per sviluppare gli acquisti verdi, a supporto in particolare dei Comuni e delle Unioni di Comuni.

Da ultimo è da citare un corso riguardante la sperimentazione della metodologia di calcolo dei costi lungo il ciclo di vita LCC – Life Cycle costing (la metodologia LCC è richiamata dalla Direttiva sugli appalti pubblici e recepita nel nostro ordinamento normativo all’art. 96 del codice degli appalti Dlgs. 50/2016), su alcune Convezioni bandite da Intercent-er. Il sistema consente di leggere in un’altra prospettiva il criterio di economicità e potrebbe risolvere alcune criticità finora riscontrate per la diffusione del GPP, come ad esempio i prezzi elevati dei prodotti verdi. Studi di LCC effettuati hanno dimostrato che se si considerano i costi in fase di utilizzo e di manutenzione e di smaltimento finale, nonché i costi esterni, ovvero le ricadute che hanno gli impatti sulla collettività e l’ambiente, i prezzi dei prodotti verdi si abbassano rispetto ai corrispettivi tradizionali.

Forti dei risultati conseguiti, la nuova programmazione per il triennio 2016-2018 farà leva su tre pilastri del GPP: formazione e informazione, innovazione, monitoraggio.

 

Il nuovo Piano GPP fissa un obiettivo più ambizioso, che passa dal 30% del 2015 al 50% degli acquisti verdi da raggiungere entro il 2018 e si prefigge una serie di obiettivi operativi che, difatti, ambiscono a superare le difficoltà riscontrate nella prima programmazione. Le principali azioni previste riguardano:

-          la formazione rivolta agli addetti agli acquisti per favorire l’applicazione dei CAM nelle procedure di appalti di lavori, servizi e forniture; la formazione rivolta agli operatori economici per evidenziare le opportunità offerte dal GPP e per rispondere correttamente alle procedure di gara conformi ai CAM.

-          Lo sviluppo di progetti speciali per diffondere l’innovazione tecnologica conseguita sia attraverso strumenti da sperimentare quali gli appalti pre-commerciali e la metodologia LCC; sia attraverso l’adozione dei CAM nei bandi finanziati con fondi comunitari.

-          Il monitoraggio degli acquisti verdi dell’amministrazione regionale attraverso gli strumenti di rendicontazione regionale e il monitoraggio sul territorio attraverso il rilevamento dei dati sui contratti pubblici dal SITAR - Osservatorio regionale contratti pubblici.

La strategia regionale per gli acquisti verdi per essere massimamente efficace necessita di essere condivisa e diffusa a tutti i soggetti che concorrono alla sua realizzazione: decisori politici, responsabili degli acquisti, operatori economici e cittadini. Per questo motivo saranno anche previste specifiche attività di comunicazione.

 

L’attuazione del Piano triennale GPP è affidata alla Direzione generale Cura del territorio e dell’Ambiente, in collaborazione con l’agenzia Intercent-er, con il supporto tecnico di ERVET e Arpae. Sarà istituito un gruppo di lavoro ad hoc, trasversale, comprendente rappresentanti di tutte le direzioni generali regionali e agenzie. Il gruppo di lavoro è pensato quale sede di interscambio di informazioni tra tutti i soggetti interessati o loro rappresentanti, compresa la rete di enti locali e di altri enti pubblici per una maggiore condivisione del tema GPP.

Per maggiori informazioni sulle iniziative e azioni della Regione Emilia Romagna sul GPP

Per scaricare gli atti del seminario “I criteri ambientali minimi e il programma EPD Italy” – Bologna 4 aprile 2017

Per consultare gli strumenti del GPP in Emilia Romagna aggiornati al 2017.

I numeri del GPP in Emilia-Romagna

Dai dati rilevati attraverso indagini ed iniziative nate nell’ambito del Piano regionale per il GPP, nel periodo 2012- 2016, gli Enti (Comuni, Comuni capoluogo e Province) che fanno acquisti verdi sono risultati 47, di cui solo 7 hanno dichiarato di avere un Piano d’azione per gli acquisti verdi. Alcuni di questi enti hanno adottato una politica per gli acquisti verdi all’interno di progetti sviluppati per l’ambiente (come ad es. Agenda 21Locale; EMAS; PAES, etc.).

 

Dati più confortanti sull’applicazione di criteri ecologici nei bandi di gara degli enti territoriali provengono dalle analisi delle procedure di affidamento monitorate attraverso il SITAR – l’Osservatorio regionale degli appalti pubblici. L’analisi evidenzia che, nel periodo 2012-2015, oltre il 50% dei bandi si caratterizza per la presenza di criteri di preferibilità ambientale (i cosiddetti bandi verdi) e oltre il 13% di bandi con criteri sociali. Una parte non irrilevante (in media più del 30%) è rappresentata da bandi “verdibili mancati”, ovvero quei bandi che potevano avere una connotazione ambientale, ma per i quali non sono stati utilizzati i criteri ambientali nella procedura di gara.


Elaborazioni ERVET su dati SITAR
(Elaborazioni ERVET su dati SITAR)

I bandi verdi, negli ultimi quattro anni, hanno movimentato in totale 748.256.859,10 €. Nel 2015, 20 bandi verdi e in prevalenza di servizi, hanno movimentato 226.468.868,38 €.

Sempre nel 2015, la spesa più consistente ha interessato gli affidamenti di servizi (211.666.560,21 €) e gli affidamenti di lavori (14.802.308,17 €). Gli affidamenti di forniture, invece, sono stati rilevati solo negli anni 2013 e 2014 con valori, sia in numero che in valore economico, inconsistenti.

Elaborazioni ERVET su dati SITAR - 2

(Elaborazioni ERVET su dati SITAR)

Elaborazioni ERVET su dati SITAR - 3

(Elaborazioni ERVET su dati SITAR)

Le categorie merceologiche che caratterizzano la spesa “verde” riguardano, in particolare, il settore dell’edilizia, sia per i servizi (210.358.009,21 euro spesi per la gestione e manutenzione delle strade e degli impianti) che per i lavori (200.581.419,84 euro investiti in costruzioni e ristrutturazioni di edifici e realizzazione di strade). Anche il settore della ristorazione offre un notevole contributo alla spesa verde dei servizi, con un ammontare pari a 120.255.833,14 €.

Dalle analisi appena presentate emerge chiaramente che c’è ancora da lavorare per garantire il rispetto dell’obbligo di applicazione dei Criteri Ambientali Minimi ministeriali come richiesto dal legislatore nazionale e regionale e coprire quel gap rappresentato da più del 30% dei bandi verdi “mancati”.

 

GPP le politiche europee e nazionali: promuovere un mercato verde per sviluppare modelli di produzione e consumo sostenibile

Il Green Public Procurement inizia ad assumere rilievo “politico” a livello comunitario con l'adozione del sistema integrato dei prodotti IPP COM 2003/302/CE che si prefiggeva di creare un mercato di prodotti verdi allo scopo di incentivare nuovi modelli di consumo e produzione sostenibili.

Il peso, assegnato al GPP dall’Europa, è andato poi crescendo prima con il “Piano d’azione su Consumo e produzione sostenibili” del 2008, tanto da essere stato oggetto di una specifica comunicazione (la 400 del 2008). Successivamente con la Strategia europea 2020 il GPP è stato rafforzato per incentivare l’uso efficiente delle risorse, fino ad arrivare poi alla Comunicazione sull’economia circolare e alla revisione delle direttive sugli appalti pubblici. Il legislatore europeo punta, quindi, alla qualificazione ambientale e sociale degli appalti pubblici per orientare le produzioni dell'industria europea in una direzione (efficienza delle risorse ed energetica) che ha più futuro sia per la riduzione dei costi e dei rischi, che per la realizzazione di prodotti verdi più vicini ai desideri dei consumatori.

La Pubblica amministrazione è il più grande “consumatore” di beni e servizi: una spesa che in Italia rappresenta oltre il 16% del Pil, fino a oltre il 19% in Europa. È dunque evidente l’influenza sul mercato e sulle filiere produttive delle scelte operate dagli enti pubblici attraverso i propri acquisti.

Nel nostro Paese la svolta sul GPP è stata determinata prima dall’approvazione del cosiddetto Collegato ambientale (legge 221/2015 Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo delle risorse naturali), e poi dall’emanazione del D. Lgs 50/2016, il nuovo Codice appalti, che recepisce le direttive europee e riordina la disciplina sui contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

La principale novità consiste nell’aver reso obbligatoria l’applicazione dei Criteri ambientali minimi (CAM) individuati nel Piano d'azione nazionale - PAN GPP, ribadendo l’obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nella documentazione progettuale e di gara “almeno” le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei CAM ministeriali.

L’applicazione obbligatoria dei CAM vale per il 100% del valore posto a base d’asta nel caso delle categorie di appalto con le quali si consegue l’efficienza energetica negli usi finali (acquisto di lampade, moduli a Led, apparecchiature per illuminazione pubblica; attrezzature elettriche e elettroniche d’ufficio, quali pc, stampanti, apparecchi multifunzione e fotocopiatrici; servizi energetici per gli edifici - illuminazione e forza motrice, riscaldamento/raffrescamento); per almeno il 50% nel caso delle altre categorie di appalto (eccettuati i servizi di ristorazione collettiva, che possono restare al di sotto del 50% e essere aggiudicati solo attraverso l’offerta economicamente più vantaggiosa).

I numeri del GPP in Europa e in Italia

Attualmente in Europa sono 25 su 28 i Paesi che si sono dotati di un Piano d’azione nazionale per il GPP.

Dando uno sguardo nel panorama nazionale le Regioni che hanno adottato un Piano GPP sono 4 su 20, quali: Sardegna; Veneto; Puglia; Emilia Romagna. Da una ricognizione a livello territoriale del livello di applicazione del GPP, dedotta integrando le informazioni dell’indagine Rete Cartesio, aggiornate a luglio 2015, e tramite momenti di confronto nei tavoli di confronto dei Forum “Compra verde”, emerge che il Lazio e la Sicilia stanno lavorando all’elaborazione del Piano e il Friuli Venezia Giulia ne abbia in cantiere la redazione attraverso un programma già in atto dal 2014.  Altre Regioni hanno seguito diversi percorsi di implementazione del GPP, ad esempio attraverso l’adozione di un atto di indirizzo (approvato con delibera) o di leggi regionali che promuovono l’introduzione di criteri di sostenibilità nelle procedure di acquisto. In particolare la Regione Toscana si è dotata di una legge specifica riguardante gli acquisti verdi e le procedure per gli acquisti sostenibili; la Regione Lombardia ha principalmente agito attraverso l’adozione di norme settoriali che promuovono l’introduzione di criteri di sostenibilità nelle procedure di acquisto. La Regione Campania ha adottato un atto di indirizzo per incentivare la raccolta differenziata di rifiuti attraverso la diffusione del GPP nell’amministrazione regionale e la Regione Abruzzo, infine, ha realizzato azioni di sensibilizzazione e formazione.

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Pubblicato il 11/04/2017 — ultima modifica 11/04/2017
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