martedì 19.09.2017
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Siccità, il Governo decreta lo stato di emergenza nazionale. In arrivo oltre 8 milioni e mezzo di euro per Parma e Piacenza

La situazione nel territorio e gli aspetti di difficoltà più rilevanti

Anche quest’anno, 4 milioni di litri cubi d’acqua arriveranno dall’invaso ligure della Diga del Brugneto alla Val Trebbia e al territorio piacentino: l’annuncio arriva da Paola Gazzolo, assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile, impegnata nella gestione dell’emergenza siccità, che sta interessando in particolare i settori potabile e agricolo. Confermato quindi il milione e mezzo di metri cubi di acqua aggiuntiva, che si somma ai 2 milioni e mezzo previsti dalla concessione del Brugneto per il periodo tra il 16 maggio e il 15 settembre di ogni anno. Segno, anche questo, di una situazione grave a fronte della quale il Presidente della Regione Stefano Bonaccini  ha inoltrato al Governo la richiesta di stato di emergenza nazionale per la siccità che ha colpito l’intero territorio regionale. Richiesta puntualmente accolta dal Governo che, mettendo a disposizione 8 milioni e 650 mila di euro, ha decretato lo stato di emergenza nazionale a Parma e Piacenza. Non solo: sono state concesse ulteriori deroghe alle norme nazionali per assicurare la fornitura di acqua potabile alla popolazione (anche mediante autobotti) e per potenziare l’approvvigionamento di acqua con interventi strutturali. “Abbiamo ottenuto quanto chiesto per far fronte a una situazione eccezionale – ha sottolineato il presidente Stefano Bonaccini –. È stato giusto procedere autonomamente alla richiesta perché ci ha consentito di accelerare al massimo i tempi e dare risposte a un territorio dove la siccità ha colpito più che altrove”. “La dichiarazione di stato di emergenza nazionale e le importanti risorse in arrivo sono frutto dell’impegno dalla Regione in stretta collaborazione con il Dipartimento nazionale di Protezione civile e i territori – ha spiegato Paola Gazzolo, assessore regionale all’Ambiente, difesa del suolo e protezione civile –. Ora continueremo a essere al fianco della popolazione e degli operatori agricoli, anche mettendo a disposizione le nostre conoscenze e i nostri uffici per supportare le richieste di deroga ai limiti di prelievo di acqua”.

 

Procedure più veloci per i prelievi in deroga

Siccità alberoPer rispondere all’emergenza siccità nei campi e alle necessità di garantire acqua potabile, infatti, la Regione ha stabilito procedure semplificate per le deroghe ai prelievi di acqua, superando i limiti del cosiddetto “deflusso minimo vitale” (DMV) dei fiumi, in base alla delibera della Giunta regionale n. 870 del 16 giugno scorso. In questo modo i titolari di concessioni (agricoltori, consorzi di bonifica, Atersir e i gestori del servizio di acqua potabile) possono presentare la domanda di deroga ad Arpae, che si pronuncerà in tempi rapidi con una valutazione congiunta insieme con il Servizio regionale Acque, all’Autorità di Bacino del fiume Po e all’Ente Parco. La deroga può essere richiesta dai titolari di concessioni al prelievo per uso potabile e irriguo. In quest’ultimo caso la domanda può essere presentata dai singoli o in forma associata da parte di più aziende, anche attraverso le associazioni di categoria. La richiesta dovrà attestare l’impossibilità di approvvigionamento idrico da fonti alternative ed essere accompagnata da una relazione che contenga le minime informazioni necessarie: l’attuale valore di DMV, il volume di acqua prelevata e richiesta, le modalità del prelievo, gli ettari irrigati o il numero di abitanti serviti e le eventuali misure di mitigazione.

 

I campi hanno sete

SiccitàLa domanda irrigua (quella di acqua per l’irrigazione dei campi) prevista per il trimestre estivo giugno-luglio-agosto 2017 si attesta al di sopra della media calcolata tra 1991 e 2016. L’attuale disponibilità idrica nei terreni e nelle falde è stimata notevolmente inferiore alle attese climatiche calcolate sugli ultimi 25 anni: “A livello regionale le falde sono completamente scariche e i livelli raggiunti, in quasi tutti i territori della regione, sono al di sotto di quelli registrati durante l’inverno – lancia l’allarme Anbi, l’Associazione delle bonifiche e delle irrigazioni –. A questo punto la situazione inizia a essere davvero preoccupante: quantità di acqua nelle falde praticamente nulla, riserve negli invasi quasi azzerate e, a differenza delle annate maggiormente siccitose 2011-2012, quest’anno lo stato di crisi è arrivato a giugno quando l’agricoltura ha bisogno del massimo apporto di acqua”.

 

I dati di Arpae

Bollettino siccità ArpaeCome rilevato da Arpae, le scarse precipitazioni (nevose e liquide) cumulate da ottobre 2016 a oggi hanno inciso sulla ricarica delle riserve idriche, sia superficiali – invasi e corsi d’acqua – sia nelle falde. I deficit maggiori si riscontrano nelle province di Piacenza e Parma, dove, fino allo scorso maggio, le piogge cumulate risultano inferiori del 40/50% rispetto a quelle attese (vale a dire tra 200 e 300 mm in meno). Consistenti, ma meno intense, le carenze idriche nella parte centro-orientale del territorio, dove si riscontrano deficit tra il 20 e il 40% (reggiano, modenese e gran parte della Romagna) e inferiori al 20% (ferrarese, bolognese e aree limitrofe del ravennate). Solo la costa risulta esclusa dalla situazione di difficoltà (anche se i rischi non mancano: pompando troppa acqua dal sottosuolo, il pericolo è che entri anche quella salata dell’Adriatico).

 

Disponibilità idricaE, guardando, ai prossimi giorni, la situazione non sembra migliorare: sebbene siano possibili temporanee condizioni di instabilità, i quantitativi di precipitazione attesa potrebbero rimanere al di sotto della media del periodo. Situazione che potrebbe comportare un nuovo incremento dei deficit idrici attuali. “All’orizzonte non vediamo precipitazioni ‘serie’ fino alla fine del mese – annuncia Vittorio Marletto di Arpae Simc, acronimo di Servizio idro-meteo-clima –, e questo è molto strano. Per quello che riguarda le previsioni più a lungo periodo, non ci aspettiamo un’estate spaventosamente torrida ma normalmente calda, dove con normalmente si intendono temperature in media con quelle degli anni 1991-2014, quindi comunque molto più elevate rispetto agli anni precedenti”.


A rischio più di un terzo della produzione agroalimentare regionale

Come denuncia Coldiretti E-R, la siccità sta mettendo a rischio più di un terzo della produzione agroalimentare regionale. Come detto, le province più colpite sono Parma e Piacenza, dove – come sottolinea Coldiretti – l’acqua è indispensabile per coltivare granoturco e foraggio per nutrire più di 650 mila bovini, che producono latte per i principali formaggi Dop italiani, e 1,5 milioni di maiali, che forniscono carne per gli insaccati Dop prodotti in zona. In forte crisi anche la coltivazione dei pomodori, che riforniscono le grandi industrie conserviere, e le coltivazioni di grano. “L’acqua – sottolineano i coltivatori – è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare”.

 

I bollettini agrometeorologici

Per essere sempre informati su siccità, disponibilità idrica, temperature e umidità, Arpae mette a disposizione un sito continuamente aggiornato. Tra le voci disponibili, anche i prodotti e i bollettini agrometeorologici che forniscono informazioni sullo stato delle colture e dei terreni coltivati. I dati meteorologici, sottoposti a regolare controllo di qualità, vengono elaborati per mezzo di modelli e applicativi sviluppati presso l’Area Agrometeorologia Territorio e Clima.

 

Commento di Stefano Bonaccini - Presidente Regione Emilia-Romagna

L'intervista a Carlo Cacciamani - Responsabile del Servizio Idro-Meteo-Clima di Arpae


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Pubblicato il 23/06/2017 — ultima modifica 30/06/2017
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