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Le faggete vetuste di Sasso Fratino nel Patrimonio Unesco

Nella Riserva integrale del Parco nazionale delle foreste casentinesi ci sono faggi nati fino a 6 secoli fa

Dall’estate del 2017 le faggete vetuste della Riserva integrale di Sasso Fratino, nel Parco nazionale delle foreste casentinesi, sono diventate patrimonio Unesco. Lo ha deciso lo scorso 7 luglio a Cracovia la Commissione per il Patrimonio mondiale dell’Unesco, che ha così esteso il riconoscimento già attribuito alle faggete dei Carpazi a quelle di altri 10 Paesi europei, portando a 12 la lista di quelli con la presenza di siti naturali di faggete vetuste iscritti al Patrimonio mondiale: Italia, Austria, Belgio, Slovenia, Spagna, Albania, Bulgaria, Croazia, Germania, Romania, Slovacchia e Ucraina.

 

Le faggete vetuste di Sasso Fratino, un “laboratorio naturale”

Faggette vetusteTra i faggi che crescono sul versante romagnolo delle Foreste casentinesi ci sono esemplari che superano i 500 anni, secondo quanto ha riscontrato la ricerca condotta su 258 grandi alberi dal dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, in collaborazione col Parco nazionale e con il Corpo forestale dello Stato. Sono fra i più vecchi faggi conosciuti in Europa e occupano una delle aree più estese di piante prurisecolari. La ricerca si è svolta fra i 750 e i 1500 metri e ha interessato anche settori delle vicine foreste di Campigna e della Burraia. È emerso che le piante più vetuste non sono sempre quelle più grandi, perché alcune di esse, nate su valloni ripidi e rocciosi esposti a nord, hanno un accrescimento lentissimo. La riserva presenta “caratteri bioecologici unici su scala continentale” e “la particolare posizione geografica di transizione al limite della mediterraneità ha fatto emergere evidenze dendroclimatiche di notevole interesse nel monitoraggio degli impatti del global change sulle foreste”, si legge nella relazione conclusiva dell’Università, che aggiunge: “Queste prime ricerche condotte nelle Foreste vetuste casentinesi confermano il loro ruolo di laboratorio naturale”.

 

Storia e caratteristiche della Riserva di Sasso Fratino

PicchioSasso Fratino è una grande porzione del Parco nazionale delle foreste casentinesi. È riserva integrale dal 1959, quando l’Azienda di stato per le foreste demaniali istituì la prima riserva integrale del paese, che nel tempo è passata da 113 ettari iniziali agli attuali 782.  Nella riserva non si può entrare, mentre si può accedere per centinaia di chilometri attraverso la rete di sentieri del Parco nell’area circostante, pari a circa 6.942 ettari, che comprende le Riserve biogenetiche casentinesi e altre aree in cui si trovano tratti di foreste vetuste, definite dall’Unesco zone “di rispetto”. Sono le caratteristiche orografiche del territorio ad aver preservato la foresta, caratterizzata da una grande biodiversità. Vi si trovano quasi 1.300 specie vegetali.  Fra gli animali, particolarmente importante è la presenza del picchio nero, segnalato a partire dal 2000. Vi abitano anche il gufo reale, il falco pellegrino, l’aquila reale, l’astore, i principali ungulati italiani, il lupo e il gatto selvatico.

 

La rete Unesco di faggete vetuste: un percorso lungo dieci anni

È una rete ecologica composta da 64 faggete, la cui eccezionalità è dovuta alla capacità del faggio di insediarsi, a partire dall’era post-glaciale, in diverse condizioni ambientali, dalla pianura alle montagne. Il riconoscimento per le faggete vetuste europee è avvenuto in base al criterio di selezione IX dell’Unesco, secondo il quale i nuovi siti inclusi devono “costituire esempi significativi di importanti processi ecologici e biologici in atto nell’evoluzione e nello sviluppo di ecosistemi e di ambienti vegetali e animali terrestri, di acqua dolce, costieri e marini”.

La rete è nata nel 2007 come “Primeval Beech Forests of the Carpathians” e comprendeva dieci faggete dei Carpazi, tra Slovacchia e Ucraina. Oggi si chiama “Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe”. Nel 2011 sono state aggiunte 5 faggete vetuste tedesche e nel 2013 è stato avviato un processo, coordinato dall’Austria, per elaborare entro il 2015 una proposta congiunta di tutti gli altri paesi europei, proprio per includere nella rete le altre faggete vetuste.

 

Il faggio in Italia e in Europa

L’albero Fagus sylvatica copre larga parte del territorio europeo. Oltre che per il suo valore naturalistico è importante anche per il suo valore simbolico e culturale, essendo una specie storicamente legata allo sviluppo dei popoli europei. Il suo nome è di origine indoeuropea e fa probabilmente riferimento ai frutti commestibili. Anche se nel linguaggio comune “vetusto” non ha un’accezione del tutto positiva, nel caso degli alberi, e in particolare di quelle specie che non hanno un limite biologico, la parola richiama più la vitalità che l’invecchiamento. Specialmente quando si considera l’insieme di cui fa parte, la foresta.

Le faggete italiane sono quelle a maggiore biodiversità e vi si trovano tra i più alti faggi d’Europa, fino a 50 metri di altezza. In Italia si trovano anche i faggi più vecchi, con un patrimonio diffuso sul territorio nazionale di alberi vetusti che superano i 400-500 anni di età. Da luglio 2017 sono diventate patrimonio Unesco le faggete cresciute su oltre 2.000 ettari nelle zone del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (a Villavallelonga-Valle Cervara, Lecce nei Marsi-Moricento, Pescasseroli-Coppo del Principe e Coppo del Morto, Opi-Val Fondillo); quella di Sasso Fratino (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi), della Foresta Umbra (Parco Nazionale del Gargano), di Cozzo Ferriero (Parco Nazionale del Pollino), del Monte Cimino (Soriano nel Cimino) e di Monte Raschio (Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano).

 

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Pubblicato il 26/03/2018 — ultima modifica 26/03/2018
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