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Rifiuti, siti contaminati

Progetto "Raee in carcere"

Logo RAEE in carcere

 

Il Progetto “RAEE (Recupero delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) in carcere”  è stato avviato nel 2005 su iniziativa della partnership del progetto Equal Pegaso con la sottoscrizione nel 2007 di un apposito Accordo Quadro Territoriale, rappresentando il primo progetto a livello nazionale intercarcerario e interprovinciale nell’ambito trattamento RAEE per l’inserimento lavorativo dei detenuti.

Il progetto, sviluppato a partire da una più generale iniziativa comunitaria, è stato promosso, sviluppato e coordinato da Hera e da Techne e coinvolge, tra gli altri partner, la Regione Emilia-Romagna, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, Province e Comuni di Forlì-Cesena, Bologna e Ferrara, i consorzi nazionali RAEE Ecolight ed Ecodom, l’ente Cefal, le cooperative sociali IT2 di Bologna, Il Germoglio di Ferrara, Gulliver di Forlì.

Il progetto è stato ideato in maniera tale da essere replicabile in altri istituti penitenziari, avendo come fine la creazione, all’interno degli istituti penitenziari di Bologna, Ferrara e Forlì, di strutture stabili adibite al pretrattamento per il successivo avvio al recupero dei rifiuti non pericolosi derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Obiettivo dell’iniziativa è l’inserimento dei detenuti in un processo a carattere industriale, in modo da creare una solida opportunità di lavoro e favorirne il loro successivo reinserimento nella vita sociale, una volta scontata la pena.

Nello specifico i detenuti sono occupati in laboratori (localizzati all’interno delle carceri a Bologna e Ferrara, esterno invece a Forlì) opportunamente allestiti e attrezzati per lo smontaggio dei RAEE provenienti dai centri di raccolta differenziata del Gruppo Hera. Una volta trattate, le diverse componenti dei rifiuti vengono inviate a impianti specializzati ottenendo un recupero pari a oltre l’85%.

I detenuti coinvolti sono impegnati dalle 15 alle 30 ore medie la settimana, con un’adeguata retribuzione con l’obiettivo di poter contribuire anche al mantenimento delle famiglie. La quantità di rifiuti elettrici ed elettronici trattata ogni anno ammonta a circa 1.000 tonnellate. Si stima che l’operazione contribuisca al risparmio di 2 milioni di kWh di energia elettrica, al riciclo di più di 660 t di ferro, 10 t di rame, 5 t di alluminio, 25 t di plastica.

Dal 2009 è stata istituita una Cabina Regionale di Monitoraggio, con finalità di patronage del progetto, complessivo e sui singoli territori, alla quale questa Regione partecipa con i rappresentanti di ben tre Assessorati: Ambiente e sviluppo sostenibile; Scuola Formazione professionale Università Lavoro; Promozione politiche sociali e educative per l’infanzia e l’adolescenza, Politiche per l’immigrazione, Sviluppo del volontariato, Associazionismo, Terzo settore.

In tale contesto, nel 2009 è stata condivisa la necessità di consolidare il percorso già avviato tramite l’approvazione di un secondo accordo - Protocollo d’Intesa territoriale, approvato con DGR n. 663/2009 - per promuovere sul lungo periodo la sostenibilità dei laboratori, valorizzandone sia la trasversalità sia le singole reti territoriali, tramite intese da definirsi (su Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena).

In questi anni di attività, ed in particolare nel 2010, sono stati raggiunti lusinghieri risultati formativi e occupazionali: le persone detenute coinvolte dall’avvio della fase di “formazione teorica/pratica” sono state 21 e attualmente sono 9 quelle impegnate nei laboratori e remunerate per le operazioni di smontaggio e pretrattamento dei RAEE.

L’iniziativa è quindi diventata un’attività professionale produttiva, duratura e stabile, che ha favorito il superamento delle logiche di puro assistenzialismo per orientarsi al completo reinserimento dei soggetti coinvolti all’interno della società civile.

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Pubblicato il 05/01/2012 — ultima modifica 06/03/2014
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