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Il “Borgo Ecologico” di Marzabotto, dal trattamento dei RAEE un progetto ambientale unico al mondo aperto al territorio

In sintesi

L’azienda bolognese Dismeco, specializzata nel recupero e al trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici, ha trasferito lo stabilimento in una ex cartiera dopo averla ristrutturata. Lì vengono “smontate” oltre 500 lavatrici al giorno, recuperando il 98% del loro materiale. L’impianto utilizzerà, in un prossimo futuro, energia fotovoltaica e idroelettrica autoprodotta. L’adiacente Villa Rizzoli diventerà poi a breve un centro didattico per le scuole e sede per alcune associazioni ambientali. E c’è spazio anche per la ricerca scientifica e per la promozione dell’arte.

22.02.2012

dismeco 2A Lama di Reno, piccola frazione del Comune di Marzabotto sull’appennino bolognese, sta prendendo vita un progetto imprenditoriale innovativo. Si chiama “Borgo Ecologico” e intende essere un contenitore, un luogo ideale per far incontrare, nel segno della green economy, le imprese del territorio, gli enti locali e gli altri soggetti sociali e istituzionali della valle del Reno. Lo sta creando, un passo dopo l’altro, l’azienda Dismeco srl, che fin dal 1977 a Bologna è stata la prima in Italia a specializzarsi nell’attività di gestione, trattamento, recupero e avvio allo smaltimento di rifiuti elettrici ed elettronici, urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi, rivolgendosi in prevalenza al mercato delle imprese commerciali e industriali ma anche a quello degli enti pubblici. Proprio dalla necessità di una nuova collocazione dello stabilimento dell’azienda è nato il progetto del “Borgo Ecologico”.

La scelta della sede nella ex cartiera

“Per proseguire la nostra attività ci serviva uno stabilimento di dimensioni più ampie di quello di Bologna – racconta l’amministratore delegato di Dismeco, Claudio Tedeschi -. Potevamo scegliere dei semplici capannoni e trasferirci -, ma abbiamo pensato di fare molto di più, trovando a Lama di Reno il luogo adatto all’idea che avevamo in mente”. Nel paese della valle del Reno esisteva una storica cartiera, di proprietà del Gruppo Burgo. Quattro anni fa la cartiera ha cessato l’attività, privando la zona di un’importante risorsa imprenditoriale (nel periodo del suo massimo sviluppo ha dato lavoro anche a 600 persone). Dismeco a quel punto si è proposta per acquistare l’area su cui sorgeva la cartiera per trasferirvi la propria attività. Il progetto è stato fortemente voluto e condiviso da un gruppo di aziende del territorio ed ha coinvolto anche istituti di credito locali. Con un investimento di 10 milioni di euro, interamente provenienti da capitali privati, si è dato così avvio alla riqualificazione di un’area di 45.000 metri quadrati, pari a circa la metà di quella che apparteneva alla cartiera (la restante rimane, per ora, di proprietà della Burgo).

“Abbiamo realizzato una ristrutturazione che potremmo definire filologica degli edifici per mantenere la realtà storica del complesso industriale – racconta l’ad di Dismeco -. Un lavoro che tra le lungaggini burocratiche connesse al rilascio delle necessarie autorizzazioni e realizzazione ha richiesto, purtroppo, circa due anni. Nel novembre 2010 abbiamo quindi potuto trasferire completamente la nostra nuova sede produttiva, ora adatta a quella che, teniamo a sottolinearlo, è la prima azienda in Italia per qualità nel trattamento dei rifiuti RAEE”.

Lavatrici recuperate al 98%

dismeco 3In questo primo periodo il cuore dell’attività di Dismeco a Marzabotto è stato concentrato sul recupero di circa 500 lavatrici al giorno e di altri rifiuti elettrici ed elettronici. Nel mese di marzo si potrà aggiungere, una volta ottenuta l’autorizzazione, il recupero di monitor e lampade fluorescenti sia di tipologia “tubi neon” che lampadine a basso consumo.

Per lo smontaggio delle lavatrici dismesse l’azienda ha progettato e brevettato una innovativa linea di movimentazione lungo la quale gli operai possono recuperare celermente e in sicurezza tutte le componenti riutilizzabili: il vetro degli oblò, le parti plastiche, le schede elettroniche, l’acciaio dei cestelli, le componenti in alluminio (come la puleggia che fa ruotare il cestello) i contrappesi in cemento, i sistemi elettrici (cablaggi, motori, pompe, condensatori elettrolitici), i filtri, ecc… Lo “scheletro” metallico delle lavatrici, svuotate di tutte le sue parti, viene così inviato a due macchine trituratrici operanti in sequenza, che lo riducono in piccoli pezzi che possono a loro volta essere recuperati per produrre nuovi materiali metallici e plastici. “La differenza tra noi e altre aziende concorrenti sta proprio in questa ‘catena di smontaggio’ – spiega Claudio Tedeschi -, che ci permette di arrivare al 98% di materiale recuperato dalle lavatrici, che sono il principale prodotto che noi trattiamo. Se ci limitassimo a triturare le lavatrici senza la preventiva opera di smontaggio, cosa che altri fanno, il nostro lavoro non avrebbe questa qualità e molto materiale andrebbe perduto senza poter rientrare nel ciclo produttivo”.

Le lavatrici vengono consegnate ogni giorno nella sede di Marzabotto dagli automezzi dei consorzi nazionali che si occupano dello smaltimento dei RAEE e che affidano poi il lavoro di recupero, tramite appositi appalti, alle aziende come Dismeco. Tutti i materiali che escono dallo stabilimento vengono ceduti ad aziende esterne che li impiegano come “materie prime” per produrre nuovi manufatti: ad esempio le aziende che riutilizzano le plastiche estratte o le fonderie che riutilizzano le componenti ferrose o l’alluminio, il rame, le schede madri dei pc, ecc…

“Le lavatrici arrivano a noi, per precisa scelta aziendale, dall’Emilia e dai territori confinanti, come Toscana e Veneto – fa notare Tedeschi -. Ma purtroppo, al momento, quello che riteniamo un principio cardine nella gestione dei rifiuti (enunciato più volte dalla Comunità Europea), cioè la prossimità tra la raccolta e il recupero, è purtroppo ancora lontano dall’essere seguito nel settore dei RAEE. Smaltire sul territorio i rifiuti prodotti dal territorio, o comunque dalle zone più vicine, renderebbe più razionali e sostenibili i costi ambientali”, oltre a dare occupazione.

Il recupero di monitor, tv e lampade fluorescenti

Il lavoro quotidiano dei 30 dipendenti si amplierà, nel prossimo futuro, sui due nuovi impianti, il primo destinato al trattamento dei tubi catodici di monitor e televisori, il secondo per la bonifica delle lampade fluorescenti: entrambi effettuano il recupero in ambiente stagno dei vetri e degli altri componenti, con la separazione delle sostanze nocive, quali il mercurio, aspirate e raccolte in appositi filtri.

Un progetto per interagire con il territorio sui temi ambientali

dismeco 1Ma ciò che contraddistinguerà il “Borgo Ecologico”, al di là dell’attuale attività produttiva di eccellenza, è l’articolazione di un progetto che si concretizzerà nei prossimi mesi. “Tramite il Borgo vorremmo interagire con il territorio e creare valore – dice l’ad Tedeschi -. Crediamo fermamente nell’impegno sociale dell’impresa e vogliamo porre al centro della nostra attività il tema della sostenibilità ambientale”. A giugno partiranno così i lavori per la copertura del capannone dell’azienda, con 10.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici in grado di produrre 1 megawatt annuo di energia rinnovabile. “L’energia prodotta la utilizzeremo principalmente per coprire parte dei nostri consumi elettrici – prosegue Claudio Tedeschi -. Vorremmo poi realizzare un impianto eolico dimostrativo e stiamo studiando la fattibilità di produrre energia idroelettrica dall’antico canale derivato dal Reno che veniva utilizzato in origine dalla cartiera. Per quest’ultima opera i tempi di autorizzazione e realizzazione saranno un po’ più lunghi ma contiamo, quando tutti gli impianti saranno completati, di produrre energia in surplus rispetto ai nostri consumi.

Un centro didattico per mostrare agli studenti il recupero dei materiali

Altro punto di forza del “Borgo Ecologico” sarà la trasformazione, entro l’estate, di Villa Rizzoli (una palazzina che si trova a pochi metri dalla sede dell’azienda) in un centro didattico rivolto principalmente ai ragazzi delle scuole. Gli studenti potranno così fare una visita virtuale all’impianto, osservando in diretta su grandi schermi interattivi come è ossibile recuperare materiali dagli oggetti quotidiani che non si utilizzano più e portarli a nuova vita. villa rizzoli dismeco“Riteniamo si tratti di un’esperienza formativa importante che possiamo offrire ai più giovani ma anche una possibilità di approccio diretto e concreto per rendere tutti i cittadini più consapevoli dell’importanza di un corretto smaltimento dei rifiuti - sostiene l’ad di Dismeco -. Abbiamo inoltre già accordi con Legambiente, altre associazioni ambientaliste e gli enti locali che potranno utilizzare gli spazi di Villa Rizzoli come contenitore per svolgere attività sulla sostenibilità ambientale”.

Dismeco inoltre fornisce assistenza tecnica operativa per due laboratori nei carceri di Bologna e Ferrara (nell’ambito del “Progetto RAEE in carcere” gestito da una cooperativa sociale). Dall'ottobre scorso, prima azienda in Italia nel suo settore, ha assunto un detenuto in stato di libertà provvisoria, che si è ben inserito nel suo ruolo lavorativo.

La ricerca sulle "terre rare"

L’impiego di macchinari di fabbricazione svedese per il recupero dei monitor e delle lampade al neon e i rapporti aperti con il paese scandinavo hanno poi portato alla collaborazione con l’Università di Goteborg, nell’ambito di un progetto europeo che ha come obiettivo lo studio sul recupero di elementi chimici estremamente rari e pregiati denominati “terre rare”, sostanze presenti nelle polveri fluorescenti contenute nelle lampade al neon e all'interno dei monitor televisivi. Collaborazioni sono in corso anche con l’Università di Bologna.

Spazio per l'arte

Infine Dismeco vuole aprire il “Borgo Ecologico” anche all’arte. Lo farà tramite il “Progetto “Mecenarte”, con il quale intende stimolare le imprese a proporsi come committente in campo artistico, puntando magari su giovani talenti locali. L’azienda ha già attivato una prima fase di tale progetto affidando la realizzazione di un calendario d’autore ad un giovane artista bolognese Mattia Ruggeri, stampato in sole 50 copie firmate e numerate, Ma altri progetti sono già all’orizzonte.

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Pubblicato il 22/02/2012 — ultima modifica 22/02/2012
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