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Una passeggiata per la regione con Eugenio Riccomini: tra patrimonio naturale, ricchezze culturali, corsi d’acqua e turisti

In sintesi

Eugenio Riccomini è uno degli storici dell’arte più importanti del panorama dell’Emilia-Romagna e dell’Italia intera. Ex docente universitario, ex assessore alla cultura ed ex presidente dell'Istituzione Musei Civici Comune di Bologna, oggi continua a vivere a Bologna dove porta avanti la sua attività con conferenze e incontri che regala sempre generosamente ai suoi concittadini. È autore di numerosi titoli sulla città, sui suoi pittori e artisti, sui suoi segreti e tesori nascosti, ma anche di saggi sul comprendere le opere d’arte, un’abilità complessa da sviluppare “quasi come acchiappare una farfalla”. Con lui parliamo del rapporto tra il rispetto dell’ambiente e le espressioni artistiche, ma anche delle bellezzenaturali della nostra regione.

28.06.2012

Una parola sui paesaggi della nostra regione.

riccomini 1L’Emilia-Romagna è diversa da tutte le altre regioni italiane: è una zona omogenea, che si somiglia tutta. Se si cammina da Rimini fino a Piacenza, come facevano le legioni romane, ci si trova sempre dentro lo stesso paesaggio: una strada rettilinea che attraversa città poste a circa un giorno di marcia l’una dall’altra. Sulla destra c’è una pianura che sembra sconfinata e arriva fino al Po, sulla sinistra c’è la cresta delle montagne. In questo senso l’impressione è di trovarsi, a Fidenza o a Cesena, sempre nello stesso posto. Lungo la via Emilia troviamo, a distanze stranamente regolari, tutti i centri che dall’epoca romana e anche precedente, fino a quella moderna, hanno costituito le città. Questo può essere il grande itinerario medievale e rinascimentale dell’arte, perché dal Tempio Malatestiano di Rimini fino al duomo di Piacenza c’è una fila di monumenti, a volte di interesse europeo.

Penso a un capolavoro come il duomo di Modena, o al duomo e al battistero di Parma, alla cattedrale di Fidenza e a quella di Piacenza. Poi, nell’altra parte di questa regione, c’è una grandissima città d’arte come Ferrara. Nella cosiddetta ‘Bassa’ possiamo disegnare un’altra serie di possibili itinerari. A partire da Ferrara, e poi Ravenna, Bagnacavallo, Carpi, Nonantola, Brescello, Guastalla, abbiamo un’infinità di centri, senza un collegamento rettilineo fra loro, che invitano a divagazioni e lasciano scoprire la bellezza della pianura e le civiltà, soprattutto rinascimentale e tardo medievale, che sono cresciute in questi luoghi. Il nostro viaggiatore curioso (una caratteristica indispensabile per scoprire questa regione) può partire dalle piccole corti della valle Padana, dal centro storico di Correggio, visitare la reggia di Colorno, l’abbazia di Nonantola e poi ancora il castello di Fontanellato con gli splendidi affreschi rinascimentali del Parmigianino.

L’arte può aiutare a conoscere l’ambiente e a imparare a rispettarlo?

Per conoscere l’ambiente naturale, ma anche i monumenti che ne fanno parte, di grande o di minor valore, l’unica strada è insegnare ai bambini a scuola la bellezza e il rispetto delle cose che abbiamo ereditato, di tutte quelle ricchezze che abbiamo non per merito nostro ma dei nostri antenati, dalle Due Torri a San Petronio, a tutte le chiese e i musei che nel frattempo sono stati istituiti, alle colline e ai boschi. Anche il rispetto per l’ambiente è legato allo sviluppo di questo atteggiamento. È  una cosa che va appresa da piccoli: non si può insegnare l’amore e il rispetto per le cose antiche o naturali a un uomo di 40 anni, bisogna farlo fino che i bimbi sono piccoli, come imparare le lingue straniere o a suonare il piano.

riccomini 2Purtroppo la scuola però non svolge questo compito. Imparare a leggere un quadro o una scultura antica è una materia che nelle scuole non esiste, non c’è mai stata, perché le scuole sono state disegnate da uomini di lettere, bravi a scrivere e magari anche a parlare e a pensare, ma che non sanno molto della pratica, delle cose che si fanno con le mani. E i monumenti, i quadri e le sculture, sono cose fatte con le mani. In questo senso anche la famiglia tante volte è fatta di persone che non distinguono Raffaello da Picasso, se non in rarissimi casi: io ai miei figli ho insegnato a disegnare quando erano bambini e infatti sono tutti e due storici dell’arte molto bravi.

Questo tratto dell’istruzione è la cosa più importante: serve anche per capire la bellezza dell’ambiente, per capire che è stupido costruire degli edifici a forma di grattacielo sulle nostre colline, cosa che finora per fortuna non è stata fatta ma che in altre città è normale.  È un fatto di educazione, come si insegna ai bimbi a non mettersi le dita nel naso in pubblico, o ad alzarsi quando entra la maestra in classe, a portare rispetto verso chi insegna loro e verso i loro colleghi e via dicendo.

Il rispetto, l’attenzione e la conoscenza poi, se mi si permette una piccola digressione da anziano, sono alla base di tantissimi aspetti della vita che vanno oltre all’apprezzamento dell’arte e alla tutela dell’ambiente. Ad esempio, a me capita spesso di prendere il bus e purtroppo non ho mai visto un ragazzino che va a scuola con il suo zaino seduto o stravaccato su un sedile dell’autobus che cedesse il posto a una signora che sta in piedi. E questa non è colpa sua, ma di chi non gliel’ha insegnato, dei maestri, dei genitori. Il fatto che si veda che sono anziano e che devo appoggiarmi a un bastone per sostenermi non ha mai provocato questo fenomeno che ai miei tempi era normalissimo, l’alzarsi e dire a chi non è più giovane “Prego si accomodi”. Questo vuol dire che manca l’educazione al rispetto in generale, degli altri oltre che dell’ambiente.

Prendiamo la questione al contrario: come può l’ambiente ri-entrare nell’arte, oggi che astrazione e riferimenti al moderno sembrano allontanarla?

Per alcune decine di migliaia di anni, con una consolidatissima abitudine, l’arte ha imitato la natura. Quando Fidia doveva scolpire una cavalcata di giovani ateniesi sulle mura del Partenone, guardava con estrema attenzione come i cavalli galoppavano e quindi li faceva il più simili possibile alla verità. I pittori dell’Ottocento, impressionisti compresi, guardavano con estrema attenzione oculare e visiva i colori di cui è fatta la natura e li imitavano nei loro quadri. E così allo stesso modo i nostri antenati nelle grotte della Lingua d’Oca e della Francia meridionale dipingevano sui loro muri i bisonti, gli uri, i cervi e tutti gli animali che vedevano pascolare attorno a loro e li imitavano nel modo migliore possibile. C’è sempre stato un rapporto naturale tra ciò che si vede, la natura, e l’arte.

riccomini 3Oggi, dopo le avanguardie, questo non esiste più: l’arte ha preso decisamente un'altra strada. A voi sembra che Les Demoiselles d’Avignon di Picasso somigli a qualche cosa di verosimile? E un quadro astratto di Mondrian somiglia a qualcosa che avete in casa? Sono cose completamente diverse. Non per forza peggiori o migliori, ma il rapporto con la natura si è praticamente troncato. Può darsi che sia meglio così, certo è che abitudini millenarie sono state abbandonate. Siamo nel moderno, nel contemporaneo, facciamo cose che i nostri antenati non facevano, cose anche utili. Ad esempio voliamo in aereo e arriviamo in America in nove ore anziché in otto giorni di navigazione a vapore o tre mesi di navigazione a vela. Abbiamo dei vantaggi, è sicuro. Ma dal punto di vista estetico ho qualche dubbio.

Tante volte ha raccontato la storia di Bologna come la storia di una città costruita sull’acqua: cosa ne resta oggi tra ordinanze sull’uso della risorsa e allarmi di siccità?

A Bologna l’acqua era una via maestra per il trasporto di cose e persone:  ci collegava con il resto dell’Italia e anche dell’Europa, fino in Svizzera e oltre. C’è da dire però che l’unica città veramente d’acqua che c’è è Venezia. Un’altra città in cui aveva una grande importanza come via di comunicazione era Milano, che era solcata dappertutto dai navigli. Quando è stata inventata l’automobile, si è capito subito che le macchine Fiat sui navigli si sarebbero trovate a disagio e quindi sono stati tombati, coperti da nastri di asfalto. Oggi al posto dei navigli ci sono dei viali su cui sferragliano i tram e passano migliaia e migliaia di automobili. Questo fa un po’ malinconia a chi si ricorda i dipinti dell’Ottocento che riproducevano una Milano in cui le case si specchiavano nelle acque dei corsi. I luoghi dove l’acqua è rimasta, come il Naviglio Grande, sono diventati luoghi chic, eleganti, dove fioriscono i negozi lussuosi, le trattorie, i ristoranti, la gente ama stare vicino all’acqua.

Una cosa simile è accaduta a Bologna, dove di fiumi e di canali ce ne sono pochi e di misura molto piccola. Avevamo il porto, che è stato chiuso dal Cavaticcio in avanti e lo stesso edificio del porto è stato abbattuto. L’arrivo della modernità e dei suoi mezzi, tram, automobili, pullman ha determinato un cambiamento della città. Bologna è una città che è a piedi dei colli, un conoide di deiezione da cui sporgono dalle ultime propaggini dell’appennino dei rigagnoli, come l’Aposa. Però è sempre stata una città pedonale, non si sono mai viste barche, né oggi come nel passato. A Bologna l’acqua serviva soprattutto per scopi artigianali e industriali, muoveva le ruote dei mulini da seta, le macchine che lavoravano la lana, i tessuti. Per vedere un fiume, e io da bambino ci andavo a nuotare, bisogna andare fino al Reno e si fa un po’ di strada se si abita in centro. Per questo ordinanze e crisi non sono poi così nuove: non godiamo più della vista dell’acqua in città, se non in alcuni punti, ma resta l’indicazione a usarla con responsabilità, perché oggi più  che mai non siamo una città poi così ricca d’acqua.

Si avvicinano le ferie estive: un consiglio per  il turismo artistico, e magari anche naturale, nella nostra regione.

Il mio consiglio è questo: parlare il meno possibile delle ricchezze e delle bellezze (tantissime) della nostra regione in modo che tutti i turisti continuino a ingolfare le calli di Venezia, a far baccano nelle strade di Firenze e poi si assiepino nella piazza San Pietro a Roma a vedere il papa. Noi il papa non lo abbiamo, il cardinale non si vede quasi mai, grandi feste pubbliche o religiose non le organizziamo. Dovremmo goderci le nostre città silenziose, tranquille e pacifiche dove chi gira per la città in genere è un locale.

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Pubblicato il 28/06/2012 — ultima modifica 28/06/2012
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