La dinamica delle foci
Il sistema fluvio-deltizio padano si configura a partire da circa 5000 anni fa come risposta sedimentaria alla fase di stazionamento alto olocenico. La geomorfologia attuale della piana costiera è il risultato dell’evoluzione delle foci fluviali come evidenziato dalla presenza di lobi deltizi fossili e di fasci di cordoni litorali con geometrie discordanti e troncature erosive.

In età pre-romana, la costa aveva un andamento circa rettilineo, con accennate cuspidi deltizie nel margine settentrionale delle attuali Valli di Comacchio e diffusi campi di dune. Dal IV sec. a.C. fino circa al I sec. a.C si sviluppa, in apparente continuità, il delta del Po di Spina, fortemente proteso verso mare, le cui vestigia oggi giacciono sul fondo delle Valli di Comacchio. Nei secoli successivi fino al V sec. d.C., questo delta viene progressivamente rimodellato, assumendo una forma meno aggettante e più smussata, come quella delle altre foci attivatesi in questo stesso periodo (circa lungo i corsi attuali del Po di Volano e del Po di Goro), ed infine profondamente eroso.
Dopo il V sec. d.C. diventano dominanti i lobi del Po di Volano e subordinatamente quelli del Po di Primaro e del Po di Goro a testimonianza di un profondo riassetto del reticolo idraulico causato anche dal deterioramento climatico. La loro formazione attraversa fasi di forte crescita (velocità di progradazione del Po di Volano fino a 8 km in 500 anni) e di parziale smantellamento con troncature erosive sviluppate a scala locale.
Una nuova importante fase ha inizio nel X sec. d.C. in cui tutte le cuspidi deltizie della costa mostrano un limitato sviluppo mentre si osserva la crescita di importanti sistemi di cordoni litorali, che sono sede oggi di estese pinete (ad es. Pineta di S. Vitale). Questa fase si realizza durante il periodo climatico caldo medievale, collocabile tra il IX e il XIII secolo (“Ottimo climatico Medievale”) e perdura fino al XVI quando il Po di Volano raggiunge il massimo avanzamento prima della disattivazione avvenuta circa nel 1530.
La ripresa della crescita delle foci, che porterà nel settore settentrionale alla formazione del delta moderno e nel settore centrale allo sviluppo delle cuspidi dei fiumi Reno, Ronco-Montone prima, Fiumi Uniti poi e Savio, avviene dopo il XVI secolo, come conseguenza del deterioramento climatico ascrivibile alla Piccola Età Glaciale (PEG) e degli interventi sul reticolo idrografico da parte dell’uomo. La PEG fu un periodo nel quale si registrò un sensibile abbassamento della temperatura media e si pone, a scala continentale, approssimativamente tra la metà del XIV e la metà del XIX secolo. In Italia, come in Europa, durante la PEG furono frequenti le precipitazioni e gli episodi alluvionali, con un considerevole aumento del trasporto solido fluviale che comportò un sovra-alluvionamento degli alvei e un forte apporto di sedimenti al mare. In particolare, tra il XVI e il XIX, in piena Piccola Età Glaciale, si registra la maggiore progradazione dei fronti deltizi.

Dal XIX secolo le foci appenniniche hanno rallentato la crescita e sono osservabili numerose evidenze di smantellamento come troncature erosive, campi di dune trasgressive e campi di ventagli di washover, nonché la forte crescita delle aree di intercuspide.
Nei due secoli successivi, questo progressivo smantellamento delle cuspidi deltizie prominenti e la ridistribuzione delle sabbie lungo tutto il litorale, con l'avanzamento delle aree di intercuspide sono divenuti i processi litorali dominanti e hanno determinato, come effetto macroscopico, la rettificazione della linea di riva a scala regionale e, di fatto, la crescita della piana costiera a scapito delle aree di foce.
Questi processi hanno generato un’evoluzione geomorfologica comune delle varie foci appenniniche, che hanno attraversato, anche in momenti diversi, le medesime fasi morfo-sedimentarie.
