Difesa del suolo, costa e bonifica

Direttiva per la costituzione, mantenimento e manutenzione della fascia di vegetazione riparia e di manutenzione del substrato dell'alveo del torrente Senio

Nel predisporre la presente direttiva i contenuti e le indicazioni sono state mantenute separate per ciascuna delle due regioni in quanto il bacino del Torrente Senio occupa un territorio che si sviluppa sia in Toscana che in Emilia-Romagna. Anche il quadro legislativo di riferimento per quanto riguarda la qualità dell’ambiente fluviale è cambiato ed affidato ora ai rispettivi Piani di Tutela delle Acque (PTA), ai sensi dell’allora vigente D.Lgs. 152/99, confermato dal D.Lgs. 152/06.

I rispettivi PTA per quanto riguarda la vegetazione fluviale prevedono:

- per il territorio toscano il raggiungimento degli obiettivi mediante l’attuazione degli interventi e l’applicazione delle misure con il ricorso alle intese, accordi di programma e accordi ambientali (art. 4), mentre nello specifico sulla vegetazione riparia, tra le “Ulteriori misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale” indicate nell’art. 6, il comma 1 recita “… omissis… i soggetti competenti assicurino il mantenimento della vegetazione spontanea o il ripristino di vegetazione alle caratteristiche stazionali, nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda … omissis”, mentre al comma 4 è previsto che le misure devono essere recepite negli strumenti di programmazione e pianificazione di tutti gli Enti competenti.

Con la presente Direttiva vengono dati ulteriori dettagli sulla costituzione, mantenimento e manutenzione della fascia di vegetazione riparia e sulla manutenzione del substrato dell’alveo, nell’ambito di misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità previste dal PTA;

- nel territorio emiliano-romagnolo siano attribuite alla Provincia di Ravenna, nell’ambito del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), le funzioni di perfezionamento del Piano di Tutela delle Acque dell’Emilia-Romagna (art. 2) seguendo le procedure indicate nel PTA stesso. Ciò comporta non solo il recepimento di numerose disposizioni normative che vanno ad integrare e modificare le Norme vigenti, ma anche una serie di approfondimenti, ai sensi del Capitolo 4 “Misure di tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici” delle Norme del PTA regionale, che prevedono elaborati e misure volte ad individuare i requisiti ottimali delle aree di pertinenza dei corpi idrici.

In ragione di ciò con il presente elaborato non vengono suggerite ulteriori misure demandando l’approntamento di specifiche indicazioni ai contenuti del PTA provinciale.

REGIONE TOSCANA

I modelli di gestione per la costituzione, il mantenimento e la manutenzione della fascia di vegetazione riparia e per la manutenzione del substrato dell’alveo si applicano su tutto il reticolo idrografico toscano del bacino del Senio, così come indicato negli elaborati del Titolo II delle Norme di Piano. Il reticolo idrografico è riportato nelle tavole “RI” del “Titolo II-Rischio Idraulico e Assetto della Rete Idrografica”.

Al fine di rendere chiaro e conosciuto l’obiettivo da raggiungere con gli interventi per la costituzione e/o miglioramento della fascia di vegetazione riparia, si rimanda all’“ALLEGATO A (pdf, 2.43 MB)” del Piano Stralcio, che contiene:

1)  una relazione, denominata “Allegato tecnico A”, che include nella parte “Proposte operative” (3.1. Fascia di vegetazione riparia) transetti vegetazionali di sezioni fluviali tipo che potrebbero essere utilizzate come sezioni di riferimento e che individuano schematicamente: 

  • lo stato attuale delle sezioni dell’alveo e della fascia riparia (con allegato il transetto vegetazionale);
  • l’uso del suolo prevalente del territorio circostante;
  • un modello potenziale multifunzionale di struttura e composizione che tenga principalmente conto della fascia riparia e delle funzioni idrauliche ed ambientali (con allegato il transetto vegetazionale);
  • linee di gestione selvicolturali delle fasce riparie.

2)  elaborati cartografici (n. 4 tavole) con individuazione lungo il tratto toscano del Torrente Senio di 3 livelli di criticità funzionale della fascia tampone (Elevato, Moderato, Assente) che forniscono un ordine prioritario delle azioni di miglioramento o di reimpianto della vegetazione riparia.

Di seguito vengono sviluppati quindi i contenuti riguardanti la costituzione, il mantenimento e la manutenzione della fascia di vegetazione riparia, gli interventi di sistemazione del substrato dell’alveo.

L’elaborato si articola nelle seguenti tre sezioni:

I – Costituzione della fascia di vegetazione riparia

II – Manutenzione della fascia di vegetazione riparia

III – Interventi di sistemazione del substrato dell’alveo

I - COSTITUZIONE  DELLA  FASCIA  DI  VEGETAZIONE  RIPARIA

Si individua come obiettivo generale di riferimento:

-       il mantenimento, il più diversificato possibile, della fascia di vegetazione riparia favorendo la biodiversità e la diversificazione strutturale con priorità al mantenimento e diffusione delle specie autoctone.

La vegetazione riparia nel tratto toscano montano e collinare del Torrente Senio deve avere la seguente struttura:

-       nella parte alta del bacino montano: presenza di alneti (formazioni ad Alnus glutinosa) come formazione dominante. Negli alneti possono essere presenti altre specie dei boschi igrofili e meso-termofili caratteristici del territorio, come i salici arbustivi ed arborei, il pioppo nero (Populus nigra), il frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa) il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l’orniello (Fraxinus ornus), la sanguinella (Cornus sanguinea) e il ciavardello (Sorbus torminalis);

-       a quote progressivamente minori la naturalità è espressa dalla successione di fasce di vegetazione così riassumibili (dall’asta fluviale verso l’esterno): alneti misti a formazioni di salico-pioppeti (con salici arbustivi e arborei e pioppo nero), pioppo bianco e/o frassino meridionale. Esternamente a queste formazioni deve essere presente una boscaglia meso-termofila comprendente specie di sambuco nero (Sambucus nigra), prugnolo (Prunus spinosa), sanguinella (Cornus sanguinea), acero campestre (Acer campestre), ciavardello (Sorbus torminalis), olmo (Ulmus minor) ed altre specie arbustive autoctone.

II – MANUTENZIONE  DELLA  FASCIA  DI  VEGETAZIONE  RIPARIA

Gli obiettivi cui si deve ispirare una gestione integrata della vegetazione riparia sono i seguenti:

-           favorire sistemi di lavorazione a basso impatto ambientale e, quindi, sono senz’altro da preferire interventi condotti manualmente e, comunque, con macchine di ridotte dimensioni;

-           favorire la massima diversità di specie possibile, sia in senso longitudinale che trasversale;

-           mantenere più elevata possibile la diversificazione strutturale (età, dimensioni, ecc.);

-           favorire lo sviluppo di specie erbacee, arbustive ed arboree di origine autoctona.

La progettazione e l’esecuzione di interventi di manutenzione della fascia di vegetazione riparia, devono prevedere([1]):

a)      interdisciplinarità nella progettazione e consulenze alla Direzione Lavori al fine di garantire la valutazione dei più importanti elementi dell’ecosistema, del potenziale impatto ambientale delle opere di difesa del suolo e delle relative soluzioni tecniche di mitigazione da applicare;

b)      redazione di specifici capitolati speciali e bandi di gara in modo tale che le ditte aggiudicatarie degli appalti possano valutare preventivamente l’attrezzatura più idonea e organizzare il cantiere nei modi più consoni alle finalità sopra descritte;

c)      realizzare specifici contratti di manutenzione programmata avente durata pluriennale, al fine di attuare in modo ottimale gli indirizzi per la progettazione e l’esecuzione dei lavori;

d)      nel progetto devono essere indicate:

-  le metodologie di intervento;

-  le formazioni vegetali da privilegiare, per composizione specifica e per struttura;

-  le diverse fasi con le quali si ritiene di raggiungere il transetto vegetazionale semi-naturale;

-  le modalità di accesso nell’area golenale e nelle basse sponde tali da creare la minore turbativa possibile all’ecosistema;

e)      il progetto deve prevedere una relazione ambientale, che sia parte integrante degli elaborati progettuali, che:

-  definisca il contesto ambientale e paesaggistico del tratto interessato dai lavori;

-  fornisca informazioni relative alle modalità di intervento ed i tempi di esecuzione;

-  suggerisca gli interventi di mitigazione dell’impatto;

-  contempli eventuali soluzioni alternative a minore impatto paesaggistico e ambientale;

f)        l’intervento di taglio si deve concentrare soprattutto sugli esemplari arborei pericolanti, malati o deperienti e preferibilmente sugli esemplari di specie esotiche piuttosto che autoctone, cercando di alterare il meno possibile la fisionomia strutturale della vegetazione e, quindi, il livello di biodiversità dell’area;

g)      ridurre al massimo il taglio raso della vegetazione limitandolo ai casi di dimostrata necessità connessa a gravi motivi di sicurezza idraulica (ad es. tratti arginati, in presenza di manufatti quali ponti, centri abitati, ecc.). Nel caso che, ad esempio, la sezione del corso d’acqua in certi punti sia più ampia, è opportuno non intervenire con la stessa intensità di taglio adottata per l’asta principale, ma si deve modulare l’intervento secondo il variare delle condizioni puntuali;

h)      in caso di sfalcio della vegetazione erbacea, effettuare l’operazione mantenendo almeno 10-15 cm di altezza dal livello del terreno (consentendo una via di fuga alla fauna minore incapace di rapidi spostamenti);

i)        dilazionare i tagli nel tempo e nello spazio in modo tale da non interessare lunghi tratti fluviali e mantenere importanti ed utili zone naturali, sempre preventivamente individuate, non interessate dai tagli (per es. aree di non taglio tra due lotti di intervento, tagli alternati sulle opposte sponde, ecc.);

j)        evitare che interventi con elevato impatto precedano la realizzazione dei cantieri e dei lavori e per questo restino inutilmente attivi;

k)      a seguito di risagomature di sponde e, di conseguenza, di asportazione delle ceppaie, prevedere la piantumazione di talee e/o piantine di salice arbustivo;

l)        eseguire i tagli sulla vegetazione arbustiva ed arborea secondo i periodi previsti nella delibera del C.R. della Toscana n. 155/97;

m)    attuare le difese spondali e la costruzione di nuove opere trasversali (briglie, soglie) secondo quanto indicato nella delibera del C.R. della Toscana n. 155/97.

III – INTERVENTI  DI  SISTEMAZIONE  DEL  SUBSTRATO  DELL’ALVEO

Tutti gli interventi che, per diverse ragioni interessino l’alveo, devono prevedere una sistemazione finale adeguata alla tipologia del substrato che deve essere naturalmente presente nel tratto oggetto di intervento.

Da monte a valle, in particolare nel tratto montano, si devono rispettare quindi le percentuali di abbondanza di inerti di diversa dimensione e natura geologica (massi, ciottoli, ghiaia, sabbia e limo) e anche la loro collocazione spaziale dovrà essere la più diversificata e naturale possibile al fine di garantire:

-            frequenti variazioni di velocità di corrente e profondità e quindi nel complesso una maggiore disponibilità di habitat per gli organismi acquatici;

-            la corretta ritenzione del particellato solido organico (rami, foglie, ecc.);

-            l’autodepurazione delle acque.

In linea generale occorrerà mantenere la struttura e la morfometria del tratto del corso d’acqua (lanche, isolotti, anse, pendenze, sezioni, profondità, ecc.) il più diversificato possibile, sia nel profilo longitudinale sia nella sezione trasversale.

La risistemazione finale non deve essere quindi assolutamente omogenea ma apparire ben diversificata per tipologia di substrato e micro-ambienti di acque correnti (riffle) e di pozze (pool).

Per ulteriori indicazioni ed integrazioni volte a definire le principali criticità e le relative modalità di intervento ai fini di una tutela e/o miglioramento dell’ambiente fluviale, si rimanda anche allo studio “Contributo per aggiornare ed approfondire le conoscenze sulla conformazione e la qualità dell’alveo, delle rive e delle fasce di pertinenza fluviale”([2]), a cura dell’Autorità di Bacino del Reno (novembre 2004).

Nel citato studio per 10 specifiche sezioni del tratto toscano del Torrente Senio sono state realizzate schede tecniche che possono essere prese come esempio in quanto:

-            evidenziano lo stato di fatto;

-            identificano i fattori che provocano le maggiori criticità;

-            mostrano i possibili provvedimenti che si possono adottare per mitigare o eliminare le condizioni negative;

-            valutano i miglioramenti ottenibili con specifiche misure;

-            quantificano i benefici attesi;

-            forniscono un ordine prioritario delle azioni ed interventi;

-            forniscono linee gestionali da attuare.

Le restanti 24 schede di detto studio riguardano i tratti del Torrente Senio e Sintria che scorrono in territorio dell’Emilia-Romagna.

REGIONE  EMILIA-ROMAGNA

Per il territorio dell’Emilia-Romagna, come già ricordato, in relazione alla avvenuta modifica della competenza di pianificazione in materia di qualità delle acque, affidata al Piano di Tutela delle Acque (PTA) ai sensi dell’allora vigente D.Lgs 152/99, confermata dal D.Lgs.152/06 attuale norma di riferimento, il piano stesso attribuisce alle Province, nel caso specifico quindi alla Provincia di Ravenna, nell’ambito del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), l’aggiornamento, l’approfondimento e le modifiche seguendo le procedure del PTA dell’Emilia-Romagna (Cap. 4 “Misure di tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici”).

Pertanto le misure “Al fine di assicurare il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea nella fascia immediatamente adiacente i corpi idrici, con funzione di filtro per i solidi sospesi e gli inquinanti di origine diffusa, di stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità da contemperarsi con le esigenze di funzionalità dell’alveo … omissis…” parte dell’art. 35 delle Norme del PTA regionale, sono state trattate ampiamente all’interno delle Norme della variante al PTCP della Provincia di Ravenna in attuazione del PTA regionale.

Infatti, come riportato nella allegata relazione generale della variante al PTCP della Provincia di Ravenna in attuazione del PTA regionale, nel capitolo riguardante le misure, le azioni ed i programmi adottati o da adottare, nell’ambito di studi condotti dalla Provincia di Ravenna([3]) e dall’Autorità di Bacino Reno([4]) sono stati individuati in via preliminare siti dove sono possibili azioni incentivabili attraverso la realizzazione di opportune proposte e/o progetti.

Ulteriori indicazioni per quanto riguarda il periodo di esecuzione dei tagli sulla vegetazione arbustiva ed arborea, l’attuazione di difese spondali e la costruzione di nuove opere trasversali (briglie, soglie) sono disponibili nelle deliberazioni della G.R. dell’Emilia-Romagna n. 3939/94([5]) e n. 182/95([6])e sul disciplinare tecnico([7]) a cura della Direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa.



([1])       Gli indirizzi per la progettazione e l’esecuzione dei lavori sono tra l’altro contenuti negli atti amministrativi indicati di seguito a cui si rimanda per eventuale maggiore dettagli:

- “Regolamento forestale della Toscana”, Decreto n. 48/R dell’8 agosto 2003 del Presidente della Giunta Regionale della Regione Toscana;

- “Direttive sui criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in materia di difesa idrogeologica”, delibera n. 155 del 20 maggio 1997 del Consiglio Regionale della Regione Toscana.

([2])       Lo studio è stato condotto nel corso del 2004 a supporto all’attività di pianificazione relativa alla redazione della Piano Stralcio per il Bacino del Torrente Senio.

([3])       “Prima individuazione dei siti lungo i corsi d’acqua naturali ed artificiali della Provincia di Ravenna da rinaturalizzare e/o affiancare con fasce tampone boscate” a cura di Provincia di Ravenna e Istituto Delta di Ecologia Applicata s.r.l., gennaio 2005.

([4])       “Contributo per aggiornare ed approfondire le conoscenze sulla conformazione e la qualità dell’alveo, delle rive e delle fasce di pertinenza fluviale”, a cura dell’Autorità di Bacino del Reno, novembre 2004. 24 sono le schede elaborate per il territorio della Provincia di Ravenna: 16 sul T. Senio e 8 sul T. Sintria.

([5])       “Direttiva concernente criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in materia di difesa nel territorio della Regione Emilia-Romagna”, delibera n. 3939 del 6 settembre 1994 della Giunta Regionale della Regione Emilia-Romagna.

([6])       “Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale”, delibera n. 182 del 31 maggio 1995 della Giunta Regionale della Regione Emilia-Romagna.

([7])       “Disciplinare tecnico per la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua naturali ed artificiali e delle opere di difesa della costa nei siti della rete Natura 2000 (SIC e ZPS)”, a cura della Direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa della Regione Emilia-Romagna, approvato con delibera di G.R. n. 667 del 18 maggio 2009.

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