Difesa del suolo, costa e bonifica

Direttiva per la costituzione, mantenimento e manutenzione della fascia di vegetazione riparia e di manutenzione del substrato dell'alveo e per il potenziamento dell’autodepurazione dei canali di sgrondo e dei fossi stradali del torrente Samoggia

Di seguito vengono sviluppati i contenuti riguardanti la costituzione e la manutenzione della fascia di vegetazione riparia, gli interventi di sistemazione del substrato dell’alveo e le azioni per potenziare l’autodepurazione dei canali di sgrondo e dei fossi stradali.

L’elaborato si articola nelle seguenti quattro sezioni:

I – Costituzione della fascia di vegetazione riparia

II – Manutenzione della fascia di vegetazione riparia

III – Interventi di sistemazione del substrato dell’alveo

IV – Azioni per potenziare l’autodepurazione dei canali di sgrondo e dei fossi stradali.

            I modelli di gestione per la costituzione, mantenimento e manutenzione della fascia di vegetazione riparia, per la manutenzione del substrato dell’alveo (sezione I, II e III della Direttiva) si applicano ai sottoelencati corsi d’acqua, così come individuato negli elaborati di piano:

Reticolo idrografico principale

  • Torrente Samoggia (SM)
  • Torrente Lavino (LV)
  • Torrente Ghiaia di Serravalle (GS)

Reticolo idrografico secondario

  • Torrente Ghiaia di Monte Ombraro (GM)
  • Torrente Landa (LD)
  • Torrente Olivetta (OV)
  • Rio dei Bignami (BG)

Reticolo idrografico minore (si aggiungono anche ai seguenti corsi d’acqua in quanto si ritiene che essi possano avere una discreta importanza ambientale nell’ambito fluviale del bacino)

  • Torrente Ghironda (GD)
  • Rio Martignone (MG)
  • Rio Marzatore (MZ)
  • Rio Maledetto (ML)

L’ultimo punto (IV) riguarda invece gli indirizzi di gestione dei canali di sgrondo e dei fossi stradali, al fine di limitare l’apporto diretto di inquinanti ed elementi eutrofizzanti, veicolati dalle acque meteoriche di dilavamento dei campi e della rete stradale, nei canali di bonifica e nel reticolo idrografico.

I – COSTITUZIONE DELLA FASCIA DI VEGETAZIONE RIPARIA

Si individua come obiettivo generale di riferimento:

- il mantenimento, il più diversificato possibile, della struttura e della morfometria del corso d’acqua e della fascia di vegetazione riparia favorendo la biodiversità e la diversificazione strutturale con priorità al mantenimento e diffusione delle specie autoctone.

Per la costituzione della fascia di vegetazione riparia, a seconda dei tratti dei corsi d’acqua del bacino del Torrente Samoggia, nell’allegato A facente parte integrante della presente direttiva, si individuano schematicamente:

  • lo stato attuale delle sezioni dell’alveo e della fascia riparia (con allegato il transetto vegetazionale e relativa fotografia);
  • l’uso del suolo prevalente del territorio circostante;
  • un modello potenziale multifunzionale di struttura e composizione che tenga principalmente conto della fascia riparia e delle funzioni idrauliche ed ambientali (con allegato il transetto vegetazionale);
  • linee di gestione selvicolturali delle fasce riparie.

 

I settori di bacino considerati per la costituzione e/o mantenimento della fascia di vegetazione riparia sono stati individuati in relazione alle caratteristiche orografiche e morfologiche dei versanti, della tipologia di sezione dell’alveo, della struttura e composizione vegetazionale, dell’uso del suolo circostante e corrispondono essenzialmente alle tre seguenti potenziali strutture vegetazionali:

a)      Tratti montani e/o collinari corrispondenti al:

-         percorso del Torrente Samoggia dalla sorgente a Bazzano, in corrispondenza del ponte sulla ferrovia Casalecchio-Vignola;

-         percorso del Torrente Lavino dalla sorgente a Zola Predosa, a monte del ponte dell’autostrada A1;

-         l’intero percorso del Torrente Ghiaia di Serravalle (con immissione in sinistra del T. Samoggia a Monteveglio);

-         l’intero percorso del Torrente Ghiaia di Monte Ombraro (con immissione in destra del T. Ghiaia di Serravalle a valle dell’abitato di Castelletto);

-         percorso del Torrente Martignone dalla sorgente alla ferrovia Casalecchio-Vignola;

-         percorso del Torrente Ghironda dalla sorgente alla ferrovia Casalecchio-Vignola;

-         l’intero percorso del Rio dei Bignami (con immissione in sinistra del T. Samoggia in località Goccia);

-         l’intero percorso del Rio Maledetto (con immissione in destra del T. Samoggia a monte dell’abitato di Savigno);

-         l’intero percorso del Rio Marzatore (con immissione in sinistra del T. Samoggia a monte di Bazzano);

-         l’intero percorso del Torrente Landa (con immissione in sinistra del T. Lavino in località Ponte Rivabella);

-         l’intero percorso del Torrente Olivetta (con immissione in destra del T. Lavino a Calderino);

Per la vegetazione riparia nel tratto montano e collinare si individua la seguente struttura ottimale:

-        nella parte alta del bacino montano: presenza di alneti (formazioni ad Alnus glutinosa) come formazione dominante. Negli alneti possono essere presenti altre specie dei boschi igrofili e meso-termofili caratteristici del territorio, come i salici arbustivi ed arborei, il pioppo nero (Populus nigra), il frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa) il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l’orniello (Fraxinus ornus), la sanguinella (Cornus sanguinea) e il ciavardello (Sorbus torminalis);

-        a quote progressivamente minori la naturalità è espressa dalla successione di fasce di vegetazione così riassumibili (dall’asta fluviale verso l’esterno): alneti misti a formazioni di salico-pioppeti (con salici arbustivi e arborei e pioppo nero), pioppo bianco e/o frassino meridionale. Esternamente a queste formazioni può essere presente una boscaglia meso-termofila comprendente specie di sambuco nero (Sambucus nigra), prugnolo (Prunus spinosa), sanguinello (Cornus sanguinea), acero campestre (Acer campestre), roverella (Quercus pubescens), ciavardello (Sorbus torminalis), olmo (Ulmus minor), carpino nero (Ostrya carpinifolia) ed altre specie arbustive ed arboree autoctone.

b)      Tratti arginati di alta pianura (così come precisato nel punto b1 della Delibera n. 3/2 del 02.10.96 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Reno) corrispondenti al:

-         percorso del Torrente Samoggia da Bazzano al ponte della S.S. 9 Via Emilia (Ponte Samoggia);

-         percorso del Torrente Lavino dal ponte autostrada A1 al ponte della S.S. 9 Via Emilia (Lavino di Mezzo).

La vegetazione riparia caratteristica dei tratti di alta pianura deve essere costituita ricreando in queste sezioni, ove presenti le condizioni di sufficiente ampiezza, la successione spaziale delle forme proprie della vegetazione riparia in pianura, secondo la sequenza (dall’asta fluviale all’esterno): saliceti arbustivi ed arborei misti ad alneti (ontano nero e bianco) e pioppeti (pioppo nero e bianco) e frassino meridionale e boscaglia meso-termofila mista con prugnolo (Prunus spinosa), acero campestre (Acer campestre), olmo (Ulmus minor) ed altre specie arbustive autoctone.

Per non pregiudicare la funzionalità idraulica è necessario che le specie arboree (Ontani, Frassini, Olmi, Carpini, Pioppi e Salici) si sviluppino sui piani golenali, lasciando a prato le fasce di rispetto e le specie arbustive (salici) lungo le sponde dell’alveo.

c)      Tratti arginati di pianura corrispondenti al:

-         percorso del Torrente Samoggia dalla S.S. 9 Via Emilia allo sbocco in Fiume Reno;

-         percorso del Torrente Lavino dalla S.S. 9 Via Emilia allo sbocco in Torrente Samoggia;

-         percorso del Torrente Martignone dalla ferrovia Casalecchio-Vignola allo sbocco in T. Samoggia;

-         percorso del Torrente Ghironda dalla ferrovia Casalecchio-Vignola allo sbocco in T. Lavino.

I suddetti tratti sono esclusi dalla realizzazione della “fascia tampone” all’interno dell’alveo arginato in quanto tale fascia potrebbe comportare una diminuzione della superficie di libero deflusso delle acque in un tratto molto critico per il rischio idraulico che viene a determinarsi nei periodi di piena. Pertanto per il tratto in questione vale quanto precisato nel punto b2 delle “Norme di indirizzo per la gestione dei corsi d’acqua nei tratti arginati del bacino del Reno”, delibera n° 3/2 del 2 ottobre 1996 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Reno: “....la presenza della vegetazione arborea deve essere limitata per la funzionalità della sezione idraulica. Saranno presenti arbusti nelle basse sponde come presidio dell’integrità delle stesse”.

Possono essere previste fasce riparie con funzione “tampone” al di fuori del corpo arginale.

Nell’ allegato A (pdf, 2.43 MB), facente parte integrante della presente direttiva, sono riportati i transetti vegetazionali di 34 sezioni fluviali tipo del tratto montano e/o collinare, arginato di alta pianura e arginato di pianura del reticolo idrografico principale (9 sul T. Samoggia, 7 sul T. Lavino, 3 sul T. Ghiaia di Serravalle, 2 sul T. Ghiaia di Monte Ombraro, 3 sul T. Martignone, 3 sul T. Ghironda, 1 sul R. dei Bignami, 2 sul R. Maledetto, 2 sul R. Marzatore, 1 sul T. Landa, 1 sul T. Olivetta), al fine di rendere chiaro e conosciuto l’obiettivo da raggiungere con gli interventi sulla vegetazione.

La simbologia delle specie vegetazionali utilizzata nei transetti è la seguente:

 simbologia delle specie vegetazionali

II - MANUTENZIONE DELLA FASCIA DI VEGETAZIONE RIPARIA

Gli obiettivi cui si deve ispirare una gestione integrata della vegetazione riparia sono i seguenti:

-        favorire sistemi di lavorazione a basso impatto ambientale e, quindi, sono senz’altro da preferire interventi condotti manualmente e, comunque, con macchine di ridotte dimensioni;

-        favorire la massima diversità di specie possibile, sia in senso longitudinale che trasversale;

-        mantenere più elevata possibile la diversificazione strutturale (età, dimensioni, ecc.);

-        favorire lo sviluppo di specie erbacee, arbustive ed arboree di origine autoctona.

La progettazione e l’esecuzione di interventi di manutenzione della fascia di vegetazione riparia, devono prevedere ([1]):

a)      interdisciplinarità nella progettazione e consulenze alla Direzione Lavori al fine di garantire la valutazione dei più importanti elementi dell’ecosistema, del potenziale impatto ambientale delle opere di difesa del suolo e delle relative soluzioni tecniche di mitigazione da applicare;

b)      redazione di specifici capitolati speciali e bandi di gara in modo tale che le ditte aggiudicatarie degli appalti possano valutare preventivamente l’attrezzatura più idonea e organizzare il cantiere nei modi più consoni alle finalità sopra descritte;

c)      realizzare specifici contratti di manutenzione programmata avente durata pluriennale, al fine di attuare in modo ottimale gli indirizzi per la progettazione e l’esecuzione dei lavori;

d)      nel progetto devono essere indicate:

- le metodologie di intervento;

- le formazioni vegetali da privilegiare, per composizione specifica e per struttura;

- le diverse fasi con le quali si ritiene di raggiungere il transetto vegetazionale semi-naturale;

- le modalità di accesso nell’area golenale e nelle basse sponde tali da creare la minore turbativa possibile all’ecosistema;

e)      il progetto deve prevedere una relazione ambientale, che sia parte integrante degli elaborati progettuali, che:

-         definisca il contesto ambientale e paesaggistico del tratto interessato dai lavori;

-         fornisca informazioni relative alle modalità di intervento ed i tempi di esecuzione;

-         suggerisca gli interventi di mitigazione dell’impatto;

-         contempli eventuali soluzioni alternative a minore impatto paesaggistico e ambientale;

f)        l’intervento di taglio si deve concentrare soprattutto sugli esemplari arborei pericolanti, malati o deperienti e preferibilmente sugli esemplari di specie esotiche piuttosto che autoctone, cercando di alterare il meno possibile la fisionomia strutturale della vegetazione e, quindi, il livello di biodiversità dell’area;

g)      ridurre al massimo il taglio raso della vegetazione limitandolo ai casi di dimostrata necessità connessa a gravi motivi di sicurezza idraulica (ad es. tratti arginati, in presenza di manufatti quali ponti, centri abitati, ecc.). Nel caso che, ad esempio, la sezione del corso d’acqua in certi punti sia più ampia, è opportuno non intervenire con la stessa intensità di taglio adottata per l’asta principale, ma si deve modulare l’intervento secondo il variare delle condizioni puntuali;

h)      in caso di sfalcio della vegetazione erbacea, effettuare l’operazione mantenendo almeno 10-15 cm di altezza dal livello del terreno (consentendo una via di fuga alla fauna minore incapace di rapidi spostamenti);

i)        dilazionare i tagli nel tempo e nello spazio in modo tale da non interessare lunghi tratti fluviali e siano finalizzati anche al mantenimento di importanti ed utili zone naturali, sempre preventivamente individuate, non interessate dai tagli (per es. aree di non taglio tra due lotti di intervento, tagli alternati sulle opposte sponde, ecc.);

j)        evitare che interventi con elevato impatto precedano la realizzazione dei cantieri e dei lavori e per questo restino inutilmente attivi;

k)      a seguito di risagomature di sponde e, di conseguenza, di asportazione delle ceppaie, prevedere la piantumazione di talee e/o piantine di salice arbustivo;

l)        eseguire i tagli sulla vegetazione arbustiva ed arborea secondo i periodi previsti nelle deliberazioni della G.R. dell’Emilia-Romagna n. 3939/94;

m)    attuare le difese spondali e la costruzione di nuove opere trasversali (briglie, soglie) secondo quanto indicato nelle deliberazioni della G.R. dell’Emilia-Romagna n. 3939/94.

III - INTERVENTI DI SISTEMAZIONE DEL SUBSTRATO DELL’ALVEO

Tutti gli interventi che, per diverse ragioni interessino l’alveo, devono prevedere una sistemazione finale adeguata alla tipologia del substrato che deve essere naturalmente presente nel tratto oggetto di intervento.

Da monte a valle, in particolare nel tratto montano, si devono rispettare quindi le percentuali di abbondanza di inerti di diversa dimensione e natura geologica (massi, ciottoli, ghiaia, sabbia e limo) e anche la loro collocazione spaziale dovrà essere la più diversificata e naturale possibile al fine di garantire:

-        frequenti variazioni di velocità di corrente e profondità e quindi nel complesso una maggiore disponibilità di habitat per gli organismi acquatici;

-        la corretta ritenzione del particellato solido organico (rami, foglie, ecc.);

-        l’autodepurazione delle acque.

In linea generale occorrerà mantenere la struttura e la morfometria del tratto del corso d’acqua (lanche, isolotti, anse, pendenze, sezioni, profondità, ecc.) il più diversificato possibile, sia nel profilo longitudinale sia nella sezione trasversale.

La risistemazione finale non deve essere quindi assolutamente omogenea ma apparire ben diversificata per tipologia di substrato e micro-ambienti di acque correnti (riffle) e di pozze (pool).

IV - azioni per potenziare l'autodepurazione dei canali di sgrondo e dei fossi stradali

I riferimenti da adottare per la gestione dei canali di sgrondo e dei fossi stradali, al fine di limitare l’apporto diretto di inquinanti ed elementi eutrofizzanti, veicolati dalle acque meteoriche di dilavamento dei campi e della rete stradale, nei canali di bonifica e nella rete idrografica, sono contenuti nel  “IV Capitolo - Indicazioni metodologiche nella scelta, progettazione e gestione dei sistemi tampone per mitigare l’inquinamento delle acque di prima pioggia dalle reti viarie” delle “Linee guida di indirizzo per la gestione delle acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia in attuazione della deliberazione G.R. n. 286 del 14.02.05” approvate con deliberazione di G.R. n. 1.860 del 18.12.06, a cui si rimanda integralmente. 



([1]) Gli indirizzi per la progettazione e l’esecuzione dei lavori, sono tra l’altro contenuti nella pubblicazione ed atti amministrativi indicati di seguito, a cui si rimanda per eventuali maggiori dettagli:

-         relazione finale dello studio “Monitoraggio biologico finalizzato a valutare l’impatto ambientale di diverse modalità di taglio della vegetazione riparia - indagine sperimentale sul Torrente Sillaro”, condotto dall’Assessorato Territorio, Programmazione e Ambiente della Regione Emilia-Romagna e dall’Autorità di Bacino del Reno (agosto 1999) e presentato al Workshop organizzato dall’ENEA su “Il ciclo dell’acqua nella pianificazione del territorio” il 29 maggio 2001 a San Giovanni in Persiceto (BO);

-         “Norma di indirizzo per la gestione e manutenzione dei corsi d’acqua nei tratti arginati del bacino del Reno” del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Reno, deliberazione n. 3/2 del 02.10.96;

-         “Direttiva concernente criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in materia di difesa del suolo nel territorio della Regione Emilia-Romagna”, deliberazione della G.R. n. 3939 del 06.09.94;

-         “Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale” (P.M.P.F.), deliberazione della G.R. della Regione Emilia-Romagna n. 182 del 31.05.95.

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