Difesa del suolo, costa e bonifica

Attività

Pianificazione, studi ed analisi, programmazione

Pianificazione

L’«Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli» è stata istituita con Legge Regionale n.14 del 29 marzo 1993 in attuazione della Legge 18/05/1989 n.183 con la quale, come è ben noto, venivano istituite le Autorità di livello Nazionale ed Interregionale. L'ambito territoriale interessa per intero le Provincia di Forlì-Cesena con i suoi 30 Comuni ed una quota non marginale della Provincia di Ravenna, considerato che dei 5 Comuni ravennati, 3 sono quelli di maggiori dimensioni: Ravenna, Faenza, Cervia. Alla nostra Autorità competono sette bacini principali: il Lamone, i Fiumi Uniti, il Canale Candiano, il Bevano, il Savio ed  il Rubicone. Il territorio si colloca nella porzione centrale dell’area romagnola che dallo spartiacque appenninico scende e occupa il versante nord-est fino al mare Adriatico.

Il territorio confina a nord-ovest con l’Autorità di Bacino del Reno, a nord-est col mare Adriatico, a sud-est con l’Autorità di Bacino del Marecchia e Conca fino al Monte Fumaiolo, mentre il limite meridionale coincide praticamente con la linea di cresta appenninica per una estensione di circa 70 Km. La legge istitutiva ricomprendeva nella nostra Autorità anche una porzione della Provincia di Firenze corrispondente al Comune di Marradi; a questo proposito va annotato, a margine, come la nostra Regione non abbia mai chiarito, con la Regione Toscana, l’istituzionalizzazione del nostro ruolo di pianificazione in quell’ambito territoriale. Appare quindi chiaro come la l’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli per problematiche, per ambiti territoriali, per dimensioni territoriali sia una realtà tuttaltro che marginale per quanto attiene alle funzioni relative alla difesa del suolo, alla tutela delle emergenze ambientali, alla gestione delle risorse idriche ed a tutti i compiti propri ai quali l’istituto delle Autorità è chiamato a dare risposta.

Occorre brevemente ricordare alcuni passaggi precedenti al 1993 che furono finalizzati alla costituzione dell’Autorità dei Bacini Regionali Romagnoli: La Regione Emilia Romagna infatti, già nell’ottobre 1990 redigeva uno "Schema programmatico per i Bacini Regionali della Romagna". Il documento, ancorché necessariamente generico e di sintesi, conteneva già al suo interno una serie di elementi di riferimento dimostratisi poi indispensabili per l’avvio dell’attività dell’Ente. Lo Schema programmatico del 1990 ipotizzava altresì la costruzione, a medio termine, di un quadro conoscitivo integrato dell’ambiente che definisse lo stato di fatto relativo all’assetto del territorio, agli insediamenti, all’uso reale del suolo, al dissesto ed al rischio idraulico, alle condizioni qualitative e quantitative delle risorse idriche, alle fonti inquinanti, alle infrastrutture di trattamento, di riduzione e di eliminazione degli agenti inquinanti. Al documento programmatico regionale del 1990, seguì un sommario esame delle esigenze di intervento nel settore del riassetto idraulico ed idrogeologico, pubblicato dall’Assessorato Ambiente della Regione Emilia Romagna nel giugno 1992.

Rispondendo ad esigenze largamente condivise e anticipando alcuni dei contenuti del piano di bacino, è stato redatto nell’agosto 1999 lo studio “Fabbisogni irrigui e salvaguardia dell’ecosistema fluviale”. In esso, partendo dalla valutazione del deficit idrico estivo denunciato da numerosi corsi d’acqua di competenza, sono analizzate con il metodo SHP (Analitic Hierachy Process) tutte le possibili opzioni d’intervento per il superamento di tale criticità,  approdando successivamente alla individuazione di un elenco di siti idonei per la realizzazione d’invasi idrici volti principalmente al soddisfacimento del fabbisogno irriguo nel settore collinare, non raggiungibile dalla rete di distribuzione del C.E.R. Le risultanze di tale studio sono state tenute a riferimento dalle amministrazioni preposte al momento di delineare le linee d’intervento di politica agricola previste dalla nuova politica agricola comunitaria.

Il primo banco di prova è stato quello della redazione nel settembre 1999 del "Piano Straordinario per il rischio idrogeologico"  (D. L. n. 180 del 11 giugno 1998, convertito in Legge n. 267 del 3 agosto 1998) che prevede la individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico stabilendo norme di salvaguardia e programmi di intervento per la mitigazione del rischio.

Nel febbraio 2000 si è provveduto alla redazione del “Programma degli interventi di difesa del suolo per il quadriennio 1998/2002” redatto ai sensi dell’art.31 della legge 183/89.Tale programma contempla tra l’atro, una serie di progetti per la mitigazione del rischio da frana e da esondazione, attualmente in corso di attuazione da parte dei Servizi per la Difesa del Suolo e dei Consorzi di Bonifica competenti per territorio, per complessivi 15 miliardi di lire, nonché un intervento strategico inerente criticità di bacino idrografico (redatto ai sensi dell’art.1 del D.P.R. 27.7.99) per complessivi 12 miliardi di lire. Quest’ultimo progetto, che si prefigge lo scopo della difesa del centro storico di Cesenatico e del porto canale Leonardesco dalle esondazioni meteomarine, ha superato con successo la selezione effettuata dal Ministero dei Lavori Pubblici, che ne ha già decretato il finanziamento. La sua realizzazione, che andrà a sommare i sui effetti con quelli del nuovo canale “Leonardo”  e del sistema delle casse di espansione a beneficio della rete scolante posta a monte dei centri di Cesenatico e Cervia (in corso di progettazione esecutiva grazie ai finanziamenti delle Legge 61/98) permetterà di dare una risposta definitiva ad una delle maggiori criticità idrauliche rilevate nei bacini idrografici della Romagna e rappresentata appunto dall’entroterra di Cesenatico.

Ma l’appuntamento al quale non potevamo mancare, é stato quello dell’approvazione del "Piano Stralcio per il rischio idrogeologico"  (intendendo con questa dicitura sia il rischio idraulico che quello dovuto all’instabilità dei versanti), che individua le aree dove la maggiore vulnerabilità del territorio si lega a maggiori pericoli per le persone, le cose ed il patrimonio ambientale, pervenendo ad una articolazione puntuale dei livelli di rischio e fornendo criteri ed indirizzi utili alla adozione di misure preventive strutturali e non strutturali in grado di mitigare gli effetti negativi sul territorio ed i beni esposti. Gli studi programmati saranno determinanti per il completamento dei settori di indagine e progetto costituenti il Piano di Bacino; in questa sede, per brevità, ci si limita ad una semplice loro elencazione: dal  monitoraggio del versanti ad alto rischio in collina e montagna all’aggiornamento delle conoscenze legate al sistema idraulico di pianura; dalle problematiche legate al sistema costiero (erosione della costa, eutrofizzazione marina) a quelle che riguardano il corretto uso del patrimonio idrico (tutela e gestione delle acque sotterranee, utilizzazione delle acque) ed a quelle, infine, legate alla difesa e gestione del territorio (subsidenza, sedimentologia e trasporto solido, permeabilità superficiale dei suoli).

Il nostro programma di lavoro prevede, infine, una fase ritenuta necessaria per costituire un Sistema Informativo Territoriale che metta in rete tutte le conoscenze utili alla gestione del Piano di Bacino, in relazione ad alcune tematiche prioritarie, quali:

  • LA DIFESA IDRAULICA ED IDROGEOLOGICA

  • IL CENSIMENTO DELLE OPERE DI DIFESA DEL TERRITORIO

  • GLI STRUMENTI ORDINATIVI DEL TERRITORIO

  • L’USO DEL SUOLO

  • L’IDROLOGIA

In conclusione, volendo sintetizzare i contenuti del Piano Stralcio nei sui aspetti innovativi e di originalità, si intende qui richiamare il fatto che tutti gli sforzi sono stati tesi alla costruzione di un progetto e di un impianto normativo il più possibile condiviso ed il più possibile aderente a riferimenti legislativi certi, sia di livello nazionale che regionale.

Programmazione

Dal 2006 due elementi hanno pesantemente condizionato l'attività dell'Autorità di bacino: l'avvio della modifica alla L. 183/89 e l'assenza di finanziamenti per attività di studi e indagine di supporto alla pianificazione, nonché la riduzione dei finanziamenti per interventi assegnati alle regioni e da programmare a livello di bacino.

Con il D.Lgs 152 del 03.04.2006 "norme in materia ambientale", attuativo della delega di cui alla L. 15.12.2004 n. 308 per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale si è aperta una lunga fase di incertezza durante la quale, attraverso il D.Lgs 284/2006 prima e poi il D.L. 208/2008 convertito nella L. 27 febbraio 2009 n. 13, la normativa ha compiuto un percorso di circa tre anni che ha visto prima la soppressione delle Autorità di bacino con la previsione delle Autorità di bacino Distrettuali, poi la proroga della attività delle Autorità di bacino "nelle more della costituzione dei distretti idrografici e della eventuale revisione della disciplina normativa " di cui al D.Lgs 152/2006.

Si tratta ormai di una troppo lunga fase di passaggio, che ha comportato un inevitabile indebolimento della capacità delle Autorità di bacino di mettere al centro delle scelte di trasformazioni d'uso del territorio la difesa del suolo ed il suo utilizzo secondo le specifiche potenzialità.

Le Autorità di bacino hanno potuto contare sulla tempestiva iniziativa delle Regioni Emilia-Romagna e Toscana che, con la L. 9/2008 della prima e la conseguente intesa, hanno assicurato la continuità alla attività amministrativa che ha consentito di proseguire nell'aggiornamento della pianificazione vigente.

La quasi totale assenza di risorse da destinare a supporto della pianificazione ha tuttavia limitato fortemente la possibilità di sviluppare nuove attività.

In assenza di risorse la Segreteria tecnico-operativa è stata quindi impegnata nel far fronte alle attività correnti di presidio quali istruttorie, pareri, partecipazione a conferenze di pianificazione e dei servizi, richieste di supporto specialistico, rapporto tra pianificazione di bacino e pianificazione comunale in situazioni specifiche, sopralluoghi in relazione a locali situazioni di dissesto.

Fra le attività, particolarmente significativa è la partecipazione all'iter di formazione dei Piani Strutturali con la verifica della coerenza di tali strumenti con la pianificazione di bacino.

La Segreteria partecipa infatti attivamente alle procedure di pianificazione dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali e dei Piani Strutturali Comunali, in quanto essi costituiscono lo strumento per dare piena attuazione ed efficacia alla pianificazione di bacino.

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina