Parchi, foreste e Natura 2000

IT4070025 - ZSC - Calanchi pliocenici dell'Appennino faentino

Superficie: 1098 ettari
Province e Comuni interessati: RAVENNA - (Brisighella, Riolo Terme)

Territorio confinante con  IT4070011 ZSC-ZPS

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4070025 (pdf, 140.2 KB)

Note esplicative al formulario (pdf, 1.2 MB)

Enti gestori

Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Romagna

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione (pdf, 51.5 KB)

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP) 

Descrizione e caratteristiche

Vero e proprio fondale marino fossile, uno spaccato di tre milioni di anni fa alla base di un calanco pliocenico. Foto Fabio Liverani, archivio Servizio Parchi e Risorse forestali della Regione Emilia-RomagnaSi tratta della porzione ravennate, quindi faentina per collocazione topografica, dei calanchi più tipici della formazione delle Argille azzurre plioceniche. Il sito è composto da tre aree separate dai fondovalle Sintria e Senio, identificabili da Est come zone Monte Rinaldo, Rio Cugno e Monte Roso, distribuite lungo la fascia collinare bassa. I calanchi sono caratterizzati da brulle forme erosive estremamente plastiche dopo le piogge e all'opposto irrigidite e riarse nei periodi secchi. Queste problematiche condizioni limitano le forme vegetative a praterie discontinue caratterizzate da specie annuali su forti pendenze e orli (parte alta del calanco) e da specie perenni nella parti basse a minor pendenza. La collocazione immediatamente a valle del boscoso versante settentrionale dei Gessi determina interessanti e caratteristiche forme di contrasto tra ambienti lussureggianti (a monte) e situazioni solo apparentemente povere e stentate come quelle riscontrabili lungo le plaghe argillose della collina faentina.
Il tipico paesaggio dei calanchi, brullo e denudato, connota una serie di importanti geositi riguardanti le argille depositate sui fondali marini di 5-2 milioni di anni fa, con ricchi depositi fossiliferi e altre caratterizzazioni mineralogiche, geolitologiche e morfologiche (cappelli di sabbia e ghiaia) di grande rilievo scientifico non disgiunte da particolarità storiche, colturali e culturali, che vanno dall'estrazione di materiale per le produzioni ceramiche alle forme ormai in gran parte abbandonate di colonizzazione agricola. Anche la componente ambientale, al di là delle apparenze, contiene caratteristiche e particolarità di rilievo.
Adattamenti di tipo alofitico, presenze endemiche, forte caratterizzazione del paesaggio e lenta evoluzione delle cenosi, mantenute allo stadio pionieristico in situazione di rifugio per flora e fauna sostanzialmente specializzate, si combinano con interessanti variazioni dovute alla diffusione di specchi d'acqua (il substrato è assolutamente impermeabile), cappellacci sabbiosi d'origine quaternaria in grado di ospitare isolotti forestali di querceto xerofilo e caratteristici, tenaci arbusteti di ginestra odorosa là dove si attenua la precarietà delle condizioni edafiche. La comoda accessibilità del contesto collinare e la buona fertilità dei terreni (solo da alcuni punti di vista chimici) hanno da sempre indotto una certo uso agricolo, previe radicali trasformazioni operate dalla ormai storica bonifica montana, tuttavia i pochi insediamenti rurali non hanno potuto controllare la regimazione idrica e ammendare a sufficienza i terreni. Colture più spesso estensive di tipo erbaceo si alternano ad anfiteatri calanchivi che tendono all'espansione in caso di abbandono e ad una conseguente rinaturalizzazione.
La presenza di colture estensive e di piccole sparse riserve d'acqua alternate ai calanchi comporta ulteriori risorse per la fauna, nello specifico avicola e minore, ricca e stabile, e va considerata nel complesso sostenibile se non addirittura auspicabile.
La diffusione di cinque diversi habitat d'interesse comunitario, tre di tipo erbaceo (prioritari) o arbustivo e due  legati alla presenza dell'acqua in contesto ripariale o di piccoli stagni, investe circa un terzo dell'intera superficie del sito.

Vegetazione

Spillo d'Oro (Aster linosyris) sulla cresta calanchiva che separa il Rio Piolo dal Rio di Montecchio. Foto Stefano Bassi, archivio personaleIndubbiamente l'ambiente vegetale dei calanchi si presenta povero sia strutturalmente che riguardo al numero delle specie riscontrabili, sostanzialmente ridotto rispetto ad altri contesti ma non per questo meno interessante trattandosi comunque di creature specializzate, dotate cioè di tipiche forme di adattamento alle condizioni estreme dell'ambiente. Praterie dall'aspetto mutevole che tendono a scomparire nei mesi più caldi, poche specie arbustive (ginestre, tamerici, rosacee e qualche ginepro) e quasi totale assenza di forme arboree, legate queste ultime ai pressi dei ristagni idrici o nelle poche stazioni, come i cappellacci sabbiosi, nelle quali è riscontrabile una sia pur problematica evoluzione di suolo. Qui sopravvivono boschetti con querce, sorbi, specie acidofile e xero-termofile e qualche pioppo bianco (Piolo, Montecchio, Pradella, Roso o quanto ne resta) interessanti anche perchè arroccati e isolati tra le plaghe semidesertiche circostanti. Il contesto floristico si caratterizza per la diffusione di terofite tendenti al disseccamento estivo, con poderoso apparato radicale, come Aster linosyris, Scorzonera austriaca, Podospermum canum e l'endemica aromatica Artemisia cretacea, mentre nei contesti di ex-coltivi o ex-pascolo abbondano tra le graminacee (brachipodio, loietto ed erba mazzolina Dactylis glomerata) leguminose caratteristiche come sulla e ginestrino Lotus corniculatus). Non mancano alcune caratteristiche orchidee di terreni poveri o banali come Orchis tridentata e Ophrys apifera, ma forse le più caratteristiche sono quelle a fioritura tardo primaverile come Orchis coriophora, Anacamptis pyramidalis e Gymnadenia conopsea.

Fauna

Eroico, tenacissimo esemplare di Artemisia cretacea su calanco. Foto Fabio Liverani, archivio Servizio Parchi e Risorse forestali della Regione Emilia-RomagnaI calanchi sono di fondamentale importanza per la nidificazione di Circus pygargus (e per altre specie legate ad ambienti aperti con praterie più o meno compatte: Caprimulgus europaeus, Lullula arborea, Anthus campestris, Lanius senator). Le presenze faunistiche sono significative e vanno dai piccoli anfibi (tritone crestato e alcuni batraci, capaci di repentine diffusioni e altrettanto rapide ritirate quando la disponibilità idrica scema) ad alcuni rettili tipici quali la luscengola, tipico frenetico abitatore delle praterie aride e alcuni serpenti, dai comuni natrice e biacco ai più rari saettone (Zamenis longissimus) e colubro del Riccioli (Coronella girondica). I mammiferi sono più elusivi in queste situazioni ma non mancano piccoli roditori e insettivori a loro volta prede della volpe e dell'onnipresente gheppio.
Va comunque rimarcata la presenza, vicino alle riserve d'acqua, della puzzola e dell'invadente istrice che ha ormai colonizzato ogni situazione che l'abbandono colturale ha reso per lui adatta. Sono segnalate almeno due specie di pipistrelli: il Myotis daubentoni, legato alla presenza dell'acqua, e il minuscolo Rinolophus hipposideros, al quale è sufficiente un piccolo rudere o anfratto per trovare riparo e condizioni sufficienti di sopravvivenza. Anche gli invertebrati annoverano caratteristiche presenze, di particolare rilievo quella della farfalla Euplagia quadripunctaria o del coleottero Cervo volante.

Per saperne di più

Bozza Misure Specifiche di conservazione

dal bollettino SSNR

Cartografia

Carta di dettaglio (pdf, 2.5 MB)

Inquadramento territoriale

Azioni sul documento

pubblicato il 2011/12/02 10:40:00 GMT+2 ultima modifica 2019-06-10T14:57:11+02:00

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