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Parchi, foreste e Natura 2000

Microcondilea

Microcondylaea compressa (foto: I.Niero)Microcondylaea compressa (Menke,1830)

Geonemia: La specie è diffusa nei paesi mediterranei che si affacciano sull'Adriatico, inclusa l'Italia. In Italia è segnalata in diverse aree del nord Italia, ma oggi la specie è per lo più limitata alla Lombardia, al Veneto ed al Friuli-Venezia Giulia ed è in generale in forte declino.

Caratteri distintivi: Le dimensioni massime sono circa 93 mm di larghezza e 21 mm di lunghezza. Ha conchiglia di forma ovale, abbastanza allungata e compressa lateralmente, con rivestimento esterno bruno e con strie di accrescimento concentriche poco profonde. Il margine superiore è molto arcuato, quello inferiore è piuttosto lineare e diritto. La superficie interna è liscia, madreperlacea, biancastra e poco brillante. Subito sotto l’umbone sono presenti, uno per valva, i denti cardinali piccoli ed appiattiti.

Habitat: Microcondilea vive nelle acque debolmente correnti del tratto inferiore dei fiumi, nei canali, in acque stagnanti o lacustri. Non tollera ampie escursioni dei parametri ambientali.

Biologia: Gli esemplari vivono quasi completamente infossati nei sedimenti sabbiosi o fangosi, lasciando sporgere all’esterno solo la parte posteriore della conchiglia. Come tutti gli Unionidi, anche Microcondilea è un filtratore e si nutre prevalentemente di fitoplancton e di particelle sospese nell’acqua filtrate dalle branchie. Vive in zone profonde fino a qualche metro, quasi completamente infossata nei sedimenti del fondo. Ha sessi separati e gli spermi liberati nell’acqua dai maschi, vengono condotti all’interno della cavità valvare delle femmine tramite la corrente d’acqua inalante. Gli embrioni trascorrono le prime fasi del loro sviluppo all’interno delle tasche incubatrici, fino a dare origine alla forma larvale detta glochidium. I glochidi conducono un periodo dentro ai pesci. Terminata questa fase, i giovani si liberano e si lasciano cadere sul fondo. La durata della vita è di almeno 5-6 anni.

Distribuzione e status in regione: In Emilia-Romagna esistono varie segnalazioni risalenti alla fine del 1800 per le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Ravenna. Una più recente riguarda la bassa pianura parmense ed una il fiume Po nel reggiano. La specie potrebbe non essere più presente sul territorio regionale, pertanto si rende necessaria un’approfondita ricerca al fine di verificarne la presenza.

Note tassonomiche: M. compressa è l’unica specie europea del genere Microcondylaea. Ha come sinonimo M. bonellii (Férussac, 1827).

Curiosità
: Le forme larvali detti glochidi, al passare di un pesce, vengono espulse dalla madre all’esterno in fitti ammassi attaccandosi così alle branchie o alle pinne dei pesci e si incistano nei tessuti molli di questi, iniziando un periodo di vita parassitaria.

Interesse conservazionistico: La specie è inclusa nell’Allegato V (specie di interesse comunitario il cui prelievo in natura e sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione) della Direttiva Habitat 92/43/CEE (Council Directive 2006/105/EC). Inclusa tra le specie particolarmente protette della Legge Regionale 15/2006 “Disposizioni per la tutela della fauna minore in Emilia-Romagna”. Specie vulnerabile secondo Ruffo & Stoch (2005).

Fattori di minaccia: Pur tollerando anche un moderato inquinamento delle acque, M. compressa è direttamente minacciato dal forte inquinamento idrico essendo un organismo filtratore soggetto ad accumulare nei tessuti sostanze tossiche. Altri fattori di rischio sono: la distruzione e l’alterazione dell’habitat causata dalle escavazioni in alveo e dall’eccessivo prelievo idrico per scopi irrigui nel periodo estivo. Tali minacce hanno anche un’azione indiretta, determinando la rarefazione dei pesci necessari per lo sviluppo delle larve. Altro pericolo è quello delle introduzioni di altri Unionidi alieni (ad esempio Anodonta woodiana) che potrebbero entrare in competizione per lo sfruttamento delle risorse esistenti.

Misure per la conservazione: Predisporre una strategia di tutela della specie, implica prima di tutto chiarire la distribuzione attuale delle popolazioni e valutare la loro consistenza. La specie beneficerà di una corretta gestione degli ecosistemi fluviali e della messa al bando dei ripopolamenti ittici fatti con pesci di origine esotica. Occorre limitare i prelievi idrici e mantenere i deflussi minimi vitali estivi, vietare l’asporto di inerti dall’alveo dei bacini idrici e migliorare la qualità delle acque.

Revisione e aggiornamento nel 2010 a cura del Servizio parchi e risorse forestali in collaborazione con R.Fabbri.

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Pubblicato il 12/12/2011 — ultima modifica 02/11/2012
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