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Parchi, foreste e Natura 2000

Storia

Riserva regionale Bosco della Frattona

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Cenni storici

Il nome del bosco, che già si ritrova nelle carte ottocentesche, fa probabilmente riferimento al termine "fratta", cioé luogo scosceso con intricata vegetazione. Il Rio Correcchio, che compare anche nelle carte piú antiche del territorio imolese, aveva in passato un rilievo maggiore nel sistema idrico locale. Il nome viene fatto derivare da "curriculum", termine latino-medievale con il quale veniva designato un corso d'acqua affiancato da una strada, e con questo aspetto viene raffigurato il suo percorso in pianura poco oltre la via Emilia. L'area, fino all'acquisizione da parte del Comune di Imola, faceva parte di una proprietà piú vasta a conduzione agricola; per la morfologia accidentata e l'esposizione sfavorevole era mantenuta a bosco e veniva sfruttata per la produzione di paleria e legna da ardere; solo i tratti pianeggianti nelle vicinanze del rio sono stati in tempi recenti destinati alla pioppicoltura e a rotazioni di cereali e bietola. Il castagno, ampiamente coltivato nella zona montana, era presente anche nella prima collina sui terreni non argillosi, e se ne raccoglievano i preziosi frutti: alcuni castagni ormai secchi, o che vegetano in precarie condizioni, si incontrano ancora lungo i sentieri. L'ultimo, pesante impoverimento del bosco é avvenuto durante la seconda guerra mondiale, quando la permanenza del fronte nelle vicinanze ha portato al taglio degli esemplari di maggiori dimensioni.

Gli studi di Scarabelli nell'Imolese

In diverse località non distanti dalla riserva, nella zona di Monte Castellaccio, ricerche paleontologiche effettuate nel secolo scorso dall'imolese Giuseppe Scarabelli hanno portato alla scoperta, all'interno delle sabbie gialle, di importanti reperti ossei fossili (di elefante, cervo, rinoceronte, ippopotamo, ecc.). Questi ritrovamenti, che sono una testimonianza della fauna pleistocenica locale, consentono di risalire alle caratteristiche climatiche del periodo. La presenza di ippopotami, in particolare, rimanda a un clima temperato caldo-umido, di tipo tropicale. Alcuni ritrovamenti di foglie fossili testimoniano, invece, l'esistenza di una vegetazione di tipo xerofilo. Probabilmente ai fondovalle umidi si contrapponevano versanti vallivi aridi, come succede tuttora in diverse regioni calde del pianeta. Sempre Scarabelli, geologo, naturalista e precursore della paletnologia italiana, ritrovó lungo la valle del Correcchio, nelle vicinanze della riserva, numerosi manufatti in pietra attribuiti al Paleolitico inferiore e medio. I suoi scritti ebbero notevole rilievo scientifico: prima di allora in Italia non erano state fatte osservazioni sulla posizione stratigrafica dei ritrovamenti archeologici e, in pratica, non esisteva ancora il concetto di preistoria. Recenti campagne di scavo hanno confermato l'importanza archeologica della zona, con ritrovamenti paleolitici sempre nei pressi del Correcchio e siti neolitici nella zona di Montericco.

  

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 28/05/2012
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