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Parchi, foreste e Natura 2000

Il ruolo di Legambiente nelle attività di promozione e gestione delle A.R.E.

Gianluigi Castellari
Segreteria Legambiente Emilia-Romagna

Convegno "Le aree di riequilibrio ecologico: riqualificazione ambientale e tutela della biodiversità nella pianura"
Bologna, 3 febbraio 1997

1 - Legambiente e le aree protette

Nei confronti dalle altre maggiori associazioni nazionali di tutela ambientale da sempre impegnate su questo terreno, Legambiente sconta un ritardo nell'affrontare in termini conservazionisti il problema della salvaguardia delle aree naturali e seminaturali di pregio. La posizione dalla quale Legambiente, fin dal suo nascere, ha inteso vedere la "questione ambientale" è, tra le varie associazioni, forse la più "antropocentrica". Per Legambiente la tutela dell'ambiente è decisamente sinonimo di garanzia di buona qualità della vita. Certamente ciò vale per tutte le specie animali e vegetali ma ha un significato di particolare interesse per chi ci si aspetta che a questo impegno aderisca in prima persona: l'uomo.

Da questa prospettiva contribuire alla salvaguardia di una zona umida non appare quindi più importante che battersi, per esempio, per una rete più efficiente di trasporto urbano o per imporre l'idea che la realizzazione di un qualsiasi prodotto deve tenere conto di tutte le sua fasi di vita, compresa quella di rifiuto.

Poichè però ogni tematica è fortemente connessa alle altre, Legambiente, con il crescere delle sue forze e con il diversificarsi dei suoi interessi, ha preso a confrontarsi anche sul terreno della tutela della naturalità. Possiamo ormai affermare che anche in questo campo Legambiente ha raggiunto un sufficiente grado di maturazione che le consente di ambire al ruolo di interlocutore credibile. Del resto ci pare che ciò sia attestato dal grado di coinvolgimento con il quale siamo stati e siamo tuttora parte nell'ampia e diversificata discussione nazionale sulla costituzione e sul mantenimento delle aree protette.

 

2 - La situazione emiliano-romagnola

Le considerazioni introduttive valgono anche per Legambiente Emilia-Romagna.

A parte il ruolo che i nostri circoli, i nostri coordinamenti provinciali e la nostra struttura regionale hanno sempre giocato in tema di istituzione di aree protette regionali e statali in Emilia-Romagna, da qualche anno Legambiente ha affrontato in modo organico e concreto la sfida offerta dalle aree di minori dimensioni.

Addirittura si può dire che le aree puntuali siano più "geneticamente" apparentate con le esigenze di tutela complessiva del territorio propugnate da Legambiente. Come già esaurientemente esposto dai relatori che mi hanno preceduto, la più interessante scommessa che ci offre il futuro è costituita dalla realizzazione della auspicata rete di serbatoi di biodiversità.

Purtroppo la situazione attuale è, secondo noi, del tutto insufficiente. La realizzazione delle aree di riequilibrio ecologico si è fermata alla pura testimonianza con poche aree, non sempre collocate in contesti facili da porre in relazione attraverso corridoi biologici. Dobbiamo sinceramente riconoscere alla Regione Emilia-Romagna un attento interesse allo sviluppo del tema. Ci pare però che l'impegno di risorse non sia pari alle esigenze. Manca, soprattutto, continuità. Dal primo piano di sviluppo sono trascorsi ormai molti anni e solo quest'anno, forse, si metterà nuovamente mano al portafoglio. Per l'affermazione tra chi è più disattento, categoria nella quale ricomprendiamo moltissimi tecnici e amministratori locali, è necessario insistere di più. Solo con la continuità si può segnalare che il livello di attenzione sul problema è alto da parte della Regione.

 

3 - Un primo compito delle associazioni: sostegno all'iniziativa

Comprendiamo però la difficoltà di gestire situazioni che in numerosi casi si sono dimostrate assolutamente precarie e indefinite, soprattutto quando il personale di riferimento è decisamente ridotto all'osso.

Legambiente si dichiara disponibile a sostenere in questo campo gli sforzi della Regione. Le forme di collaborazione possono essere molteplici. Si può pensare al ruolo di "divulgatori" presso le pubbliche amministrazioni e a quello di "controllori" dello sviluppo delle realizzazioni anche se, ovviamente, la parte principale che sentiamo di dover recitare è quella di pungolo delle amministrazioni locali.

Non è quasi mai troppo difficile convincere gli amministratori della giustezza di questo progetto. La loro cedevolezza però si rivela spesso per altro. Non è infrequente che scambino questa disponibilità come un interesse "totalizzante" dell'associazione così come potrebbero essere la costruzione di un impianto di gara coperto per la società bocciofila locale o la realizzazione di un campo per l'addestramento dei cani da caccia per i soci della sezione Federcaccia. Questo fraintendimento porta a inevitabili sorprese quando alla prima occasione di contrasto appare evidente che Legambiente non vende la sua anima e non accetta la logica della "riserva indiana" entro cui alcuni ambirebbero vederla rinchiusa. L'insufficiente educazione della attuale classe dirigente alle tematiche ambientali fa sì che essa veda nelle esigenze di tutela dell'ambiente più il capriccio di pochi che non una esigenza primaria dell'intera comunità. Amare sorprese riserva anche l'inquadrare l'eventuale rapporto con noi all'interno di una logica di schieramento. Anche se la nostra storia testimonia che nel nostro corredo cromosomico figurano "geni della sinistra", nulla di più sbagliato vi è che ritenere che possiamo concedere sconti a chichessia. Noi ci confrontiamo sul merito delle scelte.

Proprio per questo sollecitiamo un proficuo rapporto con tutte le amministrazioni locali.

 

4 - Le esperienze dirette di Legambiente Emilia-Romagna

Benché Legambiente sia impegnata nella gestione di numerose piccole aree naturali rispondenti ai requisiti fissati dalla legge, solo in un caso lo status dell'oasi risponde formalmente a quello di area di riequilibrio ecologico. Si tratta dell'ARE "Villa Romana di Russi", in provincia di Ravenna, che gestiamo in collaborazione con il WWF.
A questa si aggiungerà entro breve tempo un'altra piccola area protetta a Cento, in provincia di Ferrara, il giardino botanico di "Torre Spada", che da cinque anni Legambiente ha realizzato e gestisce con l'unico contributo di un ente assistenziale, proprietario del terreno. Questo è un classico esempio di raffreddamento dei rapporti con il comune dovuto alla posizione critica di Legambiente su altre questioni. Ora la situazione pare essersi sbloccata ed entro l'anno l'area dovrebbe essere molto ampliata, dovrebbe essere dichiarata "area di riequilibrio ecologico" e nella gestione dovrebbe essere coinvolta l'amministrazione comunale.
Nella realizzazione dell'ARE "Villa Romana di Russi" ciò che si è rivelato determinante nel convincere il Comune ad aderire alla proposta è stato senza dubbio il contributo economico messo a disposizione dalla Regione. Gli amministratori locali hanno ritenuto estremamente allettante un'offerta di contributo per ben il 70% a carico delle casse regionali. Abbiamo comunque avuto l'impressione che anche una percentuale minore, purché comunque superiore al 50% sarebbe stata accettata.

Dalla nostra esperienza, in questo come in altri casi simili, crediamo di poter trarre alcuni principi generali:

a - le amministrazioni, soprattutto quelle dei piccoli comuni, rifuggono le complicazioni. Spesso possono contare su poco personale, non sempre adeguatamente preparato ad affrontare la circostanza.

Generalmente apprezzano che qualcuno offra loro la possibilità di fregiarsi con l'istituzione di un'area protetta, purché sia di piccola dimensione e soprattutto purché non inneschi pericolosi conflitti con i portatori di esigenze particolari (categorie produttive, cacciatori, ecc.).

In genere pensano e chiedono quale utilità sociale immediata possa avere un'opera di quel tipo. Hanno di solito a mente il modello delle aree verdi urbane e ricercano la fruibilità totale. Di conseguenza restano scettiche di fronte al concetto di tutela della biodiversità;

b - quasi sempre hanno bilanci così compressi da non consentire quelli che per le amministrazioni sono autentici "voli di fantasia". Pertanto non disdegnano l'impegno delle associazioni perché volontario e gratuito. Da parte nostra quindi occorre evitare le semplici rivendicazioni: molto di più si può ottenere offrendo un impegno concreto, per esempio fornendo un buon progetto di realizzazione che a loro costerebbe tempo e denaro. Ciò vale tranne casi particolari, che a noi sono capitati, quale quello in cui gli amministratori, in periodo elettorale, hanno addirittura rifiutato il nostro impegno gratuito per poter assegnare un progetto oneroso a qualche tecnico "di fiducia".

Gli enti locali sono soprattutto spaventati dalla prospettiva di doversi accollare la gestione dell'area una volta che sia realizzata. La proposta di collaborazione che le associazioni avanzano deve allora comprendere l'onere della gestione. Secondo la logica ora dominante della esternalizzazione delle funzioni e dei servizi, le amministrazioni preferiscono corrispondere un contributo per la gestione ad un soggetto terzo che non accollarsi direttamente la conduzione in proprio.

Poste alcune condizioni, questa è comunque la soluzione che anche noi preferiamo perché è l'unica che ci garantisca la possibilità di azione secondo i dettami della corretta gestione naturalistica.

 

5 - Il ruolo di Legambiente Emilia-Romagna

Se come sembra entro il 1997 verrà lanciato un nuovo programma istitutivo di aree di riequilibrio ecologico, Legambiente intende mettersi al lavoro per la sua promozione. Spesso gli enti locali, ricevuta la notizia del bando, non comprendono appieno cosa esso significhi e come possa attagliarsi alle loro esigenze e possibilità. A volte risulta anche difficile individuare le eventuali aree da proporre. Altre volte, quando coloro che potrebbero intervenire sono privati, l'informazione neppure li raggiunge. Il più delle volte manca la scintilla iniziale ed è questa che noi possiamo portare. Legambiente dispone sul territorio regionale di 9 coordinamenti provinciali e di oltre 40 circoli che possono costituire un utile megafono per le esigenze da noi tutti condivise.

Già Legambiente regionale ha deciso di coinvolgere in questa partita tutte le basi locali con una serie di impegni che si succederanno nei prossimi mesi. Al momento stiamo raccogliendo le indicazioni e i suggerimenti di chi ha preso parte alla fase realizzativa o gestionale di una delle aree di piccole dimensioni in cui siamo impegnati. Seguirà un incontro con i referenti dei circoli e dei gruppi locali per esporre le esperienze più significative e per sollecitare un impegno in questo settore. Quando poi si conosceranno le condizioni del nuovo bando regionale, Legambiente assumerà, soprattutto attraverso il suo Comitato scientifico, un ruolo di coordinamento, fornendo ai gruppi promotori locali il supporto informativo necessario per agire.

 

6 - I lavori socialmente utili

Un capitolo particolare nella proposta di Legambiente è costituito dal lavoro socialmente utile. Alcuni anni fa Legambiente presentò il suo piano nazionale per l'occupazione, dimostrando, conti alla mano, che il recupero di adeguati livelli occupazionali è garantito più dalla realizzazione di piccoli interventi diffusi che non dalle solite grandi e spesso inutili opere pubbliche che i governanti di ogni latitudine italiana da sempre propongono.

Dimostrammo, ma il discorso è sempre valido, che se si cerca occupazione essa può essere offerta con grandi risultati e spesa contenuta dal riparare i guasti che da sempre affliggono l'Italia. Si può offrire occupazione per esempio, nel consolidare i pendii franosi, nel rimboschire i versanti spogli, nel mettere in sicurezza sismica almeno gli edifici pubblici principali delle migliaia di paesi a rischio, nel promuovere l'uso di tecnologie adatte al risparmio energetico, nel recuperare i centri storici degradati e, cosa che interessa a noi in questa occasione, nel ripristinare la naturalità in ogni luogo ove sia possibile.

Legambiente Emilia-Romagna tradusse in esempi di intervento questi principi di massima e indicò tre settori nei quali si poteva intervenire fin da subito: la rinaturazione dei campi pozzi di estrazione delle acque ad uso potabile, la riforestazione di pianura nelle aree pubbliche e demaniali abbandonate e la rinaturazione degli ambiti fluviali, anche nei tratti inalveati. Legambiente propose anche di attingere, per le realizzazioni, dal grande serbatoio del lavoro socialmente utile, che consiste nel reimpiego dei disoccupati e dei lavoratori in mobilità da lunga data. Proprio a tal fine abbiamo sottoscritto un accordo con l'Agenzia per l'impiego dell'Emilia-Romagna, una struttura tecnica del Ministero del lavoro, per l'elaborazione congiunta di iniziative. Entro la primavera dovrebbe concretizzarsi il primo dei progetti avviati, quello della protezione dei campi pozzi come consentito dal DPR 236/1988. La protezione si estende per legge in un area di 200 metri di raggio attorno al pozzo così che l'area interessata da ciascun intervento è di oltre 12 ettari. I pozzi censiti sono 95 in tutta la regione, per un totale di 1200 ettari massimi di area protetta. Ovviamente non su tutti è ipotizzabile realizzare un'area di riequilibrio ecologico. Legambiente e l'Agenzia per l'impiego però hanno ormai completato la mappatura delle situazioni più idonee, che hanno ottenuto chiedendo il coinvolgimento nel progetto degli enti gestori.

Abbiamo anche lavorato sull'idea di coniugare il ricorso al lavoro socialmente utile e la rinaturazione dei fiumi. Su questo ultimo tema l'assessorato all'ambiente della regione ha assunto ormai un indirizzo chiaro e univoco che noi pienamente condividiamo. Lo ha dimostrato con gli atti normativi che ha emanato e con le dichiarazioni a più riprese fatte dall'assessore Cocchi. Già al precedente convegno di Russi era stato dichiarato che la regione intendeva sostenere lo sforzo di creare la rete delle aree protette sfruttando, quale corridoio biologico, il reticolo idrografico superficiale. Alcune Autorità di bacino, quella del Reno in primo luogo, si stanno uniformando agli indirizzi e anche in alcuni Servizi provinciali difesa del suolo si notano disponibilità che un tempo non ci sarebbero state. Non tutti però sono già sintonizzati su questa nuova lunghezza d'onda. Le difficoltà che finora abbiamo incontrato sono però più connesse ad aspetti procedurali che non ad effettiva mancanza di volontà.

 

7 - Il volontariato

La realizzazione e la gestione di aree naturali di limitata estensione può ricadere anche tra le attività che Legambiente sostiene solo attraverso l'impegno dei suoi soci con azioni di volontariato. Questo nel nostro caso già accade. Esiste però un problema di fondo che limita la effettiva possibilità di compiere attraverso le azioni volontaristiche l'intero complesso delle attività di gestione. E' il problema della disponibilità continua di volontari adeguatamente preparati a svolgere le mansioni necessarie. L'impegno dei volontari è ovviamente soggetto alle esigenze private degli stessi e si manifesta quindi in maniera discontinua e non sempre coincidente con le esigenze biologiche delle aree protette. Si potrebbe ovviare con la disponibilità di grandi quantità di volontari ma, a parte il fatto che non tutti i nostri soci avvertono la tutela diretta della natura come loro interesse primario preferendo ad essa altre tematiche, resta il problema della padronanza almeno delle tecniche elementari di intervento che non si può acquisire con un impegno solo episodico. Il ricorso al volontariato è efficace piuttosto in occasioni speciali e particolarmente concentrate nel tempo quali possono essere giornate di lavoro per la manutenzione, la pulizia e la messa a dimora di nuove piante. In queste occasioni si riesce agevolmente ad attrarre, anche in buon numero, volontari esterni all'associazione. Questi eventi non sono però sufficienti a garantire la continuità gestionale.

 

8 - I campi di lavoro

Analoghe considerazioni possono essere svolte con riferiemento ai campi di lavoro che Legambiente organizza autonomamente o in collaborazione con lo SCI, il Servizio civile internazionale, ricevendo prestazioni lavorative volontarie da ragazzi provenienti da tutto il mondo. Finora in Emilia-Romagna, Legambiente ha organizzato campi estivi di lavoro solo nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi ma da quest'anno si prevede di estendere l'iniziativa al Delta del Po. Il principale problema connesso alla organizzazione di un campo è il reperimento di una idonea struttura ricettiva. Anche questa è una soluzione da prendere in considerazione, pur se con le dovute cautele legate al fatto che i partecipanti al campo si attendono generalmente di prestare la loro opera in ambienti naturali particolarmente accattivanti. Restano comunque le stesse limitazioni che si presentano con il ricorso ai soli volontari.

 

9 - Gli obiettori di coscienza

Una fonte di manodopera decisamente a buon mercato e sufficientemente stabile è quella offerta dagli obiettori di coscienza. Si tratta di una risorsa potenzialmente in aumento. La previsione del Ministero della difesa è di una autentica esplosione del fenomeno. Se verrà approvata la legge di riforma del servizio militare nella formulazione che pare avere assunto, con il servizio ancora obbligatorio, si stima che confluiranno nel servizio civile circa 120.000 giovani contro i soli 24.500 obiettori attualmente in servizio. Il Ministero della difesa addirittura già ora, avendo un surplus di 10.000 domande giacenti alle quali non può dare accoglimento per mancanza di posti di impiego, si è dimostrato ben disposto a concedere ampliamenti delle convenzioni esistenti.

Legambiente ha ormai una lunga consuetudine all'utilizzo di obiettori di coscienza ma soprattutto per le necessità di ufficio. I primi obiettori utilizzati invece sul campo, nella gestione dell'ARE "Villa Romana di Russi", risalgono al giugno del 1994. Si tratta di due unità che, tra alti e bassi, si sono occupate della manutenzione di base dell'area. I primi lavori assegnati non richiedevano abilità particolarmente spiccate: per quasi un anno si sono occupati di rimuovere le macerie affioranti dopo i riporti di terreno e il suo modellamento (l'area era stata a lungo una discarica abusiva di inerti). I lavori più gravosi e importanti in questi anni sono stati lo sfalcio della canna e l'estirpazione manuale della tifa dalle zone allagate, così come l'innaffiamento delle giovani piante per garantire l'attecchimento e il diserbo manuale dei sentieri. Una costante lotta è stata condotta in buona parte dell'area, ma purtroppo non è stata ancora vinta, contro l'invasione della romice e della barbabietola, eredità, quest'ultima, della vicina Eridania che per anni aveva depositato nell'area il terriccio di risulta della lavorazione delle bietole.

L'apporto degli obiettori in termini di ore è stato di poco inferiore alle 2000 ore totali all'anno. Non sempre però si tratta di ore effettivamente e pienamente lavorate. Questo è il problema. Nessuno degli obiettori che finora ci è stato assegnato aveva chiesto di svolgere quel tipo di mansione. Si è sempre trattato di obiettori precettati d'ufficio dal Ministero, alcuni sono addirittura giunti da altre regioni. In questi casi la spinta motivazionale si rivela assai scarsa.

Vista la complessità e la diversità delle operazioni da compiere non ci è stato finora possibile redigere un foglio dei tempi massimi di lavoro sufficientemente esatto. Il fatto che ci troviamo con un ambiente in forte assestamento ci presenta ogni stagione problemi diversi da risolvere. Non è pertanto possibile assegnare semplicemente agli obiettori il lavoro da svolgere: occorre trascorrere con loro una quota adeguata di ore vigilando sull'effettivo compimento dei lavori e fornendo le necessarie istruzioni.

Quest'anno probabilmente passeremo da 2 a 4 obiettori. Riteniamo con ciò di porre una parziale limitazione al problema. Sarà possibile, a parità di impegno di chi dirige i lavori, raddoppiare la resa lavorativa degli obiettori.

Il ricorso agli obiettori di coscienza comunque è una soluzione che Legambiente intende adottare anche in altre analoghe situazioni.

 

10 - La vigilanza volontaria

L'ultimo settore di attività di cui occorre far cenno è quello della vigilanza volontaria. Legambiente, in quanto associazione di protezione ambientale riconosciuta a norma dell'art.13 della legge 349/1986 (legge istitutiva del Ministero dell'ambiente), ha facoltà di dare vita a raggruppamenti di "Guardie ecologiche volontarie". L'operato di queste guardie è regolato dalla legge regionale 23/1989. Si tratta di uno strumento di eccezionale valore per il controllo del territorio e per la diffusione dell'informazione ambientale. Il costo per la collettività è assai contenuto: le guardie, in quanto volontarie, hanno al più (ma non sempre è così) diritto al rimborso delle spese sostenute.

Legambiente ha deciso di cogliere l'invito offerto dalla Regione Emilia-Romagna e ha generato, fino ad ora, due suoi raggruppamenti di guardie: uno a Parma e uno a Ravenna. In più, a Ferrara, Legambiente collabora strettamente con l'autonomo raggruppamento unico provinciale.

Il ruolo che possono ricoprire le GEV nell'ambito della gestione di un'area di riequilibrio ecologico non è da trascurare e non è solo legato al controllo e alla repressione dei comportamenti vietati ma anche alla educazione dei visitatori. Generalmente infatti il presidio attivo esercitato da chi opera nell'ARE (obiettori e volontari) già scoraggia chi fosse intenzionato a commettere atti di vandalismo o peggio di bracconaggio.

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Pubblicato il 29/05/2012 — ultima modifica 29/05/2012
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