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Parchi, foreste e Natura 2000

Fauna

Parco regionale Sassi di Roccamalatina

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I falchi e gli altri uccelli delle rupi

 

Picchio muraioloGli uccelli, in particolare quelli che frequentano gli ambienti rupicoli, costituiscono senza dubbio l'elemento di maggiore interesse e attrazione del parco dal punto di vista faunistico.
Le ripide pareti delle guglie forniscono infatti a rapaci come falco pellegrino e gheppio un sito sicuro in cui nidificare e una postazione da cui dominare i territori utilizzati per la caccia. Sulle rupi abitano anche altri uccelli non meno affascinanti, come la taccola, un corvide molto gregario e vocifero, di colore nero e grigiastro, grande poco più di un colombo, e il picchio muraiolo, lungo quanto un passero e dal piumaggio grigiastro, che nidifica nelle pareti rocciose dell'alto Appennino e delle Alpi. Quest'ultimo, presente nel parco solo durante il periodo invernale, da novembre ad aprile, è facilmente osservabile quando apre le ali grandi e arrotondate, prevalentemente rosse e punteggiate di bianco, per compiere brevi voli ondeggianti che lo fanno somigliare più a una grande farfalla che a un uccello; molto più difficile, invece, è scorgerlo mentre si arrampica lungo le rocce alla ricerca di insetti rifugiati nelle fessure. Il parco, rispetto ad altre aree appenniniche, si distingue per l'abbondanza di rapaci sia ubiquitari e comuni come la poiana e lo sparviero, sia rari come il lodolaio, un falco migratore di modeste dimensioni che caccia prevalentemente insetti e piccoli uccelli. Da segnalare inoltre, nel Parco, specie di interesse ai sensi delle direttive comunitarie quali il Succiacapre, il Martin Pescatore, la Tottavilla e l'Ortolano. Molto numerosi sono ovviamente i picchi, le tortore e i passeriformi come storni, cince, turdidi e fringillidi che vivono nei boschi di querce e in cespuglieti, prati e coltivi che dai Sassi scendono fino al Panaro.

Il falco pellegrino

Falco pellegrinoSi tratta di una specie a distribuzione cosmopolita, la cui popolazione ha subito in passato un marcato decremento a causa delle persecuzioni contro i predatori e dell'avvelenamento, soprattutto per l'uso dei pesticidi organoclorurati in agricoltura. Negli ultimi anni è segnalata però una inversione di tendenza con una ricolonizzazione dei siti riproduttivi. Il falco pellegrino si muove prevalentemente con volo diretto, potente e veloce, dai battiti non molto profondi; talvolta volteggia tenendo le ali piatte. Le prede, generalmente uccelli di piccole e medie dimensioni, vengono ghermite con gli artigli quasi sempre in volo, dopo rapidissime picchiate o brevi inseguimenti. Il peso dei falchi pellegrini varia da 500 a 1000 gr, e le femmine hanno dimensioni di un 10-15% superiori a quelle dei maschi. La nidificazione avviene quasi sempre su cenge o cavità rocciose. Le uova, generalmente 3-4, sono deposte tra la fine di febbraio e l'inizio di aprile e incubate per circa 30 giorni. I giovani si involano dopo 5-6 settimane ma per il cibo continuano a dipendere in parte dai genitori fino a circa tre mesi. Il parco costituisce un ottimo sito per osservare sia le cacce degli adulti sia l'addestramento dei giovani appena usciti dal nido. Per ricevere il cibo i giovani sono stimolati a rincorrere e seguire volando i genitori, che tengono la preda tra gli artigli e poi la lasciano cadere per indurli a prenderla in volo. Anche d'inverno i falconi continuano a frequentare le pareti rocciose, seppure meno regolarmente.

I mammiferi dei boschi

MoscardinoNei boschi e nei cespuglieti vivono numerosi piccoli mammiferi molto caratteristici del medio Appennino, ma di difficile osservazione, come scoiattolo, ghiro, moscardino, arvicola rossastra, topo selvatico, toporagni (T. comune, T. appenninico) e crocidure.
Abbastanza diffusi sono anche predatori come donnola, faina, tasso e volpe.
Da segnalare la comparsa, negli ultimi anni, dell'istrice e la presenza stabile di una popolazione di capriolo.
Per la presenza di grotte vi sono diverse specie di chirotteri come il molosso di Cestoni il più grande chirottero europeo, il rinolofo maggiore, il rinolofo euriale, il rinolofo minore, il vespertilio di Natterrer e il vespertilio smarginato poco comune in Emilia Romagna.


I rettili e gli anfibi

Tra i rettili, i più comuni sono sicuramente la lucertola muraiola che, pur frequentando anche i boschi, ha su rocce e zone pietrose il suo habitat d'elezione, e il ramarro, che preferisce le zone più aperte e assolate, dove cerca riparo tra siepi e arbusti. Ben diffuso, ma di non facile osservazione, è l' orbettino, un sauro privo di zampe e simile a un lento e lucente serpentello.
Tra i serpenti, il biacco, dalla colorazione spesso molto scura, la più massiccia biscia dal collare e l'elegante saettone sono sicuramente i più facili da incontrare; sono tutti innocui. Da segnalare anche la presenza della poco comune e localizzata coronella girondica. Oltre a specie comuni in tutto l'Appennino come rospo comune, rane verdi, rana agile, tritone crestato e tritone alpestre, tra gli anfibi sono da segnalare anche specie più esigenti, legate a ben precisi habitat. E' il caso del geotritone, uno specializzato urodelo privo di polmoni, segnalato nell'area meridionale del parco, dove sono presenti numerose cavità naturali in cui trascorre gran parte dell'anno. Solo in occasione di giornate fresche e umide, prevalentemente in primavera e in autunno, il geotritone si porta in superficie in cerca di piccole prede, e può allora, con molta attenzione, essere osservato tra pietre e muschi.

I pesci e la fauna minore

Gambero di fiumeLungo i piccoli rii e torrenti che solcano il territorio del parco è possibile osservare il gambero di fiume, un grosso crostaceo che abitualmente si nasconde sotto le pietre o tra il fogliame depositato sul fondo; la sua presenza è importante poichè si tratta di una specie indicatrice di acque ben ossigenate, dunque non inquinate.
Nel tratto di Panaro che lambisce e in parte attraversa l'area protetta vivono numerose interessanti specie ittiche: le più tipiche sono cavedano, lasca e barbo comune ma anche anguilla, cobite, barbo canino, vairone e ghiozzo sono ben rappresentate. Eccezionalmente anche la trota fario, diffusa in tutto l'alto bacino del Panaro, può fare la sua comparsa in questo tratto del fiume. Per quanto riguarda la fauna minore, costituita in prevalenza da artropodi, grande rilievo riveste il popolamento legato all'habitat ipogeo: con la sua fauna tipica specializzata.

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 28/05/2012
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