domenica 19.08.2018
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Parchi, foreste e Natura 2000

Flora

Parco regionale Alto Appennino Modenese

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I querceti collinari e i castagneti

Alle quote più basse del parco, e lungo le vallate maggiori, dove sono localizzati i principali insediamenti, il paesaggio vegetale rispecchia la secolare presenza dell'uomo. I prati e i pochi seminativi sono attraversati da fossi tortuosi, spesso affiancati da filari di pioppi, aceri, ciliegi selvatici, frassini maggiori e querce; le medesime specie sono frequenti anche lungo strade e sentieri, a volte con esemplari secolari. Nei querceti circostanti prevalgono roverella, cerro e carpino nero; più sporadici sono aceri e sorbi. Vicino agli abitati si incontrano castagneti da frutto, per secoli fonte alimentare insostituibile per la gente di montagna; in molti casi, per la onerosa manutenzione che richiedono e i gravi problemi fitosanitari, sono stati abbandonati o trasformati in cedui per la produzione di legname, assumendo l'aspetto di fitte boscaglie arricchite di specie arboree provenienti dai boschi vicini.

I boschi di faggio

 

MaggiociondoloOltre i 1000 m di quota il clima più fresco e umido è ideale per lo sviluppo del faggio che occupa l'estesa fascia montana del parco segnando, intorno ai 1600-1700 m, il limite superiore della vegetazione arborea. Il faggio tende a formare boschi puri, accompagnato da acero di monte, maggiociondolo di montagna e sorbo degli uccellatori. Sporadico e localizzato lungo le valli dei torrenti Ospitale e Fellicarolo, cresce l'agrifoglio; isolati nuclei di betulle (Betula pendula) sono invece presenti nel settore occidentale. D'estate una luce quasi serotina illumina il rado sottobosco dove, a seconda della quota, trovano posto scilla, anemone dei boschi, geranio nodoso, angelica minore, stellina odorosa, acetosella, lattuga dei boschi e dentarie. Molte felci occupano ceppaie e anfratti fra i massi ricoperti di muschi e licheni: felce maschio, felce aculeata, felce femmina, Gymnocarpium dryopteris. Nelle radure e lungo i sentieri soleggiati si addensano i lamponi e compaiono arbusti di sambuco rosso. Sulle rive dei torrenti, vicino a massi solo in parte levigati dalla corrente, cresce una vegetazione igrofila legata alla costante umidità del substrato; a primavera, prima della comparsa delle foglie, i rami di salici (Salix alba, S. caprea, S. purpurea, S. eleagnos), pioppi (Populus nigra, P. alba), ontani (Alnus incana, A. glutinosa) e noccioli si rivestono di infiorescenze di varie forme e colori. In seguito al secolare sfruttamento, nel parco prevalgono le faggete cedue; in quelle più degradate e impoverite il sottobosco è ricco di mirtillo nero e erba lucciola. Negli ultimi anni, con la conversione all'alto fusto, si sta restituendo ad alcuni cedui un aspetto più naturale: presso il Lago Santo, le Maccherie e la Capanna Tassone si incontrano fustaie di transizione, con faggi di buone dimensioni, ben distanziati tra loro, dove il grigio delle cortecce si perde in distanza nella penombra del sottobosco. Alcuni faggi secolari sono sopravvissuti ai tagli passati e svettano come giganti, con i rami protesi nel verso dei venti principali, emergendo tra i faggi cespugliosi e contorti che contraddistinguono il limite superiore dei boschi.

I rimboschimenti di conifere

Spesso le faggete si alternano a rimboschimenti effettuati per consolidare pendii franosi con specie pioniere (larice, pino nero e pino silvestre) o per recuperare pascoli abbandonati con conifere pregiate (abete bianco, abete rosso). Queste ultime due specie, un tempo spontanee nei boschi appenninici, oggi sembrano rinnovarsi naturalmente in alcune faggete del parco, dando vita a boschi misti di grande interesse naturalistico. I rimboschimenti hanno favorito lo sviluppo di orchidee estremamente rare nella nostra regione: la minuscola Listera cordata e Epipogium aphyllum, una specie priva di clorofilla che vive assumendo sostanze organiche dal micelio di un fungo presente nel terreno.

Le praterie e i vaccinieti dei crinali 

RododendroDi rado le faggete ricoprono i crinali; le cime più alte emergono dalla sottostante fascia boscata con pareti rocciose e pendii rivestiti da praterie e brughiere a mirtillo. I rilievi maggiori ospitano, inoltre, ridotte popolazioni di specie a diffusione più nordica, qui al limite meridionale della distribuzione italiana e, in certi casi, europea: relitti di una passata copertura vegetale legata a climi più freddi. I vaccinieti rappresentano la vegetazione naturale più stabile a queste quote e sono formati da bassi arbusti di mirtillo nero e falso mirtillo accompagnati da rosa alpina e ginepro nano. Alcuni arbusti tipici della brughiera alpina, come mirtillo rosso, erica baccifera (Empetrum hermaphroditum) e rododendro rosso, compaiono di rado dimostrando, comunque, l'affinità dei nostri vaccinieti con quelli delle Alpi. Fra le erbacee si incontrano iperico, tossilaggine alpina, carice verdeggiante, ventagline e altre specie presenti nelle praterie che affiancano la brughiera, spesso derivate da passate distruzioni di quest'ultima. Nei pendii più dolci, soggetti a pascolo, abbonda il nardo, una graminacea trascurata dal bestiame, che può associarsi a buone foraggere come festuche, trifogli e ginestrini; d'estate si osservano i fiori gialli di viola con sperone e cariofillata montana, quelli blu di raponzolo alpino, genziane e campanule, quelli purpurei del garofano minore. Sui versanti più aridi cresce il brachipodio (Brachypodium genuense), una graminacea che forma praterie compatte o si distribuisce in cespi isolati sui pendii più scoscesi, accompagnata da ginestra raggiata e carlina bianca. Le zone a debole pendenza, esposte a nord e ricoperte a lungo dalla neve, come alla base del circo glaciale di Monte Giovo, ospitano una prateria dominata da un piccolo trifoglio a fiore bianco, Trifolium thalii, e da alcune graminacee (Festuca macrathera, Poa alpina). Nei lembi di prateria delle pareti rocciose più in ombra trovano posto poligono alpino, anemone a fiori di narciso e aquilegia alpina.

 Gli ambienti umidi

 

Drosera rotundifoliaI ripiani di origine glaciale, ricchi di ondulazioni e avvallamenti, sono spesso occupati da laghi e, dopo il disgelo, da pozze che si prosciugano d'estate. I laghi senescenti si stanno trasformando in torbiere in cui vegetano varie specie di carici e pennacchi e abbondano muschi e sfagni (simili ai primi ma in grado di assorbire come spugne grandi quantità d'acqua). La lenta e parziale decomposizione dei loro residui vegetali, causata dal freddo e dalla presenza di acqua, origina la torba. Le numerose torbiere del parco sono di grande valore naturalistico perchè ospitano specie assai rare (Viola palustris, Drosera rotundifolia, Swertia perennis, Carex davalliana, Menyanthes trifoliata, Eriophorum scheuchzeri); in esse, inoltre, si insedia una vegetazione più diffusa nelle Alpi e frequente nell'Europa settentrionale, dove sono concentrate la maggior parte delle torbiere del continente. Alle acque gelide e molto ossigenate delle fonti e dei ruscelli d'alta quota è invece legata una vegetazione ricca di alcune specie di muschi e dominata da calta palustre, billeri rotondifoglio e cerfoglio selvatico.

 Gli ambienti rocciosi 

Geranio argenteoGli ambienti rocciosi, così estremi e selettivi, ospitano piante adattate a condizioni di vita davvero difficili, come le sassifraghe. Aderenti alla roccia, con le radici nelle fessure più sottili, stanno le rosette coriacee di sassifraga alpina (Saxifraga paniculata); sporadiche sono Saxifraga exarata e S. lingulata; nelle rocce in ombra vegetano le rare S. moschata e S. latina. Anche i semprevivi (Sempervivum arachnoideum,S. montanum), presenti a volte in colonie numerose, hanno le foglie riunite in rosette; le borracine (varie specie di Sedum) combattono invece l'aridità del substrato immagazzinando acqua nei tessuti. Gli ambienti rocciosi del parco offrono rifugio a specie molto rare come Artemisia umbelliformis e la felce Woodsia alpina, relitto glaciale, presenti sui monti Rondinaio e Giovo; sulle calde rupi del Cimone e dello Spigolino vive il geranio argenteo, di origine preglaciale, e spiccano le infiorescenze blu di Globularia incanescens, endemica delle Alpi Apuane e dell'Appennino tosco-emiliano.

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 28/05/2012
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