mercoledì 17.10.2018
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Parchi, foreste e Natura 2000

Flora

Riserva regionale Bosco di Scardavilla

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Il bosco di querce

Aristolochia rotundaIl bosco di Scardavilla é un querceto misto di circa 7 ettari in cui la specie più diffusa é il cerro, al quale si affiancano rovere e roverella e più di rado farnia. Oltre alle querce sono presenti altre specie arboree, generalmente confinate nel piano inferiore del bosco: abbondano nespolo e ciavardello, ma si riconoscono anche acero campestre, olmo, orniello e sorbo domestico. Gli alberi danno vita a una densa massa verde che nella penombra del sottobosco si rivela formata da esemplari ad alto fusto accompagnati da polloni nati da vecchie ceppaie, frutto del passato governo a ceduo; l'intreccio delle chiome chiude completamente la vista del cielo. Nel settore che ha subito i tagli più recenti, risalenti al decennio scorso, prevalgono giovani alberi e numerosi arbusti diffusi anche a margine del bosco come prugnolo, biancospino, sanguinello, lantana e ligustro. Sambuchi e rovi contraddistinguono i tratti che hanno subito le manomissioni più pesanti. La spessa lettiera di foglie ospita un abbondante rinnovo, soprattutto di querce, ed é punteggiata da scure macchie di pungitopo, alle quali si aggiungono a inizio primavera fioriture localizzate di primula, anemone dei boschi, dente di cane e più diffuse di viole; in seguito il terreno si riveste di estesi popolamenti di sigillo di Salomone comune (Polygonatum odoratum) e qua e là si incontrano i fiori rosso scuro di cicerchia nera (Lathyrus niger), una leguminosa tipica dei querceti a rovere e cerro, e quelli eleganti della mediterranea Aristolochia rotunda. Ai margini del bosco, nei tratti più aperti e luminosi, in maggio risaltano i fiori di rosa serpeggiante (Rosa gallica), una specie poco diffusa in regione, e quelli più tenui di rosa selvatica (Rosa canina); maggiormente localizzate sono le candide fioriture di cisto a foglia di salvia (Cistus salvifolius) e quelle dorate di citiso peloso (Chamaecytisus hirsutus) e di alcune piccole ginestre (Genista tinctoria, G. germanica), tutte specie che vegetano su terreni poveri di calcio. Con l'arrivo dell'estate sui tronchi risaltano edera e caprifoglio, mentre a terra quasi ovunque si notano le ombrellifere Physospermum cornubiense e Oenanthe pimpinelloides. Solo a tarda estate il sottobosco si colora nuovamente dei tappeti rosati di ciclamino (Cyclamen hederifoliyum), dei capolini di varie composite tra cui abbonda la cerretta comune (Serratula tinctoria) e dei piccoli fiori della rara scilla autunnale.

Rarità e particolarità floristiche

RosaLa grande ricchezza floristica del bosco di Scardavilla si deve alla posizione geografica dell'area, e piú in generale della Romagna (situata al limite tra le zone bioclimatiche medioeuropea e mediterranea) e alle passate vicende climatiche di questi luoghi che hanno portato al susseguirsi di vari paesaggi vegetali. Ognuno di questi ha lasciato proprie tracce attraverso la presenza di specie relitte, vere e proprie testimonianze della lunga storia naturale della riserva, che sono sopravvissute grazie alle condizioni protettive del manto boscato, per secoli indisturbato e in grado di offrire favorevoli condizioni stazionali. A Scardavilla si possono ancora osservare piante venute in epoche passate da regioni geografiche diverse e caratterizzate da esigenze ecologiche spesso antitetiche: piante di clima piú mite, a netta gravitazione mediterranea, si mescolano ad altre di clima più fresco, spiccatamente nordiche e montane. Fra le prime sono da ricordare erica arborea e cisto a foglia di salvia, relitti della flora montana terziaria dell'Appennino che in epoca preglaciale scesero a colonizzare queste bassi rilievi. In seguito al peggioramento climatico dovuto all'ultima glaciazione quaternaria, la primitiva macchia mediterranea a erica e cisto venne sostituita da una vegetazione microterma, cioé propria di climi freddi, costituita da tappeti di brugo (Calluna vulgaris), un'ericacea di cui sopravvivono pochi esemplari nei punti più freschi del bosco, e in seguito da rade boscaglie di pino silvestre. Una fase particolarmente fresca e umida del periodo postglaciale portó alla diffusione dei boschi di faggio, una latifoglia alla quale sono legate varie specie montane ancora presenti nel sottobosco arbustivo e erbaceo della riserva: erba di S. Giovanni montana (Hypericum montanum), anemone dei boschi, ginestra spinosa (Genista germanica) e cicerchia nera. Nel nostro Appennino anche il sigillo di Salomone comune, cosí abbondante nella riserva, il raro sigillo di Salomone maggiore (Polygonatum multiflorum) e il giglio rosso (Lilium bulbiferum) di solito vegetano a quote maggiori. L'ultimo capitolo della storia naturale della riserva ha visto la diffusione del cerro, che prima ha affiancato e poi sostituito il faggio, favorito soprattutto dall'acidità del terreno. Fra le particolarità floristiche della riserva spiccano due specie che si trovano, per quanto riguarda il versante adriatico, alle opposte estremità del loro areale: l'incensaria odorosa (Pulicaria odora) é una composita legata al bacino del Mediterraneo che a Scardavilla raggiunge il limite settentrionale di diffusione; il fisospermo di Cornovaglia (Physospermum cornubiense) é un'ombrellifera dell'Europa occidentale di cui la riserva rappresenta il limite meridionale. Da segnalare é infine la presenza di alcune specie rare in ambito regionale e incluse nella flora protetta, tra cui le orchidee Serapias cordigera, Orchis purpurea e Platanthera chlorantha, i garofani selvatici Dianthus balbisii e D. armeria, il bel giglio rosso e il delicato dente di cane.

Gli studi di Pietro Zangheri

"Ebbi la fortuna d'arrivare in tempo a percorrere il vetusto parco naturale di Scardavilla, per osservarne la vegetazione in tutta la sua magnificenza, per censire con completezza la flora che di essa faceva parte." Cosí all'inizio degli anni '70 il grande naturalista forlivese Pietro Zangheri, allora ultraottantenne, apriva uno scritto di dura denuncia dello stato di degrado del bosco di Scardavilla ("un altro bene naturale distrutto per sempre"), auspicandone una seppure tardiva tutela. A partire dagli anni '30 Zangheri aveva intrapreso lo studio dei boschi della fascia pedecollinare romagnola che, per quanto ridotti, erano ancora di grande ricchezza floristica e rappresentavano una fondamentale testimonianza dell'evoluzione del paesaggio vegetale di questa porzione di Appennino. Il lavoro, raccolto nel terzo volume dell'imponente Romagna fitogeografica, si concentró proprio sul bosco di Scardavilla, del quale Zangheri censí la flora e rilevó la vegetazione con disegni dal vero dei tratti piú significativi. Una descrizione puntuale e ricca di particolari che puó disorientare il visitatore odierno, al quale non resta che constatare con amarezza i cambiamenti avvenuti. Il bosco di allora era infatti molto piú esteso dell'attuale e ancora circondato dall'antica cinta muraria nella quale si aprivano portali d'accesso di pregevole fattura; ospitava oltre 350 specie vegetali (un quinto circa dell'intera flora romagnola). Nei tratti piú diradati spiccavano maestose querce dalle grandi chiome e radure rivestite di erica arborea o brugo: una sorta di "brughiera boschita" che oggi ha perduto la sua fisionomia per i pesanti tagli effettuati nel secondo dopoguerra. Anche la flora si é purtroppo molto impoverita, come ha rivelato un censimento del 1988: delle ventuno specie di orchidee segnalate da Zangheri, ad esempio, ne sopravvivono solo tre, con popolazioni ridottissime

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Pubblicato il 28/05/2012 — ultima modifica 28/05/2012
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