sabato 15.12.2018
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Parchi, foreste e Natura 2000

IT4020025 - SIC-ZPS - Parma Morta

Superficie: 601 ettari
Province e Comuni interessati: PARMA (Mezzani)

Il sito include su parte della propria superficie la Riserva naturale regionale Parma Morta

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4020025

Note esplicative al formulario

Enti gestori

Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Emilia occidentale

Regione Emilia-Romagna    

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione fuori area protetta 

Misure Specifiche di Conservazione in area protetta

Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo 

Descrizione e caratteristiche

Ambiente umido con vegetazione ripariale e acquatica - Foto Archivio Riserva Naturale Parma MortaNell'angolo nord-orientale della provincia di Parma, presso il territorio di Mezzani localizzato fra gli abitati di Brescello, Viadana e Colorno, a breve distanza dal Po, si trova un ramo abbandonato del torrente Parma, che negli ultimi secoli ha cambiato più volte percorso a monte della confluenza nel grande fiume all'interno della golena destra. Sito di bassa pianura, include e decuplica verso Nord e verso Ovest i 65 ettari della Riserva Naturale Orientata Parma Morta, una lunga e sottile zona umida di circa 5 km istituita sul paleoalveo del Torrente Parma. Qui si sono create condizioni particolari di acque stagnanti soggette ad un lento interrimento ed ad un’alternanza di periodi di siccità ed improvvise inondazioni in occasione delle piene del Po. Sono ricompresi l’area di confluenza del torrente Parma nel Po (è inserita per breve tratto anche la sponda destra del grande Fiume), l’ansa finale del torrente Enza, le aree agricole e i canali inclusi tra il paleoalveo del Parma e il Po stesso. La Riserva Parma Morta, costituita da un lembo residuo delle aree umide della pianura interna continentale, con frammenti di bosco ripariale e planiziale e zone umide, funziona da corridoio ecologico tra l’attuale corso del torrente Parma e il torrente Enza. Un striscia di canneto, fitti arbusti e alcuni grandi alberi segnano l'antico percorso del torrente, marcando lembi di territorio ancora naturale che costituiscono serbatoio di biodiversità per la campagna parmense. La Parma Morta ha conservato fino a oggi, all'interno del sistema idrico locale, il ruolo di cassa di espansione per le piene del vicino collettore Parmetta. Attualmente si assiste a un progressivo abbassamento della falda superficiale, legato all'approfondimento dell'alveo del Po causato dall'estrazione di materiali sabbiosi, e in particolare durante l'estate l'ampiezza dell'alveo e il deflusso d'acqua si possono ridurre a livelli inferiori a quel livello minimo che permette la sopravvivenza alle comunità vegetali ed animali. Tutta l’area è molto gradita all’avifauna acquatica, in particolare durante lo svernamento. Almeno sette sono gli habitat d’interesse comunitario: tre d’acqua dolce ferma e uno corrente (importanti le cenosi galleggianti a Lemna minor che formano tappeti discontinui sulle lame d’acqua nel cuore della Riserva), due di prateria alta, fresca e tendenzialmente umida e uno forestale di tipo ripariale che, complessivamente, ricoprono meno del 10% della superficie del sito. Non mancano tre habitat elofitico-arbustivi d'ambito palustre e d'interesse regionale.

Vegetazione

Campanellino (Leucojum aestivum). Foto Nicola Merloni, Mostra e Catalogo Biodiversità in Emilia-Romagna 2003Nonostante la ridotta superficie, i boschetti annoverano la presenza di numerose specie arboree e arbustive, a filari o piccoli gruppi, quali Alnus glutinosa, Salix alba, Salix cinerea, Salix viminalis, Frangula alnus, Populus nigra, Fraxinus oxycarpa, Ulmus minor, Acer campestre, Carpinus betulus, Quercus robur, Cornus sanguinea, Cornus mas, Corylus avellana e Crataegus monogyna. Gli habitat superstiti, tra estese attività agricole, consentono la sopravvivenza di rarissimi relitti vegetali della flora spontanea quali la felce galleggiante di interesse comunitario Marsilea quadrifolia, l’idrofita carnivora senza radici totalmente sommersa (a eccezione dei fiori gialli che compaiono in estate) Utricularia vulgaris, finora sopravvissuta per via delle gemme perennanti che si depositano sul fondo e, ai bordi delle acque, il campanellino Leucojum aestivum. Nella Parma Morta, come in tutti gli ambienti umidi, l'acqua è il fattore ecologico determinante. La progressiva riduzione della disponibilitá idrica e il restringimento dell'alveo hanno causato la rarefazione e la scomparsa di diverse specie acquatiche come la castagna d'acqua, la ninfea bianca e il morso di rana, mentre è presente la più adattabile lenticchia d'acqua (Lemna minor). La popolazione elofitica, dal solo apparato radicale sommerso, è costituita soprattutto da cannuccia di palude (Phragmytes australis), con qualche carice e gramigna di palude (Glyceria maxima). I boschetti che accompagnano il corso d'acqua, discontinui e ricchi soprattutto di arbusti, annoverano alcuni rampicanti come vitalba e brionia; piú sporadico è il luppolo, nel sottobosco è caratteristica la sporadica presenza di carice maggiore (Carex pendula). Ai margini compaiono anche noci e gelsi bianchi sfuggiti alle colture, delle quali permangono residui tradizionali, dai prati polifiti alle piantate padane, con le viti ancora sostenute da tutori vivi. Nei meccanismi evolutivi dell’ambiente alcuni squilibri sono imputabili anche alle caratteristiche invadenti dell'arbustivo indaco bastardo (Amorpha fruticosa) e dalla robinia, i più diffusi di un contingente di esotiche infestanti che comprende anche Abutilon theophrasti, Conyza canadensis, Humulus scadens e Sycios angulatus.

Fauna

Rana verde comune (Rana esculenta cfr. lessonae). Foto Sandro Bassi, archivio personaleIl paleoalveo costituisce un importante punto di riferimento in particolare per l’avifauna acquatica. Nel sito è segnalata la presenza di 15 specie di uccelli elencati nell’Allegato I della Direttiva 79/409, oltre a 56 specie di uccelli migratori abituali non elencati nel suddetto Allegato.
Sono osservabili tutto l’anno la gallinella d'acqua e il gheppio, d’estate nidificano la nitticora e il tarabusino. Nel canneto si trovano cannaiola, cannareccione, pendolino e l'usignolo di fiume. Tra i mammiferi, oltre a specie tipiche delle zone umide come arvicola e toporagno d’acqua, sono osservabili lepre, riccio, donnola e faina. Per quanto riguarda anfibi e rettili, sono presenti la rana verde, la raganella e il tritone crestato, poi lucertola muraiola, ramarro, natrice e biacco. Le acque ospitano insetti predatori come notonette e ditischi, larve di libellule, piccoli crostacei detritivori come gli aselli e planctonici come dafnie e copepodi, molluschi gasteropodi come limnee e paludine. E’ presente infine Lycaena dispar lepidottero elencato tra gli invertebrati dell'Allegato II della Direttiva 92/43 e il Cervo volante, grande coleottero sempre raro in pianura. Tra gli esotici, vera minaccia per l’ambiente locale e particolarmente diffusa è la Nutria.

Per saperne di più

Cartografia

Carta di dettaglio

Inquadramento territoriale

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Pubblicato il 02/12/2011 — ultima modifica 19/08/2016
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