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Difesa del suolo, servizi tecnici e autorità di bacino

Mappe pericolosità e rischio di alluvioni

fase 2: Mappe della pericolosità e del rischio di alluvione (art. 6 Direttiva 2007/60/CE e D.Lgs. 49/2010) - Le Mappe della pericolosità, degli elementi esposti e del rischio di alluvioni sono state approvate dai Comitati Istituzionali delle Autorità di Bacino Nazionali il 23 dicembre 2013 e successivamente pubblicate.

Le Mappe sono elaborati entrati a far parte dei Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni approvati dai Comitati Istituzionali delle Autorità di Bacino Nazionali il 3 marzo 2016.
Le Mappe della pericolosità, degli elementi esposti e del rischio di alluvioni relative al territorio della Regione Emilia-Romagna possono essere consultate nelle seguenti modalità:

cartografia interattiva con Moka Web Gis

visualizza e scarica le tavole in formato .pdf

scarica i file in formato vettoriale .shp su taglio comunale

Per specifiche richieste contattare

direttivaAlluvioni@regione.emilia-romagna.it

 

Elaborazione delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni

Ulteriore adempimento previsto dal D.Lgs. 49/2010 è relativo alla predisposizione delle mappe di pericolosità e di rischio di alluvione (art. 6).
Il fenomeno alluvionale viene descritto nell’art. 2 “definizioni” del D.lgs. 49/2010 come:
“l’allagamento temporaneo, anche con trasporto ovvero mobilitazione di sedimenti anche ad alta densità, di aree che abitualmente non sono coperte d’acqua. Ciò include le inondazioni causate da laghi, fiumi, torrenti, eventualmente reti di drenaggio artificiale, ogni altro corpo idrico superficiale anche a regime temporaneo, naturale o artificiale, le inondazioni marine delle zone costiere ed esclude allagamenti non direttamente imputabili ad eventi meteorologici”.

Le mappe della pericolosità devono, pertanto, indicare le aree geografiche potenzialmente allagabili con riferimento all’insieme di cause scatenanti sopra descritte - ivi compresa l’indicazione delle zone ove possano verificarsi fenomeni con elevato volume di sedimenti trasportati e colate detritiche - , in relazione a tre scenari:

- Alluvioni rare di estrema intensità: tempo di ritorno fino a 500 anni dall'evento (bassa probabilità);
- Alluvioni poco frequenti: tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (media probabilità)
- Alluvioni frequenti: tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (elevata probabilità)

Ciascuno scenario deve essere, inoltre, descritto attraverso almeno i seguenti elementi:

a) estensione dell'inondazione;
b) altezza idrica o livello;
c) caratteristiche del deflusso (velocità e portata).

Il D.lgs. 49/2010 definisce all’art. 2 il rischio di alluvioni “la combinazione della probabilità di accadimento di un evento alluvionale e delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche e sociali derivanti da tale evento”.
Le mappe del rischio di alluvioni contengono, pertanto, tali elementi con riferimento ai predetti scenari.

L’art. 6, c.1 del D.lgs. 49/2010 indica la scadenza per la predisposizione delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni al 22 giugno 2013 (fase 2).

Nel territorio regionale, le attività in corso finalizzate alla mappatura della pericolosità e del rischio ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 49/2010 sono sviluppate, parallelamente, con riferimento ai seguenti temi:

  1. Individuazione del reticolo idrografico di riferimento;
  2. Mappatura della pericolosità per i seguenti ambiti omogenei (con finalità di adeguamento/omogeneizzazione e/o completamento):
    a) corsi d’acqua principali;
    b) reticolo naturale secondario e minore (in ambito collinare-montano prevalentemente);
    c) reticolo artificiale di bonifica (nel territorio di pianura);
    d) ambito costiero.
  3. Analisi dei cambiamenti climatici in atto e futuri e aggiornamento dell’input idrologico;
  4. Analisi dell’uso del suolo ed individuazione degli elementi esposti;
  5. Definizione di un metodo per la valutazione della vulnerabilità e del rischio

Il principio di base che ispira tutte le attività è quello della valorizzazione degli strumenti già predisposti nell’ambito della pianificazione di bacino in attuazione della normativa previgente (Piani di Assetto Idrogeologico, PAI) e il complesso patrimonio di conoscenze disponibile.

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Pubblicato il 05/03/2014 — ultima modifica 17/11/2016
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