Parchi, foreste e Natura 2000

IT4070024 - ZSC - Podere Pantaleone

Superficie: 9 ettari
Province e Comuni interessati: RAVENNA (Bagnacavallo)

Il sito comprende l'Area di riequilibrio ecologico Podere Pantaleone

Formulario

Formulario Natura 2000 del sito IT4070024 (pdf190.19 KB)

Note esplicative al formulario (pdf1.26 MB)

Enti gestori

Regione Emilia-Romagna

Strumenti di gestione

Misure Specifiche di Conservazione (pdf189.69 KB)

Misure Specifiche di Conservazione - Quadro conoscitivo (pdf5.31 MB)

Piano di Gestione (pdf277.84 KB)

Seleziona dal Riepilogo le Misure regolamentari del settore agricolo previste nel Sito e cartografate (visualizzabili in formato KMZ e scaricabili in formato SHP) 

Descrizione e caratteristiche

Intrico di pioppi, edere e vecchi alberi da frutto: come evolve un'antica piantata lasciata a sè stessa. Foto Stefano Bassi, archivio personaleIl Podere Pantaleone è un antico sito rurale di pianura evoluto a bosco in seguito alla spontanea rinaturalizzazione di una vecchia piantata di vite maritata a pioppi bianco e nero ed acero campestre. Ormai la componente arborea ha preso il sopravvento sugli incolti ex seminativi tra un filare e l'altro, e l'insieme compatto di bosco e margini rinselvatichiti, prati mantenuti all'interno e un piccolo stagno, costituiscono un insieme di natura rigogliosa in un contesto fortemente antropizzato di coltivi e urbano a brevissima distanza dal centro di Bagnacavallo (a sua volta considerato urbanisticamente il più equilibrato e conservato della bassa ravennate, ricco di testimonianze storiche e monumentali di grande interesse culturale e turistico).  Minuscolo ma, come visto, prezioso, anche e soprattutto come esempio di evoluzione spontanea sviluppata in seguito all’abbandono di un contesto rurale, il Sito è anche Area di Riequilibrio Ecologico regionale. Nel Podere Pantaleone è presente anche un Giardino Botanico dedicato alla piante officinali e alimentari, ad uso didattico, con oltre 150 specie. Il sito è frequentato per visite e ai fini della gestione lasciato il più possibile indisturbato alla libera evoluzione spontanea. La gestione scientifica dell'Area di Riequilibrio Ecologico è affidata alla Società per gli Studi Naturalistici della Romagna; la proprietà, interamente pubblica, è del Comune di Bagnacavallo.
Oltre a situazione di pregevole rifugio per la diffusione e la riproduzione di Osmoderma eremita, il sito si qualifica per frequentazione crescente di avifauna. Il tritone nello stagno completa un quadro faunistico interessante, mentre gli habitat vegetazionali, indicati in maniera ottimistica, sono in realtà prodromici di uno stadio evolutivo cui l’ambiente tende, in fase dinamica non ancora stabilizzata.  L'importanza del sito nella rete ecologica di pianura, nel collegamento tra collina e aree umide del Parco del Delta, affianca e completa gli unici corridoi ecologici ancora esistenti rappresentati dai fiumi Lamone e Senio, ai quali il sito è raccordabile tramite canali (è vicino il Canale Naviglio) e auspicabili, possibili ampliamenti.
Per ora, il sito comprende 2 habitat d’interesse comunitario: uno di prateria asciutta prioritario e uno d’acqua dolce con vegetazione galleggiante tendenzialmente eutrofica che complessivamente coprono superfici marginali.  Il bosco, se così si può chiamare, non è ancora così evoluto da poter essere citato come habitat forestale d’interesse comunitario, ripariale o planiziale che sia.

Vegetazione

Speronella (Consolida regalis), avventizia dei campi e dei margini. Foto Stefano Bassi, archivio personaleAnche se la vegetazione è decisamente antropogena, si stanno instaurando meccanismi di equilibrio arboreo-arbustivo in forte dinamismo, dominante sulla flora erbacea comunque per lo più relegata agli interessantissimi margini. La vegetazione è in continua evoluzione e, molto lentamente, tende in generale verso il bosco planiziale dominato da querce. Le vecchie siepi (paliuro, biancospino, prugnolo e sambuco) e le antiche varietà di pero, melo e prugno costituiscono una specie di piano sottoposto a quello arboreo dominante di pioppi, salice bianco, acero campestre, quercia (farnia) e gelso. C'è ancora anche qualche vite: nella terra del Burson e dell'Uvadora, del Balsamino e dell'Ancellotta, non sarebbe male uno studio ampelografico del materiale vinifero sopravvissuto e delle eventuali antichi vitigni ancora riproducibili.
La flora erbacea spontanea è invece in espansione e in evoluzione. Lo stagno ha favorito la salcerella, l’iris giallo, il giunco fiorito Butomus umbellatus e l’ormai rara euforbia palustre Euphorbia palustris. Tra le graminacee che dominano i bordi, spiccano certe grandi ombrellifere come la pastinaca, la podagraria e la carota selvatica, e non mancano splendide fioriture stagionali di specie ormai rare in pianura, un tempo comunissime: gladiolo, speronella, nigella, gittaione, latte di gallina e archeofite di pregio come l’introvabile fiordaliso Cyanus segetum. Sono interessanti le presenze di alcune nemorali come Piè di gallo, Pervinca, Tulipano selvatico, la non comune Scutellaria hastifolia o il diffuso e caratterizzante ranuncolo bulboso. Per ora l’unica specie d’interesse comunitario è l’orchidea Anacamptis pyramidalis. Altre orchidee segnalate sono Listera ovata e Ophrys apifera. E’ difficile, ma non impossibile, che da un anno all’altro compaia la fioritura di Orchis tridentata o, chissà, che si ripeta la segnalazione leggendaria ma in fin dei conti verosimile di Serapias neglecta per Bagnacavallo (c'è una presenza verificata per un giardino suburbano a Faenza).

Fauna

Rana lessonae, la rana verde, un tempo comune in tutti i fossi, oggi rarefatta ma in rapida diffusione in ambienti rinaturalizzati. Foto Stefano Bassi, archivio personaleIl contingente faunistico del sito è anch’esso in evoluzione ancor più rapida rispetto al contesto vegetazionale L’avifauna del Sito è rappresentata da 3 specie di interesse comunitario: Averla piccola (Lanius collurio), Falco cuculo (Falco vespertinus) e Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Sono segnalate nel sito anche 33 specie di uccelli migratori abituali non elencati in All.I Dir. 79/409, dall’Allodola, ai Tordi al più elusivo Canapino, ai caratteristici Assiolo e Gufo comune (non mancano certo, e andrebbero meglio studiati, sia i micromammiferi che costituiscono le loro prede caratteristiche, sia i chirotteri, che trovano rifugio nei cavi degli alberi (sono presenti alcune specie di Allegato IV della Direttiva Habitat e protetti dalla Legge Regionale n. 15/2006 sulla tutela della fauna minore: si tratta degli antropofili Pipistrello albolimbato Pipistrellus kuhli, Pipistrello di Nathusius P. nathusii, e del Serotino Eptesicus serotinus).
Per quanto riguarda gli anfibi è presente il Tritone crestato italiano (Triturus carnifex), specie di interesse comunitario, poi ci sono le varie rane di pianura, dalla generica rana verde, alla rana agile, alla raganella al rospo smeraldino. Non rientrano nella fauna naturale gli esemplari di Testudo hermanni ospitati fin dal 1995 in un apposito recinto. La Testuggine palustre Emys orbicularis è stata introdotta nel 2010. Biacco e Ramarro sono invece da sempre presenti. 
Tra gli invertebrati di interesse comunitario, invece, sono segnalati Cerambyx cerdo, che è il più grande coleottero cerambicide italiano, ed uno dei maggiori d’Europa, e il coleottero cetonide Osmoderma eremita, specie prioritaria. Sono presenti del resto, in base allo studio di Ettore Contarini, 1985, quasi 300 specie di coleotteri.

Per saperne di più

Podere Pantaleone

Itinerario botanico di Acta Plantarum

Checklist floristica

Le comunità dei Lepidotteri

Indagine preliminare sulla comunità dei Lepidotteri

L'Area di Riequilibrio Ecologico

Cartografia

Carta di dettaglio (pdf2.14 MB)

Inquadramento territoriale

Azioni sul documento

pubblicato il 2011/12/02 10:40:00 GMT+2 ultima modifica 2022-09-08T17:24:26+02:00

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