Geologia, sismica e suoli

Le 13 unità di paesaggio geologico

1. Le vette occidentali

Paesaggio delle vette occidentali

Alcune porzioni del crinale, che separa a occidente l'Emilia-Romagna dalla Liguria e dalla Toscana, sono caratterizzate da un paesaggio segnato da rilievi rocciosi, quali M. Molinatico, M. Gottero e M. Lesima, con forti dislivelli e "geometrici" versanti interamente ammantati dal bosco. Ad uno sguardo d'insieme è possibile scorgere nelle ripide scarpate la trama della stratificazione, solo appena mascherata dalla folta vegetazione. Dove prevale un substrato geologico meno coerente, più argilloso, il paesaggio è segnato dalle selle in cui trovano luogo i principali passi che portano in Liguria (passo della Cisa, di Cento Croci, del Bocco). Questa unità è formata dai Flysch cretaceo-paleocenici costituiti dall'alternanza di arenarie molto cementate e sottili livelli di argille, regolarmente stratificati e, in alcune zone, caratterizzati da complessi sistemi di pieghe, fratture e faglie. Queste rocce si sono depositate tra 100 e 60 milioni di anni fa (dal Cretaceo superiore al Paleocene inferiore). Le quote variano da 600 a 1720 metri s.l.m. e, proprio a causa della limitata altitudine, anche sulle vette principali sono rare le morfologie modellate dai ghiacciai durante l'ultimo periodo glaciale.

2. Le vette centro-orientali

carta del paesaggio geologico

Il crinale dal settore parmense a quello bolognese e alcune porzioni del crinale piacentino e romagnolo sono caratterizzati con continuità da un paesaggio dominato da imponenti montagne, con versanti ripidi e interamente ammantati dal bosco, tra cui spiccano le vette più alte della regione: il M. Cimone (2165 m), il M. Cusna (2120 m) e il Corno alle Scale (1945 m). A ridosso dei crinali principali si osservano spettacolari morfologie di origine glaciale: numerosi circhi glaciali e, localmente, rocce montonate e striate. A valle i depositi morenici rivestono le zone raggiunte dalle lingue di ghiaccio. L'unità di paesaggio è formata da arenarie oligo-mioceniche tipo "Macigno". Si tratta di arenarie torbiditiche (sinonimo di Flysch) ben stratificate, con strati spessi anche diversi metri, molto cementate e alternate a sottili livelli di argille. La stratificazione rende talvolta evidenti le grandi pieghe anticlinali che attraversano queste montagne, creando scenari suggestivi dove la geologia si impone nel paesaggio. Le arenarie tipo "Macigno" si sono depositate in un periodo compreso tra 30 e 23 milioni di anni fa (Oligocene superiore-Miocene inferiore). Le quote variano da 800 a oltre 2000 metri s.l.m.

3. Monti tra frane e calanchi

Paesaggio dei monti tra frane e calanchi

Questo vasto territorio comprende gran parte della media montagna e della collina emiliana, nonché la Val Marecchia in Romagna, con quote che variano da 150 a 800 metri s.l.m. Dalla notevole complessità geologica e morfologica deriva un paesaggio composito e segnato da forti contrasti. A morbidi versanti, scarsamente acclivi e spesso coltivati, si susseguono incisioni calanchive, talora impressionanti per estensione e profondità, su cui spiccano piccole rupi di colore scuro, formate da ofioliti, e da cui si elevano imponenti rilievi rocciosi densamente boscati. Peculiare è anche la presenza di numerose frane (le tipiche "lame"), attive e quiescenti, che coprono per un quinto il territorio rendendo questa zona una delle più franose d'Italia. Nei versanti e sul fondovalle il substrato roccioso è prevalentemente formato dalle cosiddette "Argille Scagliose": un complesso a struttura caotica in cui la matrice argillosa ingloba masse più o meno grandi di rocce calcaree, arenacee, marnose e ofiolitiche. All'interno della coltre argillosa si trovano complessi rocciosi che, per la loro maggiore resistenza all'erosione, formano la parte sommitale dei versanti. Si tratta sia di vaste porzioni di Flysch cretaceo-paleocenici, formati da fitte alternanze di strati argilloso-arenacei e/o marnoso-calcarei, sia di lembi di arenarie epiliguri (oligo-mioceniche). Le rocce che compongono questa complessa unità di paesaggio si sono formate tra 175 e 20 milioni di anni fa (Giurassico medio-superiore - Miocene inferiore). La maggior parte dei centri abitati localizzati sui versanti argillosi, spesso coltivati a prato, convivono con i problemi dovuti alla franosità delle "Argille Scagliose". Decine di cave di argilla costellano il paesaggio del "comprensorio ceramico" nelle province di Reggio Emilia e Modena.

4. Rupi nere e pietre verdi

Paesaggio delle ofioliti

Il crinale ligure-emiliano e alcuni settori lungo le valli dei fiumi Taro, Ceno, Nure, Aveto e Trebbia, sono caratterizzati da un paesaggio del tutto peculiare, fortemente influenzato dal substrato geologico di natura ofiolitica. Le vette più alte sono il M. Maggiorasca (1798 m) e il M. Bue (1771 m): imponenti montagne cui fanno contrappunto, più a valle, rilievi di minore dimensione. Il paesaggio delle ofioliti è sempre di grande impatto visivo e ben distinguibile nel territorio per l'estrema asprezza dei ripidi rilievi, dove dominano i colori scuri, e per la copertura vegetale molto rada e discontinua. Si tratta di luoghi profondamente inospitali, come testimoniato dalle pratiche agricole quasi assenti e dalla rarità degli insediamenti abitativi. Le rocce che compongono l'unità sono le Ofioliti il cui nome deriva dal greco ophis = serpente e lithos = roccia, per la loro superficie lucente e il colore, che ricordano la pelle del serpente. Le ofioliti sono un'associazione di rocce magmatiche e metamorfiche (basalti, serpentiniti, gabbri) di cui sono composti i fondi oceanici. Le ofioliti affioranti nel nostro Appennino, formatesi circa 175 milioni di anni fa (Giurassico medio), testimoniano dunque l'esistenza di un antico oceano oggi scomparso: l'Oceano ligure-piemontese. Queste grandi masse ofiolitiche sono quasi sempre associate ad argille e brecce ofiolitiche. Il substrato ofiolitico ospita una flora rara e specializzata che si è adattata a condizioni molto particolari quali la scarsa disponibilità idrica e la presenza di un suolo molto sottile caratterizzato da alte concentrazioni di metalli pesanti (nichel, cromo, zinco).

5. Contrafforti e rupi

carta del paesaggio geologico

L'unità si estende su una vasta parte del territorio collinare e montano emiliano e in alta Romagna, con quote che variano da 150 a 1000 metri s.l.m. Comprende rocce di età diversa che danno luogo ad un paesaggio segnato da rilievi, frequentemente di forma tabulare o di rupe, bordati da ripidi versanti e da pareti rocciose (contrafforti). Queste forme derivano dalla scarsa erodibilità delle rocce che compongono l'unità. Si tratta di arenarie stratificate, con subordinate marne e conglomerati, separate attraverso gradini morfologici, da versanti argillosi, spesso calanchivi, e dai settori montuosi adiacenti. Alla sommità di rilievi isolati o tra gruppi montuosi, si estendono piane intermontane e piccoli altopiani. Alcuni scorci di grande impatto visivo quali il "Contrafforte Pliocenico" (Appennino bolognese) e la "Pietra di Bismantova" (nel reggiano) danno luogo a scarpate a strapiombo alte sino a 100 m. Le rocce su cui si modellano questi paesaggi sono sia le arenarie plioceniche sia le arenarie epiliguri, cioè le formazioni oligo-mioceniche, prevalentemente arenacee, delle Unità Epiliguri (formazioni di Ranzano, di Pantano e di Cigarello). Si tratta di corpi rocciosi stratificati, di colore variabile dal grigio, al beige, al giallo. Le rocce che compongono l'unità si sono depositate tra 40 e 2,5 milioni di anni fa (Oligocene - Pliocene). I versanti sono boscosi, mentre i ripiani sommitali ospitano centri urbani circondati da vaste coltivazioni a prato. Molte cave punteggiano i versanti nella collina reggiana e modenese, laddove affiorano le formazioni più argillose e, localmente come in Val Secchia, condizionano fortemente il paesaggio. Le frane sono rare, ma pericolose per la notevole acclività dei versanti.

6. Le finestre sull'Appennino profondo

Carta del paesaggio geologico

Questa unità include il territorio compreso tra Bobbio e la Val d'Aveto (PC), e l'area di Salsomaggiore (PR). Si tratta di settori appenninici dove il paesaggio è determinato da complesse dinamiche geologiche che hanno determinato l'esposizione di rocce che, seppure poste nelle parti più profonde dell'edificio appenninico, rivelano un'età più recente delle rocce che le ricoprono. Questo fenomeno geologico viene indicato con il nome di finestra tettonica. Dal punto di vista paesaggistico si presentano come settori montuosi e collinari quasi estranei ai contesti circostanti, a causa della diversa natura delle rocce che vi affiorano e per l'intensità dei processi erosivi che hanno luogo. Ne sono un esempio i meandri del fiume Trebbia a sud di Bobbio, da considerare unici nel contesto paesaggistico della regione. Le rocce che compongono questa unità sono le arenarie torbiditiche: nel caso di Salsomaggiore si tratta di rocce ascrivibili alla Formazione Marnoso-Arenacea (vedi "STRATI SU STRATI"), a Bobbio affiorano torbiditi oligo-mioceniche (vedi "LE VETTE CENTRO ORIENTALI"). Queste rocce si originarono tra 40 e 11 milioni di anni fa (Oligocene - Miocene medio). Nella "Finestra di Bobbio", i versanti sono fittamente boscati o rocciosi. Il territorio di Salsomaggiore, grazie alla più dolce morfologia e alla prossimità della pianura, alterna zone boscate con insediamenti e coltivazioni a prato.

7. I gessi triassici

carta del paesaggio geologico

In una limitata porzione della media e alta val Secchia (RE) si può osservare lo straordinario affioramento di Gessi triassici inciso dall'alveo del Fiume Secchia. Il largo alveo del Secchia (ampio sino a 500 metri) corre rettilineo, per ben 6 chilometri, tra imponenti pareti di gesso bianco, rosato e grigio chiaro, alte sino a 200 metri. Questo paesaggio è unico nel contesto appenninico grazie alle numerose "anomalie" morfologiche. Diverse sono le forme carsiche che modellano questo territorio: molto frequenti gli inghiottitoi, spettacolari le risorgenti e assai peculiari le grotte, dette "anse ipogee". La continuità dei gessi è interrotta da valli laterali, in cui hanno trovato strada grandi colate argillose, staccatesi sin dalle lontane pendici della pietra di Bismantova e del M. Ventasso. Verso il Passo del Cerreto spicca nel paesaggio l'esteso fronte della "Cava di Rivarossa" nel quale affiorano in modo spettacolare le quarziti bianco-rosate tipiche di questo complesso roccioso. I Gessi Triassici contengono in realtà diverse litologie: gessi, anidriti, dolomie e quarziti, che formano una compagine rocciosa sconvolta, con brandelli di strati spezzati e piegati, dove ogni originaria stratificazione è stata cancellata dalle grandi forze tettoniche. Le rocce che compongono l'unità si sono depositate durante il Triassico medio-superiore (245-200 milioni di anni fa) e sono, pertanto, le rocce più antiche affioranti nell'Appennino emiliano-romagnolo. L'asprezza del rilievo e l'instabilità, dovuta ai fenomeni carsici, rendono profondamente inospitali queste aree, i cui versanti risultano molto boscosi o rocciosi.

8. Strati su strati

carta del paesaggio geologico

L'unità comprende gran parte del territorio collinare e montano della Romagna, con quote tra 50 e 1650 metri s.l.m. Il paesaggio è piuttosto uniforme grazie all'omogeneita litologica. Il substrato roccioso è rappresentato quasi esclusivamente da un'unica formazione rocciosa che, nel nome Marnoso-Arenacea, racchiude le sue due componenti litologiche principali. Si tratta di un'imponente ed estesa formazione di natura torbiditica, composta da un'alternanza ritmica e ripetitiva di strati arenacei di colore beige-giallino e strati marnosi di colore grigio; sulla base della predominanza di un tipo litologico rispetto all'altro è possibile suddividere la formazione in Marnoso Arenacea interna e Marnoso Arenacea esterna. Nel settore dell'alto Appennino, il paesaggio è segnato dalla natura tenace della Marnoso-Arenacea interna, organizzata in strati arenacei spessi, predominanti sulle porzioni marnose, che determina pendii ripidi, boscosi, solcati da vallecole rettilinee con meandri incassati, anse, cascate e, localmente, marmitte dei giganti. Nel settore del medio e basso Appennino il paesaggio si addolcisce a causa della natura litologica della Marnoso-Arenacea esterna, che vede diminuire la frazione arenacea, sia per quanto riguarda lo spessore degli strati, che nel rapporto di prevalenza rispetto alla frazione marnosa. La trama della stratificazione disegna il paesaggio determinando con le sue giaciture i profili delle dorsali. Lunghi versanti debolmente inclinati si formano quando gli strati presentano un'inclinazione nello stesso senso del pendio (stratificazione a franapoggio), mentre un'inclinazione degli strati contraria al pendio (stratificazione a reggipoggio) determina ripide scarpate sul fianco opposto del versante. Questa asimmetria, che segna soprattutto le dorsali secondarie, ha un notevole riscontro anche nell'assetto del paesaggio vegetale, con i versanti meno acclivi rivestiti da boschi, prati-pascoli e coltivi mentre i versanti piu acclivi sono spesso denudati, rivestiti da boschi radi o da rimboschimenti. Le vette più orientali custodiscono l’unico esempio di foresta millenaria della nostra regione,racchiusa nella riserva di Sasso Fratino all’interno del Parco delle Foreste Casentinesi. Le rocce che compongono quest’unità si depositarono nel Miocene Inferiore-Medio (23-13 milioni di anni fa).

9. I primi colli

Paesaggio dei primi colli

Lungo tutto il margine pedeappenninico, dal piacentino al riminese, si estende questa unità dove il paesaggio collinare si raccorda alla pianura con estrema gradualità. Il paesaggio è caratterizzato da una morfologia dolce, articolata in lunghi ripiani declinanti verso valle dove sono conservati antichi paleosuoli. Locali erosioni del reticolo idrografico minore formano valli scarsamente approfondite, separate da crinali dalle ampie sommità dove affiorano le "Sabbie Gialle" che costituiscono il substrato roccioso. Questo paesaggio termina verso monte a ridosso di estesi bacini calanchivi, dove affiorano argille plioceniche dal colore grigio-azzurro. L'estensione dei calanchi può essere straordinaria, come accade nelle vallate romagnole, modenesi, reggiane e piacentine. Le rocce che compongono questa unità sono le formazioni delle Argille Azzurre e delle Sabbie Gialle che si sono depositate tra 5,3 e 0,01 milioni di anni fa (Pliocene - Pleistocene). Nelle colline romagnole tra le argille plioceniche si trova una roccia molto particolare un calcare organogeno, detto "Spungone", a cui è legato un paesaggio a rupi e alte colline che si sviluppa su una fascia sottile, continua e trasversale alle vallate. Questo paesaggio, dai profili dolcissimi, è da sempre frequentato dall'uomo e oggi è fortemente segnato dalle pratiche agricole tra le quali prevalgono i vigneti e i frutteti.

10. La vena del gesso

carta del paesaggio geologico

L'unità si estende lungo una stretta fascia che segue il margine appenninico nel reggiano, nel bolognese, nell'imolese-faentino e nella collina cesenate. La massima espressione paesaggistica di questa unità è in Romagna, dove si presenta come una lunga e spettacolare dorsale, dal colore grigio argento, che interrompe i dolci profili delle colline. La dorsale, che si scorge a grande distanza, anche se la larghezza non supera i 1500 metri, con i suoi 25 chilometri è il rilievo gessoso più lungo e imponente del nostro Paese. Le peculiarità paesaggistiche della Vena del Gesso sono in massima parte dovute al carsismo. A sud, la Vena del Gesso svetta di oltre cento metri dai pendii argillosi circostanti e si presenta suddivisa in strati, spessi sino a 30 metri, separati, verso l'alto, da livelli argillosi lungo cui cresce la vegetazione. A nord la dorsale si alza con un fianco ripido ma più graduale, punteggiato da doline e inghiottitoi, in gran parte ricoperto da boschi. Numerose le forme carsiche e le grotte in cui il paesaggio geologico, solo con l'esplorazione speleologica, può essere ammirato. I gessi che affiorano più a occidente (colline bolognesi e reggiane) hanno un minore risalto morfologico ma formano sempre ambienti unici e straordinari. I gessi che compongono questa unità, noti come Gessi messiniani, si sono depositati tra 7,2 e 5,3 milioni di anni fa durante il Messiniano, ultimo piano del Miocene superiore. A questi paesaggi sono legate presenze floristiche e faunistiche rare, e una frequentazione umana antichissima. Diverse maestose cave, con gallerie e bianche scarpate a gradoni, si aprono nella roccia gessosa dall'Emilia (Vezzano sul Crostolo) alla Romagna (Val Senio).

11. La piana dei fiumi appenninici

carta del paesaggio geologico

Comprende i settori intravallivi dell'Appennino, gli sbocchi vallivi al margine appenninico e l'ampia pianura fino a lambire il fiume Po e la costa. Le quote sono generalmente comprese tra 100 metri s.l.m. (nell'alta pianura e con l'esclusione dei tratti intravallivi) fino al livello del mare nelle aree costiere. Il paesaggio deve le sue caratteristiche primarie alla dinamica dei fiumi appenninici, i quali, dopo il loro corso intravallivo durante il quale hanno formato ridotti depositi nastriformi, depositano allo sbocco in pianura (alta pianura) il loro carico grossolano di ghiaie e sabbie, formando corpi sedimentari, noti come conoidi alluvionali, caratterizzati da un sistema di canali fluviali. Gradienti di pendio sempre più bassi (intorno al 0.1-0.2 %) e una diminuzione della granulometria dei sedimenti contraddistinguono il paesaggio della media e bassa pianura. In questo settore la dinamica fluviale è caratterizzata dalle ripetute divagazioni dei fiumi le cui tracce sono conservate dai dossi: rilievi deposizionali di alcuni metri di altezza, dalla forma allungata e pensile sui terreni circostanti, formati dai corsi appenninici attuali e antichi in seguito a ripetuti episodi di esondazione (depositi di argine, canale e rotta). Nelle zone più distanti dai sistemi fluviali si trovano le aree di piana interfluviale costituite da ampie depressioni, "valli" o paludi, bonificate in massima parte nel secolo scorso, nelle quali in seguito alla tracimazione durante le piene si depositarono per decantazione argille e limi. Il regolare deflusso delle acque è attualmente garantito dalle opere di bonifica. La pianura è un territorio completamente antropizzato dove l'uomo, da oltre 3000 anni, ha esercitato la sua azione sul paesaggio sia attraverso opere di arginatura artificiale e di rettificazione dei corsi d'acqua e di bonifica delle valli, che hanno bloccato la naturale dinamica evolutiva della pianura alluvionale, sia con un'intensa urbanizzazione.

12. La piana costiera

Paesaggio della piana costiera

Si presenta come una fascia orientata parallelamente alla costa e situata nelle immediate adiacenze del mare che si estende per circa 130 km dalla foce del Po di Goro al promontorio di Gabicce. Presenta un debole rilievo, con quote generalmente comprese tra -2 e 1 metri s.l.m ed è caratterizzata da sistemi di antiche dune allungate in direzione nord-sud, segno eloquente della posizione di antiche linee di riva, la cui continuità è in più punti interrotta da corpi d'acqua palustri e da dossi fluviali. Lungo i tratti di costa, che ancora conservano aspetti di naturalità, si osservano le spiagge allargarsi sino alle dune costiere, originatesi dall'accumulo di granuli di sabbia ad opera del vento che spira da mare. Nell'entroterra sono conservate le tracce di dune fossili, un tempo frequenti e oggi quasi completamente scomparse a causa dall'attività antropica. Fra queste si possono ammirare le dune di Massenzatica, tutelate da una riserva naturale regionale, che, spiccando di oltre 8 m sulle estese piane circostanti, rimarcano una linea di riva dell'Età del Rame. Le grandi aree umide prossime alla costa rappresentano importanti testimonianze geomorfologiche: possono essere parti delle antiche lagune e paludi del delta, come le Valli di Comacchio e la Valle Bertuzzi, o forme che segnano momenti di rapido accrescimento della linea di riva verso il mare, come le affascinanti Piallasse Ravennati e le Vene di Bellocchio. Negli ultimi cinquant'anni si è assistito alla costruzione di insediamenti, strutture turistico-balneari, porti, moli e opere di difesa costiera (scogliere, pennelli) che hanno modificato l'evoluzione naturale del litorale. Sono sempre più rare le zone dove è ancora possibile osservare le morfologie tipiche di una spiaggia, con le retrostanti dune sabbiose, o una foce fluviale non costretta da argini artificiali.

13. La piana del Po

Paesaggio della piana del PoComprende l'insieme del territorio occupato dall'asta del grande fiume, dalle foci dei suoi diversi rami e dai suoi depositi antichi, cioè l'antico apparato deltizio che si estende oggi su di una superficie di oltre 2000 km2 nella provincia ferrarese. Le quote da 70 m, con frequenti valori oltre i 100 m a occidente, decrescono fino ad essere inferiori al livello del mare nei settori più depressi della piana deltizia. L'asta del fiume, che segna il confine settentrionale dell'Emilia-Romagna, presenta, a causa della debole pendenza, un andamento tortuoso, ad alta sinuosità che definisce i tipici meandri fluviali del Po. Poco prima dello sbocco a mare, la pendenza del fiume e la sua velocità divengono così basse che il canale fluviale principale tende a dividersi in rami divergenti (detti canali distributori): da questo punto in poi il fiume lascia la piana alluvionale e costruisce quella che si definisce piana deltizia. Gli elementi morfologici principali della piana deltizia sono: i canali e dossi del delta, corrispondenti ai canali distributori delle acque del fiume (gli antichi rami del Po di Primaro, Po di Volano e ramificazioni minori), e le valli del delta, depressioni occupate in passato da paludi o lagune (aree interdistributrici). All'interno dei canali deltizi le acque dolci del fiume si mischiano a quelle salate che risalgono il canale durante le fasi di alta marea. In origine, nella zona più interna del delta, le valli erano occupate da laghi profondi non più di qualche metro o da paludi. Verso mare si sviluppavano invece lagune e baie, poco profonde. Oggi invece ci troviamo di fronte ad un territorio quasi completamente prosciugato dall'imponente azione di bonifica degli ultimi due secoli, spesso posto ad alcuni metri sotto i livello del mare, e in cui sono rimaste forme quasi impercettibili.

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pubblicato il 2011/12/16 15:25:00 GMT+2 ultima modifica 2013-09-20T17:07:00+02:00

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