Geologia, sismica e suoli

10. Via Zamboni

Carta geologica Europa 1881Via Zamboni è a Bologna la strada universitaria per antonomasia. Su via Zamboni si affacciano tutte le principali facoltà e alcuni Musei. Fra questi ricordiamo quello di Paleontologia dedicato allo studioso Giovanni Capellini. Questi, più volte nominato rettore dell’Università di Bologna negli anni tra il 1871 e il 1895, dette un forte impulso agli studi geologici. Nel 1881 organizzò a Bologna, il II Congresso Geologico Internazionale in cui venne presentata la prima carta geologica d’Europa. Sempre nel 1881 inaugurò il primo Museo Geologico Paleontologico italiano in cui furono esposte collezioni universitarie e donazioni provenienti da diverse parti del mondo. Il Museo conserva ancora tutti gli arredi originali di fine Ottocento e il suo allestimento può essere considerato una sorta di museo nel museo. Le ricche collezioni di rocce, piante, invertebrati e vertebrati fossili rappresentano un unicum nel quadro museologico nazionale e testimoniano la grande attività scientifica della seconda metà dell’800 a seguito dell’Unità d’Italia. In quel periodo infatti venne concepita la prima cartografia geologica d’Italia e venne istituito il Servizio Geologico Nazionale.

DiplodocoLa Geologia a Bologna ha sempre avuto grande importanza. Numerosi studiosi quali Ulisse Aldrovaldi di cui abbiamo già fatto menzione, e Giovanni Antonio Magini (1555 – 1617) per il quale nel 1620 a Bologna viene pubblicata postuma l’opera cartografica “L’atlante cartografico d’Italia” il primo lavoro organico relativo alla regione geografica italiana. E ancora Jacopo Bartolomeo Beccari, (1682 –  1766), che nel 1711 presenta all’Istituto di Scienze di Bologna la descrizione di alcuni minuscoli fossili di foraminiferi studiati con l’uso del microscopio dando così un contributo fondamentale alla nascita della micropaleontologia. Infine ricordiamo Raimondo Selli (1916 – 1983), che nel 1968 fonda a Bologna il Laboratorio di Geologia Marina del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il primo di questo tipo in Italia.

Baritina nodulareIl museo Capellini è prospicente il museo di Mineralogia e Petrografia “Luigi Bombicci”. In quest’ultimo una sezione particolarmente curiosa e interessante è quella dedicata alla pietra fosforica bolognese. E’ questo il nome con cui venne classificata una varietà di Baritina (solfato di Bario, BaSO4) rinvenuta a Paderno e curiosamente fosforescente. Nel 1602 un calzolaio bolognese appassionato anche di preparazione di pigmenti, scoprì questa proprietà ma non riuscì a giustificarla.  Anche Galileo nonostante i suoi studi sulla riflessione della luce ammise di non essere riuscito a penetrarne la natura. Ed è proprio la pietra fosforica una delle ragioni principali che porta Goethe a Bologna che si recherà a Paderno il 20 ottobre 1786 “…carico di pietre: di questo spato ne ho messo nelle mie valigie per una dozzina di libbre” (4 chili circa ndr). Solo nel corso del 1800 dopo che il Bario e il Fosforo furono isolati come elementi furono comprese le proprietà di questo minerale.

 

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