Geologia, sismica e suoli

3. Palazzo d’Accursio

 

Il motore che ha dato origine alla dorsale appenninica, e quindi alla penisola italiana, risiede in forze tettoniche composite: una prima collisione della placca africana con la placca euroasiatica (60 milioni di anni fa) ha generato un complesso sistema di catene montuose, tra cui le Alpi; successivamente la rotazione di Corsica e Sardegna, una volta unite a Francia e Spagna e il movimento della microplacca adriatica (35 milioni di anni fa) ha indotto, nell’area mediterranea un ulteriore corrugamento. Quello che oggi è noto come catena appenninica.

I movimenti convergenti tra le placche generano forze capaci di fratturare le rocce e farle scorrere lungo le superfici di rottura (faglie). Tali scorrimenti possono essere lenti e continui o improvvisi; in quest’ultimo caso si generano i terremoti.

Tutte le catene montuose sono quindi formate da scaglie di crosta terrestre in contatto tra loro lungo faglie. Nelle catene ancora in formazione, come l’Appennino, alcune di queste faglie sono “attive”, cioè capaci di provocare scorrimenti. Ciò significa che, quando l’energia accumulata supera il limite di rottura della roccia, lungo queste faglie possono innescarsi nuovi terremoti.

Anche la pianura emiliano-romagnola è un’area sismicamente attiva. Infatti il vero fronte dell’Appennino non coincide con il limite morfologico collina-pianura ma si estende molto più a nord e a est, oltre il Po e fino al mare Adriatico, mascherato dalle alluvioni dei fiumi appenninici e alpini e dai sedimenti marini.

 

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